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Le differenti gioventù del '68, in: Uguaglianze/differenze. Riflessioni per Anna Rossi-Doria
In questo articolo l’A. riassume i punti essenziali della sua ipotesi interpretativa a proposito della “generazione del 68”.
Convinta della necessità di decostruire questa categoria, Francesca Socrate si propone di analizzare il profilo sociale e culturale delle studentesse e degli studenti universitari che fecero parte del movimento focalizzando l’attenzione in primo luogo sulla loro età, per arrivare alla definizione di almeno due “generazioni sociali” che, per quanto separate da una ridotta distanza anagrafica, portano i segni di due culture tra loro distanti: la prima è quella dei nati durante gli anni della guerra; la seconda, quella dei nati tra il ‘46 e il ’51. Alla prima coorte generazionale appartengono la maggior parte dei leader del movimento studentesco, alla seconda ragazzi e ragazze più giovani che sono presenti nel movimento, spesso con un’alta intensità di partecipazione, ma in una posizione gregaria. L’A. mette in rilievo come questo rapporto sia nella sostanza solo apparente, dal momento che nell’intreccio fra le due componenti generazionali saranno i più giovani a imporre la loro cultura generazionale, non tanto nelle sue teorizzazioni ma nelle pratiche, mentre le parole, le parole chiave e le parole d’ordine, saranno trovate dalla prima generazione, quella dei nati durante gli anni della guerra.The Diverse Youth Groups of '68
In this paper, the author summarises the main points of her interpretative hypothesis regarding the "'68 generation".
A conviction of the need to deconstruct this category prompted Francesca Socrates to attempt an analysis of the social and cultural profiles of the male and female university students who were part of the movement, focusing principally upon their age in order to define at least two "social generations" which, though separated by only a few years, bear the marks of two widely divergent cultures: the first is that of those born during the Second World War, and the second that of those born between 1946 and 1951. The first generational group contained most of the leaders of the student movement, while the second contained younger people whose role in the movement, though often highly active, was principally that of adherents. The author highlights how this apparent relationship is essentially superficial, since in the interweaving of the two components it was the younger generation who would impose their generational culture, less in theoretical than in practical terms, while the words, the catchphrases and slogans would derive from the first generation, those born during the war years.
Keywords: generations; 19698; youth culture
"L'unica cosa concreta che hai in mano è il racconto". Intervista a Bruno Bonomo e Sandro Portelli su storia orale e generazioni.
L’intervista dell’A. a Sandro Portelli e Bruno Bonomo mette in luce come la soggettività dei due ricercatori si rifletta nel rapporto che ciascuno di loro intrattiene con la storia orale e le fonti orali.
Il fuoco principale del dialogo è centrato su aspetti che evidenziano l’influenza dell’appartenenza generazionale sul loro lavoro di oralisti: la forza dell’impronta militante delle origini su Sandro Portelli, uno dei protagonisti e pionieri di quella battaglia politico-culturale, contro il distacco ‘laico’ di Bruno Bonomo, esponente della nuova generazione di ricercatori che operano nell’attuale contesto di professionalizzazione e legittimazione accademica delle fonti orali.
Come l’A. sottolinea nella breve premessa introduttiva, l’intervista evidenzia però altre differenze non riconducibili, almeno immediatamente, a una soggettività generazionale, differenze che riguardano elementi ‘artigianali’ del lavoro dell’oralista – in primo luogo nella relazione con la persona intervistata – e le questioni di metodo nell’analisi delle interviste.The author’s interview to Sandro Portelli and Bruno Bonomo clears up how the subjectivity of the two scholars is reflected in their personal relationship with oral history and oral sources. The dialogue is most of all centred on aspects that reveal the influx of generational belonging on their work of oral historians: the force of the militant approach of the origins in Portelli, a protagonist and pioneer of that political and cultural battle, as against the ‘lay’ detachment of Bonomo, an exponent of the new generation of today’s scholars operating in a context of academic specialisation and legitimation of oral sources. As the author highlights in her short introduction, yet the interview indicates further differences not quite immediately referable to a generational subjectivity: differences concerning on the one hand the minute craftmanship of oral history researchers, first of all the field relation with the interviewed, and on the other the methodological questions involved in the analysis of interviews
Classici e romantici. Le generazioni del ’68 nel racconto di sé: un’analisi linguistica
Il saggio è centrato sull’analisi linguistica di quaranta interviste orali a protagonisti del Sessantotto attraverso l’uso di un software per l’analisi statistica di corpora testuali (TalTac2). A partire dall’individuazione di due diversi gruppi generazionali (i nati durante la guerra e i nati nel dopoguerra), l’A. si propone di focalizzare, nel vocabolario specifico di queste due ‘generazioni’, la differenza che le separa nel rapporto con il passato di cui raccontano o, meglio, nel rapporto tra l’io che narra e l’io di cui si narra. L’ottica adottata nell’analisi dei due “vocabolari specifici” è centrata prevalentemente su alcune funzioni grammaticali delle parole (nomi, pronomi, avverbi, forme verbali, ecc.) che diventano spie dell’atteggiamento memoriale degli intervistati.
Un esempio per tutti: i tempi e i pronomi verbali dicono del loro rapporto con il passato molto più di quello che le persone intervistate avrebbero – e in alcuni casi hanno – dichiarato esplicitamente nel loro racconto di vita.
La prevalenza, nella ‘prima’ generazione, del presente commentativo e del passato remoto alla terza persona singolare o nelle forme impersonali, tipici della narrazione storica “che esclude ogni forma linguistica autobiografica” e invece quella, nella seconda generazione, del passato prossimo e dell’imperfetto alla prima persona singolare, “forma autobiografica per eccellenza”, riflettono un diverso rapporto con quel loro passato: un occhio esterno e oggettivato quello della prima generazione, lo sguardo in soggettiva, specchio di un legame vivente tra l’io che narra e l’io narrato, nelle interviste della seconda.This paper will discuss the linguistic analysis of forty oral interviews with protagonists of the student protests of 1968 through the use of software for the statistical analysis of textual corpora (TalTac2). After identifying the two different generational groups (those born during the Second World War and those born after it), the author examines the specific vocabulary used by these two 'generations' and highlights the differences between them in terms of their relationship with the events which they narrate, or better, in terms of the relationship between the self which narrates and the self which is narrated. The perspective adopted in the analysis of the two "specific vocabularies" is based principally upon the various grammatical functions of the words (nouns, pronouns, adverbs, expressions, etc.) which act as indicators of the interviewees' behaviour.
As an example, the tenses and pronouns used by the interviewees tell us much more about their relationship with the past than they would - or sometimes did - make explicit when describing their personal history. The prevalence of the “commentative” present tense and the third person remote past forms, or the impersonal structures “which preclude any linguistically autobiographical form” in the speech of the 'first' generation, and of the near past and imperfect forms of the first person singular - the “autobiographical form par excellence” - in that of the second generation reflect the differences between their pasts: that of the first generation implies an impartial and objective observer, that of the second being instead subjective, and reflecting a living link between the 'I' which is describing and the 'I' being described
Una morte dimenticata e la fine del Sessantotto
In questo saggio l’A. affronta la storia del 68 italiano e della sua periodizzazione attraverso un’ottica interpretativa centrata sulla categoria di ‘comunità’. L’occasione è offerta dal caso romano dello studente di Magistero Domenico Congedo, morto il 27 febbraio 1969 precipitando dal 4° piano della facoltà dopo un’aggressione di gruppi neofascisti, mentre in vari punti della città avevano luogo manifestazioni contro la visita del presidente americano Richard Nixon. La mancata mobilitazione attorno a quella che fu la prima morte di uno studente del movimento nella storia del 68 italiano riflette, secondo l’analisi dell’A., la fine della comunità studentesca aperta e inclusiva che aveva caratterizato la prima fase del movimento (il cosidetto 68 breve). Tra le fonti utilizzate, di particolare rilievo si sono rivelate quelle giudiziarie, relative all’indagine sulla morte di Congedo, che rivelano anche la frammentarietà e diversificazione sociale e culturale delle esperienze del movimento
Un altro sessantotto: la protesta nella memoria dei docenti dell'Università di Roma "la Sapienza"
Aurea mediocritas: appunti per una storia dell'autorappresentazione dell'impiegato moderno
L'organizzazione padronale agraria nel periodo giolittiano, in “Quaderni Storici”, 36, 1977, pp. 661-682.
Le fonti orali alla prova della Linguistica dei corpora
Nell’ambito della riflessione aperta sulla rivista “Contemporanea” a proposito dei rapporti tra linguistica e storia, l’intervento dell’A. è incentrato sulla propria esperienza di ricerca con un software di analisi linguistico-statistica.
Facendo riferimento ai primi due “esperimenti” condotti su un corpus di 40 interviste a protagonisti del 68 italiano, Francesca Socrate sottolinea le diverse funzioni svolte dall’approccio linguistico e da quello statistico nel corso del suo lavoro.
L’apporto della linguistica e dei suoi strumenti interpretativi, applicati alle forme grammaticali del racconto di vita, permette di andare al di là dell’intenzione degli intervistati e di arrivare all’analisi del discorso sottostante, per individuare, «tra le righe», quello che il testo « lascia intendere, senza averlo voluto dire in maniera esplicita». La lingua, insomma, nella sua forma grammaticale si dimostra una spia straordinaria della costruzione di senso del racconto. L’approccio quantitativo, per parte sua, sottrae invece l’analisi delle interviste al limite e ai condizionamenti imposti dalle ipotesi di partenza: gli elementi a prima vista incongrui che quell’approccio introduce sono segnali che indicano dove andare a cercare, cosa cercare di capire, ponendo interrogativi da prendere sul serio, tanto più là dove non confermano ciò che già ci aspettavamo.In the context of the open debate in the journal "Contemporanea" upon the relationship between language and history, this paper discusses the author's own experience with linguistic-statistical analysis software.
Referencing the first two "experiments" carried out upon a corpus of 40 interviews with protagonists of the Italian student protests of 1968, Francesca Socrates underlines the various functions performed by the linguistic and statistical approaches in the course of her work.
The contribution of linguistics and its interpretative tools when applied to the grammatical forms of the interviewees' life stories allows us to see through their words and analyse the underlying discourse: to understand what, "between the lines,” the text implies without wishing to say explicitly. In short, language in its grammatical form proves to be an extraordinary powerful tool for analysing the construction of the story's meaning. For its part, the quantitative approach removes the limits and constraints imposed by the initial hypothesis from analysis of the interviews: the initially incongruous-seeming elements which it introduces show us where to look and what to attempt to understand, and poses serious questions, particularly where the answers not confirm our expectations
Tra linguistica e storia: incroci metodologici e percorsi di ricerca. A cura di Francesca Socrate e Carlotta Sorba. Interventi di Jean-Philippe Genet, Michele A. Cortelazzo, Jacques Guilhaumou, Pietro Trifone, Marta Margotti, Rachele Raus, Francesca Socrate
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