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Intervista a Franciscu Sedda
Nell'intervista si mettono a confronto i concetti della semiotica della cultura con quelli oggi al centro del dibattito antropologico. In particolare si cerca di definire il concetto di "cultura" di fronte alle attuali "svolte" del pensiero semioantropologico; si approfondisce il valore metodologico del concetto di "semiosfera"; si definiscono gli strumenti semioantropologici per lo studio delle pratiche quotidiane e delle sociotassonomie che formano le identità collettive; si discute il rapporto fra testi e storia, con particolare attenzione all'idea di trasformazione nello strutturalismo contemporaneo
Riflessioni sul glocal a partire dallo studio semiotico della cultura
Utilizzando gli strumenti della semiotica della cultura il saggio mostra come il concetto del "glocal" vada inteso non come messa in relazione di "locale" e "globale" in quanto dimensioni ontologicamente date ma come chiave d'accesso ad un pensiero complesso in cui la "località" e la "globalità" co-emergono e si interdefiniscono attraverso le pratiche discorsive e culturali
L'imprevedibile accade. Vivere e sopravvivere nel XXI secolo
L’imprevedibile accade è un viaggio nella turbolenza del nostro tempo. Dalla politica al clima, dall’economia ai media, dalla scienza all’arte, la nostra vita quotidiana è attraversata da continue sorprese, piccole e grandi, che spesso ci disorientano, a volte ci illuminano, quasi sempre ci mettono alla prova. Per affrontare l’imprevedibile – senza esserne travolti – servono nuovi sguardi, strumenti agili, mappe aggiornate. Questo libro prova ad offrirle, esplorando fenomeni disparati e intrecciati: vita e morte, errore e scoperta, crisi e cambiamento, caos e miracolo. Figure dell’imprevedibile che plasmano la realtà contemporanea – dai feed dei nostri smartphone alle scelte (im)prevedibili di Trump o Musk. Con lucidità e passione, Franciscu Sedda ci accompagna in un mondo in cui l’imprevisto non è più l’eccezione, ma la regola. Un libro-bussola, per orientarci nella tempesta del XXI secolo e provare a rendere abitabile, ancora una volta, un mondo grande, complesso e sorprendente
Studiando il nostro mondo di isole. Fondamenti, storie, prospettive
Il saggio di Godfrey Baldacchino, che nella sua versione originaria apriva il volume Our World of Islands, importante volume per lo sviluppo degli Island Studies come campo di ricerca, situa le isole nella storia e nel mondo contemporaneo, ne rivendica l’importanza e ne valorizza il ruolo sensibile e creativo. Questa apologia delle isole parte da una doppia constatazione critica: chi ha parlato delle isole è spesso un non-isolano e questo ha portato all’affermazione, anche fra gli isolani, di un paradigma della vulnerabilità e dell’isolamento che non dà ragione della complessità della condizione delle isole e degli isolani. Anche da qui l’esigenza di parlare di isolanità piuttosto che di insularità, di andare oltre la definizione dell’isola come terra circondata dal mare, per aprirsi ai molti modi in cui le isole vengono vissute dall’interno e ai molti apporti creativi, a volte imprevisti altre volte programmati, che esse hanno dato al pianeta in molti campi del sapere scientifico e sociale. Da qui l’esigenza di addentrarsi nella tradizione degli studi sulle isole, per coglierne la ricchezza e definire una nissologia che consenta, a isolani e non, di passare da un paradigma che stancamente cataloga “le isole del mondo” a uno che coglie “un mondo di isole”, che fanno arcipelago e si offrono al pianeta come portatrici di idee, esperienze e voci nuove
Alle radici de sa Battalla: l’emersione della sardica natio come concetto e come soggettività (1353-1359)
Il saggio cerca di chiarire il valore ideologico e politico del riferimento alla "nació sardescha" nelle lettere spedite dal sovrano della Corona d’Aragona, Martino il Vecchio, all’indomani de sa Battalla. Il lavoro parte dal riferimento alla "sardica natio" fatto dal sovrano della Corona d’Aragona, Pere el Cerimoniós, nel parlamento di Cagliari del 1355 per mostrare come questo emerga non solo da una storia mediterranea che a cavallo fra Duecento e Trecento tende a dare nuovo valore al concetto di natio/natione ma anche dall’esigenza catalano-aragonese di rispondere all’unitaria sollevazione dei sardi voluta e ottenuta dal giudice-sovrano Mariani de Arbarê/Mariano IV d’Arborea a partire dal 1353: una sollevazione che si basava sulla promessa di liberare i sardi dalla schiavitù imposta dai catalani e che, come si vedrà, porterà a fare dell’amore dei sardi, del loro cuore, un campo di contesa politica
La battaglia per la storia: occidroxu(s), libertas, republicha
Il saggio, oltre ad introdurre l'intero volume, inscrive le riflessioni storiografiche sulla guerra dentro l'etica delle vittime proposta dal filosofo Paul Ricoeur; riflette sul tema della scrittura della storia e sui modi di formazione della memoria culturale, prendendo come punto d'avvio le riflessioni culturologiche di Jurij M. Lotman e della "Scuola di Tartu"; cerca di definire il valore storico della battaglia di Sanluri anche in raffronto alla storiografia successiva all'evento; mira a contestualizzare concetti quali la "libertas" che sono parte integrante di quella fase storica; mira a fornire un primo sondaggio dei significati del concetto medievale di "republicha" che si ritrova applicato alla Sardegna nella Carta de Logu
A Sociosemiotic Critique -A Lotmanian perspective
This issue of Social Semiotics, edited by Anna Maria Lorusso and Franciscu Sedda, explore the usefulness of Lotmanian theory for a critique of contemporary social issues, like social media, politics, migration, audiovisual, memory, art etc
Il simbolo, oggi.
Il saggio mira a fare il punto sul funzionamento dei simboli in prospettiva storica e contemporanea. Per capire come delle fomazioni semiotiche divengono "simboli" adotta una prospettiva di semiotica della cultura. Il saggio dialoga con i maggiori autori semiotici che hanno trattato il tema del simbolo (Eco, Lotman, Barthes ecc.) per articolare alcune delle contraddizioni delle teorie del simbolo fin qui sviluppate
Le forme del mondo : Radici, storie e orizzonti politici del glocal
Come cambia la politica? E soprattutto, come cambia, oggi, grazie alle trasformazioni, anche tecnologiche, delle sue forme discorsive e comunicative? Il volume intende affrontare tali questioni e fare un possibile punto sulla situazione. I contributi qui raccolti non solo presentano spunti di riflessione teorica, ma analizzano veri e propri casi studio. Le riflessioni più generali su etica, informazione e discorso politico (Eco) si connettono a quelle sui rapporti fra nuove forme del potere e trasformazioni, antiche e nuove, dello spazio politico (Pasquino, Schiavone); a quelle sulle mutazioni del lessico politico e sulle sue stereotipie in relazione alla situazione italiana (Calabrese, Cartocci), 0 a quella sul linguaggio delle vignette della satira politica, a partire dalle situazioni di conflitto (McGuirk); così come a quelle sulle nuove forme di comunicazione e di campagne elettorali (Vaccari), con l'uso delle tecnologie del web (Cosenza), e a quelle sulla trasformazione delle forme discorsive e retoriche (Bertrand) e delle costruzioni valoriali e narrative (Ferrara) non più solo in rapporto all'attuale politica italiana; per finire con la necessità di estendere la riflessione collegando la definizione stessa di "mondo globale" (Sedda) ad uno sguardo che sappia essere, al tempo stesso, semiotico, sociologico, antropologico e storico
Sanluri 1409. La battaglia per la libertà della Sardegna
Il 30 giugno 1409 due eserciti si affrontano nelle campagne di Sanluri, non lontano da Cagliari. Da un lato quello di una delle grandi potenze mediterranee dell’epoca, la Corona d’Aragona, dall’altro come dicono le fonti catalano-aragonesi l’esercito del popolo sardo, della nació sardesca, che ha avuto l’ardire di impadronirsi quasi interamente del cosiddetto “regno di Sardegna”.
Dopo un lungo oblio, a distanza di seicento anni, quella battaglia è divenuta un simbolo della libertà cercata e perduta dai sardi. Ma fu davvero uno scontro decisivo? Come avvenne? Chi furono i suoi protagonisti? Furono all’altezza dei ruoli e del momento storico? E ancora, quale contesto ideologico e politico fa da sfondo a quella che in sardo viene definita sa Battalla? Cosa portò la nazione sarda a riconoscersi e ad essere riconosciuta come tale, anche attraverso l’Albero verde su sfondo bianco della sua bandiera? Cosa invece la rese debole nel momento dello scontro? Fu veramente l’“exterminio” celebrato dai catalano-aragonesi a far entrare in crisi le strutture del regno di Arborea, l’istituzione guida della republicha sardischa di cui fa menzione la Carta de Logu?
I saggi di Graziano Fois, Paolo Maninchedda, Franciscu Sedda, Alessandro Soddu raccolti nel libro, partendo da questioni e punti di vista diversi, approcciano tutti questi temi e interrogativi. Per farlo partono dalle conoscenze storiche sedimentate ma al contempo analizzano documenti inediti o poco conosciuti o cercano di guardare in modo nuovo a documenti classici della storia medievale sarda e mediterranea. Per farlo sfruttano gli strumenti delle rispettive discipline – la storiografia, la filologia, l’antropologia storica, la semiotica culturale – in modo da nutrire il lavoro d’indagine e quello non meno difficile e rigoroso dell’immaginazione storica
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