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Focused Ion Beam and Nano-Mechanical Tests for High-Resolution Surface Characterization: Not So Far Away from Jewelry Manufacturing
EFFICACIA, SAFETY E TOLLERANZA DI ADALIMUMAB IN PRIMA E SECONDA LINEA IN PAZIENTI CON ARTRITE REUMATOIDE: ESPERIENZA DAI REGISTRI ITALIANI DEI FARMACI BIOLOGICI
I farmaci biotecnologici con specifici target patogenetici hanno significativamente migliorato gli outcome dell’artrite reumatoide (AR). Tali farmaci sono ampiamente utilizzati nella pratica clinica e i loro registri permettono di ricavare informazioni uniche circa il loro utilizzo. Adalimumab (ADA) induce un controllo di malattia globale (comprehensive disease control) nell’AR ottenendo risultati clinici, funzionali e radiografici. Scopo. Attraverso l’analisi di due registri italiani, il LORHEN ed il GISEA, sono state analizzate e comparate l’efficacia la sicurezza e la tollerabilità di ADA in prima e seconda linea. I dati sono stati analizzati con STATA software per Windows. Risultati. Sono stati arruolati un totale di 2262 pazienti con AR. ADA rappresentava la prima linea in farmaco biologico in 1780 (78.7%) soggetti e la seconda linea in 482 (21.3%).I pazienti in 1 a linea erano significativamente più anziani (53.3±13.1 vs 51.4±13.2, p=0.010), con attività di malattia e HAQ score meno elevate che in 2a linea (5.3±1.5 vs 5.5±1.3, p=0.002 e 1.2±0.7 vs 1.4±0.7, p=0.001 rispettivamente). In 1 a linea la percentuale di remissione DAS28 a 2 anni era del 34.4% mentre era del 26.5% in 2a linea (p=0.038). Una normalizzazione dell’HAQ (HAQ<0.5) era ottenuto nel 53.5% dopo 2 anni in 1 a linea versus 30.1% in 2 a (p<0.0001). La combinazione dei 2 parametri, DAS28rem+HAQ<0.5, uno score che abbiamo definito “global clinical disease control”, è stato ottenuto nel 20.7% in 1a linea versus 13.3% in 2 a (p<0.01). La sopravvivenza in terapia a 5 anni era più elevata in 1 a linea (45.6% vs 33.2%, p<0.0001). La sospensione della terapia per mancanza di efficacia era inferiore in 1 a linea (37.4 vs 54.4%, p<0.0001). Le percentuali di eventi avversi erano simili tra I due gruppi. Discussione. La risposta clinica e funzionale è in generale migliore in 1 a linea che dopo un primo fallimento di un anti-TNF alfa ma i pazienti in 2 a linea hanno peggiori caratteristiche al basale e le percentuali riscontrate permangono in assoluto elevate. Il global disease control è un target auspicabile e raggiungibile in entrambi i gruppi di trattamento
Prevalenza delle epatiti nelle malattie reumatiche
I virus dell’epatite B (HBV) e C (HCV) sono ampiamente diffusi in tutto il mondo, anche se con un’elevata variabilità geografica. È stato stimato che 350 milioni di persone al mondo siano portatori cronici del virus B, con un milione di decessi all’anno per patologie HBV correlate. La prevalenza mondiale stimata per l’HCV si aggira invece intorno al 2,2%, corrispondente a circa 130 milioni di individui affetti. Nel complesso il 75-80% dei casi di epatocarcinoma è attribuibile a HBV (50-55%) o HCV (25-30%). Pertanto, in considerazione dell’elevata prevalenza nella popolazione generale delle artropatie infiammatorie croniche (>1%) e delle infezioni croniche da HBV e HCV (circa 3-4%), la loro associazione casuale potrebbe non essere particolarmente rara. Inoltre, anche in virtù del frequente decorso asintomatico delle due infezioni, non si può inoltre escludere una sottostima dei pochi dati epidemiologici al riguardo. Aldilà del noto coinvolgimento epatico, sia l’HCV che l’HBV possono essere responsabili di manifestazioni extraepatiche. Infatti, manifestazioni cliniche come l’artropatia possono essere evidenti nel 40-70% dei pazienti con HCV e nel 20% dei pazienti con infezione da HBV. Proprio per questo motivo e per il suo spiccato linfotropismo, l’HCV è stato messo in relazione allo sviluppo di malattie infiammatorie croniche come l’artrite reumatoide, analogamente a quanto ampiamente dimostrato per la vasculite crioglobulinemica. In un ampio studio prospettico su 1614 pazienti con infezione cronica da HCV il 23% di questi riferiva la presenza di artralgie o artrite, mentre almeno altri 2 studi evidenziavano un’alta prevalenza di HCV fra i malati reumatici, in particolare fra quelli con artrite reumatoide. Analogamente diversi studi hanno ipotizzato un ruolo dell’HBV come trigger per lo sviluppo di malattie autoimmuni sistemiche ed osservavano un alto tasso di fattore reumatoide fra i portatori dell’antigene australe. La variabilità geografica di entrambe le infezioni da HBV e HCV è nota; per quanto riguarda l’HCV la sua prevalenza è estremamente bassa in Nord Europa, Nord America e nei paesi anglosassoni, ad esempio Regno Unito (0,01%), Germania (0,6%), India (0,9%), Francia (1,1%). Valori progressivamente crescenti sono stati evidenziati negli Stati Uniti (1,8%), in Giappone (2,3%), Italia (2,2%), Cina (3,2%) ed Egitto (22%). Come già detto i pochi dati presenti in letteratura sembrerebbero mostrare tassi di infezione da HCV in corso di artropatie infiammatorie croniche come l’artrite reumatoide (AR), la spondilite anchilosante (SA) e l’artrite psoriasica (AP) più alti di quelli attesi, lasciando pertanto ipotizzare un ruolo del virus nella etiopatogenesi di queste malattie. Infatti, diversamente da quanto atteso, un’infezione da HCV in corso di malattia infiammatoria cronica si osserva nel 7,4% dei casi in Italia, nel 2,3% in Francia e nello 0,79% in Spagna. Per quanto riguarda l’epatite B uno studio svolto in Cina mostrava una prevalenza doppia dell’HBsAg nella spondilite anchilosante rispetto alla popolazione generale. Questi dati hanno lasciato ipotizzare per molti anni la possibilità che i virus epatotropi (in particolare B e C) avessero un qualche ruolo nella etiopatogenesi delle artropatie infiammatorie croniche, anche se questo ruolo non è mai stato confermato, al punto che uno studio francese ritiene di scarso beneficio uno screening per HCV in tutti i pazienti con artrite all’esordio, a causa del basso impatto sulla malattia e gli alti costi che ciò comporterebbe. In ogni caso, un così alto dato di prevalenza indica un’elevata possibilità nella pratica clinica di osservare pazienti con infezione da HBV o HCV, determinando una serie di conseguenze nel momento di iniziare terapie immunosoppressive tradizionali o con farmaci biologici, o comunque per tutte quelle terapie potenzialmente epatotossiche come il metotrexato. Uno screening è opportuno soprattutto nel caso del virus B. Infatti, l’attività del virus C non sembra essere influenzata dai farmaci di fondo o biologici ed anzi, alcuni studi ormai classici, documentano come l’etanercept o la ciclosporina A potrebbero addirittura essere utili come coadiuvanti nel trattamento dell’epatopatia. Per quanto riguarda il virus B invece sono stati descritti casi di epatopatia fulminante in corso di terapia con farmaci biologici (in particolare anti-TNF-alfa e rituximab) e con metotrexato ed è ormai nota la possibilità che in corso di terapia si possa assistere ad una riacutizzazione di malattia, anche in caso di infezione occulta (pazienti anti-core positivi). In conclusione sembra ormai possibile affermare che, nonostante il frequente coinvolgimento articolare in corso di infezione da HBV e HCV, non vi sia alcun rapporto etiopatogenetico fra questi virus e le artropatie infiammatorie croniche. Tuttavia, considerando l’alta prevalenza nella popolazione generale, la ricerca dei marcatori sierologici di HBV e HCV diviene mandatoria prima di iniziare una terapia immunosoppressiva o epatotossica
EFFICACIA, SAFETY E TOLLERANZA DI ADALIMUMAB IN PRIMA E SECONDA LINEA IN PAZIENTI CON ARTRITE REUMATOIDE: ESPERIENZA DAI REGISTRI ITALIANI DEI FARMACI BIOLOGICI
I farmaci biotecnologici con specifici target patogenetici hanno significativamente migliorato gli outcome dell’artrite reumatoide (AR). Tali farmaci sono ampiamente utilizzati nella pratica clinica e i loro registri permettono di ricavare informazioni uniche circa il loro utilizzo. Adalimumab (ADA) induce un controllo di malattia globale (comprehensive disease control) nell’AR ottenendo risultati clinici, funzionali e radiografici. Scopo. Attraverso l’analisi di due registri italiani, il LORHEN ed il GISEA, sono state analizzate e comparate l’efficacia la sicurezza e la tollerabilità di ADA in prima e seconda linea. I dati sono stati analizzati con STATA software per Windows. Risultati. Sono stati arruolati un totale di 2262 pazienti con AR. ADA rappresentava la prima linea in farmaco biologico in 1780 (78.7%) soggetti e la seconda linea in 482 (21.3%).I pazienti in 1 a linea erano significativamente più anziani (53.3±13.1 vs 51.4±13.2, p=0.010), con attività di malattia e HAQ score meno elevate che in 2a linea (5.3±1.5 vs 5.5±1.3, p=0.002 e 1.2±0.7 vs 1.4±0.7, p=0.001 rispettivamente). In 1 a linea la percentuale di remissione DAS28 a 2 anni era del 34.4% mentre era del 26.5% in 2a linea (p=0.038). Una normalizzazione dell’HAQ (HAQ<0.5) era ottenuto nel 53.5% dopo 2 anni in 1 a linea versus 30.1% in 2 a (p<0.0001). La combinazione dei 2 parametri, DAS28rem+HAQ<0.5, uno score che abbiamo definito “global clinical disease control”, è stato ottenuto nel 20.7% in 1a linea versus 13.3% in 2 a (p<0.01). La sopravvivenza in terapia a 5 anni era più elevata in 1 a linea (45.6% vs 33.2%, p<0.0001). La sospensione della terapia per mancanza di efficacia era inferiore in 1 a linea (37.4 vs 54.4%, p<0.0001). Le percentuali di eventi avversi erano simili tra I due gruppi. Discussione. La risposta clinica e funzionale è in generale migliore in 1 a linea che dopo un primo fallimento di un anti-TNF alfa ma i pazienti in 2 a linea hanno peggiori caratteristiche al basale e le percentuali riscontrate permangono in assoluto elevate. Il global disease control è un target auspicabile e raggiungibile in entrambi i gruppi di trattamento
Caratterizzazione meccanica di sistemi nanostrutturati e correlazione con i parametri di processo e le proprietà
Focused Ion Beam and Nano-Mechanical Tests for High-Resolution Surface Characterization: Not So Far Away from Jewelry Manufacturing
Metodo per la misura del rapporto di Poisson e dello stress residuo
The subject matter of the present invention is a method for measuring the Poisson's ratio and the residual stress of any material, that is, a metal, ceramic, polymeric, crystalline or amorphous material, in the form of a bulk material or surface coating
A New FIB-DIC Material Removal Method for Poisson’s Ratio and Residual Stress Measurement in thin films
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