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Avvio della raccolta differenziata: studio preliminare di un campione
La ricerca che esponiamo è parte di uno studio più ampio ancora in corso svolto in un Parco condominiale della Città di Afragola, nell’ area nord di Napoli, Parco scelto dalla amministrazione comunale in un progetto sperimentale di avvio della raccolta differenziata porta a porta. Lo studio che presentiamo è un pre-test, effettuato allo scopo generale di ottenere una fotografia di alcune variabili psicosociali alla base del comportamento ecologico, in particolare legato al consumo critico e alla separazione dei rifiuti. I primi dati che saranno esposti, relativi al pre-test, già danno informazioni rilevanti e dal punto di vista descrittivo e da quello correlazionale, consentendoci di cogliere relazioni esistenti tra i costrutti pensati.
Nello studio del comportamento ecologico, il framework più comune è quello della Teoria del Comportamento Pianificato di Ajzen (1991), in cui l’intenzione, che risulta la variabile più fortemente correlata al comportamento, assume un ruolo di mediazione tra i valori, le norme soggettive, l’atteggiamento, la conoscenza da un lato ed il comportamento dall’altro. In questo modello è stato studiato anche il ruolo del controllo percepito, ovvero del controllo che si pensa di avere sul comportamento in questione. Sulla relazione tra controllo e comportamento, i risultati finora raccolti sono stati discordanti (Grob, 1995; Oskamp et al., 1991; Auhagen & Neuberger, 1994).
Obiettivi
In questa prima fase della ricerca lo scopo è di chiarire in particolare la relazione tra controllo percepito sul comportamento (Carrus, Passafaro, Bonnes, 2009), efficacia del proprio contributo personale alla soluzione del problema (efficacia di coping) e comportamento ecologico, introducendo altre variabili che a nostro avviso possono essere fondamentali nel caso campano, come osservato da Pellegrino et al.( 2009), ovvero la sfiducia nelle Istituzioni (cinismo) e nei cittadini rispetto alla possibilità di mettere in atto lo specifico comportamento ecologico in questione e la percezione del rischio da discariche, visti gli elevati livelli di contaminazione (Iovine, 2008).
Ipotesi
1) Se nella letteratura il rischio è stato correlato al controllo percepito sull’ambiente e sul rischio stesso, noi ipotizziamo che esso sia correlato al controllo percepito specifico sul comportamento che può avere come effetto la riduzione del rischio stesso. Ovvero ipotizziamo che più sia possibile controllare il comportamento, ovvero la raccolta differenziata, vissuta come soluzione al problema, più si possa percepire il pericolo come controllabile, e quindi meno rischioso. In altre parole, una maggiore padronanza sulla soluzione del problema rifiuti, si dovrebbe accompagnare ad una minore percezione del rischio.
2) L’intenzione ipotizziamo sia correlata negativamente al controllo percepito comportamentale.
3) Prevediamo che il comportamento ecologico sia correlato positivamente all’intenzione, che sappiamo dalla teoria del comportamento pianificato essere uno dei migliori predittori del comportamento.
4) Prevediamo che esista una correlazione negativa tra sfiducia nei cittadini, cinismo ed intenzione o comportamento ecologico. Pensiamo che il comportamento, e l’intenzione quale suo predittore, siano correlati alla sfiducia e al cinismo, nel senso che più si ha sfiducia nei cittadini ed un atteggiamento sfavorevole ai politici, meno si avrà intenzione di fare la raccolta differenziata e meno si sta già adottando un comportamento ecologico di consumo critico, di riciclo e di informazione ambientale.
5) Prevediamo inoltre che l’efficacia di coping, ovvero la percezione dell’efficacia del comportamento della raccolta differenziata per la soluzione del problema rifiuti, sia correlato anch’esso negativamente alla sfiducia e al cinismo, oltre che al comportamento ecologico.
Rispetto alle ipotesi da noi formulate, sono verificate solo in parte la quinta, totalmente la prima e la seconda. Secondo la prima ipotesi, si potrebbe dire che aumentando la percezione delle difficoltà nell’adozione di un comportamento che potrebbe risolvere il problema, diminuisce la possibilità di controllare il rischio derivante, e quindi la sua percezione del rischio aumenta. Tale interpretazione è in linea con una data letteratura che vede nella non controllabilità del rischio, l’intensificazione della sua percezione. Il controllo percepito , come era intuibile, è correlato negativamente all’intenzione alla raccolta differenziata, confermando la nostra seconda ipotesi. Ciò che non era stato previsto, è che l’intenzione fosse correlata solo alla percezione di difficoltà, ed il comportamento ecologico solo alla conoscenza soggettiva. Rispetto alla quinta ipotesi, emerge che più c’è sfiducia nei cittadini, nel fatto che essi facciano a loro volta la raccolta differenziata, meno si crede che fare singolarmente la differenziata possa avere un peso nella soluzione del problema. Questo risultato porta a considerare come la dimensione dell’efficacia del comportamento individuale, che può rientrare a pieno titolo nei criteri della responsabilità, dipendi fondamentalmente da quanta fiducia sociale esiste, da quanto ci si percepisce soli o si percepisce che gli altri facciano lo stesso, e tale percezione è legata a sua volta a quanto si percepisce la politica vicina o lontana al proprio vantaggio e a quella della comunità (come spiega la correlazione tra sfiducia nei cittadini e cinismo)
Una ricerca che responsabilizza all’azione politica: cittadinanza attiva nel comune di Portici
La ricerca che proponiamo è nata dall’esigenza di sperimentare uno strumento di ascolto e consultazione dei cittadini campani, in particolare del comune di Portici, e condividere insieme ad essi un metodo, che può diventare una buona prassi per aumentare il coinvolgimento dei cittadini nella cosa pubblica. Dalla letteratura presente sul tema “partecipazione” (Mannarini, 2008) e dall’osservazione empirica, riscontriamo quanto sia difficile che essa risulti in una pratica quotidiana, evitando effetti paradossali della stessa quali caoticità, conflittualità non adeguatamente gestite e risolte, o non scivoli in un mero discorso retorico. Lo scopo generale dello studio è stato così aumentare il senso di convivenza nella comunità offrendo maggiori occasioni di aggregazione e di partecipazione alla vita comunitaria, ed aumentare nel contempo il senso di responsabilità civica attraverso un coinvolgimento diretto nella presa di decisioni che riguardano l’interesse della comunità. Gli obiettivi specifici sono stati l’analisi dei bisogni territoriali e la verifica di un metodo di ricerca-azione. I partecipanti coinvolti sono stati 463 cittadini del comune di Portici. Ad essi è stato somministrato un questionario ideato ad hoc. Il metodo di somministrazione e poi di restituzione dei risultati è stato pensato nell’ottica sempre di promuovere responsabilizzazione. Pertanto sono stati utilizzati come centri di contatto con i cittadini i vari gazebo informativi posti nei luoghi di maggiore affluenza della popolazione, i negozi più conosciuti, gli esercizi commerciali tra i più frequentati della città (bar, pizzerie, ristoranti). I questionari erano accompagnati da un opuscolo che spiegava le finalità del progetto e le modalità di compilazione. I cittadini erano invitati a restituirli in apposite cassette da noi costruite, ben evidenti nei vari punti di contatto, e quindi essi sono stati responsabilizzati rispetto alla restituzione degli stessi. Il questionario utilizzato era composto da una scheda socio-anagrafica e da cinque aree, relative ognuna ad una problematica di interesse collettivo. Le aree erano: viabilità e parcheggi, pulizia e bellezza (architettonica e paesaggistica), trasparenza e legalità, sviluppo sostenibile della città, beni comuni (es. acqua). Ogni area era composta da cinque possibile soluzioni, a cui i cittadini dovevano attribuire un punteggio rispetto al livello di importanza su una scala autoancorante da 0 (Per niente importante) a 5 (Moltissimo importante). La consegna era pensata per stimolare la riflessione in merito alle scelte politiche che come cittadino ognuno avrebbe suggerito all’amministratore. A conclusione del percorso di contatto e raccolta dei questionari, i cittadini hanno partecipato ad un incontro pubblico con il sindaco, in cui sono stati restituiti i risultati della ricerca, divenuti materiale di discussione ed alcune soluzioni proposte come prioritarie dai cittadini sono divenute impegni pubblici del sindaco nella sua agenda politica. Dei risultati descrittivi emersi, saranno discussi i livelli di importanza attribuiti dai cittadini alle varie macroaree esaminate, così come le soluzioni ai problemi, da questi scelte come prioritarie. Dai risultati è stato possibile dare un’interpretazione sul livello di sensibilità dei partecipanti rispetto alle questioni sollevate, ed avviare una riflessione su come questa pratica possa diventare una azione sistematica nel coinvolgimento dei cittadini nella politica istituzionale ai fini della consultazione nei processi decisionali
“TERRA DEI FUOCHI”: PERCEZIONE DEI RISCHI E PARTECIPAZIONE
Introduzione
Il problema della contaminazione nelle aree in prossimità dei siti di smaltimento lecito ed illecito di rifiuti in Campania sembra produrre già i suoi effetti nefasti sulla salute (Senior et al., 2004), ma non si conoscono tutt'oggi gli effetti psicosociali sulla comunità. A partire dalle ricerche sulle comunità contaminate e dalla teoria della “Environmental Turbolence”di Edelstein (2002), abbiamo desunto delle categorie di analisi di questi effetti, individuando come particolarmente rilevanti il livello di percezione del rischio e l'evoluzione delle risposte “enabling” della comunità, ovvero della reazione spontanea di alcune organizzazioni informali di cittadini che promuovono empowerment e partecipazione attraverso il definirsi come rete di supporto sociale.
Obiettivi
Lo studio esplorativo che proponiamo si inquadra in un progetto più ampio ed ha avuto l’obiettivo di indagare la partecipazione della comunità, in particolare nella forma della protesta contro le discariche legali ed illegali, dal punto di vista delle potenzialità e dei vincoli dati dal contesto territoriale (Klandermans,1997; Mannarini, 2004), e le sue connessioni alla percezione del rischio. Il contesto scelto è stato quello di una città della provincia di Napoli, Giugliano, città compresa nella “Terra dei fuochi”, cosiddetta per l'alta frequenza di roghi di rifiuti e particolarmente toccata dal danno ambientale anche per la presenza di numerose discariche e siti di stoccaggio.
Metodo
Sono stati contattati 15 key people della comunità (referenti politici, parroci, presidi, referenti delle associazioni, dei comitati di protesta e di organizzazioni informali nate via web).
Gli strumenti adottati sono stati l'analisi del territorio e le interviste individuali semistrutturate.
Risultati
Dai primi risultati dell'analisi qualitativa dei testi, effettuata tramite l’approccio Grounded Theory (Strauss & Corbin, 1990), sono emerse diverse categorie concettuali.
La partecipazione è ostacolata da una negazione del rischio, da uno scarso livello di coesione ed identificazione collettiva all'interno delle diverse tipologie di gruppi proponenti e della comunità. Vincoli del territorio sono diversi, tra cui l'ampia superficie e la mancanza di infrastrutture che impedisce l'integrazione dei vecchi e nuovi residenti.
Altro ostacolo è il rapporto con le Istituzioni che appare caratterizzato da reciproca sfiducia: le associazioni si sentono motivate da un senso di ingiustizia relazionale (Tyler,1994), tradite delle promesse non realizzate.
Conclusioni
Sono identificati limiti e punti di forza della protesta locale, che sembrano caratterizzarsi per alcuni aspetti in modo differente dai casi presenti in letteratura dei movimenti LULU (Mannarini et al.,2009). Indicazioni utili sono emerse per l'avvio di un percorso di azione sociale nella comunità
Investigating the intention to reduce palm oil consumption
Palm oil is well known to be a versatile and multi-purpose vegetable oil with products ranging from food to cosmetics and fuel, yet there are a lot of concerns surrounding its production and consumption. As a matter of fact, since the nineties a debate has flourished about the possible negative effects of the accelerated growth of palm oil production and consumption, and three types of risks have been identified by the researches: environmental, health and social risks. Several contributions have underlined the destruction of rainforests in Indonesia and Malaysia, the negative social impacts of palm oil production due to, labour abuses and gender discrimination, and finally, the health impact of palm oil. The present paper has studied this complex issue from a consumer point of view analysing the effect of two kinds of factors on consumers' intention to reduce the consumption of food products containing palm oil. By means of a regression model, the study explored the influences of objective factors, already identified by researchers as influential in relation to novel food consumption, green and ethical consumerism, and controversial products. Similarly, also the effect of individual beliefs, which are psychological latent variables have been considered, namely the effects of palm oil consumption on human health; the effect of palm oil consumption on the environment and, finally, the effect in term of social inequalities. Results suggest that consumers are almost concerned by the negative consequences that consuming palm oil could determine for one’s own health and environment, whereas they are less concerned about the possible social negative consequences. Moreover, the study adds new empirical evidences about the role of egoistic vs. altruistic motivations in green consumerism and sustainable food consumption
Progettazione partecipata e sinergie istituzionali: riflessioni a margine di una ricerca sull’uso della 328/00 nella provincia di Caserta
Nell’azione di progettazione partecipata il processo di interdipendenza (Lewin, 1951) tra i soggetti e i diversi livelli di contesto (Bronfenbrenner, 1979) crea la possibilità di gestione, organizzazione e trasformazione dell’agire sociale. Tale percorso assume rilievo nelle linee guida della legge 328/00, inducendo una riflessione sui fattori che intervengono nel percorso di azione associativa e delle politiche sociali locali. La l. 328/00 e il decreto regionale in Campania (L.11/07), hanno infatti prodotto infrastrutturazione di servizi ed interventi, trasferimento di risorse, innovazione della concertazione con le moderne sinergie istituzionali. Le associazioni di volontariato (OdV) hanno la potenzialità di elaborare una risposta efficace ai bisogni emergenti nelle comunità territoriali attraverso una consapevole interazione tra fattori soggettivi ed oggettivi che appartengono ai diversi contesti di riferimento (Prillentesky 2006).
Il presente contributo ha l’obiettivo di esplorare le dimensioni che promuovono od ostacolano percorsi di progettazione partecipata. Nello specifico la finalità è discutere i punti salienti di uno studio svolto nella provincia di Caserta promosso dal Centro di Servizi del Volontariato Asso.Vo.Ce per rilevare le criticità strutturali del modello di welfare campano e comprendere la relazione tra rappresentazione della comunità associativa, del coordinamento (Uffici di Piano o UdP) ed il contesto di appartenenza. Tale relazione risulta significativa nella promozione di azioni di programmazione partecipata e nella formulazione di risposte ai bisogni della comunità territoriale. Hanno partecipato alla ricerca i referenti delle associazioni di volontariato, 108 in totale, e i coordinatori degli Uffici di Piano (7 di cui uno per ogni ambito). Lo strumento utilizzato è stato un questionario strutturato in domande chiuse ed aperte, che comprendeva sia items di sistema per la valutazione sia a livello regionale che a livello dell’Ambito Territoriale di alcune variabili del modello di welfare, sia items rivolti ad indagare la scelta delle tipologie di servizi per ogni area di priorità, il dialogo con gli Enti pubblici, le linee di attività delle Odv. I risultati evidenziano una discordanza tra il giudizio negativo del volontariato e quello positivo degli Udp rispetto al livello di innovazione concreta raggiunto dalla legge, all’efficacia del coordinamento politico, tecnico e alla programmazione partecipata. Tra i fattori che influiscono sulla programmazione spicca il clientelismo politico. E’ possibile osservare, tuttavia, segni di una processualità nel cambiamento indotto dall’attuazione della l. 328/00, nel riconoscimento dell’impatto positivo di fattori come la sinergia politica e l’importanza della legge regionale, del fondo sociale e della triennalità dei piani sociali. Dall’analisi dei dati, emerge che la percezione delle associazioni di essere relegate da un certo contesto sociale e politico, ai margini del potere decisionale e dell’espressione delle proprie potenzialità, sembra favorire percorsi di assistenzialismo, di non progettazione partecipata, ma di impegno finalizzato a rispondere a situazioni emergenziali con un parallelo incremento della sfiducia nei confronti degli organi di governo locale. In tale percorso si inscrive la possibilità per le associazioni di volontariato e gli Udp di divenire contesti promotori di cambiamento attraverso nuove azioni di progettazione
Costruire percorsi di partecipazione civica. L’esperienza in un Comune di Napoli.
Il presente lavoro propone una riflessione sulle fasi di sviluppo di un processo di partecipazione attraverso l’esperienza svolta in un Comune della Provincia di Napoli.
Per partecipazione, intendiamo l’azione che: «Mira al raggiungimento di uno scopo di interesse collettivo per una comunità e a trasformare i rapporti verticali e le decisioni imperative in rapporti orizzontali e decisioni consensuali» (Ceri, 1996, p. 511). Essa è quindi la forma in cui la convivenza responsabile può esprimersi, attraverso il riconoscimento delle diversità tra i soggetti ed i punti di vista da loro espressi, così come è nell’ideale di una democrazia liberale. Le associazioni, i movimenti, le reti organizzative più o meno strutturate, creano occasioni e stimoli per coinvolgere anche parte della popolazione con meno risorse e più lontani dalla politica, e per offrire occasioni che rendano la partecipazione una realtà visibile. Nel caso specifico dei rapporti con le istituzioni politiche, è possibile che tali organismi si facciano promotori di esperienze partecipative “dal basso”. Le forme che questa partecipazione può assumere variano dalla mera consultazione, fino alla costruzione di un percorso deliberativo con la creazione di arene, in cui gli attori hanno potere decisionale; forma quest’ultima che favorirebbe un livello maggiore di empowerment (Zimmerman, 1999).
Il raggiungimento di una forma di partecipazione “forte” (Gallino, 1988), rinsalderebbe la motivazione nei partecipanti, creerebbe maggiore fiducia politica, aumenterebbe il livello di soddisfazione emotiva, la consapevolezza dei processi democratici (Ikeda, Kobayashi e Hoshimoto, 2008), l’interesse collettivo e svilupperebbe il civismo (Mannarini, 2009). Questo processo costruirebbe quella che viene definita democrazia riflessiva (Pellizzoni, 2008) in cui le istituzioni riescono a riconoscere i limiti del proprio sapere, riflettono sui processi che lo hanno determinato, individuando il modo per superarlo e trasformarlo con l’ausilio della società civile (Beck, Giddens e Lash, 1994). In tal senso il costrutto di riflessività sembra accomunare all’agire politico all’agire del ricercatore (Arcidiacono e Procentese, 2010; Procentese e Di Napoli, 2010).
Il lavoro di promozione della partecipazione nel Comune di Portici, in provincia di Napoli, nasce da una richiesta del Movimento cinque stelle, un gruppo socio-politico radicato nel contesto locale da circa due anni, formulata alla cattedra di Metodologie della ricerca in Psicologia di Comunità dell’Università degli Studi di Napoli Federico II..
La domanda posta dagli attivisti è stata quella di promuovere la partecipazione politica dei cittadini, in termini di contributo di idee ed azioni sui temi di interesse collettivo. Tale richiesta si iscriveva anche nello scopo generale perseguito dal Movimento, ossia quello di porsi come naturale strumento di mediazione tra cittadini e istituzione con forme di partecipazione e di controllo di realizzazione delle proposte. A partire da tale richiesta, obiettivo del lavoro svolto è stato promuovere un processo partecipativo, ancora in corso, di cui verranno evidenziate alcune fasi principali e le relative riflessioni in merito
Protest Against Waste Contamination in the ‘Land of Fires’: Psychological Antecedents for Activists and Non-activists
The ‘Land of Fires’ is a district in Italy characterized by illegal waste disposal, waste burning, and citizen protests over contamination. This study investigates the relevance of several psycho-social factors that predict citizens' intention to protest, taking into account different research traditions. In addition, we hypothesize the effect of protest antecedents to be moderated by past participation behaviour (i.e. the level of activism). Hence, our study is a first attempt to explore the effect of protest antecedents as a function of the individual level of activism through a cross-sectional survey study (N = 306). The results show significant effects of collective identity, sense of injustice, costs of protest, and perceived risk (cognitive dimension) on intention to protest. The effects of collective efficacy and perceived risk (affective dimension) are moderated by participants' level of activism, and these effects are significant only for non-activists. The relevance of this new approach is discussed, as well as practical implications and possible further developments. Copyright © 2016 John Wiley & Sons, Ltd
What drives recycling behavior? The role of social trust, perceived risk, and self-efficacy
The antecedents of the ecological recycling behavior (ERB) have been intensively studied in previous research, yet there is still a lack of knowledge on several ERB-related topics. The current study aims to contribute to the scientific understanding of those under-studied factors, and their relationships as well. The influence of social trust toward institutions and fellow citizens was estimated. The effect of risk perception was also assessed, distinguishing the perceived risks for three target—self, environment, economy—and estimating whether it impacts on ERB. In addition, the role of subjective knowledge, information seeking and coping self-efficacy was explored. The study was carried out in a social context characterized by a serious waste crisis. Results show that perceived risk for the self is the main antecedent of ERB. Environmental risk perception, self-efficacy, distrust toward politics, and information seeking also influence that environmental responsible behaviour. In addition, the effect of perceived risk for the self is qualified by its interaction with participants’ self-efficacy: for participants with low efficacy, self-risk perception exerts a negative effect on ERB, whereas in the high efficacy condition, the higher the self-risk perception, the higher the ERB. Results and limitation of the study, together with practical recommendation which emerged from the empirical evidences, are discussed in the paper
Groups participation and action in a local context
This work pertains to the research about young participation to community life. According to preview literature, participation is been often defined as collective action, whose purpose is to improve social status, power and influence of a whole group, rather than few people (Tajfel & Turner, 1978). Participation is very close to the concept of empowerment, being its determinant but also its effect. Participation often brings about an increase of psychological empowerment, because people become trustful to have a collective influence (Zimmermann, 1990). Thanks to organizations, those are intermediate facilities among citizens and institutions; it's possible to gain role patterns and skill to influence social environment, those are impossible to gain by oneself. Besides participation promotes the awareness of interdependence among individuals, that encourages a virtuose circle of belonging to more inclusive groups. So the collective choice should be strengthened, as long as wider and superordinate collectivities come to replace the preview ones. One of the expressions of participation is emotional climate that concerns the relationship inside a group, and between the in-group and the out-group. Emotional climate is defined as the foremost emotional state that is quite steady during the time, and characterizes a social context, relating to underneath political and social functioning (de Rivera, 1992). Emotional climate, according to participants' tale, provides us an idea of the type of group, and the type of identification. Instead the emotional climates in the meetings with other groups, the trustful relationships, give us information about inclusiveness of the groups, and their flexible boundaries. In an unsafely climate, where distrust in the other individuals is widespread, a competitive attitude is more likely than a cooperative one, preventing a supportive interdependence. The civic and political organizations, even though they are unofficial, deserve to provide citizens with a useful way to overcome individualistic logic and to strive for collectivism. They allow them to cope with individual costs thanks to identification's experience, in both cognitive and emotional dimension. While chances to socialize with a group increase, the identification is promoted, so that the individual benefit becomes more and more similar to a collective, and the own ideals to the group (De Cremer et al., 2008). The social change becomes a principal objective, an ideal more and more internalized by active members of the group. On the other side, to be involved in group activities, even though the group has officially political and social objectives, doesn't mean necessarily to be included in an wider community, and doesn't entail a representation of an own group as a flowing and opened system. The paradoxal effects of participation are noticed as disempowerment (Rich et al., 1995), the suppression of minorities, inconsistent and undemocratic decisions making process, and the increase of chaos and conflicts. These effects are partially determined by in-group bias, those are well-known by the social psychology.The aim of this research was the exploration of reciprocal dynamics among local context, in an Italian city (Naples). In these dynamics, we include participation climate and individual empowerment in young people who are involved in different social groups.
In particular, the aim was to explore the relationship between participants and groups, and how they promote their collective action in that community. For this purpose we considered the experiences in the group, the skills developed and their use in the local community.
The participants were 45 young people with an average age of 23.30 years (range 18- 25 years). They live in Naples and in its surrounding province. 70% are university students and 30% of them are workers, 50% women and the remaining men. We used a type of theoretical sampling, or step by step sampling (Morse, 2003).
The participants are members of formal groups: 13 of sport, 12 of cultural, 10 of religious and 10 of political groups. These groups have a mission to promote changes in their social context and cultural society, in fact they are involved to set up relationships of mutual collaboration in their community.
The instrument used for data collection was the semi-structured interview about these subjects: group’s representation, sense of belonging, group emotional climate, relations with the local community.
The interviews were audio recorded, with the consent of the participants. Each interview has an average duration of approximately one hour.
We used Grounded theory methodology to analyze the interviews to explain some aspects of the phenomenal. We are supported by the software Atlas.ti, that helped us to organize dat
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