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Il reinserimento lavorativo dopo malattia o infortunio
Il capitolo discute il ruolo del medico del lavoro nel gestire il rientro al lavoro dopo malattia o infortunio. Sono presentati i seguenti aspetti: contesto legislativo e aspetti etici; disturbi muscolo-scheletrici e idoneità al lavoro; la ripresa occupazionale dopo infortunio osteoarticolare sul lavoro; il rientro al lavoro dopo procedure invasive cardiache (progetto "CardioLavoro"), il lavoratore oncologico
Imported occupational lead poisoning: report of four cases
In most industrialized countries, occupational lead poisoning has become increasingly rare, however this metal remains a serious health hazard in the rest of the world. We observed four male patients (aged 35 ÷ 54 years) who had suffered recurrent abdominal pain due to recent lead exposure (for 7 to 13 months) in two Chinese battery recycling plants. On return to Italy, three of them presented normocytic, normochromic anaemia. The diagnosis was confirmed by high lead levels in the blood and urine, decreased erythrocyte δ-aminolevulinic acid dehydratase (ALA-D), raised erythrocyte zinc protoporphyrin (ZP), and elevated urinary excretion of δ-aminolevulinic acid (ALA-U) and porphyrins. Chelation with EDTA resulted in increased urinary lead excretion, improvement of the clinical picture, decreased ZP, and progressive normalization of the other lead biomarkers (Pb-B, ALA-D, ALA-U, urinary porphyrins). In conclusion, temporary work in developing countries may result in imported lead poisoning. Differential diagnosis of this unusual condition requires careful history collection and specific toxicological analysis. Preventive measures for workers going abroad are needed
Two cases of asbestosis and one case of rounded atelectasis due to non-occupational asbestos exposure
Asbestos is a well-known cause of several neoplastic (malignant mesothelioma, lung cancer) and non-neoplastic (asbestosis, pleuropathies) occupational diseases. Lower-level exposure in the general environment may induce pleural plaques and thickenings, and is associated with an increased mesothelioma risk. We present two patients (a 68-year-old man and a 72-year-old woman) who developed asbestosis (in association with pleural plaques and calcifications), and a 78-year-old man who developed rounded atelectasis (with pleural plaques and benign effusion), after living for several decades in the proximity of large Italian asbestos-cement plant. None of them had been exposed to asbestos occupationally. Besides living in a contaminated area, the woman used to clean the work clothes of her brother, who was employed in the local asbestos factory. The three cases indicate that non-neoplastic, long-latency asbestos-related diseases which are usually observed as a consequence of occupational exposures, may rarely develop in subjects living in contaminated geographical sites and buildings. These unusual environmental diseases raise the diagnostic problem of differentiating them from other, more common respiratory illnesses, and impose the duties of patient notification, assessment and follow-up, to assess the possibility of progression of disease and increased neoplastic risk
La valutazione del rischio stress negli operatori sanitari: inquadramento del problema ed esperienze applicative[Stress risk evaluation in health personnel: framework and applicative experiences]
The Italian legislative decree 81/08 requires stress risk evaluation for all the workers, including health personnel. The present paper compares two different occupational stress valutational procedures, tested in two North Italy sanitary structures: a) the first through subjective methods, based on self report questionnaries and focus groups; b) the second through an objective approach, utilizing the OSFA (Objective Stress Factors Analysis) method.
The comparison of the two experiences indicates that the subjective approach may present several limitations, since it gives a measure of the “felt” stress, not directly related to the nature of the job. On the other hand, the objective approach, and particularly the OSFA method, allows an analysis of the work conditions and the identification of single and specific aspects that can be ameliorated in order to eliminate or reduce the occupational stress sources
Proposta di uno schema utilizzabile per la valutazione del rischio chimico ai sensi del decreto legislativo 25/2002
Viene presentato uno schema per la valutazione del rischio chimico negli ambienti di lavoro secondo quanto previsto dal decreto legislativo 25/2002. Esso si articola nei seguenti punti: dati identificativi aziendali, scopo e campo di applicazione, descrizione delle attività lavorative, misure di prevenzione e protezione, relazione del medico competente (comprendente monitoraggio biologico), monitoraggio ambientale, valutazione conclusiva. Lo schema vuole essere uno strumento quali-quantitativo per il datore di lavoro e per i suoi collaboratori finalizzato a stabilire se il rischio chimico presente nelle singole realtà produttive possa o meno essere ritenuto “moderato”
Silicoasbestosi: presentazione di tre casi clinici
Silicoasbestosis is a rare pneumoconiosis due to the combined sclerosing effect of crystalline silica and asbestos fibres. We present here three cases (males, age: 66-75 years), recently reported to the judicial and workers' compensation authorities. The exposures occurred in the building and siderurgic industries, several years before retirement. The radiological pictures were characterized by diffuse nodular opacities, interstitial alterations, emphysema, pleuric plaques and thickenings. The patients described show that, still nowadays, silicoasbestosis may be observed in the clinical setting. Accurate occupational and environmental anamnesis are helpful for the correct diagnosis which, in turn, is important for prognosis and treatment, and in relation to medicolegal issues
Le neoplasie professionali nel 2000: casistica clinica
Obiettivi: Verificare la frequenza con la quale le neoplasie professionali sono identificate nell’attuale pratica ospedaliera e acquisire informazioni, utilizzabili in ambito preventivo, sulle loro caratteristiche eziologiche e anatomo-cliniche.
Pazienti e metodi: Sono stati individuati i tumori segnalati dal nostro Istituto all’INAIL come professionali da gennaio 2001 a marzo 2014. Dalla documentazione clinica dei singoli casi sono stati quindi ricavati i dati relativi a: sede d’insorgenza, tipo istologico, agenti causali, settori lavorativi e mansioni a rischio, durata dell’esposizione, periodo di latenza, abitudine al fumo, eventuali patologie concomitanti.
Risultati: Nel periodo considerato, sono stati diagnosticati 46 tumori occupazionali in 44 soggetti (42 maschi e 2 femmine; età mediana: 68 anni), in prevalenza (> 60%) fumatori o ex-fumatori. Tale numero è inferiore a quanto prevedibile in base ad alcune stime epidemiologiche. La casistica comprende 28 casi di mesotelioma maligno (pleura: n = 20; peritoneo: n = 5; tonaca vaginale del testicolo: n = 1; istotipo predominante: epiteliale), 11 di carcinoma polmonare (4 adenocarcinomi, 5 carcinomi a cellule squamose, 2 microcitomi), 5 di urotelioma vescicale, 3 malattie mieloproliferative (2 policitemie vere, 1 leucemia mieloide cronica), 1 adenocarcinoma dei seni paranasali. L’amianto (mesoteliomi, tumori polmonari) è risultato implicato in 32 casi. Gli altri agenti eziologici sono: silice cristallina (polmone), idrocarburi policiclici aromatici (polmone, vescica), benzene e radiazioni ionizzanti (emopatie), polveri di legno (seni paranasali). Edili (6 casi), elettricisti (5 casi), operai in cementifici (5 pazienti), metalmeccanici (5 pazienti) e verniciatori (3 casi) sono stati i lavoratori più colpiti. I tumori sono insorti in seguito ad esposizioni prolungate (mediana: 20 anni) e dopo lunga latenza dall’inizio dell’esposizione (mediana: 45 anni). L'età alla diagnosi e la latenza risultano significativamente maggiori (p < 0,01; test di Kruskal-Wallis) per le neoplasie asbesto-correlate, associate a placche pleuriche in 5 casi. Due pazienti con mesotelioma pleurico erano contemporaneamente affetti da carcinoma renale, associazione assai raramente riportata in letteratura.
Conclusioni: Le neoplasie professionali tendono ad essere sottostimate nella pratica clinica. Un’accurata anamnesi lavorativa è fondamentale per la loro diagnosi eziologica. Il fumo è un importante fattore concausale. Mesotelio, polmone e vescica urinaria sono bersagli preferenziali per l’oncogenesi occupazionale. Produzione e impiego di materiali per l’edilizia e industria metalmeccanica (comprese le operazioni di verniciatura) sono le attività produttive a rischio maggiore, per le quali maggiormente si impongono migliori misure preventive. In particolare, sono necessari programmi di sorveglianza sanitaria per i soggetti con pregressa esposizione ad amianto. L’associazione amianto-carcinoma renale, sulla quale esiste evidenza epidemiologica, merita di essere ulteriormente indagata
Placche pleuriche da esposizione ambientale a fluoro-edenite: caso clinico
Le placche pleuriche rappresentano la patologia più comunemente osservabile negli esposti ad amianto. Queste lesioni benigne spesso si presentano isolate e per dosi relativamente basse, insufficienti a provocare l’asbestosi, costituendo l’unica manifestazione radiologicamente visibile della pregressa esposizione. La fluoro-edenite è una fibra anfibolica di origine vulcanica, recentemente caratterizzata, presente in una cava ubicata a Monte Calvario, alla periferia del Comune etneo di Biancavilla (Catania), dalla quale si estraeva pietrisco utilizzato nell’edilizia locale. L’esposizione residenziale a tale fibra è stata associata ad aumentata incidenza di mesotelioma pleurico maligno e –soprattutto tra la popolazione femminile– broncopneumopatia cronica ostruttiva. In letteratura esistono inoltre riferimenti a osservazioni non pubblicate di placche pleuriche.
Descrizione del caso. Nel marzo 2011 giunge alla nostra osservazione un uomo di 69 anni per riscontro radiologico occasionale di placche pleuriche bilaterali, di sospetta natura asbestosica. Trattasi di ex fumatore, senza precedenti patologici respiratori di rilievo e asintomatico per tosse e/o dispnea. La corposa anamnesi lavorativa non è indicativa di pregressa esposizione ad amianto, ad eccezione di un periodo (2002-2007) d’impiego come fabbro in ambiente con rivestimenti in eternit. Il paziente riferisce di avere abitato a Biancavilla in età infantile e giovanile, quindi nuovamente in periodi diversi, per un tempo di residenza complessivo di circa 30 anni. Esame obiettivo del torace negativo. Prove di funzionalità respiratoria nella norma. La revisione delle radiografie standard del torace conferma la presenza di immagini radiopache ovalari, di verosimile natura fibrocalcifica, in regione pleurica parailare sinistra e sottoclaveare destra, senza lesioni parenchimali. La tomografia computerizzata (TC) del torace documenta placche pleuriche bilaterali d’aspetto fibrocalcifico, alcune grossolane, con interessamento parietale e diaframmatico, più evidenti a destra.
Apparentemente questa è la prima descrizione dettagliata di placche pleuriche conseguenti ad esposizione ambientale a fluoro-edenite. Il caso indica che tale minerale, oltre a causare il mesotelioma maligno, può indurre la comparsa di lesioni pleuriche benigne, del tutto analogamente ad altri anfiboli meglio caratterizzati dal punto di vista tossicologico. Sicuramente opportuna è quindi l’inclusione di Biancavilla tra i siti di bonifica d’interesse nazionale. Appare inoltre necessario un aggiornamento costante della lista dei minerali dannosi per la salute umana, che comprenda, oltre alle fibre asbestiformi da tempo note e oggetto di specifica normativa, anche le specie mineralogiche identificate in seguito a studi epidemiologici documentanti aumentata incidenza di patologie asbesto-correlate in circoscritte aree geografiche
Danni da sovraccarico biomeccanico del rachide in un gruppo di addetti alla sostituzione di accumulatori per carrozze ferroviarie
Sono discusse le condizioni cliniche di un gruppo di lavoratori giunti all'osservazione clinica, adibiti a movimentazione manuale di carichi pesanti in condizioni assai sfavorevoli dal punto di vista ergonomico. Viene così illustrato come tale movimentazione, se svolta in contrasto con le disposizioni di legge, possa favorire la comparsa di lombalgia e di spondilopatie degenerative invalidanti. Assai facilmente tali affezioni divengono oggetto di difficili valutazioni in ambito medico-legale. L’accurato studio ergonomico delle mansioni a rischio e l’approccio clinico multidisciplinare sono fondamentali per il corretto inquadramento diagnostico del danno e per un’efficace prevenzione
Work-related post-traumatic stress disorder: report of five case
Post-traumatic stress disorder (PTSD) may arise after events involving a risk to physical integrity or to life, one’s own or that of others. It is characterized by intrusive symptoms, avoidance behaviors, and hyper-excitability. Outside certain categories (e.g., military and police), the syndrome is rarely described in the occupational setting. We report here five unusual cases of work-related PTSD, diagnosed with an interdisciplinary protocol (occupational health visit, psychiatric interview, psychological counselling and testing): (1) a 51 yr-old woman who had undergone three armed robbery attempts while working in a peripheral post office; (2) a 53 yr-old maintenance workman who had suffered serious burns on the job; (3) a 33 yr-old beauty center receptionist after sexual harassment and stalking by her male employer; (4) a 57 yr-old male psychiatrist assaulted by a psychotic outpatient; (5) a 40 yr-old woman, sales manager in a shoe store, after physical aggression by a thief. All patients required psychiatric help and pharmacological treatment, with difficulty of varying degrees in resuming work. We conclude that PTSD can develop even in professional categories generally considered to be at low risk. In such cases, a correct interdisciplinary diagnostic approach is fundamental for addressing therapy and for medico-legal actions
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