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    Alleanza e conflitto nella costruzione dell’autonomía Guaraní Charagua Iyambae (Bolivia)

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    The Autonomía Guaraní Charagua Iyambae is a case study of Bolivian legal pluralism as an indicator of ethnic relationship. The paper discusses the ethnographic data from the Author’s fieldwork among the Guarani people of Charagua to show that the indigenous autonomy develops as a battlefield between conflictive social agents. By analysing the election process of the Guarani Autonomy, the Author shows how claims have been translated in legal instruments. The aim is to discuss the guarani political strategy in order to explain the causal link between the creation of new self-governing institutions and the ethnic divisions concerning the ways in which the guarani identity must express itself politically. The Author analyses the interlegal context dynamics consisting of separate legal habitus interacting with State laws and shows how an indigenous group interprets the Law within a process of self-determination that through legal discourse describes the conflictive social dynamics of identity defence

    Vincenzo Matera (a cura di), Storia dell’etnografia. Autori, teorie, pratiche

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    La crisi pandemica contemporanea oramai da molti mesi ha obbligato l’antropologia e coloro che la praticano a riflettere sugli spazi delle proprie ricerche e a rimodularli, impossibilitati come sono (come siamo) ad «andare sul campo» e a costruire, rinsaldare e alimentare quelle preziosissime reti di relazioni sociali fondamentali per la conoscenza e comprensione di habitus culturali. Certo, torneremo tutti «sul campo» quando, ci auguriamo quanto prima, sarà ristabilita la nostra consueta quo..

    Immigrati albanesi a Torremaggiore: tra convivenza e integrazione

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    Il saggio è l’esito di un’indagine sul campo condotta nel comune di Torremaggiore (Italia meridionale) al fine di individuare i modi in cui si struttura il legame tra comunità locale ed immigrati albanesi, i modi in cui la comunità albanese vive il territorio, le dinamiche di inclusione/esclusione attive nel contesto locale nei confronti di una presenza straniera che, seppur numericamente non elevata, viene percepita e rappresentata come consistente e per certo versi “pericolosa”. Il saggio, dopo aver discusso il profilo quali-quantitativo della comunità immigrata albanese (presenza nel comune e provenienza, saldo migratorio, professione religiosa, mondo del lavoro), analizza le dinamiche sociali messe in atto dalla presenza migrante a Torremaggiore, le varie forme di pregiudizio/cooperazione ed integrazione/marginalizzazione che intercorrono tra cittadini e immigrati albanesi, nonché la presunta continuità tra nuova immigrazione ed antiche comunità arbërèsh del territorio

    Dissimulare l’anomia: Mafie locali e rifunzionalizzazione del modello tradizionale. Il caso della Mafia Garganica (Foggia)

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    This paper treats the relationship between blood feud paradigm and mafia practices in the Gargano region of Southern Italy. The case study discussed, coming from a long-term ethnography, is about alliance and conflict practices between two criminals groups that represent their violent behaviour with the words of tradition. The argument is that the Gargano mafia groups use the traditional normative value paradigm to create consensus within the community, root themselves in the local territory, and protect their criminal interests. The article concludes that the reciprocity mechanism of blood feud paradigm used by criminals groups to represent their conflict is a communicative strategy functional to hide the criminal intent behind the reassuring symbol of blood spilled that must be avenged. </p

    Capitalisti di faida. La vendetta da paradigma morale a strategia d'impresa

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    Il volume è una monografia etnografica che, posizionandosi nel campo dell’antropologia giuridica, affronta l’analisi di una dinamica di faida che da oltre cinquant’anni, contrapponendo famiglie di allevatori, coinvolge alcuni comuni del Promontorio Garganico Pugliese. Il volume indaga un fenomeno che per certi aspetti, richiamando elementi del paradigma mafioso, rientra nella sfera dei comportamenti anomici tipici della criminalità organizzata. Al contempo, però, indaga le matrici economiche e culturali che consentono ai gruppi di costruire, attraverso la rifunzionalizzazione del codice normativo valoriale, una strategia comunicativa dell’agire violento che lo àncora al comune immaginario culturale. In quest’ottica la tesi avanzata nel volume sostiene che quella attiva sul Gargano non sia una vendetta che sopravvive come faida avendo perso il suo carattere sostanziale di idea sulla morale, ma una faida che recupera il linguaggio della vendetta allo scopo di fornire un quadro di senso dell’agire conflittuale. Così la vendetta, paradigma morale che l’antropologia giuridica intende come diritto/dovere espresso da un gruppo parentale che, in difesa del sangue e dell’onore, ammette la ritorsione violenta, nel contesto garganico si esprime e afferma come strategia d’impresa dei gruppi di faida che massimizzano i profitti attraverso e in funzione del conflitto. Per questo i Capitalisti di faida, riecheggiando una definizione cara alla letteratura antropologica, si affannano a difendere, incrementare e compensare il capitale economico derivante dall’accumulo della ricchezza, celandolo dietro la rassicurante simbolica coltre del sangue versato che non può rimanere invendicato

    Pratiche di faida. Rappresentazioni della socialità in un contesto agropastorale contemporaneo

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    Legame sociale, violenza, conflitto e diritto, nelle pratiche e nelle rappresentazioni del legame giuridico, sono elementi portanti in una dinamica vendicatoria, che opererebbe come ricorso alla violenza codificata, regolata da norme precise, con lo scopo di interrompere una crisi conflittuale. In realtà, ed è questa l’ipotesi da cui muovono le riflessioni della monografia etnografica, che affronta l’analisi e l’interpretazione delle dinamiche di faida in un contesto agropastorale contemporaneo, cela molto altro, un intero universo di norme-valori che parla il linguaggio delle idee morali, della percezione e rappresentazione dell’altro e delle relazioni sociali all’interno di una società, del codice che rende riconoscibile ciò che è prossimo da ciò che è remoto. Quali sono le ideologie ed i valori, i codici e le parole che fondano la dinamica di faida? Quali sono le complesse interrelazioni tra immaginari sociali contrapposti e complementari, come sono le sfere del lecito e dell’illecito, all’origine dell’agire sociale? Questi sono alcuni degli interrogativi cui il volume si propone di rispondere, declinando l’analisi della dinamica conflittuale all’interno di un approccio epistemologico che interpreta l’immaginario giuridico come performativo della realtà sociale e da questa costantemente ridefinito, analizzando la faida come una delle possibili rappresentazioni della socialità contemporanea

    Mborookuai Iya. Pratica Giuridica guaraní nel Chaco Boliviano

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    Il ciclo di processi costituenti latinoamericani è di grande interesse per quell’antropologia giuridica impegnata nell’indagare le specifiche pratiche giuridiche indigene agite all’interno di comunità e territori. Pratica che è parte essenziale del processo di generazione di fenomeni giuridici definibile legalización de las demandas indígenas. In quest’ottica il contesto Boliviano – fondato, tra gli altri, sul paradigma del pluralismo giuridico dopo l’approvazione della Nuova Costituzione Politica nel 2009 - è paradigmatico delle dinamiche di giuridicizzazione che discendono dall’incorporazione di concetti indigeni all’interno della cornice normativa statale. Specie a seguito del cambiamento giuridico internazionale raggiunto con l’approvazione della Convenzione 169 della OIT e della Dichiarazione sui Diritti delle Popolazioni Indigene delle Nazioni Unite, entrambe accolte e ratificate dallo Stato boliviano. Così, equiparando la Justicia Indigena Originario Campesina a quella Ordinaria dello Stato, il caso boliviano esplicita i modi in cui distinti habitus giuridici, riconducibili ai molteplici gruppi indigeni riconosciuti dallo Stato, interagiscono all’interno di un medesimo contesto sociale, non senza frizioni, aggiustamenti e negoziazioni. Collocandosi nella cornice epistemologica tracciata dall’interrelazione tra diritti dei popoli indigeni e diritto indigeno, il volume, risultato di una ricerca etnografica di lungo periodo nel Chaco boliviano, discute l’intersezione tra reti normative, pratiche e retoriche del diritto entro cui si definiscono i guaraní di Charagua - prima Autonomía Indígena Originario Campesina di Bolivia - analizzandone la pratica giuridica agita all’interno delle loro giurisdizioni territoriali. Il volume indaga i modi in cui i guaraní interpretano il campo giuridico, esercitano la Justicia Comunitaria, producono norme e parlano giuridico. Un giuridico che affonda le sue radici di senso e significato in norme giuridicamente significanti derivanti dal paradigma indigeno-originario. Un giuridico che è il prodotto processuale delle interazioni interlegali proprie del contesto plurale della Bolivia Plurinazionale

    Erei yayepitako chupe, lo vendicheremo. Immaginario vendicatorio e stregoneria in Isoso. Un approccio antropologico giuridico

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    This paper treats the relationship between vengeance and witchcraft in the contemporary Guaraní-speaking indigenous region of Isoso, in the Bolivian Chaco. The cases study discussed are about accusations of witchcraft that have generated a retaliation action of vengeance. The argument is that the vengeance is a language that expresses a moral idea, turning into a norm a violent behaviour if validated and substantiated by an idea of justice. Indeed, vengeance is corrects only if it is exercised as a violent retaliatory action against witchcraft. The article concludes that the vengeance in Isoso continues to be conceived as a violent reciprocity mechanism even if the homicide now is forbidden. This because the vengeance still remains a thought model that establishes the community legal imagination and represents the conflictive relationship with witchcraft.</p

    Pratiche giuridiche locali. Il paradigma vendicatorio della faida garganica

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    Il Gargano, aspro promontorio dell’Italia meridionale, è il contesto etnografico di una faida che da oltre cinquant’anni contrappone famiglie di allevatori. Faida attiva in un contesto agropastorale contemporaneo, oggetto di una pluriennale indagine sul campo e della quale s’intende discutere quegli elementi emersi dal lavoro empirico che consentono ai gruppi in conflitto di costruire una strategia comunicativa dell’agire violento attraverso la rifunzionalizzazione del codice normativo valoriale riconducibile al paradigma vendicatorio caro agli studi di antropologia giuridica che intendono la vendetta come diritto/dovere morale espresso da un gruppo parentale che, in difesa del sangue e dell’onore, ammette la ritorsione violenta. Il punto di partenza è l’analisi dei modi in cui diversi livelli giuridici convivono all’interno di un contesto socioculturale in cui agiscono forme di diritto consuetudinario, al fine di comprendere come le pratiche culturali incorporate, connotate giuridicamente, agiscono sugli individui orientandone la compliance a norme giuridiche non sempre coincidenti con quelle ufficiali. In quest’ottica l’intento d’analisi è quello di discutere i processi di giuridicizzazione, in virtù della constatazione del carattere di variabilità del diritto. Ma anche l’individuazione degli elementi caratterizzanti l’agire giuridico consuetudinario, la verifica delle zone di contatto tra questo ed il diritto ufficiale e l’analisi dell’interazione tra regole formalizzate e codici normativo-valoriali che orientano l’agire sociale e adattano le regole formali. Questo il motivo per cui il concetto di pratica, in questo caso giuridica, inteso nel senso di sapere incorporato e di campo di pratiche sociali organizzate intorno alla condivisione dei significati da parte di un determinato gruppo di individui, diviene paradigma d’analisi scelto per discutere la law in action della faida che interseca il campo dei diritti e del conflitto sociale ed istituzionale

    Giustizia indigena in Bolivia: i Guaraní di Charagua

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    Il campo del diritto è sfaccettato e l’antropologia giuridica sin dalle sue origini ha contribuito a tracciare un percorso utile a quanti scelgano di cimentarsi con le molteplici forme che la pratica giuridica veste all’interno di specifici campi sociali. Attraverso l’analisi della forma e del contenuto del diritto conseguente all’osservazione etnografica dei processi di giuridicizzazione (Rouland, 1992), gli studi antropologici hanno nel tempo constatato il carattere di variabilità che il diritto assume in relazione alle logiche fondanti di ogni società
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