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Perché il medico dovrebbe frequentare l’Economia sanitaria
È stato detto che la rivoluzione voluta da Kelner ha sancito il passaggio dal newspaper
tradizionale al viewspaper: pagine da «vedere» prima ancora che da leggere. È proprio
intorno ai «modi» della lettura che si gioca il successo – o l’insuccesso – di una rivista:
dedichiamo più tempo a leggere una pagina piccola che una grande. Impossibile, penserete.
Invece esistono molte ricerche che confermano che così stanno le cose. Se vediamo un testo
lungo, siamo istintivamente portati a rimandarne la lettura: lo leggeremo appena possibile,
pensiamo, ma non subito.
Al contrario, pagine di formato ridotto, impaginate in maniera accattivante, con figure che
colpiscono ed accompagnate da didascalie ampie, sono capaci di determinare un tempo di
attenzione molto maggiore dei grandi formati. Sapete in quale momento decidiamo di non
leggere più una rivista? Quando facciamo le pulizie in casa, magari raccogliendo la carta in
modo differenziato: è venuto fuori da uno studio commissionato ad hoc da un quotidiano.
Troppe volte mettiamo da parte degli articoli sperando di trovare il tempo per leggerli.
Insomma, l’avrete capito: Colloquia è cambiato per soddisfare ancora di
più i suoi lettori; oggi è più piccolo di dimensioni, ma più vario e ricco
di contenuti e – soprattutto – costruito in modo da risultare più
leggibile e utile: aggiornata, concisa, maneggevole e illustrata, qualità
essenziali di una rivista come Colloquia. Accanto agli approfondimenti
di carattere clinico, Colloquia è da oggi caratterizzata da rubriche
concepite per risultare rapidamente leggibili, affidate a note personalità
sia interne che esterne al mondo della salute e della medicina: da
Giuseppe De Rita a Tullio De Mauro, da Carlo Cannella a Giacomo Milillo, da Michelangelo Giampietro a Giuliano Kraft.
Quella che state sfogliando è dunque una rivista ancora più interessante per i lettori che si
prefigge di avere: medici attivi sia nel setting della medicina generale, sia in quello
ospedaliero; daltronde la trasversalità del pubblico è una sfida importante, ma non
impossibile da vincere e con Colloquia vogliamo provar
Risposte mirate ai nuovi bisogni: quale ruolo per gli infermieri nelle riforme del SSN?
Il sistema sanitario italiano si è profondamente modificato negli ultimi 15 anni: le riforme degli
anni ’90, l’avvento del federalismo fiscale e istituzionale, l’introduzione dei LEA hanno
cambiato il SSN, incidendo profondamente sulla “cultura” del servizio sanitario.
Alcune delle aspirazioni che il legislatore nutriva ad inizio anni ’90 sono andate deluse e
in particolare le aspettative di razionalizzazione sono ancora incompiute, ma è difficile
negare che il comportamento e il sentire degli operatori del SSN non si sia rinnovato: oggi,
a differenza di venti anni fa, temi come quelli della efficienza, della appropriatezza, della managerialità, sono patrimonio anche delle professioni sanitarie. L’energia rinnovatrice che ha attraversato la Sanità (il Servizio Sanitario Pubblico in primis) è testimoniata dal ruolo di incubazione che il settore ha assunto in questi ultimi
anni, sperimentando al suo interno nuovi approcci che sono poi stati estesi ad altri settori del vivere sociale: in primo luogo il federalismo. Non si può però tacere che la macchina ha dimostrato di avere una fortissima inerzia, resa
immane dalla stratificazione di abitudini, privilegi e poteri, che rendono complesso il sistema e difficile il cambiamento: la profusione di un enorme sforzo (non ancora terminato) si è quindi resa necessaria per mettere
in discussione lo status quo. In questa congerie di interventi, alcuni capisaldi del vecchio SSN resistono strenuamente:
certamente perché derivano da poteri acquisiti, ma anche perché favoriti dalla cronica
incapacità del settore pubblico italiano di programmare a medio-lungo termine.
Tra gli aspetti meno affrontati della riforma degli anni ’90 c’è quello della programmazione del rapporto fra modifica dei
bisogni sanitari, offerta assistenziale e dotazione di personale. Nel seguito si argomenterà che nel medio-lungo
periodo, senza una adeguata ridefinizione dei processi formativi e di incentivazione, alcuni
dei risultati ottenuti in oltre un decennio di sforzi di razionalizzazione risulteranno effimeri
Il Governo del sistema sanitario: complessità e prospettive dei nuovi assetti istituzionali
Servizi alla persona in sanità: il trade-off efficienza-equità
The paper focuses on the recent evolution in performance of healthcare production in Italy. It regards the technical efficiency and equity in the use of public funds in public primary healthcare actions, concerning the funding profile in the new scenario of fiscal federalism. The analysis is directly concerned with the degree of utilisation of public resources and the production efficiency of the healthcare services provided. On a theoretical basis, healthcare services might be considered as merit goods, since they are granted directly at a first-aid level by the State on the provision of the Italian Constitution Act. At article 32, health is recognized as a fundamental right of the individual and as a collective interest; equity and equal access to all citizens are ensured. Nevertheless, this scenario may drive to a detriment of competition, to a failure in the market and to allocative inefficiencies. For the future, the growing financial responsibilities of the Italian Regions in this respect might give a solution, in which direction, at the moment, it is difficult to predict. The paper analyzes the potential impacts of decentralization reform in the healthcare sector using the technical efficiency as a parameter of evaluation of its performance; the idea is to verify possible associations among technical efficiency, equity and the funding profile of expenses with healthcare.[...
I trend di spesa sanitaria pubblica e privata
’analisi dei trend di spesa assume significato quando si metta in relazione alla analisi delle politiche sanitarie poste in atto: in questo contesto, infatti, diviene foriera di indicazioni tanto sull’importanza che la Sanità assume nelle agende politiche dei vari Paesi, quanto sull’efficienza nell’utilizzo delle risorse. La complessità della materia, e anche la mancanza di un riferimento teorico che definisca livelli ottimali di spesa sanitaria, suggeriscono di adottare un metodo sostanzialmente comparativo, confrontando gli andamenti di spesa registrati nei diversi Paesi Europei
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