1,721,063 research outputs found

    Copiando Dürer, Tiziano, Raffaello. Girolamo dal Santo nella cappella dell’Immacolata in San Francesco Grande

    No full text
    Nella decorazione della cappella dell’Immacolata in San Francesco Grande a Padova, condotta da Girolamo dal Santo tra il 1523 e il 1526, compaiono spunti o riprese puntuali dalle stampe di Albrecht Dürer per la serie della Vita della Vergine, così come dalle opere di Romanino e di Tiziano. A questi modelli, che avevano orientato nel secondo decennio la prima e più felice produzione dell’artista, si affiancano, ecletticamente combinate, altre citazioni da opere più recenti di Tiziano, come l’Annunciazione Malchiostro, o da invenzioni raffaellesche, pure acquisite attraverso stampe o disegni, che manifestano la volontà da parte dell’artista di aggiornare il proprio repertorio in direzione romana e di tenere il passo con le nuove vicende della pittura. Il protagonismo del Tessari sulla scena padovana, i suoi contatti con la cerchia di Alvise Cornaro, uniti alla riconoscibilità delle fonti (tradotte dall’artista con un metodo semplificato e quasi artigianale) inducono a prendere in considerazione questi affreschi come un utile supporto alla ricostruzione delle tendenze dominanti, riflettendo sulla circolazione di alcuni modelli, in particolare attraverso il mezzo grafico, sul loro “fattore di impatto” e sui meccanismi di ricezione all’interno delle botteghe dell’Italia settentrionale

    Romanino “per organo”. Musica e decorazione a Brescia nel Rinascimento

    Full text link
    l testo nasce da ricerche originali condotte dall’autrice sull’argomento e intende puntare un riflettore forte sul contributo pittorico di Brescia alla grande stagione dell’organo rinascimentale. Nel saggio di apertura viene chiamato a raccolta l’intero corpus delle decorazioni dipinte nel corso del Cinquecento a corredo degli organi cittadini, mettendone in evidenza la stretta relazione con la fioritura e lo sviluppo a Brescia dell’arte organaria, ampiamente riconosciuti, peraltro, sul versante musicologico. Le opere sono quindi presentate, attraverso una successione cronologica, individuando i principali artefici: non solo Romanino, naturalmente, ma anche Moretto, attraverso le imprese del duomo, di San Giovanni Evangelista e di San Pietro in Oliveto, e accanto a loro Ferramola, Paolo da Caylina ed altri comprimari. L’analisi in questa parte è incentrata soprattutto sui soggetti iconografici, sul loro significato, in rapporto alla funzione dello strumento, ai diversi elementi costitutivi e alla emergenza architettonica e monumentale dell’insieme. Nel secondo capitolo si discute diffusamente delle ante di Moretto realizzate per il più antico organo del duomo e oggi a Lovere e si pubblicano alcuni appunti di Roberto Longhi che precedono il suo celeberrimo scritto sulle Cose bresciane del 1917. Il documento è di estremo interesse per una piena comprensione della lettura longhiana delle ante e del riconoscimento da parte dello studioso di un’identità artistica bresciana e dei precedenti del naturalismo di Caravaggio. Si viene, infine, sul capitolo dedicato più specificamente a Romanino, quale protagonista di altissimo livello e consapevolezza in questo tipo di produzione. L’analisi si sofferma particolarmente su tre importanti imprese “per organo” realizzate dall’artista tra quarto e quinto decennio: le ante per Santa Maria Maggiore a Trento, per il Duomo vecchio di Brescia e per la chiesa di San Giorgio in Braida a Verona, tre centri vicini geograficamente, ma culturalmente molto diversi tra loro. Nella lettura delle opere si dà conto di numerose novità sortite da questo studio, individuando le fonti figurative ed iconografiche utilizzate e avanzando nuove riflessioni in merito agli intendimenti formali dell’artista
    corecore