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    De magia naturali-Theses de magia

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    BASSI S., E. SCAPPARONE, N. TIRINNANZI. (2000). Le opere magiche di Giordano Bruno. (pp. XI-1600). Si tratta dell'edizione critica in latino, corredata da traduzione italiana e commento, di De magia mathematica, De magia naturali, Theses de magia, De vinculis in genere, Medicina Lulliana, De rerum principiis, Lampas triginta statuarum di Giordano Bruno. Simonetta Bassi ha curato le pp. XLV-LXIII, 159-412

    "Efficacissimus Dei filius". Sul Cristo mago di Bruno

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    Il lavoro ripercorre le tappe e le articolazioni della polemica condotta da Giordano Bruno contro la figura storica e teologica di Cristo, soffermandosi con particolare attenzione sui testi bruniani nei quali, sia pure con varietà di accenti, trova spazio e senso il richiamo ai poteri magici di Cristo: il Sigillus sigillorum, lo Spaccio della bestia trionfante e gli scritti magici degli ultimi anni

    Bruno e i "munera Lulliani ingenii". Appunti per una rilettura

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    Il rapporto tra Giordano Bruno e Raimondo Lullo costituisce certo una questione di indiscutibile complessità, ma anche una prospettiva molto feconda e molto precoce di interpretazione della «Nolana filosofia», così come, sul piano storiografico, un terreno di costante confronto per gli studiosi. A partire dall’analisi di una testimonianza finora sconosciuta sulle lezioni di logica lulliana tenute da Bruno a Wittenberg tra il 1586 e il 1588, individuata in un volume custodito dalla Biblioteka Uniwersytecka di Wrocław, il saggio si interroga sui caratteri della ricezione presso i contemporanei, soprattutto in area riformata, di un insegnamento, di un’attività di commento e di un percorso editoriale costantemente ispirato all’esibito proposito di accostarsi all’«ars Raymundi» non certo con il limitato intento di illustrarla o compendiarla, ma con l’ambizione di portarla ‘dentro’ la propria concezione filosofica e di farla reagire con le sue diverse componenti (prima fra tutte, la mnemotecnica), restituendola poi in forme potenziate e ormai «condotte a compimento». Nella seconda parte del lavoro vengono poi ripercorsi e tratteggiati i caratteri e i passaggi fondamentali dell’interpretazione del lullismo di Bruno fra Settecento e Novecento, riservando particolare attenzione al nesso fra ars lulliana e metafisica bruniana istituito da Hegel; ai motivi che fondano la lettura fortemente riduttiva di Felice Tocco; alle prospettive originali e innovative aperte dalle analisi di Frances Yates, e soprattutto di Paolo Rossi, sulla «logica fantastica» del Nolano

    Jean Bodin e la 'felicità futura': salvezza e immortalità nel Colloquium Heptaplomeres

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    Il saggio prende in esame i caratteri e il rilievo filosofico-religioso delle nozioni di ‘felicità terrena’ e ‘felicità futura’ nel pensiero di Jean Bodin. In particolare, è intorno al nodo concettuale della ‘felicità futura’ che si addensano alcuni dei temi fondamentali della riflessione etica e religiosa del pensatore angevino, affrontate secondo angolazioni diverse anche in altre opere, e destinate a suscitare già nei lettori (e censori) contemporanei gravi perplessità intorno alla sua ortodossia. In questo saggio il motivo della ‘felicità futura’ viene analizzato facendo riferimento sia alle prospettive escatologiche annidate nella riflessione di Bodin e nella sua idea di ciclicità della storia, sia al grande tema cinquecentesco della ‘retribuzione’ divina. Intrecciando le tesi del Colloquium Heptaplomeres con quelle di un’altra, e contemporanea, opera di Bodin, il Paradoxon, il lavoro sottolinea come la posizione bodiniana riguardo la salvezza oscilli tra la necessità di salvaguardare il sistema della giustizia retributiva universale e il dubbio costante circa la ‘sproporzione’ tra peccato (come ogni altra realtà creaturale, sempre necessariamente finito) e la prospettiva infinita di una pena eterna

    Umanesimo e Rinascimento

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    Profilo del pensiero filosofico del '400 e del '500, inserito in un manuale di storia della filosofia generale destinato agli studenti della scuola media superiore. Queste le articolazioni del capitolo: 1. I caratteri dell'Umanesimo; 2. Dall'Italia all'Europa: la diffusione dell'Umanesimo; 3. Il nuovo platonismo; 4. La filosofia della natura fra magia e scienza; 5. La crisi religiosa: Riforma protestante e Controriforma; 6. L'uomo nell'infinito: Giordano Bruno; 7. Tra realismo e utopia: la riflessione politica

    Bernardino Telesio

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    Una presentazione generale del pensiero di Bernardino Telesio, con particolare attenzione per la dimensione innovatrice della sua filosofia naturale e morale, i suoi rapporti con la tradizione antica, la diffusione e fortuna delle sue dottrine nella scena culturale e scientifica tra tardo '500 e '600

    «Une religion politique»? Giordano Bruno e Jacopo Corbinelli: frammenti di un dialogo

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    Il nesso Jacopo Corbinelli / Giordano Bruno costituisce uno dei lasciti della ricca eredità trasmessa da Frances Yates agli studiosi del Nolano e della cultura europea di fine ’500: è stata infatti la studiosa inglese a individuare in un gruppo di lettere inviate da Corbinelli a Gian Vincenzo Pinelli fra il febbraio e l’agosto 1586 una serie di riferimenti a Bruno, significativamente intrecciati a notizie e commenti di carattere squisitamente politico. Si tratta di documenti tuttora preziosi per illuminare con maggior precisione alcuni momenti e snodi del secondo, turbolento soggiorno del filosofo in una Parigi ormai pesantemente condizionata dalle rinnovate fortune del partito dei Ligueurs. La familiarità e l’apprezzamento che Corbinelli manifesta in queste lettere nei confronti di Bruno aprono interrogativi interessanti sulla natura effettiva dei rapporti fra i due intellettuali, sulle possibili sintonie di ordine culturale, sulle comuni valutazioni di carattere politico – su quale, in una parola, potesse essere per loro un terreno condiviso di discussione e di confronto. A partire da queste considerazioni, il saggio cerca di mettere in luce alcune possibili linee di dialogo, sullo sfondo della difficile situazione politica parigina, sottolineando in modo particolare il peso rivestito, in entrambi gli autori, dalla riflessione su caratteri, obiettivi e ruolo storico della ‘monarchia di Francia’

    Telesio in volgare: fisionomia di una traduzione coeva del De rerum natura

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    Il saggio è dedicato all’analisi del volgarizzamento del De rerum natura nell’edizione 1570, compiuto nel 1573 dall’accademico fiorentino Francesco Martelli, e rimasto manoscritto fino alla fine dell’Ottocento. La prima parte del lavoro prende in esame le circostanze biografiche e culturali che hanno reso possibile questo progetto di traduzione, illustrando, ad un tempo, le interessanti varianti testuali che essa esibisce. La seconda parte prende spunto da alcune considerazioni presenti nell’Avvertenza al lettore per analizzare lo stile e le scelte lessicali esibiti nel volgarizzamento. Mantenendosi fedele a un'impostazione assai diversa da quella scelta da Sertorio Quattromani per il suo Ristretto del 1589, Martelli opta per una strategia di piena adesione – con ampio ricorso alla tecnica del puro ‘calco’ linguistico – sia al lessico che al complesso e accidentato periodare telesiano. D’altro canto, la sua insistenza sul primato dell’intelligibilità sull’eleganza, sul nesso nuovi argomenti/nuova lingua sembra rimandare all’esperienza stessa dell’Accademia Fiorentina e alle riflessioni teoriche dei decenni precedenti sulla possibilità, o il dovere, della lingua toscana di cimentarsi anche con argomenti di natura scientifica e filosofica
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