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    Alfonso Lelio, Comin Gianluca, #ZONAROSSA. Il Covid-19 tra infodemia e comunicazione, Guerini e Associati, Milano, 2020

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    Recensione al volume di Alfonso Lelio, Comin Gianluca "#ZONAROSSA. Il Covid-19 tra infodemia e comunicazione", edito da Guerini e Associati (2020). Secondo gli autori, la gestione della crisi emergenziale relativa alla pandemia da Covid-19 nei primi mesi del 2020 da parte dei mezzi di comunicazione sembra aver prodotto, in parte, effetti collaterali riconducibili all'espressione "infodemia". Partendo dalla tesi sostenuta all'interno del volume, che si focalizza sulla centralità della comunicazione nella corretta gestione di un contesto di crisi, nella recensione si introduce la necessità per le istituzione italiane di implementare le proprie competenze relative alla comunicazione, specialmente negli ambienti digitali, che rivestono un ruolo di primo piano nella dieta informativa delle giovani generazioni, con l'obiettivo di perseguire la mission di servizio pubblico e di consolidare il rapporto fiduciario con i cittadini

    I numeri social. Facebook e Twitter nella campagna elettorale 2018

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    A partire dalle Elezioni Politiche del 2013 si assiste all'affermazione dei i social network sites come piattaforme centrali nelle strategie dei partiti politici in campagna elettorale, conquistando di conseguenza anche l’attenzione da parte della ricerca accademica: la campagna elettorale del 2013 quindi ha rappresentato un banco di prova decisivo per la consacrazione della rete come strumento di circolazione di informazioni politico-elettorali. Alla luce di queste considerazioni, il contributo presenta l'analisi delle attività di pubblicazione di contenuti ad opera dei partiti principali (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Partito Democratico, Liberi e Uguali, Movimento 5 Stelle) sulle rispettive pagine ufficiali Facebook e Twitter nel periodo di campagna elettorale per le Elezioni Politiche 2018, con l'obiettivo di indagare il comportamento delle forze politiche sui social network sites, al fine di individuare eventuali strategie comunicative adottate nella digital campaign

    Elezioni di medio termine? La campagna elettorale televisiva di Luigi Di Maio e Matteo Salvini per le Europee 2019

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    In seguito alla nascita del governo giallo-verde, l’obiettivo del contributo è quello di analizzare la campagna elettorale televisiva per le Elezioni Europee 2019 dei leader dei partiti di maggioranza, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, al tempo entrambi ministri e vicepremier. La ricerca è stata condotta attraverso il monitoraggio di tutte le presenze dei leader in oggetto all’interno dei talk show d’approfondimento giornalistico, in onda nelle sette reti generaliste, da lunedì 29 aprile a venerdì 24 maggio 2019, analizzate tramite una scheda d’analisi del contenuto volta a rilevare l’agenda dei temi principali trattati in ciascuna puntata. L’ipotesi del presente contributo nasce dalla considerazione di come l’Europa rappresenti un tema “collaterale” nell’agenda politica dei due soggetti in campo, che in un contesto caratterizzato da una “campagna permanente”, concentrano le loro energie nella riaffermazione del peso politico in ambito nazionale, favorendo un’interpretazione di queste elezioni europee come “elezioni di medio termine”

    Under 30 e accesso all'informazione politica nel sistema mediale ibrido: motivazioni, percorsi, aspettative

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    Il ruolo sempre più dirompente assunto da Internet nella vita quotidiana degli individui ha comportato la moltiplicazione delle esperienze comunicative, e l’occasione per gli utenti, a partire dalla diffusione dei dispositivi mobili Internet enabled, di sperimentare la possibilità di accedere ai contenuti mediali secondo coordinate spazio-temporali gestite in maniera autonoma e personale. Tra le conseguenze di questo scenario, si registra una dilatazione del sistema dell’informazione: da un lato, l’adattamento dei tradizionali player dell’informazione all’interno del mutato ecosistema mediale; dall’altro, l’ascesa di nuovi soggetti nativi digitali che contribuiscono a rendere il mercato giornalistico sempre più complesso e competitivo. Parallelamente, in questo contesto, il circuito dell’informazione veicolata dai media mainstream continua a ricoprire un ruolo chiave nell’agenda, in particolar modo politica e con specifico riferimento ai periodi di tempo coincidenti con le tornate elettorali. A partire dal decennio scorso si è assistito, quindi, a una esplosione dell’offerta e della domanda di informazione che ha inciso profondamente sulle dinamiche che animano gli ambienti dei media tradizionali e di quelli digitali. Nel contesto del sistema mediale ibrido descritto da Chadwick, non a caso in riferimento all’interconnessione sempre più stretta dei domini dell’informazione e della politica, le fonti informative sono caratterizzate da un rapporto di complementarità: secondo quanto proposto da Mazzoli attraverso la metafora di patchwork mediale, l’accesso alle news avviene secondo coordinate personali che si snodano attraverso risorse a disposizione, motivazioni, interessi contestuali. Sulla base di queste considerazioni, si è deciso di analizzare l’accesso a un genere specifico dell’informazione, ovvero quello politico, da parte del segmento di popolazione under 30. Le motivazioni sottostanti la scelta dell’informazione politica affondano, da un lato, nel riferimento alla letteratura scientifica dei communication studies, in cui la politica sembra occupare un posto rilevante sia nell’agenda dei media sia nelle dinamiche che attraversano la vita quotidiana, entrando così di diritto nell’agenda dei cittadini-elettori (Bentivegna, 1994). Dall’altro, nel riferimento allo scenario che fa da sfondo al contesto storico attuale, chiamando in causa sia il panorama politico italiano del biennio 2018-2020, che risulta denso di avvenimenti e con un ruolo considerevole nel dibattito pubblico, sia l’impatto che la pandemia da Covid-19 ha esercitato sui vari settori della sfera pubblica e privata, richiedendo delle misure speciali da parte delle istituzioni politiche nella gestione della crisi. La scelta di indagare la fascia giovanile di popolazione compresa tra i 18 e i 29 anni, che sviluppa una dieta informativa variegata, ibrida, pienamente aperta a tutte le esperienze informative offline e online, è invece frutto di una revisione sistematica sul consumo di informazione in Italia dagli inizi del XXI Secolo, effettuata attraverso l’analisi longitudinale dei Rapporti sulla Comunicazione Censis, dei vari rapporti sul consumo di informazione curati dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nell’ambito delle attività del Servizio Economico-Statistico, e degli studi comparativi in ottica internazionale del Digital News Report (Reuters Institute for the Study of Journalism). Per rispondere alle complesse domande di ricerca, ovvero le strategie di accesso all’informazione politica da parte di un segmento preciso di popolazione attraverso la rilevazione delle abitudini informative, cui si aggiunge l’interesse allo studio delle motivazioni e dei percorsi che guidano la selezione delle fonti, si è scelto di organizzare il disegno di ricerca intorno all’integrazione tra approcci quantitativi e qualitativi, in linea con gli assunti della mixed methods research, in modo da giungere a dei risultati maggiormente profondi e arricchiti dai punti di forza di entrambi gli approcci. Nello specifico, si è proceduto, da una parte, con la somministrazione di un questionario online, diffuso su larga scala attraverso il social network site Facebook nei mesi aprile e maggio 2020, che ha restituito 881 risposte; dall’altra, con la realizzazione di 30 interviste semi-strutturate, effettuate nei mesi di luglio e agosto 2020 a coloro che nel questionario hanno dato la disponibilità ad essere intervistati. In particolare, attraverso il questionario, che garantisce la comparabilità delle risposte, sono state prodotte analisi statistiche di tipo quantitativo con l’obiettivo di giungere a una descrizione dei comportamenti informativi, in relazione al consumo di news politiche, da parte dei membri del campione. Inoltre, la scelta di diffondere il questionario tramite Facebook è dipesa dal primato che questa piattaforma riveste per quanto riguarda l’accesso all’informazione online, come certificato dai dati in letteratura, soprattutto per la fascia di popolazione oggetto della presente indagine. Nella successiva fase di ricerca, attraverso le interviste, che pongono l’attenzione sulla ricostruzione esperienziale dei soggetti coinvolti, si è cercato di approfondire in maniera dettagliata i risultati ottenuti dal questionario, con l’obiettivo di fare luce su aspetti difficilmente rilevabili, che come anticipato poco sopra, fanno riferimento alle motivazioni che guidano l’utilizzo delle fonti di informazione, alle aspettative che accompagnano la fruizione, al ruolo del contesto sociale e delle dinamiche relazionali che contribuiscono alla selezione delle fonti, agli aspetti personali e ai significati attribuiti alle diverse esperienze informative. Dallo studio emergono alcuni spunti interessanti, non interamente in linea con i risultati più diffusi della letteratura di riferimento. In primo luogo, si registra una significativa centralità dei quotidiani come fonte di informazione politica nell’ambito del circuito della comunicazione mainstream, grazie alla vocazione all’approfondimento della notizia presentata secondo chiavi di lettura privilegiate. Inoltre, sembra acquisire forza la figura del giornalista, chiamato a presentare il framework entro cui interpretare lo scenario politico. Infine, a differenza delle ricerche sul consumo di informazione che individuano il primato delle fonti algoritmiche, dai dati della presente ricerca emerge come, negli ambienti dell’informazione online, le fonti editoriali, ovvero i siti di informazione gestiti da player tradizionali o nativi digitali, rivestano una indiscussa leadership, in virtù della presenza della redazione giornalistica che garantisce una cura dettagliata nella trattazione dell’informazione all’interno di uno scenario caratterizzato dall’information overload

    La dimensione online della campagna elettorale. Gli strumenti d’indagine

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    In occasione della campagna elettorale per le Elezioni Politiche 2018, le principali forze in campo hanno utilizzato ampiamente le piattaforme di social networking al fine di influenzare il clima d’opinione, ottenere un distinto posizionamento nell’agone politico, diffondere le proprie issues ed interagire con gli elettori Il contributo quindi presenta gli obiettivi e gli strumenti di indagine impiegati per analizzare l'utilizzo dei social network sites Facebook e Twitter durante la campagna elettorale per le Elezioni Politiche 2018 dai principali partiti italiani (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Partito Democratico, Liberi e Uguali, Movimento 5 Stelle)

    Gli esports nella televisione italiana. Il caso Ginx Esports Tv

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    Oggetto di questo contributo è c’è la differenza sostanziale tra la dimensione entro la quale si muovono i content creators che animano ad esempio piattaforme come YouTube e quella che invece costituisce l’habitat dei giocatori e commentatori di esports

    Italian golden age of populism: an analysis of Movimento 5 Stelle and Lega TV agenda in 2018 General Elections

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    The current political scenario shows how that composed kind of political proposals and strategies that might be called “populist” seem to meet the request for political change characterizing Western electorate (Inglehart, Norris, 2016). In particular, Italy has been the theatre of a trend that can be summarized in the Urbinati’s formula “populism golden age” (Urbinati, 2015). As an ideal completion of it, the 2018 General Elections saw an extraordinary success for both Five Star Movement and Lega Nord, two political actors that might be seen as the most important “driver” of “populist” protest against the traditional party system (Biorcio, 2016). The paper’s aim is to find some clues for the reason of this success in the way Five Star Movement and Lega took advantage of existing TV agenda and succeeded in influencing it. Starting from issues treated in political talk shows during the last four weeks of electoral campaign - from Monday, February 5 to Friday, March 2 -, a first distinction will be done between “pure” and “induced” issues (Patterson, 1980; Mazzoleni, 1998). An example of the first is the case of the man who shot a group of immigrants in Macerata; an example of the second is the “refundgate” launched by TV program “Le Iene” against some members of the Five Stars Movement. In both cases, the political actors that have come victorious in the voter’s choice had to manage issues that could enhance or demolish their political credibility. And in both cases seem to have won “the battle of the agenda”

    Chapter 10. Ethical codes of conduct in journalism : Demands for a digitalising mediascape

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    Codes of ethics are one of the most widespread instruments of (self-)regulation for journalistic activity, pointing out the best professional practices and ethical standards to be followed and the need to allow some kind of scrutiny by the public. Such codes have different names, scope, authorship, range of action, and enforcement capacity, as can be seen in the various reports of the 18 countries participating in the 2021 Media for Democracy Monitor (MDM) research project. In this chapter, an historical overview of the evolution of journalistic codes of ethics in different national media contexts is given, as well as an analysis of the cornerstones such codes are built upon in various countries. We discuss the specific virtues and shortcomings of such codes, with a particular emphasis on the new challenges brought by the digital media environment. The role played by codes of ethics, compared with the laws that regulate media, is also addressed.

    The professionalisation of journalism: Global trends and the challenges of training and job insecurity

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    This chapter aims to answer the question of how the professionalisation of journalism is experienced in the 18 countries included in the 2021 Media for Democracy Monitor (MDM) research sample. To this end, we focus on two dimensions of analysis, which concern, on the one hand, the importance of education and professional training – including the aspect of accountability processes along with the self-regulation culture – to the construction and development of journalistic professionalism, and on the other, the way in which the precariousness of journalistic work affects its perception and self-perception. Ideally, these two levels should correlate, but when being put to the test in the context of the actual working conditions of journalists, they have margins of deviation. The first dimension captures the ideals of journalists and the rootedness of the values that characterise the professional ethos of journalism. The second dimension captures some of the conditions that make journalists able to carry out their work in a way that responds to the ideals of society and the journalists themselves
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