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    La Piccola Età Glaciale nell’area di Taranto (Puglia, Italia)

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    Nell’area di Taranto depositi marini terrazzati coprono i sedimenti fini di colmamento della Fossa Bradanica confinando l’acquifero carsico della Piattaforma carbonatica Apula. In tale contesto, le variazioni del livello del mare ed i suoi stazionamenti interagendo con i meccanismi idrogeologici, hanno contribuito a determinare dinamiche geomorfologiche ed idrogeologiche. Più in particolare, mentre gli studi geologici consentono una buona ricostruzione di tali processi nel lungo periodo, indagini storiche permettono un significativo riconoscimento di eventi determinati dalla Piccola Età Glaciale dello scorso millennio nell’area di interesse.The present study focuses on the key role that the interactions between sea level changes and standing and hydrogeological mechanisms played on the evolution of the interconnected dynamics of the actual geomorphological and hydrogeological system of the Taranto area, from the Quaternary to nowadays. Moreover the retrieval of historical maps and files allowed us to recognize clear tracks of the Little Ice Age in the area of interest

    I vulcanelli di fango sul bordo orientale della Fossa Bradanica (Confine Basilicata - Puglia)

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    I vulcani di fango, nelle loro varie tipologie e dimensioni, sono l’espressione di complesse fenomenologie ampiamente diffuse nel mondo, che determinano la fuoriuscita sulla superficie della terra o sul fondo del mare di fluidi e fango, in differenti contesti sedimentari e tettonici. Molti sono i vulcanelli di fango individuati e studiati anche in Italia nelle ultime decadi. La presenza, l’origine e le dinamiche evolutive di tali singolari morfologie e delle loro emissioni sono state riferite ad attività tettonica e sismica, alla presenza di gas nel sottosuolo, alla formazione di sovrappressioni nei fluidi sotterranei. I vulcanelli di fango presenti al confine tra i territori pugliese e lucano costituiscono argomento finora inesplorato. Essi risultano posizionati in prossimità del bordo orientale della Fossa Bradanica, punto di convergenza complesso di tre domini: il substrato carbonatico, con ampie distensioni in direzione W, i domini appenninici in sovrascorrimento verso NE, il riempimento clastico della fossa, caratterizzato da una successione plio-pleistocenica di argille azzurre e depositi costieri, coinvolto parzialmente nei processi deformativi dei due termini precedenti. Nel settore E della Fossa Bradanica lungo la fascia perimurgiana, compresa tra Matera, in Basilicata, e Gravina, in Puglia, sono stati individuati due vulcanelli di fango, uno nel territorio del Comune di Gravina in Puglia, l’altro nel Comune di Matera (Basilicata). La fenomenologia è sicuramente più ampia nei territori di tale bordo, ma priva di segnalazioni che permettano una loro precisa localizzazione e identificazione. Le prime osservazioni compiute sui vulcanelli presenti nelle argille azzurre hanno permesso di evidenziare una caratteristica lenta e continua attività del fenomeno eruttivo, connessa alla presenza di fanghi pressurizzati, riconducibili all’ingresso e al movimento di fluidi attraverso sistemi di fratture profonde nell’ammasso argilloso. Il presente lavoro fornisce una prima segnalazione ed interpretazione dei fenomeni di vulcanesimo sedimentario identificati in questi territori, con l’obiettivo di evidenziare la specificità dei sistemi nei quali essi si sviluppano, la coerenza di queste fenomenologie con altre rilevate nei territori in esame. Infine si ritiene molto importante promuovere tali fenomenologie come singolarità geologiche, da ascrivere al patrimonio naturale delle regioni che le ospitano

    Coastal and inland karst morphologies driven by sea level stands: a GIS based method for their evaluation

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    Sea level is the base level for groundwater circulation in coastal aquifers. The evolution of karst surface landforms and subsurface drainage systems in these aquifers has been conditioned in geological time by tectonics and glacio-eustatic sea-level changes. Present morpho-structural settings and the type/distribution of karst surface and subsurface forms have developed in different carbonate formations according to differences in lithology, climate and exposure time, all driving the intensity of morphologic and karst processes. The repeated and significant changes of groundwater level linked to “sea-level changes” have had the most important role in driving the continuous evolution of karstic drainage systems, and has resulted in most cases in a multiphase karst. This study aims at defining a general method for identifying, in karst coastal settings, the elevations of flat or low topographic gradient surfaces (using morphometric analysis of Digital Elevation Models (DEM) and GIS), and their comparison with elevations of distinctive karstic levels (passages, lateral solution cavities) observed in vertical shafts and horizontal caves. Of the elevations of flat or low topographic gradient surfaces only those agreeing, within ±10 m or ±20 m, with elevation ranges marked by the high frequency of distinctive karst levels were considered as representative of the more probable past sea-level stands. The method is applied to a regional coastal carbonate formation in Southern Italy, by using a 10 m DEM and information on 140 complex caves and 85 shafts. Of the 15 elevations indicated by DEM analysis (620, 600, 470, 450, 425, 385, 355, 315, 270, 250, 205, 180, 150, 110, and 70 m a.s.l.), 13 match clearly those highlighted by significant frequencies of distinctive karstic levels. These elevations are validated by comparison to the elevation of terraces and karst plains indicated in the literature
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