7 research outputs found
Can I Work With Older Workers if I Hold Stereotypes Regarding Their Competence? The Consequences for Stereotype Holders
The ageing workforce and increasing workplace age diversity have directed research attention to the consequences of age-related stereotypes. Prior research has mainly focused on the effects for the target of these stereotypes (e.g., older workers). Using the social identity approach and social capital theories as a framework, we suggest that holding negative age-related stereotypes (i.e., about older workers’ competence) is negatively associated with individual (i.e., positive job-related affective well-being), group-related (i.e., work group involvement and group relations), and organizational-related outcomes (i.e., perceived organizational climate) for younger and middle-aged employees. In addition, we expect this relationship to be mediated by ineffective
work interactions, which captures a decrease in younger/middle-aged workers’ frequency and appreciation of task-oriented interactions with their older coworkers. Our hypotheses were tested with a time-lagged design involving 104 participants between 23 and 49 years old (M = 35.62, SD = 6.75). The findings supported our
hypotheses. We conclude by discussing theoretical implications and practical recommendations.Le vieillissement de la main-d’œuvre et la diversité croissante des âges sur le lieu de travail ont attiré l’attention de chercheurs sur les conséquences des stéréotypes liés à l’âge. Les recherches antérieures se sont principalement concentrées sur les effets pour la cible de ces stéréotypes (par exemple, les travailleurs âgés). En utilisant
l’approche de l’identité sociale et les théories du capital social comme cadre, nous suggérons que l’existence de stéréotypes négatifs liés à l’âge (c’est-à-dire concernant la compétence des travailleurs âgés) est associée de manière négative aux résultats individuels (c’est-à-dire au bien-être affectif lié à l’emploi), collectifs (c’est-à-dire à l’implication dans le groupe de travail et aux relations de groupe) et organisationnels (c’est-à-dire à la perception du climat organisationnel) pour les employés plus jeunes et d’âge moyen. En outre, nous nous attendons à ce que cette relation soit influencée par des interactions professionnelles inefficaces, qui reflètent une diminution de la fréquence et de l’appréciation des interactions axées sur les tâches par les travailleurs jeunes ou d’âge moyen avec leurs collègues plus âgés. Nos hypothèses ont été testées à l’aide d’un modèle décalé dans le temps impliquant 104 participants âgés de 23 à 49 ans (M = 35,62, écart-type = 6,75). Les résultats ont confirmé nos hypothèses. Nous concluons en discutant des implications théoriques et des recommandations pratiques
Il lavoro flessibile, le sue cause e gli atteggiamenti verso il futuro: La mediazione della soddisfazione lavorativa
In questo studio sulla flessibilità lavorativa sono state prese in considerazione le caratteristiche del lavoro svolto rispetto a due esiti di tipo rappresentazionale: le spiegazioni della flessibilità e gli atteggiamenti verso il futuro. Il gruppo di lavoratori atipici indagato è composto di 248 partecipanti (64% donne) e i dati sono stati rilevati mediante un questionario. I risultati mostrano che se le persone descrivono il proprio lavoro in termini positivi (circa gli aspetti economici, le possibilità di crescita/sviluppo, una chiara definizione e tutela del lavoro), attribuiscono l’utilizzo della flessibilità ad esigenze organizzative di un adeguato inserimento/sviluppo e mostrano un atteggiamento del proprio futuro maggiormente dinamico. La soddisfazione lavorativa svolge un ruolo di mediazione in queste relazioni
The Relationship between Workaholism and Personal Burnout in Dual-Earner Couples: An Analysis Using the Actor-Partner Interdependence Model
ISSN:2071-105
Fattori agroambientali e qualità delle piante officinali
Il termine piante officinali definisce un ampio gruppo di specie vegetali utilizzate, in passato, nelle officine farmaceutiche ma, in una accezione più ampia, include anche le piante per uso aromatico, cosmetico, colorante, biocida ed agrofunzionale. Questa categoria di piante ha avuto un grande interesse economico che si è perso, nel tempo, con l’evoluzione della chimica in grado di produrre, per via sintetica, quasi tutti “i principi attivi officinali”. L’odierna crescente richiesta di prodotti naturali, in grado di fornire effetti complessi che le molecole di sintesi non sempre assicurano, ha riaperto l’interesse per le piante officinali motivando la preparazione di un nuovo libro: Produzione ed impiego delle piante officinali. Quest’opera, frutto della collaborazione di un gruppo di specialisti, di seguito elencati, tratta, oltre che gli aspetti agronomici di un buon numero di specie anche il metabolismo, l’utilizzo, l’espressione dei principi attivi, gli aspetti economici e legislativi ed i processi post-raccolta delle piante officinali. Questo volume sostituisce quello di Catizone, Marotti, Toderi, Tétény stampato da Patron nel 1986: Coltivazione delle piante medicinali e aromatiche che, per un quarto di secolo, è stato un punto di riferimento per studenti ed operatori del settore. L’opera vuole fornire la cornice generale ove inquadrare la conoscenza professionale atta al consiglio terapeutico e all’uso delle piante officinali. Le molecole indicate costituiscono la base di conoscenza scientifica per il loro inserimento terapeutico in alcune patologie conclamate e nella medicina preventiva. Le molecole vegetali inserite nei loro naturali fitocomplessi possono realizzare, con l’aiuto del medico, una primaria azione coadiuvante la terapia farmacologica. Le piante officinali, ma anche le piante con i loro frutti ad uso alimentare, danno un valore superiore alla singola molecola che viene attivata e potenziata, nei suoi effetti, da altre molecole in esse contenute. In un tempo, come il nostro, in cui domina la medicina sintomatologica, per ogni segno e sintomo clinico è disponibile uno specifico farmaco, la conoscenza della complessità e specificità delle molecole contenute nelle piante officinali, apre nuove strade per “curare” le cause delle patologie umane ed animali
Metabolismo e principi attivi delle piante officinali
Il termine piante officinali definisce un ampio gruppo di specie vegetali utilizzate, in passato, nelle officine farmaceutiche ma, in una accezione più ampia, include anche le piante per uso aromatico, cosmetico, colorante, biocida ed agrofunzionale. Questa categoria di piante ha avuto un grande interesse economico che si è perso, nel tempo, con l’evoluzione della chimica in grado di produrre, per via sintetica, quasi tutti “i principi attivi officinali”. L’odierna crescente richiesta di prodotti naturali, in grado di fornire effetti complessi che le molecole di sintesi non sempre assicurano, ha riaperto l’interesse per le piante officinali motivando la preparazione di un nuovo libro: Produzione ed impiego delle piante officinali. Quest’opera, frutto della collaborazione di un gruppo di specialisti, di seguito elencati, tratta, oltre che gli aspetti agronomici di un buon numero di specie anche il metabolismo, l’utilizzo, l’espressione dei principi attivi, gli aspetti economici e legislativi ed i processi post-raccolta delle piante officinali. Questo volume sostituisce quello di Catizone, Marotti, Toderi, Tétény stampato da Patron nel 1986: Coltivazione delle piante medicinali e aromatiche che, per un quarto di secolo, è stato un punto di riferimento per studenti ed operatori del settore. L’opera vuole fornire la cornice generale ove inquadrare la conoscenza professionale atta al consiglio terapeutico e all’uso delle piante officinali. Le molecole indicate costituiscono la base di conoscenza scientifica per il loro inserimento terapeutico in alcune patologie conclamate e nella medicina preventiva. Le molecole vegetali inserite nei loro naturali fitocomplessi possono realizzare, con l’aiuto del medico, una primaria azione coadiuvante la terapia farmacologica. Le piante officinali, ma anche le piante con i loro frutti ad uso alimentare, danno un valore superiore alla singola molecola che viene attivata e potenziata, nei suoi effetti, da altre molecole in esse contenute. In un tempo, come il nostro, in cui domina la medicina sintomatologica, per ogni segno e sintomo clinico è disponibile uno specifico farmaco, la conoscenza della complessità e specificità delle molecole contenute nelle piante officinali, apre nuove strade per “curare” le cause delle patologie umane ed animali
Age Diversity Climate Affecting Individual‐Level Work‐Related Outcomes
ISSN:1660-4601ISSN:1661-7827ISSN:1661-782
Evaluation of Clinical and Quality of Life Effects of Oral Semaglutide Use in Type 2 Diabetes from a Public Health View: A Prospective Study in Italy
Background and Aim: Type 2 diabetes (T2D) continues to pose a significant public health challenge worldwide. Among therapeutic options, glucagon-like peptide-1 receptor agonists (GLP-1 RAs) have proven effective in optimizing glycemic control and improving cardiometabolic profiles. Semaglutide, now available in an oral formulation, represents a modern strategy to improve patient adherence while supporting glucose and weight regulation. This study primarily investigated the effects of oral semaglutide on key metabolic indicators and secondary endpoints included cardiovascular risk markers (blood pressure and lipid profile) and patient-reported quality of life (QoL). Study Design and Methods: A longitudinal, prospective observational study was conducted involving patients with T2D across two Italian healthcare facilities. Participants were assessed at baseline (T0) and at three subsequent intervals—6 months (T1), 12 months (T2), and 18 months (T3)—following the initiation of oral semaglutide use. Key Findings: Out of 116 participants enrolled, 97 had complete and analyzable data. Across the 18-month follow-up, significant improvements were observed in glycemic parameters, with a notable reduction in HbA1c levels (T0 vs. T3, p = 0.0028; p ≤ 0.05, statistically significant). Self-reported outcomes showed enhanced quality of life, especially in treatment satisfaction and perceived flexibility (T0 vs. T3, p Conclusions: Daily administration of 14 mg oral semaglutide in individuals with T2D resulted in substantial benefits in glycemic regulation, weight reduction, cardiovascular risk management, and overall patient satisfaction. These findings reinforce its potential role as a sustainable and effective option in long-term diabetes care from both a clinical and public health perspective
