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Understanding the dynamic interaction between the fluvial sedimentation and the urban growth of Ferrara (Italy) through stratigraphic analysis and geological mapping.
Late Quaternary depositional evolution, climatic change and three dimention fluido-stratigraphic architecture in the Po Delta area.
Progetto di Masterplan aree ex Mof, darsena, ex Amga ed ex direzionale di via Beethoven
Marco Stefani ha fornito le competenze geologico-stratigrafiche, storico-ambientali e geotecniche necessarie allo sviluppo di un progetto urbanistico-architettonico di riqualificazione urbana per tre aree poste nel comparto meridionale di Ferrara. Il progetto è stato elaborato in collaborazione con il Prof. Gianluca Frediani del Dipartimento di Architettura dell'Università di Ferrara, in collaborazione con la Società Netingenering e lo spinn-oof Geotema. La proposta si è qualificata seconda nella gara internazionale di progettazione
Architectural and ichonological meaning of the natural and artificial chromaticism of Mesozo-Cenozoic pelagic and platform limestones used in the Ferrara Cathedral.
The peculiar building yard practice and the puzzling chromatic distribution of Mesozoic platformal and pelagic limestones in the Ferrara Cathedral belltower.
Rapporti fra evoluzione geologica, insediamento antropico, architettura storica e pericoli sismico nella pianura alluvionale emiliano-romagnola. Geological evolution, anthropic development, historic architecture and seismic danger in the Emilia-Romagna alluvial plain (northern Italy).
The seismic activity and the differential subsidence largely affected the hydrographic drainage evolution and the anthropic development of the region. The sediment body distribution strongly modulate the local response to seismic acceleration, for instance by supporting the liquefaction of sands. The earthquake activity induced the common use of tied rods in buildings in historic buildings, whereas the poor geotechnical properties induced light load, highly deformable architecture structures. Appropriate post-seismic restoration and danger reduction practice need to be rooted into an approach integrating geology, engineering and architecture work
Il contesto paleogeografico e sedimentologico-stratigrafico della necropoli romana del Verginese.
Descrizione del contesto stratigrafico, sedimentologico, paleoambientale e paleoclimatico della Necropoli Romana del Verginese, sviluppatasi dall'età di Tiberio a quella di Traiano sull'argine sinistro del ramo deltizio principale del Po, l'Eridano
SYNVOLCANIC DEFORMATION AND INTRAPLATFORM COLLAPSING: THE LATEMAR CASE HISTORY FROM THE MIDDLE TRIASSIC OF THE DOLOMITES
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Stratigrafia triassica e tettonica alpina nel Gruppo Marmolada-Costabella (Dolomiti Centrali)
Questo lavoro è il frutto di un'analisi tettono-stratigrafica integrata del Massiccio della Marmolada, comprendente i sottogruppi della Marmolada in senso stretto, del Vernel, e la dorsale Costabella-Pale del Fop. Le formazioni qui affioranti si sono deposte fra il Permiano superiore ed il Triassico medio e sono state coinvolte nell'evento tettono-magmatico medio-triassico e in una intensa deformazione alpina. L'evoluzione anisico-ladinica fu controllata da una tettonica assai attiva, di natura probabilmente distensiva o trastensiva. Nell'Anisico superiore, ebbe luogo un'importante erosione subaerea, legata ad un sollevamento di almeno 250 m delle aree nord orientali rispetto a quelle a sud occidentali. Una trasgressione innescò, quindi, lo sviluppo di una prima generazione di piattaforme carbonatiche (Formazione di Contrin) che raggiunsero uno spessore di circa 100 m, intercalate a solchi bacinali più o meno anossici (Formazione di Moena). Sempre nell'Anisico, un'accelerazione della subsidenza fece aggradare un sistema di almeno tre pinnacoli carbonatici isolati (Vernel, Marmolada, Ombrettola, altri nuclei probabilmente alla Roda del Mulon e a Fuciade), circondati da un ampio bacino in via di rapido approfondimento. Queste piattaforme raggiunsero uno spessore di circa un chilometro ed erano spesso ricche di calcareniti bioclastiche subtidali, limitate da strette scogliere, formate da piccoli organismi incrostanti, croste micritiche e cementi marini. Nei coevi bacini si sedimentavano complesse successioni (Formazione di Livinallongo), comprendenti calcari emipelagici nodulari, calcari rossi, in parte risedimentati e, verso oriente, vulcanoclastiti acide. Questo sistema di piattaforme e bacini fu ucciso dalla violenta fase tettono-magmatica ladinica. Le magmatiti intrusero e probabilmente seppellirono completamente le piattaforme che furono anche interessate da sistemi di filoni sedimentari e in parte coinvolte in grandi collassi gravitativi.
La tettonica alpina ha interessato questo massiccio in modo molto intenso e complesso, producendo un completo riarrangiamento spaziale delle piattaforme triassiche. La deformazione fu fortemente influenzata dalle anisotropie meccaniche presenti nella successione, sia di origine tettonica che di natura stratigrafica. Tali eventi deformativi alpini hanno in buona parte obliterato i caratteri della tettonica ladinica, anch'essa certamente importante. L'analisi strutturale ha permesso di distinguere due principali momenti deformativi cenozoici. Il primo, di età compresa verosimilmente tra il Cattiano ed il Tortoniano, è rappresentato da una o due fasi tettoniche che hanno prodotto forti raccorciamenti, lungo importanti sovrascorrimenti sudvergenti, con rigetti plurichilometrici. In un secondo momento, tra il Messiniano superiore ed il Pliocene, una nuova fase tettonica ha attivato sistemi di faglie principalmente ad alto angolo, con prevalente cinematica di tipo trascorrente. Quest'ultima fase, pur associata a movimenti di importanza relativamente minore, è quella che ha la più evidente espressione geomorfologica
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