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    Isole per pensare: la Garbage Island e The World

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    Questo saggio ha tre obbiettivi. Il primo è affrontare la questione delle “isole estreme”, come le isole introvabili o le isole artificiali. Il secondo è analizzare, attraverso le isole che sceglieremo come casi, la Garbage Island e The World, il manifestarsi di fenomeni quali la crisi ambientale e il capitalismo. Il terzo è riflettere, grazie al modo in cui queste “isole estreme” producono senso, sulla semiotica e più specificamente sulle sue logiche strutturali ed enciclopediche. Nel complesso proveremo a mostrare come le isole contemporanee si offrano come potenti strumenti di pensiero, riflessività, azione sul mondo.This essay has three main goals. The first is to address the issue of “extreme islands”, such as elusive islands or artificial islands. The second is to analyze, through the cases of Garbage Island and The World, the manifestation of phenomena such as the environmental crisis and capitalism. The third is to reflect, thanks to the way in which these “extreme islands” produce meaning, on semiotics and more specifically on its structural and encyclopedic logics. Overall, we will try to show how contemporary islands offer themselves as powerful tools of thought, reflexivity, action on the world

    The semiosphere in the mirror of life = La semiosfera nello specchio della vita

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    This work returns to the contents of the essay On the Semiosphere looking at them through the perspective of everyday life deposited in the correspondence between Lotman and Uspenskij. Among the results that will emerge there is the significance of the relations of power and belief that mark intellectual work; the intertwining and reciprocal influence between the traumas / joys of life and the development of thought; the creative cir- cularity that supports both the trend of experiences and that of Lotman’s semiospheric vision; the fundamentality, if possible made even more funda- mental by this unprecedented perspective, of relationality in the processes of meaning-generation; the explicit attempt, contradictory in every sense of the term, to affirm a semiotic vision and language at the same time based on dialogue and not ancillary to other disciplines

    Artisticit(t)à. I graffiti i São Paulo e l'antropofagia creativa dello spazio metropolitano

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    Il Rolê Cartograffiti è un’esperienza immersiva nell’arte di strada di São Paulo, una delle capitali mondiali del graffitismo contemporaneo. Il termine gergale “rolê” significa giro, tour, viaggio. Mentre “Cartograffiti” rimanda ad un progetto-performance di intervento artistico e di riscrittura dello spazio urbano voluto da un collettivo, coordinato dall’artista Mauro Neri, realizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura di São Paulo. Il Rolê Cartograffiti si pone dunque in prima istanza come modo di rivivere le tappe, i risultati e le contraddizioni di quel progetto del 2014. Più profondamente tuttavia esso offre accesso ad un’esperienza estetica e sociale molto particolare ed intensa. L’intento del nostro intervento non è dunque solo quella di raccontare e condividere un’esperienza vissuta in prima persona nel marzo del 2017 ma, sfruttando gli strumenti della semiotica e dell’antropologia, di dipanare alcuni fra i molteplici sensi e significati che essa mobilita. Il Rolê Cartograffiti infatti offre spunti importanti per pensare le condizioni del fare arte, dell’essere artisti e del fruire l’arte nel mondo contemporaneo. Al contempo testimonia di conflitti e scivolamenti nella stessa definizione dell’artisticità, dell’oggetto artistico, dei suoi luoghi, delle sue utopie. Dà accesso ai nessi fra spazio, potere e cittadinanza che l’intervento artistico urbano, di strada, ha la capacità di sollecitare. Invita a cogliere le forme della prevedibilità e dell’imprevedibilità che si annidano nei vissuti quotidiani; nelle interazioni fra corpi, spazi, oggetti; nel gioco di trasformazioni – della città, dei suoi cittadini, di chi compie il Rolê, dell’immagine del Rolê stesso – che un viaggio come il Rolê Cartograffiti mette in causa. Come si vedrà in conclusione questa potente immersività trasformazionale fa del Rolê Cartograffiti e del suo racconto un luogo privilegiato per riflettere sulla scrittura semio-antropologica dell’esperienza. E questo anche perché la stessa esperienza del Rolê incorpora percorsi e punti di vista invertiti, che istituiscono le posizioni dell’artista attivista e del semiologo attivo. In tal senso la scrittura finisce quasi fatalmente per farsi mitologia, racconto di viaggio, e ancor più profondamente antropofagia creativa di quel corpo urbano che per altri versi ingloba e definisce chi lo attraversa. Reciprocità predatoria, mutuamente trasformazionale, proprio come quella che è al cuore del rapporto fra i graffitari e la città, di cui le opere sui muri sono il precario, temporaneo, risultato

    Il virus, gli stati, i collettivi: interazioni semiopolitiche

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    Il coronavirus si è presentato nelle nostre vite come un vero e proprio "incidente", anche perché la portata dei suoi effetti è tale da presentarsi come inedita per la stragrande maggioranza delle persone oggi viventi sul pianeta: l'ultima pandemia comparabile è stata infatti l'influenza spagnola del 1918-1920. Se da un lato la crisi, dando centralità alla scienza e alla ricerca medica, ha enfatizzato la dimensione globale del fenomeno, dall'altro la concretezza delle scelte istituzionali messe in campo per affrontare la minaccia rappresentata dal Covid-19 ha reso tangibile il diverso rapporto culturale di governi e società davanti al rischio. È significativo, in tal senso, che nel giro di poche settimane il dibattito sul Covid-19 abbia accolto ricostruzioni storico-antropologiche sul modo in cui luoghi e culture specifiche hanno in passato risposto alle pandemie. Di qui la nostra idea di tentare uno scavo semiotico sul tema, che prende a riferimento il modello dei regimi del senso sviluppato da Eric Landowski nel suo libro "Rischiare nelle interazioni", che qui torceremo alle nostre esigenze. Partendo da concreti casi di studio (Cina, Corea del Sud, USA, UK, Brasile, Italia, Germania, Nuova Zelanda, Grecia, Svezia, India ecc.) vedremo dunque come i quattro regimi dell’aleatorietà, dell’aggiustamento, della manipolazione e della programmazione si traducono in tipi di risposte al rischio (negazione, convivenza, contenimento, eliminazione), modalità d’interazione fra governanti e governati (confusione, responsabilizzazione, motivazione, controllo) e forme di articolazione dei collettivi (individualità, cittadinanza, popolo, popolazione)

    Logiche della turbolenza

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    What is the place that the concept of turbulence can occupy within a structural theory of signification? What are the forms of creation to which the concept of turbulence refers? What are the implications of the peculiar forms of dynamism of turbulence for culturology? The essay, taking up a solicitation from Paolo Fabbri, answers these questions through the analysis of cases taken from the field of art. Turbulence, distinguishing itself from the fracture-explosion, reveals itself as an exploration of the internal and yet unexpected possibilities of a system of semantic constraints. Turbulence, with its logics and paradoxes, forces us to focus on the role and value of the subcontraries of the Greimasian square and on the semiotic ideas of play, void, reflexivity inherent in every semantic system

    Studiando il nostro mondo di isole. Fondamenti, storie, prospettive

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    Il saggio di Godfrey Baldacchino, che nella sua versione originaria apriva il volume Our World of Islands, importante volume per lo sviluppo degli Island Studies come campo di ricerca, situa le isole nella storia e nel mondo contemporaneo, ne rivendica l’importanza e ne valorizza il ruolo sensibile e creativo. Questa apologia delle isole parte da una doppia constatazione critica: chi ha parlato delle isole è spesso un non-isolano e questo ha portato all’affermazione, anche fra gli isolani, di un paradigma della vulnerabilità e dell’isolamento che non dà ragione della complessità della condizione delle isole e degli isolani. Anche da qui l’esigenza di parlare di isolanità piuttosto che di insularità, di andare oltre la definizione dell’isola come terra circondata dal mare, per aprirsi ai molti modi in cui le isole vengono vissute dall’interno e ai molti apporti creativi, a volte imprevisti altre volte programmati, che esse hanno dato al pianeta in molti campi del sapere scientifico e sociale. Da qui l’esigenza di addentrarsi nella tradizione degli studi sulle isole, per coglierne la ricchezza e definire una nissologia che consenta, a isolani e non, di passare da un paradigma che stancamente cataloga “le isole del mondo” a uno che coglie “un mondo di isole”, che fanno arcipelago e si offrono al pianeta come portatrici di idee, esperienze e voci nuove

    Lo studio della città e la semiotica della cultura

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