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Some thoughts between body and mind in the light of Wilma Bucci's multiple code theory.
The author proposes the usefulness of Wilma Bucci's Multiple Code Theory in clarifying some controversial issues in psychoanalytically inspired psychosomatics. Definition of a dialectic among different entities may appear difficult in an unitarian view of the organism, where body and mind are seen as having no kind of intrinsic existence, which may be differentiated from the organism as a whole, but as two categories having to do with the perspective of the observer. This aporia may find a solution in a redefinition of the body-mind relationship as that between symbolic systems and the subsymbolic system, both of which may be viewed as mind or as body depending on the point of observation. Similarly, somatic pathology, if we accept an unitary paradigm, need no longer be viewed as due to an influence of 'mind' on 'body': a definition of pathology as linked to a disconnection between different systems, as found in Bucci's theory, is proposed as a possible solution. Emergence of somatic symptoms, however, besides being witness to disconnection, may be seen as the subsymbolic first expression of an item of content, an attempt at reconnection, as already proposed, in a way, by Winnicott in 1949. This attempt has much better opportunities to succeed when it finds an adequate container, as in analysis. A clinical situation of this kind is presented. Copyright © 2010 Institute of Psychoanalysis
What works for whom: applicazioni della tecnica di scrittura di Pennebaker in popolazioni portatrici di disagio mentale o patologia somatica. Intervento al Simposio "Il racconto degli eventi traumatici come modalità di promozione della salute"
Recensione al volume di U. Telfener e L. Casadio: Sistemica: Voci e percorsi della complessità
Al di là di Cartesio. Riflessioni sul CorpoMente
Un rapido esame delle posizioni che si sono susseguite rispetto al problema corpo/mente si sforza di definire i problemi inerenti sia il dualismo che il monismo riduzionista di marca positivista. Si sostiene quindi l’utilità di una posizione che definisce corpo e mente come due categorie connesse con il vertice da cui si pone l'osservatore, e non come due entità dotate di esistenza intrinseca. La dialettica corpo/mente può essere sostituita da una dialettica tra sistemi simbolici e non simbolici (oservabili sia da un versante somatico che da un versante mentale), come teorizzato in termini specifici da Wilma Bucci ma in termini analoghi da diversi autori psicoanalitici. La patologia somatica viene quindi associata non ad un influsso della mente sul corpo, ma ad una disconnessione tra sistemi. D’altra parte l’emergenza di un sintomo somatico, pur testimoniando appunto di questa disconnessione, può rappresentare al contempo un primo tentativo di (ri)connessione, che può andare a buon fine in presenza di un contenitore adeguato.Ano verview of different positions on the body/mind problem tries to define problems deriving from both dualism and reductionist monism. These problems may be addressed adopting a position defining body and mind as two categories having to do with the perspective of the observer and not as separate entities, endowed with intrinsic existence. Body-mind dialectic may be substituted with a view of the relationships among different interacting systems of the organism (each considered from both a bodily and a mental perspective), as proposed in these specific terms by Wilma Bucci but in analogous terms by several psychoanalytic authors. Somatic pathology in this framework is viewed no more as due to influence of «mind» on «body», but as due to disconnection between different systems. On the other hand emergence of a somatic symptom, though witness to disconnection, may also represent at the same time a first effort at reconnection, which may be successful when an adequate container is available
Dal sintomo alla persona. Medico e psicologo insieme per l'assistenza di base
E' noto che le richieste che giungono al medico di Medicina Generale nascono spesso da problemi che necessitano di un approccio olistico, biopsicosociale. La progressiva differenziazione tra medicina e psicologia rende però piuttosto problematica sia una risposta adeguata da parte del solo medico, sia una collaborazione attuata mediante invio allo psicologo. L'accettazione da parte del paziente di questo invio appare comunque difficile, nel momento che il contatto con uno psicologo, diversamente da quello con un medico, viene tuttora considerato socialmente come riservato solo ad una particolare categoria di persone, ed oggetto di forte stigmatizzazione. Raramente quindi il medico è in grado di soddisfare la domanda del paziente nel suo complesso: il tentativo di fornire risposte sul piano solo biologico conduce all'effettuazione di analisi e alla somministrazione di farmaci di cui per primo riconosce la dubbia utilità. Una possibile risposta a questi problemi è stata realizzata dalla Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute dell'Università di Roma "Sapienza", con l'inserimento di uno psicologo nello studio del Medico di Medicina Generale, nel consueto orario di ambulatorio, in copresenza con il medico. Questo ha permesso un approccio olistico al disagio presentato, senza la necessità di una specifica richiesta psicologica da parte del paziente. Ha altresì costituito una occasione formativa per entrambi i professionisti difficilmente ottenibile con altre modalità. La nascita dell'esperienza, che è iniziata nel 2001, è stata descritta nel volume di questo stesso Editore "Una Base più Sicura" (Tomassoni e Solano, 2003). Negli anni successivi l'esperienza si è diffusa fino ad essere replicata in 13 situazioni, per 3 anni ciascuna. Il presente volume descrive i risultati, sul piano clinico e quantitativo, di un'iniziativa giunta ormai ad una fase pienamente matura, sulla base di una mole di dati che oltre ad illustrarla più estesamente confermano la sua fattibilità ed utilità concreta, anche sul piano di una riduzione della spesa sanitaria. Si pone quindi come possibile modello per una sperimentazione più estesa a livello delle ASL e delle Regioni, con la possibilità di verifiche più ampie sul piano dell'efficacia e del risparmio di spesa ottenibile. Si incrocia, in questo momento storico, con l'esigenza sentita da più parti dell'istituzione della figura dello Psicologo di Base, per la quale potrebbe costituire una collocazione strategica
Di fronte al sintomo (non solo) in adolescenza
Considerare il sintomo soltanto come indicatore di patologia mi appare da tempo qualcosa di fortemente mistificante e riduttivo. Sappiamo bene – e gli auto- ri di questo volume ce lo insegnano – come la comparsa di un disturbo somatico o psichico possa essere un primo tentativo di uscire da una condizione fortemente limitativa, o un segnale di allarme, o una protesta, o un tentativo di adattamento. In questa visione, i sintomi somatici (come gli agìti) possono essere visti in alcune circostanze come adattivi e progressivi, anziché che sempre regressivi, come è stato spesso assunto. La preoccupazione del paziente per un particolare sintomo somatico può funzionare da tentativo di connessione, una connessione transizionale tra la computazione implicita, non-simbolica, e i contenuti simboli- ci dello schema emozionale (Bucci, 1997b), piuttosto che un modo di resistere al formarsi della connessione, o un effetto della mancanza di connessione. In altre parole, possiamo vedere il sintomo come un tentativo di trovare un senso ad un malessere incomprensibile proveniente da aree dissociate, da memorie impresse in forma solamente non-simbolica, implicita (Bucci 1997a, 2009a)
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