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    Il Restauro della tavola antiquissima di Santa Rosalia del Museo Diocesano di Palermo

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    Studio storico-artistico, stilistico-formale, iconografico e presentazione delle analisi diagnostiche e del restauro di una icona della metà del XIII secolo oggi nel Museo Diocesano di Palermo ritenuta la più antica attestazione figurativa del culto a Santa RosaliaArt-historical, stylistic-formal, and iconographic study and presentation of diagnostic analysis and restoration of a mid-13th-century Icon now in the Diocesan Museum of Palermo believed to be the earliest figurative attestation of the cult to Saint Rosali

    Giacomo Serpotta nella chiesa di Sant'Orsola di Palermo. Studi e restauro

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    La monografia affronta in maniera interdisciplinare un'opera meno nota di Giacomo Serpotta, realizzata tra il 1695 e il 1696, all'interno della chiesa palermitana di Sant'Orsola. A dispetto dell'apparente consistenza come apparato minore, lo studio e il restauro, intersecando le conoscenze acquisite durante il cantiere, hanno posto in evidenza aspetti meno divulgati sia relativi alla tecnica, che all'iconografia (anche relativamente ad inediti modelli di riferimento), che all'interpretazione delle immagini simboliche. La ricerca, anche con il rinvenimento di documentazione inedita d'archivio, ha fissato le coordinate cronologiche dell'apparato plastico, in relazione al sito e alla produzione serpottiana, distinguendo con precisione gli interventi nelle due cappelle di S. Orsola e delle Anime Purganti, finora assimilati. L'incrocio metodologico tra le notizie documentarie e le osservazioni durante il cantiere di restauro ha consentito di confermare alcuni dati relativamente ai restauri precedenti nonché, per la prima volta in maniera chiara ed incontrovertibile, in relazione ad un aspetto preciso della tecnica serpottiana, la cosiddetta "allustratura", sfatando errate interpretazioni presenti finora nella letteratura artistica di settore. Contestualmente è stata presa in esame, per la prima volta, l'attività di cantiere, che ha consentito di fare alcune considerazioni sulla modalità di realizzazione delle opere , in sede o in bottega. L'individuazione di alcuni disegni inediti autografi ha arricchito il lavoro che è stato condotto tramite una disamina originale dell'iconografia dell'apparato e presentando l'interpretazione iconologica, che riporta una lettura del tutto nuova e non scontata, legata al Giudizio Universale

    Anton van Dyck e la Crocifissione Villafranca di Palermo

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    Il volume è composto da un saggio storico-artistico e da un saggio tecnico-scientifico inerente al restauro della tela con la Crocifissione, presente nella collezione dei principi di Villafranca di Palermo. I testi prendono in esame, confermandola, l'attribuzione di tradizione familiare e storica al pittore fiammingo Anton van Dyck, presente a Palermo tra il 1624 e il 1625, in ragione delle indagini diagnostiche, che il restauro ha offerto, e di considerazioni storico-artistiche. Nello specifico il saggio storico-artistico prende in esame il tema della Crocifissione di Van Dyck e da Van Dyck, forse per la prima volta pubblicando un’ampia rassegna di esemplari presenti in collezioni pubbliche e private internazionali al fine di offrire in un'unica sede un ampio repertorio storico di confronto. Il non facile reperimento dei materiali iconografici e delle relative informazioni sono state frutto di un'approfondita ricerca svolta anche presso l’Institut National d’Histoire de l’Art e il Service d’étude et de documentation du département des Peintures du Louvre di Parigi. Successivamente lo studio, riassumendo la ormai dispersa produzione vandyckiana a Palermo, sulla base della letteratura più recente, e le caratteristiche della stessa, entra nel merito del dipinto analizzando gli aspetti pertinenti ad un’autografia del fiammingo e quelli peculiari dell’opera, sottolinenando una peculiarità iconografica che rafforzerebbe l’autenticità del dipinto e la sua realizzazione nella capitale vicereale ai tempi del soggiorno palermitano del pittore

    Il restauro del monumento Gravina Bonanno di Montevago nel camposanto di S. Orsola a Palermo

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    Oggetto della pubblicazione è la tomba mausoleo nel cimitero di S. Orsola di Palermo per Pellegra Gravina Bonanno di Montevago, ultima discendente ed unica erede dei principi di Montevago, tra i cui congiunti erano illustri personalità come il generale Federico Carlo Gravina (lo sconfitto della battaglia di Trafalgar) e il Cardinale Pietro, arcivescovo di Palermo. Il monumento, che si configura come un tempio distico in antis dorico siculo e risente anche di influenze canoviane, viene qui attribuito alla progettazione dell’architetto Emmanuele Palazzotto (1798-1872), autore di importanti architetture a Palermo, tra cui i campanili neogotici sul Palazzo Arcivescovile, e all’esecuzione di Giuseppe Monroy conte di Ranchibile, ora inedita figura di dilettante di architettura. Inoltre si definisce con precisione la datazione dell'opera posticipandola di quasi vent'anni al 1855, rispetto a quanto riportato finora dagli studi specifici. I testi si avvalgono delle indagini diagnostiche e delle osservazioni compiute durante i lavori di restauro, nonché dei numerosi documenti d’archivio reperiti per questa occasione, in maniera da contestualizzare le ragioni della committenza, il decorso del cantiere e l’esito artistico dello stesso in generale e nel contesto della produzione dell'architetto Palazzotto

    Andrea del Brescianino e Giovanni Gili restaurati al Museo Diocesano di Palermo

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    Contiene quattro saggi di cui due dedicati al restauro della tavola di Andrea Del Brescianino e altrettanti rivolti allo studio tecnico e storico-artistico sulla scultura lignea rinascimentale di San Vito di Giovanni Gili

    Andrea del Brescianino e Giovanni Gili restaurati

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    Il volume, che fa parte di una collana seguita da un prestigioso comitato scientifico internazionale, affronta in maniera interdisciplinare il restauro e lo studio storico artistico di due opere del Museo Diocesano di Palermo. Il metodo utilizzato, invalso tra le buone pratiche nell'ambito delle teorie del restauro, ha incrociato e confrontato le informazioni derivanti dal cantiere di restauro - osservazioni dirette, analisi chimiche microinvasive, indagini di vario genere - con le osservazioni di natura formale e più pertinenti allo studio storico-artistico, di concerto alla ricerca storica e documentaria. Il risultato è stato del tutto innovativo in entrambi i casi. Il primo contributo riguarda una tavola della prima metà del XVI secolo registrata negli inventari del museo come opera di Andrea del Brescianino, pittore raffaellesco di ambito senese. Le ricerche hanno consentito di recuperare l’origine di questa informazione, dovuta a Bernard Berenson, che è stata confermata, nonché la provenienza della pittura, del tutto sconosciuta, e un’altra tavola di soggetto analogo e di storica collezione locale che è apparsa però una copia forse ottocentesca. Lo studio ha confermato anche la corretta rimozione del non originale perizoma, valutazione concordata durante le operazioni di restauro, sulla base del rinvenimento di documentazione inedita. Il secondo intervento ha interessato una statua lignea policroma firmata e datata 1542 da Andrea Gili. Anche in questo caso si sono confermati alcuni dati, come la veridicità dell’iscrizione relativamente all’autore, tramite riferimenti documentari, che fanno dell’opera un’importantissima reliquia della scultura lignea rinascimentale in Sicilia, restituendo all’autore palermitano un secondo manufatto superstite, rispetto all’unico noto da oltre un secolo. Le analisi di laboratorio del restauratore insieme alle riflessioni dello storico dell’arte hanno consentito di precisare come erronea e comunque posticcia l’iscrizione citata, frutto probabilmente di un intervento di restauro del XVII secolo, pure segnalato nello stesso brano, cosa che ha comportato un errore nella data, non 1542 ma 1532. Lo studio ha permesso di individuare perfettamente la parte originale della scultura e di ridimensionare l’intervento seicentesco a poche e selezionate parti

    Il Maestro del Polittico di Trapani. Il restauro della Croce di Santo Spirito di Palermo

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    Il restauro della croce dipinta della chiesa di Santo Spirito di Palermo è l’occasione per un’originale compendio della pittura siciliana tra fine XIV e primo trentennio del XV secolo con un’importante proposizione del catalogo delle opere attribuite al Maestro del Polittico di Trapani, autore che veicola nella Sicilia occidentale la cultura pittorica pisana importata nell’isola da artisti toscani come Turino Vann
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