1,721,263 research outputs found
Ambrosini M; Berti F; (a cura di) Immigrazione e lavoro, Sociologia del lavoro, 2003, n. 89
Robyn Magalit Rodriguez, Migrants for Export. How the Philippine State Brokers Labor to the World, Minneapolis, University of Minnesota Press, 2010
Veronica Redini, Frontiere del 'made in Italy'. Delocalizzazione produttiva e identità delle merci
IL NORD-EST E IL SUO ORIENTE
Le scienze sociali hanno a lungo considerato la dissoluzione della comunità come un processo traumatico anche in condizioni pacificate. Sulle sue rovine si staglia la dimensione delle individualità che lo struttural-funzionalismo aveva trascurato. Quando poi la causa della dissoluzione è la guerra, il panorama sociale si frantuma e appaiono nuove recinzioni.
Questo volume indaga sul campo le vicende del Kosovo e della Romania e le loro conseguenze nel Veneto, la regione che più di altre ne ha raccolti i frutti. Nel caso del Kosovo l’autore documenta sia i prodromi del conflitto sia gli esiti migratori del dopoguerra. In Romania, anche se il passaggio è stato meno cruento, la politica della porta aperta ha provocato un’irruzione di capitali stranieri e un’emigrazione verso Occidente tanto agognata quanto sofferta. Infine, il transito e l’inserimento nel Veneto di questi migranti sono posti in rilievo attraverso le testimonianze dirette dei loro protagonisti. Ai movimenti di uomini e donne corrisponde poi la mobilità di un «capitale migrante» incarnato da imprenditori e da operatori umanitari, che si è mosso verso l’Europa sud-orientale con esiti sorprendenti, talora disegnando mondi forse ancora più ristretti e bellicosi delle precedenti comunità.
Il confine si configura quindi come una delle categorie centrali nell’interpretazione delle tendenze in atto. Lo scontro tra le ragioni del contatto e quelle delle nuove recinzioni stabilisce così il nucleo centrale di indagine tanto delle realtà kosovara e rumena quanto della società veneta in cui i migranti di quelle aree svolgono un ruolo sempre più centrale.
Il volume si articola quindi nelle seguenti sezioni: individualità, marginalità e confini nello spazio europeo; recinzioni, migrazioni e lavoro: il Kosovo dopo la guerra; rotture e riparazioni della Romania nel nuovo spazio europeo; mutamenti nel nordest italiano: migranti al lavoro in una zona di esportazione
Catene della produzione internazionale e nuovi cicli di proletarizzazione
Il saggio analizza alcune delle cause della crisi economica attraverso una breve ricostruzione storica delle crisi del XX secolo che permette di collocare l’attuale crisi come un momento di una nuova riorganizzazione spaziale e tecnologica. L’analisi prosegue focalizzandosi sui processi di investimento diretto all’estero e sui processi migratori che interessano ormai un ampio numero di paesi, processi che si intersecano con le nuove forme assunte dalla struttura produttiva internazionale. L’affermarsi di modelli produttivi basati sul sub-appalto dove fluiscono in modo differenziato e solo just-in-time autoctoni e migranti, questi ultimi reclutati tramite agenzie di reclutamento internazionali, comporta una progressiva riduzione degli spazi di rivendicazione. D’altra parte, la proliferazione di legislazioni sembra mettere in concorrenza tra loro non tanto i territori, quanto la manodopera. Vero è che permangono ampie aree del pianeta nelle quali i processi di progressiva salarizzazione sono scarsamente sviluppati. E’ qui che negli anni recenti sono fluiti parte degli investimenti diretti all’estero, in particolare sotto forma di acquisto di vaste distese di terra, sostenendo i processi di spossessamento e di sradicamento delle popolazioni contadine. La crisi sembra quindi in grado di produrre nuove forme di proletarizzazione e di estensione degli investimenti produttivi in aree ancora poco toccate dal capitalismo. E’ tuttavia un’espansione che deve confrontarsi quotidianamente, non solo con le attività sindacali, ma anche con le rivendicazioni dirette di lavoratrici e lavoratori, autoctoni e migranti, che in ampia parte del mondo non intendono finire sull’altare dell’accumulazione
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