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    I portali nei complessi edilizi in pietra a secco della Puglia

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    La breve analisi si è articolata circoscrivendo il campo a quelle architetture rurali fatte di pietra che sono l'ele¬mento dominante del paesaggio agrario pugliese; ci ri¬feriamo in particolare ai portali e agli elementi che li compongono. Si è considerata un'analisi morfologica per la parte che viene guidata dagli aspetti materiali dell'ar¬chitettura, in quanto esito significativo di ogni altro aspetto, anche per ciò che tale materialità trascina: senso della memoria collettiva, simbolo, storia dei fatti, ne¬cessità e desideri di un corpo sociale, manifesti in quanto trasformazioni dell'ambiente fisico. Meglio, vorremmo riguardare gli aspetti della realtà capaci di produrre e consolidare forme nel campo di questo tipo di architet¬tura. Che cosa significa produrre delle forme e soprattutto quali sono le necessità che le producono? Tutto questo può portare ad identificare delle forme come modelli da imitare o da interpretare, oppure, come ele¬menti dalla cui composizione sia possibile produrne delle nuove. Ma guardare la questione morfologica dal punto di vi¬sta materiale significa anche prestare attenzione alla dif¬fusione nel mondo delle immagini architettoniche e al valore dell'immagine stessa, quale fondamento della "ri-produzione" contro la "produzione", evidente anche in questo tipo di architettura, mettendo in discussione la consistenza costitutiva della materia stessa. Ci riferiamo, quindi, a queste architetture sviluppate in particolari condizioni ambientali e climatiche, tali da giustificarne la realizzazione con blocchi di pietra calcarea compatta, sfruttando il principio costruttivo su cui si fon¬dava la "tholos". Ma le indagini volte alla classificazione e quindi alla comparazione degli elementi architettonici, partono certamente dalla catalogazione, sia pure sommaria, di que¬ste architetture rurali. Abbiamo, quindi, ad uso specifico della nostra analisi nell'intendimento di rendere più evidenti le differenze che nella realtà non sono così nette, distinto tra diversi gruppi, ciascuno dei quali appartiene ad una ben defi¬nita regione geografica, e i cui componenti presentano soluzioni comuni per la definizione statica e formale della porta

    TEATRO UMBERTO GIORDANO. Disegni e memoria

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    TEATRO UMBERTO GIORDANO. Disegni e memoria. Alla fine del settecento, la riflessione teorica sul teatro, giunse anche in Italia, ad una svolta importante. Fu rivisto da parte degli intellettuali, non solo il fenomeno culturale nel suo complesso, ma soprattutto, la sua struttura fisica. Il saggio affronta il percorso storico del teatro di pianta costruito a Foggia agli inizio dell’Ottocento. Attraverso un’accurata selezione del materiale di archivio e bibliografico consultato, la trattazione dell’argomento segue il percorso progettuale iniziato da Luigi Oberty, e seguito dall’architetto Leopoldo Vaccaro, analizzando con puntuali riferimenti tecnici e riscontri in loco, anche attraverso il rilievo metrico architettonico e l’analisi grafica della struttura dell’edificio, le singole scelte che hanno determinato la forma geometrica della sala unitamente all’intero apparato scenico, con la fossa orchestrale, il proscenio, il palcoscenico e le attrezzature sceniche e meccaniche. Considerato strumento prezioso per il rinnovamento morale, gli illuministi intesero riformare il teatro, quindi proposero due modi di concepirlo: quello più compiutamente neoclassico, legato all’eredità rinascimentale, comunque con un’impostazione più confacente al presente e con nuove esigenze; e quello rigorosamente più tecnico che assegnava all’ottica e all’acustica enorme importanza. L’esempio significativo del teatro Umberto Giordano di Foggia ci permette di approfondire gli aspetti architettonici e tecnici di questo fenomeno, con l’auspicio che questo studio possa portare il proprio contributo alla problematica della catalogazione, classificazione e conseguente conservazione di edifici certamente fondamentali per la storia della Puglia

    La costa a sud-est di Bari. Storia e trasformazioni del paesaggio costiero dall’inizio del XX secolo ai giorni nostri

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    Lo studio esamina attraverso la storia e le normative urbanistiche, la porzione di costa a sud di Bari, la fascia del litorale che si estende dal lungomare monumentale di levante, alla frazione comunale di San Giorgio. L’indagine segnala, un paesaggio fortemente eterogeneo, con una storia complessissima, e notevolmente interessante. La città di Bari, sin dalle sue origini non ha mai potuto prescindere dal suo rapporto con il mare e quindi con la costa. Dalla fine dell’Ottocento, all’inizio del novecento tutti i progetti di ampliamento, poi realizzati per la città, dovevano confrontarsi con la fascia costiera a sud di Bari, considerata da sempre una parte importantissima dell’immagine stessa della città, nella quale ogni progetto urbano doveva conseguire una conclusione prospettica. Marginalmente all’area interessata, oramai da alcuni anni, si vanno realizzando nuovi interventi urbani, anche di grande interesse. Di grande interesse sarà soprattutto, l’intervento per la realizzazione della variante della linea ferroviaria in uscita dalla Stazione di Bari Centrale in direzione sud. Oggi c’è un’altra consapevolezza della città, che guarda con grande interesse e quindi ad una più incisiva riqualificazione del lungomare. Il recupero, la conservazione e la valorizzazione della costa a sud di Bari è divenuta una questione di grande attualità, essenziale e oramai non più procrastinabile per la città

    S.Giovanni al sepolcro di Brindisi

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    S. GIOVANNI AL SEPOLCRO DI BRINDISI. Abstract Sono i luoghi delle capitali dell'Impero romano che hanno avuto la maggiore diffusione di tipologie edili¬zie di pregio e che inevitabilmente ne hanno trasmes¬so l'eredità culturale alle generazioni successive nel¬l’ambito di aree pertinenti agli stessi centri di potere. È così che il gusto per la monumentalità e la ricer¬ca dì forme distintive che alla fine caratterizza la scel¬ta di una progettazione rivolta alla pianta centrale cir¬colare, finisce per concentrarsi inevi¬tabilmente là dove queste forme hanno avuto maggior peso mediatico, percettivo, emblematico. Fondamentali per questa ricerca la basilica del S. Sepolcro di Gerusalemme o Anastasis, cui dovette¬ro fare riferimento i progettisti crociati della chiesa rotonda di San Giovanni al Sepolcro a Brindisi

    Breve saggio sulla struttura medievale della città di Brindisi

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    Breve saggio sulla struttura medievale della città di Brindisi. SAN GIOVANNI AL SEPOLCRO. Storia e rilievo di una architettura Crociata. L’impresa delle crociate. La conquista di Gerusalemme, dopo la prima crociata (1096-1099), e la definizione del Regno Latino di Gerusalemme, modificò notevolmente le politiche e tutta la società occidentale. La prima e più diretta conseguenza, fu la riapertura del Mediterraneo Orientale alle flotte e ai traffici. Le navi salpavano soprattutto dai porti delle città situate lungo il litorale pugliese. Le stesse città beneficiarono di grandi privilegi legati al processo d’espansione degli Ordini monastico-cavallereschi di Terrasanta, istituiti per il soccorso e il sostegno ai pellegrini e naturalmente per la protezione dei Luoghi Santi: soprattutto del Santo Sepolcro. Chiese, strutture assistenziali, monasteri, case gerosolimitane furono edificati sia in questi borghi sia su tutto il territorio interno pugliese. A Brindisi grande rilievo ebbe la realizzazione della chiesa rotonda di San Giovanni al Sepolcro

    Oscar Niemeyer, the architect of the curved surfaces the freehand relief as tool for investigation of modern Brazilian architecture

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    These brief remarks concern to the use and the importance of the survey in sight for the analysis and a meditated observation on the modern Brazilian architecture. In September of 1956, a few months after his proclamation, President Juscelino Kubitschek calls for a meeting Niemeyer, announcing: "Oscar, we will build the capital of Brazil. A modern capital. The most beautiful capital of the world." The modern project of Brasilia was the symbol of an age of great changes in the country. Made in three years and seven months on the basis of the pilot plan of Lucio Costa, it still remains the prime example of modern architecture in South America. The buildings examined are of great value, the sites near the Eixo Monumental, the main artery of Brasilia, which form the core of the city. The aim and the purpose of this research are focused on the utility of the survey in sight as a tool for knowledge and understanding of some buildings like the Palacio do Planalto, the Palacio da Alvorada, the Supremo Tribunal Federal, the Museu da Cidade, and finally the complex of the Congresso Nacional

    Storia e rilievo del castello di Ladislao II d’Aquino a Rocchetta Sant’Antonio di Foggia. Architettura militare nella Daunia in età aragonese

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    Dopo la morte di Alfonso I, nel giugno 1458, il regno d’Aragona, con la Sicilia e la Sardegna passarono a suo fratello Giovanni II d’Aragona, mentre il Regno di Napoli venne assegnato al figlio naturale legittimato Ferdinando I detto Ferrante. Ferrante, e soprattutto suo figlio Alfonso, duca di Calabria, realizzarono una totale riorganizzazione del Regno di Napoli, con progetti estremamente dettagliati di lavori da farsi, e programmi per ammodernare il sistema difensivo e viario, finalizzato sia allo spostamento delle truppe, sia per il trasporto veloce dell’artiglieria. Una pianificazione che iniziava dalla capitale è estendeva praticamente su tutto il territorio. Non è una politica orientata a rafforzare una città, ma piuttosto un continuo operare dove più incombente appare la minaccia dell’attacco e dove occorre stabilire dei capisaldi in funzione della difesa del Regno. La conseguenza fu quella di ammodernare o di realizzare nuove strutture difensive su tutto il territorio. Queste strutture militari volte alla diretta protezione delle città erano integrate da una fitta rete di torri, castelli e borghi fortificati, distribuite su tutto il territorio del Regno dalla costa all’entroterra e collegate da un efficiente sistema di segnalazioni ottiche. Si fece strada l’idea innovativa di difesa e di controllo totale del territorio, che fu realizzata grazie soprattutto alla creazione di un sistema di fortificazioni su quelle città di frontiera terrestre e marittima. Quasi certamente, già in questo periodo, Francesco di Giorgio Martini è chiamato alla corte di Ferrante per lavori di rilevamenti topografici e per la realizzazione e per il potenziamento di strutture militari che saranno “estesissimi quelli nella regione pugliese, data la lunghezza della sua costa”, come afferma Roberto Pane. Per la prima volta nel meridione d’Italia, sotto gli Aragonesi, si profilava quindi una complessiva strutturazione razionale del territorio del Regno, quasi una delimitazione geometrica basata su una geografia scientifica. In Puglia, in questo contesto furono organizzati, come abbiamo detto, imponenti fortificazioni su un vasto territorio di confine, appunto fra il Principato Ulteriore e la Capitanata, che si estendeva dall’alto bacino del fiume Ofanto, a tutto l’attuale Subapennino Dauno. Vengono effettuate ristrutturazioni ed ampliati con massicce fortificazioni come per il castello di Lucera e il castello di Monte Sant’Angelo. Vengono ricostruiti mantenuti e potenziati il castello di Ascoli Satriano, il castello di Bovino, il castello di Deliceto, il castello di Orsara, il castello di Pietramontecorvino e il castello di Dragonara. E ancora, vengono edificati ex novo il castello di Celenza Valfortore, la torre di Panni, il castello di Sant’Agata e il castello d’Aquino a Rocchetta Sant’Antonio che per le sue peculiarità riveste particolare interesse. La posizione del castello d’Aquino, e il suo rapporto con il paesaggio circostante, sono aspetti particolarmente interessanti se si associano alcune osservazioni di carattere difensivo ed altre di tipo architettonico. Infatti dal punto di vista difensivo il castello d’Aquino, sorge in uno slargo nel punto terminale di due arterie di notevole importanza che sono di accesso al borgo. Sul piano architettonico, d’altra parte, i volumi del castello, anche se omogenei, sono così diversi nella morfologia, e s’incastrano nel paesaggio creando una successione di punti di vista, e generando quell’elemento di sorpresa fin dal suo avvistamento. E quest’aspetto delle geometrie legate al paesaggio, non è certo casuale, anzi è oggetto di una volontà riconducibile a quelle esperienze martiniane sperimentate e realizzate anche altrove. Il castello d’Aquino ha uno sviluppo planimetrico a forma essenzialmente triangolare (triangolo isoscele), con una torre posta in ciascun vertice. Le tre torri, in pianta, pur avendo diverse dimensioni e proporzioni sono fondamentalmente di forma ogivale nonché dette a “mandorla”, e sporgono sui lati e si uniscono fra loro con brevi e diversi tratti di muro con offese. Di queste torri quella posta a nord nord-ovest, al vertice del triangolo, è la principale, si eleva più in alto, oltre che posta in una posizione altimetrica più elevata. Il complesso dei volumi che compongono il castello, assume, in questo caso, una duplice funzione focale rispetto alla compagine difensiva dell’antico borgo e al sistema della viabilità territoriale. Con il suo torrione maggiore, controlla tutto il territorio e le strade principali, fungendo da avamposto nel sistema di fortificazione dell’insediamento, esso è funzionale alle necessità di difesa e avvistamento.In June 1458, after Alfonso I death, the kingdom of Aragon, Sicily and Sardinia passed to his brother John II of Aragon. At the same time the Kingdom of Naples was assigned to Ferdinand I, Alfonso I natural son. He and his son Alfonso, Duke of Calabria, built a total reorganization of the Kingdom of Naples. This happened thanks to highly detailed plans of work, programs to modernize the defense system and a new road network aimed at both the troops moving and artillery fast transport. The schedule began from the capital and was virtually extended to the whole territory. It was a defense system to strengthen not only a city but the entire region. Where the threat of the enemy was looming, a strongholds network was provided for the kingdom defense. The realization of these new defensive structures led to the modernization of the entire territory. These military facilities for the protection of the city were increased by a network of towers, castles and fortified villages, distributed throughout the Kingdom from the hinterland to the coast and connected by an efficient system of optical signals. An innovative idea of total defense and control of the territory was born and raised thanks to the creation of fortification system for all the frontier cities from mainland to coast. Almost certainly, at this time, Francesco di Giorgio Martini was invited at Ferdinand I court for surveying topographic works, the construction and the improvement of military facilities. As well as Roberto Pane wrote, those had been "very large ones in the Puglia region, because of the length of its coastline". For the first time in Southern Italy, under the Aragon Reign, began a rational structuring of the territory, with a kind of geometric definition based on a scientific geography. As we said, in Puglia imposing fortification have been organized along the border of a vast territory. More precisely, this borderland between the Principato Ulteriore and Capitanata, was stretched from the basin of the Ofanto river to all the Subapennino Dauno. Lucera and Monte Sant'Angelo castles were restructured and enlarged with massive fortifications. The Castles of Ascoli Satriano, Bovino, Deliceto, Orsara, Pietramontecorvino, and Dragonara were maintained, enhanced and rebuilt. Moreover the Celenza Valfortore Castle, the tower of Panni, Sant'Agata Castle, and D’Aquino Castle in Rocchetta Sant’Antonio which arouse particular interest for its peculiarities, were totally rebuilt. D’ Aquino Castle is very interesting for its position and its relationship with the surrounding landscape. These features are outlined especially when you combine an architectonic view with a defensive one. From this last point of view, D’ Aquino Castle is located in a place that becomes the end point of the two main streets to enter the village. From the architectural point of view instead, all castle volumes are different in shape, despite their similarities in outward appearance. These elements fit into the landscape creating a sequence of points of view and generating a surprise effect also at first sight. From any angle the D’Aquino Castle shows its pseudo-asymmetry, because of its multifaceted view formed by individual architectural elements, towers and volumes revealing and hiding each other. This connection between the volumes geometry and the landscape, is not random. In fact this kind of studies is ascribable to Francesco di Giorgio Martini’s experiences tested and implemented in other places before
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