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Virtualità del Paesaggio intorno al Tevere
È particolarmente impressionante in questo lembo di terra che si immette nel mare lo “scivolamento”
dei fenomeni urbani lungo le principali infrastrutture metropolitane: l’autostrada Roma-Fiumicino
aeroporto, la Portuense, la via del Mare, l’Ostiense, la ferrovia e la metropolitana: vettori severamente
longitudinali che impongono velocità prestabilite. Arterie a volte concepite per congiungere due soli
punti e che oggi con la parcellizzazione degli agglomerati urbani conoscono fenomeni di collasso.
Il potere delle infrastrutture di produrre sedimentazioni urbane è qui eccezionalmente vero: le
infrastrutture generano città e la città si genera laddove passano infrastrutture. La differenza si vede
quando arriva prima lo svincolo e poi il centro commerciale o viceversa quando passa l’infrastruttura
e poi arriva la villetta: città pianificata e città spontanea.
L’accelerazione discontinua nelle due sponde del fiume ch
Città dell’altrove
Il Landscape Urbanism (LU) interpretato in chiave metodologica è secondo molti quella disciplina che usando il paesaggio come modello per l’urbanistica ha saputo dare risposte simultaneamente generiche, sistemiche e dinamiche, senza perdere in specificità e in operatività. Considerando il tempo e non più la scala metrica la variabile che distingue i progetti, si può provare a dare alla sintesi tra architettura, urbanistica e paesaggio un nuovo significato. Le differenze scalari misurano il grado di virtualità di un progetto, ovvero il grado di definizione temporale, di specificità e di determinatezza che esso è in grado di attualizzare
Elsewhere City: Mapping and Diagrams as Generative Tools in Urban Design
In the past 20 years the research on new methods of design has fine-tuned the development of adaptive prototypical organizations, generative diagrams and responsive systems of description and representation of the built environment. This approach is ground on the paradigm that complexity theories not only have changed our modes of understanding the ongoing dynamics, but also they provide - in any context and with no restriction of scale - programmatic and organizational strategy, while generating formal novelty
Di una piazza contemporanea. Lo spazio aperto al MAXXI, luogo carico di “senso”
Gli edifici della cultura sono divenuti generi ibridi, infrastrutture preparatorie che accolgono, anzi invocano perturbazioni continue al proprio interno, e - almeno nelle intenzioni - dall’esterno. Al MAXXI lo spazio minerale è tecnicamente non infrastrutturato - è una struttura minima che accoglie avvenimenti artistici e culturali, ordinari ed eccezionali – che, giudicato secondo i nostri standard urbanistici, non può essere considerato un “giardino”. Eppure si comporta come un giardino. Giardino di pietra o giardino secco, dove il prato è letteralmente un evento stagionale – arriva in bucce preconfezionate a giugno e viene rimosso con l’arrivo dell’autunno - che rievoca il principio taoista del wu-wei, la non-azione, il non-intervento. L’esperienza del vuoto e del bello è di per sé un accadimento. Per questo, oltre che luogo di spettacolarizzazione e di eccessi, il MAXXI è anche paesaggio allegorico, onirico, che incoraggia la ricerca di “senso”, fisico e figurato
Melun Senart: città di vuoti. Tesi di Laurea in Architettura
Il progetto di questa tesi nasce dalla rielaborazione di un laboratorio-concorso (il Forum International de la Jeune Architecture Centralité et Urbanité) a Parigi nell’estate del 1998 di cui si è conseguito il 1° premio - con tema la riflessione sulla città-paesaggio Melun Sénart. Città istituita nel 1965 come assemblaggio artificiale di 18 comuni, e oggetto di un famoso concorso di architettura nel 1987 di cui è noto il progetto di Rem Koolhaas con la sua struttura a bande, successione di pieni caotici e di vuoti programmati, è ancora oggi espressione di incompiutezza e resilienza identitaria. Per avvalorare la sua natura policentrica il progetto propone, proprio come l’antecedente koolhaasiano, un grande articolato vuoto connettivo, che con la sua molteplice e multiforme struttura paesaggistica sia in grado di assorbire le frizioni e integrare le differenze di centri nati e cresciuti secondo logiche diverse a volte incompatibili
Architettura e tradizione nella Cina post-olimpica
Con lo sguardo rivolto ai “territori fragili”, intesi non solo come luoghi sotto minaccia – i villaggi rurali, i villaggi urbani, i residui di tessuti storici nelle grandi aree urbane, i comparti industriali in dismissione – ma anche come comunità indifese – i contadini, gli anziani, i bambini, le minoranze etniche – i progetti di piccole scuole (la Scuola Elementare a Xiaoquan di TAO costruita dopo il terremoto del Sichuan nel 2008, la Bridge School di Li Xiaodong, la Maosi Ecological Primary School di Edward Ng nell’altopiano del Loess, la Scuola Elementare nel villaggio di Qinmo di Rural Urban Framework), di centri per anziani (la residenza a Shanghai di Scenic Architecture), di nuovi organismi produttivi (lo Stabilimento Wuyishan per la costruzione di barche di bambù nel villaggio di Xingcun nel Fujian di TAO), di musei di storia pensati per incrementare il turismo sostenibile in aree marginali (il Museo della Carta nel villaggio di Xinzhuang nel Tengchong di TAO, il Museo Archivio del popolo Hakka nel villaggio di Shicang nel Songyang di DnA, il Tibet Namchabawa Visitor Centre di ZAO/standardarchitecture, il Jianamani Visitor Centre a Yushu in Tibet di Teamminus) sono “iniezioni” che generano effetti a catena, moltiplicatori e virali, come nell’agopuntura o nell’arte della guerra, secondo la ben nota strategia cinese dell’azione indiretta
LAGOONAL FOREST, ROOTS OF ECOTOURISM. Tesi di Master of Arts in Landscape Urbanism, Architectural Association School of Architecture, Londra
La laguna di Venezia nell’ultimo secolo ha perso metà del suo patrimonio barenale (le isole basse semiemerse tipiche dell’ecosistema lagunare). Dal 1993 esiste un piano di riqualificazione morfologica che spende ogni anno diverse milioni di euro per la ricostruzione artificiale di barene. Tra le principali cause della dispersione di sedimenti in mare c’è la pratica diffusa della pesca selvaggia con mezzi meccanici. Tale pratica non solo ha impoverito l’habitat lagunare ma ha anche messo in crisi l’economia ittica. Il progetto tenta di integrare su più registri scalari la fattibilità economica e sociale di un programma di recupero ambientale alla scala territoriale con la predisposizione di geometrie di colonizzazione alla scala prototipica. La scelta del sistema materiale delle palafitte - tecnologia povera e di bio-ingegneria adatta agli ambienti umidi variabili, adoperata per la costruzione di opere infrastrutturali ma anche per architetture di servizio ai pescatori - ha permesso di ideare un paesaggio artificiale di pali di legno che, in funzione della propria densità, si comportano come sistema di difesa dell’ecosistema lagunare dall’erosione e, allo stesso tempo, costituiscono le radici strutturali per lo sviluppo di attività ricreative e di un turismo ecologico. A partire da questo apparato di conoscenze, si sono così potute definire le strategie ambientali, le logiche di insediamento e soprattutto il fasaggio spazio-temporale dell’intera operazione
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