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    Giovanni Lanfredini : uomo d'affari e diplomatico nell'Italia del Quattrocento

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    Complice soprattutto l’appartenenza alla cerchia medicea, quello di Giovanni Lanfredini (1437-1490) è un nome che compare spesso in numerose pubblicazioni su Lorenzo il Magnifico e sulla Firenze del Rinascimento. La definizione con cui viene caratterizzato è solitamente quella di diplomatico, ma Lanfredini fu anche e prima di tutto un mercante-banchiere. La carriera di ambasciatore intesa in senso stretto occupò solo gli ultimi sei anni della sua vita, dal 1484 al 1490. Cercando di far emergere il lato meno noto di un rappresentante di un gruppo sociale «nuovo», molto attivo, ma destinato a rimanere in una posizione intermedia, la biografia tocca molte tematiche della storiografia attuale, dalle scelte politiche e strategie familiari alle alleanze matrimoniali, dal patronato alla committenza artistica. Parallelamente al legame coi Medici è emerso quello altrettanto fecondo con Ferrara e gli Este, con Venezia, con gli Sforza, con Ferrante d’Aragona e papa Innocenzo VIII. Rilevante è infine il rapporto con la cultura. Alcuni dei nomi cui Lanfredini scelse di legare il proprio sono quelli di Ficino, Poliziano, Luigi Pulci, Antonio Bonciani e Pico della Mirandola, Paolo Uccello, Zanobi Strozzi, i fratelli Antonio e Piero Pollaiolo, dei quali fu mecenate, e Sperandio da Mantova, che ne ha fissato le fattezze in un medaglione bronzeo

    Giannozzo Manetti commissario in campo: le istruzioni dei Dieci di Balia (agosto-novembre 1453)

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    L’attenzione rivolta di recente all’umanista Giannozzo Manetti ha suggerito di approfondire il ruolo che egli rivestì anche come commissario di guerra nei primi anni Cinquanta del ‘400, peraltro in una fase cruciale della sua vicenda personale. Insieme a Bernardo de’ Medici, il Manetti fu scelto dal governo di Firenze come rappresentante in campo nel sud della Toscana, nel periodo di conflitti che portarono alla pace di Lodi e alla formazione della Lega Italica. Attraverso le 61 missive e i documenti di corredo inerenti la missione, di cui si fornisce l’edizione critica in appendice, si è cercato di cogliere il senso della missione di Manetti e la funzione del commissario

    «El parlamento è finito». Ripresa e declino dell’istituto parlamentare nel Mezzogiorno aragonese

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    Nel corso del sec. XV la monarchia aragonese si configurò come una grande coordinazione di poteri diversi nell'area del Mediterraneo occidentale. L'articolo confronta le tradizioni parlamentari delle varie aree della dominazione. Rispetto agli studi precedenti il saggio si basa su un set documentario più ampio, soprattutto per quanto riguarda i parlamenti generali del regno di Napoli. I risultati mostrano una inconciliabile differenza con le varie tradizioni locali, che gli Aragonesi non seppero o non vollero rendere omogenee. During the 15th century, the Aragon monarchy oversaw various different seats of power in the western Mediterranean. This article compares the parliamentary traditions of the various areas within their dominion. With respect to previous articles on the topic, this study is based on a wider set of documents, especially concerning the Cortes in the Kingdom of Naples. This research reveals an unbridgeable gap between the various local traditions, which the Aragon monarchs were unable, or unwilling, to bring into line

    Il parlamento napoletano del 1484

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    Nel novembre del 1484, appena conclusa la guerra di Ferrara, il re di Napoli Ferrante I d'Aragona convocò un parlamento generale. Scopo dell'assemblea erano la riforma fiscale e quella giudiziaria. Collazionando le informazioni reperite nei dispacci degli ambasciatori fiorentino, estense e sforzesco, il saggio ricostruisce l'evento (appenna accennato in una cronaca locale coeva) sotto gli aspetti del contenuto e del cerimoniale e facendo ampio ricorso a brani inediti. Ne emerge il malcontento baronale, che sarà tra le cause della congiura scoppiata un anno dopo

    Costi della guerra e forze in campo nel secolo XV, tra verità storiografiche e manipolazione dell’informazione

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    How can we nowadays quantify the costs of a medieval war? There is no clear answer, because there are too many factors to count on and not all of them can be expressed in figures: the acquisition of men and animals, weapons and supplies; and, together with them, the costs of maintaining a whole host of commissioners, ambassadors, informers, spies... The credibility of the available numbers also plays against us: data on money handled, men, weapons or the fleet were often consciously manipulated by those who used them, according to their own interests. Thus, when it was intended to dissuade the enemy, the potential of the forces themselves tended to increase; while, in order to get aid from the Allies, the tendency was to reduce the value of the own army. In the wars of the first Renaissance, the powers in conflict used to fight with propaganda and information, so it was in the diplomatic arena that conflicts were often resolved. Until Charles VIII of France declared on Italy a real war: cruel, quick and without intermediaries
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