1,721,093 research outputs found

    Introduction [Non-Standard Employment and Quality of Work]

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    Starting with an analysis of the effects of the Great Recession on the Italian labour market, this essay turns to the diffusion of non standard work to introduce the different aims of the volume. The attention is first directed towards the labour supply characteristics of non standard workers then to the spread of non-standard work in Italy. The Authors investigate the reasons behind it from a dynamic perspective and analyze the incoming and outgoing flows from non-standard employment. The Authors then introduce another crucial issue at the heart of the volume: the impact of non-standard employment on the quality of work and the long-term consequences of non-standard employment on firms and their competitive capacity

    L’anzianità aziendale. Alcune considerazioni sul caso emiliano

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    Si tratta di un articolo che ha un carattere essenzialmente metodologico, nel quale si passano in rassegna gli studi più importanti condotti sull'Italia in anni recenti sulla anzianità aziendale, il turnover e le misure di durata dell'occupazione. Più specificamente i risultati ottenuti vengono messi a confronto con quelli riportati da Christpher J. Flinn, che si basano su indicatori ricavati a partire dalla rilevazione trimestrale delle forze di lavoro, e quelli proposti da Bruno Contini e Riccardo Revelli, che si basano, invece, su dati Inps. Si mostra che le stime sulla durata dell'occupazione e l'anzianità proposte in questi studi sono largamente errate, in parte per le assunzioni e le metodologie di calcolo impiegate, in parte per le caratteristiche degli archivi utilizzati

    Mercati del lavoro locali e carriere di lavoro giovanili

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    Nel corso dell’ultimo decennio molte energie sono state dedicate allo studio del mercato del lavoro giovanile. L’aspetto al quale maggiormente si è rivolta l’attenzione dei ricercatori nel nostro paese – ma anche, piú in generale, in Europa e negli Stati Uniti – è stato quello della disoccupazione giovanile. Assai meno energie e risorse, invece, sono state spese nello studio della esperienza di lavoro giovanile, della "qualità" dei posti di lavoro occupati, del processo di integrazione della forza lavoro giovanile tra i ranghi dei lavoratori adulti e del comportamento dei giovani sul mercato del lavoro. In questo saggio di ci sofferma su questi aspetti, a partire dallo studio delle carriere di lavoro ricostruite per un campione di giovani nel comune di Reggio Emilia

    Labour Market Segmentation and Workers’Careers: the Case of the Italian Knitwear Industry

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    This paper reports on empirical research into the labour market in the knitwear and ready-to-wear industry in the province of Modena (Carpi, Italy). In particular, it looks at the careers of three categories of worker: homeworkers, those employed on the production lines of larger firms, and artisans. We chose to interview 100 workers for each group. The main result is that a large proportion of the workforce are able to assure themselves “good jobs” even within highly competitive small firms where union protection is minimal and government legislation frequently avoided. It depends upon three closely interrelated kinds of influence: 1. the characteristics of the industrial district; 2. the subordination of both subcontracting firms and individual out-workers located outside Carpi’s industrial “enclave” to Carpi-based firms; 3. full employment which stems from a success in both national and international product markets

    Mortalità e sopravvivenza delle piccole imprese. Parte II

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    Il saggio propone i risultati di una ricerca basata su un campione di oltre 3.000 imprese sulle quali si hanno informazioni per tutto il quinquennio 1983-88.Nella parte centrale, dedicata all'analisi della crescita, della mortalità e della sopravvivenza, si sottopongono a verifica empirica le principali proposizioni analitiche che emergono dai modelli che si occupano della relazione tra crescita e sopravvivenza delle imprese

    Il mercato del lavoro nell'industria della maglieria e delle confezioni nella provincia di Modena

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    Questo saggio è volto a indagare i fattori di segmentazione del mercato del lavoro in un distretto industriale: la maglieria di Carpi. Il metodi utilizzato è quello dell'analisi delle storie lavorative. Il principale risultato, conforme a molti altri studi condotti in ambito internazionale, è che la segmentazione deriva da una molteplicità di fattori connessi con le caratteristiche della domanda e dell'offerta, la tecnologia, le condizioni del mercato del prodotto, il regime di tutele. L'aspetto, in qualche misura sorprendente e su cui ci si sofferma, è che i lavoratori con elevate capacità professionali riescono a garantirsi "buoni lavori" anche nei segmenti a minore tutela (dal punto di vista normativo e sindacale)

    Integrazione dei mercati e riaggiustamento nei distretti industriali

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    In questo articolo si discute il comportamento dei distretti industriali italiani nelle mutate condizioni della concorrenza sui mercati internazionali. Il saggio prende le mosse dall’analisi della varietà dei comportamenti dei distretti nel corso degli anni Novanta I distretti industriali sono diversi per specializzazione produttiva, per il livello di integrazione verticale e struttura dimensionale delle imprese, per mercati di riferimento e organizzazione di vendita, per grado di apertura e livello di internazionalizzazione, per la capacità di produrre nuovi prodotti. E si comportano in modo diverso anche nel reagire ai processi di integrazione dei mercati mondiali. A esplorare questo tema, valutandone le implicazioni sul dibattito sul declino industriale italiano, è dedicata la parte centrale del lavoro. Si conclude con alcune proposte sulle politiche industriali nazionali e regionali

    Competenze, grandi imprese e distretti industriali. Il caso della Magneti Marelli

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    La ricerca si è condotta intervistando i fondatori delle imprese maggiori, gli amministratori pubblici e i tecnici del settore. A questo lavoro si è accompagnato un lungo spoglio di materiali di archivio, reso possibile dalla collaborazione della Sezione Etnografica del Comune di Carpi. Nel saggio si sostiene che l'insediamento nel territorio, al principio del secondo conflitto mondiale, di due stabilimenti di una grande impresa -la Magneti Marelli di Sesto San Giovanni- ha avuto un ruolo fondamentale nel promuovere quell'insieme di condizioni che, nei decenni successivi, avrebbero consentito la proliferazione di numerose attività, tutte con una comune matrice meccanica. Si argomenta che la Marelli, con il suo operare, ha immesso nel tessuto sociale la professionalità e le competenze tecniche necessarie a percepire nuovi bisogni, l'esistenza di nuovi mercati, e ad innescare un processo di investimento cumulativo che, secondo una dinamica tipicamente hirschmaniana, in un arco di tempo relativamente breve, ha radicalmente mutato il volto dell'industria nel distretto. In questo senso il motore primo dello sviluppo va ricercato, più che nella dotazione iniziale di risorse, nel processo di acquisizione e diffusione di competenze nel tessuto sociale. Nella parte centrale del saggio si sottolinea il carattere non deterministico dello sviluppo; si studia la relazione tra i settori che producono particolari competenze e i settori e sistemi produttivi che traducono tali competenze in innovazione, creazione di nuovi mercati e nuovi prodotti, evidenziando come non sia possibile individuare alcuna precisa “traiettoria tecnologica” Il saggio si conclude passando in rassegna il dibattito sulla genesi dei distretti e dei sistemi di piccola impresa, valutando le implicazioni dello studio sulla teoria dello sviluppo e della localizzazione e sulla conduzione delle politiche economiche. Si argomenta che, date talune condizioni, i processi cumulativi che nella meccanica carpigiana sono stati innescati da un evento casuale possono essere indotti - nelle aree meno sviluppate del paese e nel Mezzogiorno - da una politica economica consapevole ed avvertita

    I processi di formazione, la crescita e la sopravvivenza delle piccole imprese

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    Il volume propone i risultati di una ricerca basata su un campione di oltre 3.000 imprese sulle quali si hanno informazioni per tutto il quinquennio 1983-88.L'intero saggio è costruito intorno alla distinzione tra impresa e autoimpiego. Tale distinzione, inconsueta negli studi italiani di economia e organizzazione industriale, coincide in larga misura con quella tra firm e self-employment, tipica della letteratura e delle statistiche industriali anglosassoni, e consente di mettere in evidenza aspetti nuovi e scarsamente esplorati nel panorama delle ricerche sul tema. Il volume può essere suddiviso in tre parti. Nella prima si affrontano i problemi teorici e metodologici connessi con la nozione di impresa adottata e con la definizione della nascita e della morte dell’impresa; si fornisce una stima dei tassi di natalità; si studiano le caratteristiche delle nuove imprese e dei loro fondatori; si discute il processo di formazione del capitale e delle competenze; si determina, da ultimo, l'ammontare di occupazione attribuibile direttamente alla natalità. Nella parte centrale, dedicata all'analisi della crescita, della mortalità e della sopravvivenza, si sottopongono a verifica empirica le principali proposizioni analitiche che emergono dai modelli che si occupano della relazione tra crescita e sopravvivenza delle imprese. Nella parte conclusiva si valuta l’impatto della mortalità sul mercato del lavoro, si sottolineano le differenze rispetto ai modelli correnti di ingresso e di uscita, si formulano alcune proposte per la costruzione di un diverso apparato analitico, si valutano infine le implicazioni dei risultati ottenuti sulla mobilità sociale e del lavoro. Su ciascuno di questi aspetti la distinzione tra imprese e autoimpiego ha conseguenze importanti e permette di mettere in luce motivazioni, comportamenti ed effetti sul tessuto produttivo radicalmente differenti

    La certificazione come strumento per la politica industriale. L’esperienza dell’Emilia-Romagna

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    Questo saggio esamina le politiche industriali regionali sulla certificazione della qualità e sui sistemi organizzativi associati alla certificazione di impresa mettendo in luce le difficoltà connesse alla implementazione dei sistemi ISO 9000 nelle piccole imprese manifatturiere
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