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Giustizia indigena in Bolivia: i Guaraní di Charagua
Il campo del diritto è sfaccettato e l’antropologia giuridica sin dalle sue origini ha contribuito a tracciare un percorso utile a quanti scelgano di cimentarsi con le molteplici forme che la pratica giuridica veste all’interno di specifici campi sociali. Attraverso l’analisi della forma e del contenuto del diritto conseguente all’osservazione etnografica dei processi di giuridicizzazione (Rouland, 1992), gli studi antropologici hanno nel tempo constatato il carattere di variabilità che il diritto assume in relazione alle logiche fondanti di ogni società
La visibilità marginale. Migranti nei borghi rurali di Capitanata
L’immigrazione è forse l’immagine più rappresentativa dei flussi culturali che caratterizzano i processi di globalizzazione in atto. Lo sguardo antropologico, così, accorre in aiuto nell’illuminare i contesti reali osservando le modalità in cui avviene il confronto tra le culture, nell’auspicio che questo possa incrementare la possibilità che si sviluppi una cultura fondata sulla condivisione
Pluralismo giuridico e pratica giuridica indigena: il caso dei Guaranì del Chaco Boliviano
This article ethnographically explores the form and the content of juridical practices of Guarani people living in the Capitanías of Charagua Norte and Alto Isoso, Bolivia. Starting from the Bolivian legal pluralism main field and through the analysis of some juridical case study, I answer some questions about how the Guarani people act and interpret the legal field in a plural legal context. I argue that such guarani people practice is both rooted in an interlegal field of sense and meaning and product of a legal and political strategy useful to hide and protect the indigenous juridical habitus.</span
Immigrati albanesi a Torremaggiore: tra convivenza e integrazione
Il saggio è l’esito di un’indagine sul campo condotta nel comune di Torremaggiore (Italia meridionale) al fine di individuare i modi in cui si struttura il legame tra comunità locale ed immigrati albanesi, i modi in cui la comunità albanese vive il territorio, le dinamiche di inclusione/esclusione attive nel contesto locale nei confronti di una presenza straniera che, seppur numericamente non elevata, viene percepita e rappresentata come consistente e per certo versi “pericolosa”. Il saggio, dopo aver discusso il profilo quali-quantitativo della comunità immigrata albanese (presenza nel comune e provenienza, saldo migratorio, professione religiosa, mondo del lavoro), analizza le dinamiche sociali messe in atto dalla presenza migrante a Torremaggiore, le varie forme di pregiudizio/cooperazione ed integrazione/marginalizzazione che intercorrono tra cittadini e immigrati albanesi, nonché la presunta continuità tra nuova immigrazione ed antiche comunità arbërèsh del territorio
Capitalisti di faida. La vendetta da paradigma morale a strategia d'impresa
Il volume è una monografia etnografica che, posizionandosi nel campo dell’antropologia giuridica, affronta l’analisi di una dinamica di faida che da oltre cinquant’anni, contrapponendo famiglie di allevatori, coinvolge alcuni comuni del Promontorio Garganico Pugliese. Il volume indaga un fenomeno che per certi aspetti, richiamando elementi del paradigma mafioso, rientra nella sfera dei comportamenti anomici tipici della criminalità organizzata. Al contempo, però, indaga le matrici economiche e culturali che consentono ai gruppi di costruire, attraverso la rifunzionalizzazione del codice normativo valoriale, una strategia comunicativa dell’agire violento che lo àncora al comune immaginario culturale. In quest’ottica la tesi avanzata nel volume sostiene che quella attiva sul Gargano non sia una vendetta che sopravvive come faida avendo perso il suo carattere sostanziale di idea sulla morale, ma una faida che recupera il linguaggio della vendetta allo scopo di fornire un quadro di senso dell’agire conflittuale. Così la vendetta, paradigma morale che l’antropologia giuridica intende come diritto/dovere espresso da un gruppo parentale che, in difesa del sangue e dell’onore, ammette la ritorsione violenta, nel contesto garganico si esprime e afferma come strategia d’impresa dei gruppi di faida che massimizzano i profitti attraverso e in funzione del conflitto. Per questo i Capitalisti di faida, riecheggiando una definizione cara alla letteratura antropologica, si affannano a difendere, incrementare e compensare il capitale economico derivante dall’accumulo della ricchezza, celandolo dietro la rassicurante simbolica coltre del sangue versato che non può rimanere invendicato
Pratiche guaraní di gestione e tutela ambientale. L'esperienza della Capitanía guaraní Charagua Norte (Chaco, Bolivia)
Le pratiche di gestione e tutela ambientale implementate dalla nuova organizzazione socio-politica di Charagua – il governo autonomo indigeno – sono esemplificative delle politiche di sviluppo raccolte in Bolivia sotto il paradigma del Vivir Bien, a partire dal testo costituzionale sino, tra le altre, alla Ley Marco de la Madre Tierra y Desarrollo integral para el Vivir Bien del 2012. In quest’ottica, se il Vivir Bien può essere interpretato come un processo che rafforza l'identità culturale e promuove un modello alternativo di sviluppo integrato basato sull’idea di comunità, il caso dell’Autonomía Guaraní Charagua Iyambae esplicita i modi in cui la conoscenza e le pratiche giuridiche indigene possano costruire un modello di organizzazione socio-politica che promuove una nuova idea di sviluppo basata sulla promozione dei diritti ambientali discendenti dal valore della terra comunitaria sia dal punto di vista economico che culturale
Mborookuai Iya. Pratica Giuridica guaraní nel Chaco Boliviano
Il ciclo di processi costituenti latinoamericani è di grande interesse per quell’antropologia giuridica impegnata nell’indagare le specifiche pratiche giuridiche indigene agite all’interno di comunità e territori. Pratica che è parte essenziale del processo di generazione di fenomeni giuridici definibile legalización de las demandas indígenas. In quest’ottica il contesto Boliviano – fondato, tra gli altri, sul paradigma del pluralismo giuridico dopo l’approvazione della Nuova Costituzione Politica nel 2009 - è paradigmatico delle dinamiche di giuridicizzazione che discendono dall’incorporazione di concetti indigeni all’interno della cornice normativa statale. Specie a seguito del cambiamento giuridico internazionale raggiunto con l’approvazione della Convenzione 169 della OIT e della Dichiarazione sui Diritti delle Popolazioni Indigene delle Nazioni Unite, entrambe accolte e ratificate dallo Stato boliviano. Così, equiparando la Justicia Indigena Originario Campesina a quella Ordinaria dello Stato, il caso boliviano esplicita i modi in cui distinti habitus giuridici, riconducibili ai molteplici gruppi indigeni riconosciuti dallo Stato, interagiscono all’interno di un medesimo contesto sociale, non senza frizioni, aggiustamenti e negoziazioni. Collocandosi nella cornice epistemologica tracciata dall’interrelazione tra diritti dei popoli indigeni e diritto indigeno, il volume, risultato di una ricerca etnografica di lungo periodo nel Chaco boliviano, discute l’intersezione tra reti normative, pratiche e retoriche del diritto entro cui si definiscono i guaraní di Charagua - prima Autonomía Indígena Originario Campesina di Bolivia - analizzandone la pratica giuridica agita all’interno delle loro giurisdizioni territoriali. Il volume indaga i modi in cui i guaraní interpretano il campo giuridico, esercitano la Justicia Comunitaria, producono norme e parlano giuridico. Un giuridico che affonda le sue radici di senso e significato in norme giuridicamente significanti derivanti dal paradigma indigeno-originario. Un giuridico che è il prodotto processuale delle interazioni interlegali proprie del contesto plurale della Bolivia Plurinazionale
Studio del controllo epigenetico del differenziamento muscolare: LSD1 regola l’espressione di MyoD
La trascrizione delle informazioni genetiche codificate dal DNA è regolata da fattori di trascrizione e da modificazioni post-traslazionali delle code istoniche, quest’ultime chiamate “codice istonico”. Molti studi si sono concentrati sulla correlazione fra l’attivazione e la repressione della trascrizione e il codice istonico. L’acetilazione degli istoni, regolata dagli enzimi istone aciltransferasi e istone deacetilasi, è associata all'attivazione della trascrizione, mentre la metilazione dei residui di lisine delle code istoniche, controllata dalle metil-transferasi istoniche e dalle demetilasi istoniche (KDMs), è più versatile in quanto, a seconda del residuo di lisina coinvolto, può essere collegata all’attivazione della trascrizione o alla repressione. Lisine-Specific demethylase-1 (LSD1), è stato il primo enzima KDM descritto ed è una monoamino ossidasi che può demetilare residui di lisine in posizione 4 o 9 dell'istone 3, e quindi promuovere la repressione della trascrizione o l'attivazione. Recenti pubblicazioni hanno dimostrato che LSD1 è coinvolto nell’attivazione di geni chiave dello sviluppo e del differenziamento tissutale. Il progetto di questa tesi è lo studio di un possibile ruolo di LSD1 nel differenziamento del muscolo scheletrico. Il muscolo scheletrico è un tessuto muscolare striato con caratteristiche eterogenee che svolge molteplici funzioni chiave nell'organismo. Il differenziamento muscolare ha inizio con una cascata di segnali trascrizionali complessi, che portano all’attivazione dei geni regolatori specifici quali MyoD, Myf-5, MRF4, e MyoG. Mentre MyoD, Myf5, e MRF4 sono importanti fattori di determinazione muscolare, MyoG agisce come fattore di differenziamento, controllando insieme a MyoD e MRF4, il differenziamento dei mioblasti in miotubi. Dall’identificazione del gene MyoD, ne è stato ampiamente dimostrato il suo ruolo nella determinazione e differenziamento muscolare, tuttavia quale sia il controllo trascrizionale di quest’ultimo, rimane poco definito. Scopo di questa tesi è stato quello di dimostrare se LSD1 è coinvolto nel controllo trascrizionale di MyoD, a tal fine ho utilizzato due approcci, uno in vivo ed un altro in vitro. In particolare inattivando il gene LSD1, utilizzando un ceppo di topi transgenici PAX3-cre, ho osservato una riduzione dell'attivazione trascrizionale del gene MyoD nei somiti, e quindi una forte riduzione del numero di cellule muscolari differenziate. In accordo con questi risultati, silenziando in vitro il gene LSD1, ho osservato, durante il differenziamento delle cellule C2C12, un modello murino di mioblasti, una diminuzione statisticamente significativa dell'espressione genica e proteica di MyoD nei cloni dove LSD1 è stabilmente silenziato rispetto a quelli di controllo. Sia i risultati in vivo che in vitro suggeriscono quindi che LSD1 potrebbe essere coinvolto nella regolazione trascrizionale di MyoD. L'espressione di MyoD è sotto il controllo di due regioni regolative, il core enhancer (CE) e distal regulatory region. Tramite un esperimento d’immunoprecipitazione della cromatina ho dimostrato che LSD1 è presente sul CE dove promuove la demetilazione del residuo di lisina in posizione 9 dell’istone 3 durante il differenziamento dei mioblasti. Recentemente è stato dimostrato che il CE trascrive un RNA enhancer (CEeRNA), la cui funzione è attivare la trascrizione del gene MyoD durante il differenziamento. L'assenza di LSD1 durante il differenziamento sia in vivo che in vitro impedisce l'attivazione della trascrizione di tale CEeRNA portando quindi ad una lenta attivazione dell’espressione genica di MyoD e ad un ritardo del differenziamento delle cellule muscolari. Complessivamente questi risultati indicano che LSD1 svolge un ruolo chiave nel differenziamento muscolare, poiché responsabile dell’attivazione del CEeRNA e quindi dell’espressione di MyoD.The transcription of genetic information encoded in DNA is regulated by transcription factors and by post-translational modifications of histone proteins’ tails, named histone code. Such “histone code” together with DNA methylation is part of the epigenetic code, which is cell and tissue specific. Many studies have focused on the correlation between transcriptional activation/repression and the histone code. While histone acetylation, regulated by histone acetyl transferases (HATs) and histone deacetylases (HDACs), is commonly associated with transcription activation, histone methylation, which is controlled by histone methyltransferases (KMTs) and histone demethylases (KDMs) is more versatile since lysines methylation can either be linked to transcription activation or repression, depending on the position of the lysine residue involved. Lysine-Specific Demethylase-1 (LSD1), is the first histone demethylase described and is a monoamine oxidase that can de-methylate lysine 4 or 9 of histone 3, and therefore promote transcriptional repression or activation, respectively. Current literature points to a critical role for LSD1 in the regulation of developmental and differentiation genes. The aim of this thesis is the investigation of a possible role of LSD1 in skeletal muscle differentiation. Skeletal muscle is a striated muscle tissue with complicated and heterogeneous features that serves multiple critical functions in the organism. Myogenesis is initiated by complex signaling and transcriptional cascades, which lead to the activation of the lineage-specific regulatory genes MyoD, Myf-5, MRF4, and Myogenin. While MyoD, Myf5, and Mrf4 function as myogenic determination factors, Myogenin, similar to Mrf4 and MyoD, acts as a differentiation factor, controlling the differentiation of myoblasts into skeletal muscle fibers. Since MyoD discovery, it has been widely demonstrated that it is a determination factor and downstream member of the myogenic program. However, the transcriptional control of this important gene remains poorly defined. Goal of my work was to demonstrate if LSD1 could be involved in the transcriptional regulation of MyoD gene. To achieve this aim I have used both in vivo and in vitro approaches. In particular, I have found that the inactivation of LSD1, by using a pax3-cre transgenic mouse strain, causes a strong reduction of MyoD activation in the somites, and thereby a strong reduction of the number of differentiated muscle cells. Consistent with these results, by using an shRNA in vitro strategy, I have observed during differentiation of C2C12, a mouse model of myoblast cell, a statistically significant decrease of MyoD gene expression and, thus, protein in the shLSD1 C2C12 stable clones in comparison with the control one. Together in vivo and in vitro results suggest that LSD1 might be involved in the transcriptional regulation of MyoD gene. The known genetic regulatory elements controlling MyoD expression are the core enhancer (CE) and distal regulatory region (DRR). By using a Chromatin immunoprecipitation assay (ChIP) I have shown that LSD1 binds to the CE region where it promotes H3K9 demethylation during myoblast differentiation. Recently, it has been demonstrated that the CE transcribes an RNA enhancer (CEeRNA) that modulates the transcription of MyoD gene during muscle differentiation. Here I have demonstrated that the absence of LSD1 during in vivo and in vitro muscle differentiation prevents the transcription activation of CEeRNA leading to a delay in the MyoD gene expression and thus in the muscle cell differentiation. Altogether these results indicate that LSD1 participates to the establishment of the muscle lineage and in the muscle differentiation, playing a role in the timing of MyoD activation by controlling the transcriptional activation of the CEeRNA
Pratiche di faida. Rappresentazioni della socialità in un contesto agropastorale contemporaneo
Legame sociale, violenza, conflitto e diritto, nelle pratiche e nelle rappresentazioni del legame giuridico, sono elementi portanti in una dinamica vendicatoria, che opererebbe come ricorso alla violenza codificata, regolata da norme precise, con lo scopo di interrompere una crisi conflittuale. In realtà, ed è questa l’ipotesi da cui muovono le riflessioni della monografia etnografica, che affronta l’analisi e l’interpretazione delle dinamiche di faida in un contesto agropastorale contemporaneo, cela molto altro, un intero universo di norme-valori che parla il linguaggio delle idee morali, della percezione e rappresentazione dell’altro e delle relazioni sociali all’interno di una società, del codice che rende riconoscibile ciò che è prossimo da ciò che è remoto.
Quali sono le ideologie ed i valori, i codici e le parole che fondano la dinamica di faida? Quali sono le complesse interrelazioni tra immaginari sociali contrapposti e complementari, come sono le sfere del lecito e dell’illecito, all’origine dell’agire sociale? Questi sono alcuni degli interrogativi cui il volume si propone di rispondere, declinando l’analisi della dinamica conflittuale all’interno di un approccio epistemologico che interpreta l’immaginario giuridico come performativo della realtà sociale e da questa costantemente ridefinito, analizzando la faida come una delle possibili rappresentazioni della socialità contemporanea
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