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Dalla “barbarie della riflessione ”alla “barbarie del senso”. Vico, la decadenza e il ritorno alle origini
Uno dei modi per riconsiderare la riflessione di Vico risiede nell’approfondimento del rapporto da lui scandagliato tra razionalità e barbarie. L’influenza della critica storica, non solo rivolta all’indagine delle Sacre scritture ma anche alla produzione mitica delle antiche civiltà, e il superamento di un paradigma “borioso” che vedeva nelle favole e nelle produzioni culturali primitive la testimonianza di una sapienza razionale antica, oppure la proiezione in un passato originario delle culture di nazioni moderne, veniva da Vico completamente ripensato. È solo attraverso questo ripensamento che il nesso tra barbarie e razionalità non si presenta più nei termini di una contrapposizione, bensì come una diade i cui elementi costitutivi si pongono in perenne comunicazione, con forme ed esiti che solo nel quadro della storia umana acquistano senso. La ragione permette all’umanità di uscire da uno stadio di barbarie, ma può anche determinarne il ritorno. Per questa ragione le idee di decadenza e ricorso assumono nel pensiero civile di Vico una indiscutibile centralità. Non a caso, i saggi raccolti in questo volume, tornano spesso a confrontarsi con un passo quanto mai cruciale della Conclusione della Scienza nuova dove Vico paventa, con una capacità di evocazione che sembra unire la dimensione filosofica a quella poetica, la possibilità sempre latente del ritorno alla barbarie della civiltà europea, proprio quando essa si persuade di aver raggiunto il vertice della civiltà e del progresso scientifico. Il senso dell’eredità di Vico consiste anche in questo grave ammonimento contro la “boria” dei moderni
Polis e polemos. Giambattista Vico e il pensiero politico
Giambattista Vico nella Scienza nuova legava polis e polemos con un’etimologia tanto
infondata quanto rivelativa del suo pensiero. La sua intenzione era quella di spiegare
quanto la città e la politica fossero radicate nel concetto di conflitto civile e di guerra
fra i popoli. La storia non era, per Vico, il lineare e progressivo evolversi delle vicende
umane distese in un orizzonte pacifico, ma in essa si sprigionava la dura contesa fra
le parti di una città di cui exemplum era la lotta fra patrizi e plebei nella Roma antica.
La polis diventava, nella sua prospettiva, un’ardua conquista, come dimostrava la
vita errabonda e ferina dei bestioni primitivi, “fermata” e “formata” dal tuono divino
che li emancipava, stimolando il loro conatus razionale, dal dominio insensato di passioni violente e incontrollate, propiziando la nascita delle prime comunità civili
Vico e le arti della dissimulazione
Nel saggio si esamina il rapporto ricco e multiverso che il pensiero di Giambattista Vico instaura con la trattatistica prudenziale seicentesca e in particolare con la categoria di dissimulazione
"Un ultimo civil malore". Un esito distopico per la Scienza nuova?
Nel contributo si prendono in esame le idee di Vico sulla barbarie della riflessione e sul rapporto tra razionalità e agire sociale. In particolare, il saggio intende costituire una indagine sul contributo vichiano all'idea di decadenza. Quest'ultimo concetto si distingue da quello di ricorso storico che presuppone una dinamica storica più ampia e articolata
Scarpato, G., Omero e la "letteratura anti-scritturale". Note su cultura e popolo tra Vico e Leopardi
Leopardi read Vico’s Scienza Nova in 1828, as a research source for interpreting Homer’s poems. Influenced by Vico as much as by Wolf, Leopardi elaborated on the idea of a peculiar approach to poetry held by the Ancient Greek. Such approach was characterised, for him, by the usage of publingly reading poems to the whole population. According to Leopardi, such a close relationship between poetry and community - which the literature of his times has completely lost - clearly manifests itself in the stories that the poems of that age narrated, and made poetry contribute to the building of national identities. Homer's Iliad, for Leopardi, was part of such a context. Leopardi seems to share, therefore, Vico's idea that the Iliad was a national poem in the sense indicated above. A less expected consonance between the two authors can also be noticed: both saw traces of that ancient world’s oral culture in Naples’ popular culture of their times
Introduzione a "Polis e Polemos. Giambattista Vico e il pensiero politico"
Si tratta di una breve introduzione che i due curatori hanno fatto precedere agli interventi che compongono il volume sul rapporto tra Vico e il pensiero politico. Il testo propone una breve rassegna storiografica sull'argomento
La dimensione territoriale dello sviluppo tra competitività e sostenibilità
Il capitolo presenta una rassegna della letteratura che offre importanti spunti di riflessione sul ruolo strategico che sta assumendo la dimensione territoriale dello sviluppo nell’attuale contesto di competizione globale. Inoltre, evidenzia come i mutamenti dell’economia mondiale hanno modificato anche le fonti del vantaggio competitivo e intensificato la complessità delle relazioni che caratterizzano un territorio. Nella prospettiva delineata, i sistemi territoriali sono al centro della competitizione globale e si trovano a dover fronteggiare la sfida di uno sviluppo competitivo ma sostenibile
Competitività territoriale sostenibile e agroalimentare: l'approccio alla "qualità di sistema"
Il capitolo, alla luce della centralità che stanno assumendo i sistemi territoriali nel contesto della globalizzazione, si interroga su quello che può essere il contributo del settore agro-alimentare ad una strategia di sviluppo competitivo sostenibile. Pertanto, il capitolo fornisce la chiave di lettura di tutto il volume, poiché introduce e spiega le variabili “peculiari”, che consentono di puntare ad una competitività “sostenibile” di un territorio. Inoltre, dopo aver analizzato lo scenario di riferimento e le possibili opzioni strategiche, propone come possibile strategia di sviluppo dell’intero comparto agroali-mentare un approccio orientato alla “qualità di sistema” e ne illustra le determinanti che ne consentono la realizzazione
Il fattore conoscenza: leva per lo sviluppo dell’agroalimentare
Il capitolo evidenzia come la conoscenza rappresenti un elemento strategico fortemente innovativo per lo sviluppo di un sistema paese che desideri riposizionare l’agroalimentare come fattore trainante della sua economia e come leva per la sostenibilità del suo territorio. Tale fattore, infatti, permette di costruire proprio sul territorio un sistema dinamico di ricerca, innovazione, formazione ed informazione, costantemente alimentato da una pluralità di saperi ed arricchito dal confronto di esperienze conoscitive. In tale prospettiva, la Politica Agricola Comunitaria può apportare un contributo fonda-mentale alla costruzione di un sistema integrato della conoscenza attraverso un impegno finanziario fortemente calibrato sulle esigenze di innovazione e ricerca, di formazione e di promozione della cono-scenza
Palmiro Togliatti, Benedetto Croce e la Scienza nuova. Una polemica con Fausto Nicolini in tre corsivi per «Rinascita»
Palmiro Togliatti, Benedetto Croce and the Scienza nuova. A controversy with Fausto Nicolini in three commentaries for «Rinascita».This paper explores a controversy flared in 1953 between the Italian communist leader Palmiro Togliatti and the historian Fausto Nicolini. The former challenged the claim – supported by Nicolini – that Soviet Russian scholars considered Vico as a precursor of Marxism, defending nevertheless the legitimacy of Marxist readings of the Scienza nuova. Indirectly, this debate touched the intellectual legacy of Benedetto Croce, whose philosophy – according to Togliatti – had taken since the 1930s an “apocalyptic turn”, insisting on the threat posed by Communism to European civilization and its persistence
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