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Idola securitatis. Presentazione
Si tratta della presentazione di un numero monografico della rivista "Ragion Pratica" dedicato al problema della sicurezza nell'età liberale e post-liberale. Il volume è stato concepito da Silvia Vida e Mauro Barberis a partire dalla Monografia di M. Barberis, Non c'è sicurezza senza libertà. Il fallimento delle politiche antiterrorismo, il Mulino, Bologna 2017
Postcapitalismo e neoliberalismo: il presente e il futuro della crisi
Is the social and economic crisis we are currently going through, pointing to a transition
toward something different – still difficult to pin down and yet enabling us to overcome
the crisis – or is it instead a tool of statecraft, something that seeks staying power and
appears to have the tools needed for its own preservation over the long run? Authors
like Wolfgang Streeck see the current crisis as heralding the end of financial capitalism
and a return to more democratic government policies. On another reading, however, it
is not capitalism but neoliberalism that has come to a critical pass, suggesting that the
crisis is not so ominous as it seems. Those who underscore the inherent contradictions
of capitalism, whose downfall is projected to usher in an epoch-making change, may just
be underestimating the mighty attempt the capitalistic system is making precisely to
resolve all such contradictions. This is a prodigious effort to burrow deep into individual
and mass psychology, and it can be recognized in particular in the reading of the crisis
offered by Cass Sunstein
Matrimonio e giustizia sociale post-liberale Marriage and Post-Liberal Social Justice
Abstract: The question of same-sex marriage places us before the problematic alternative between recognizing multiple forms of family union within the state and relaxing marriage rules. With this question comes an opportunity to leverage the political justice behind same-sex marriage so that the kind of social innovation it promotes might be able to drive back the marginalization attendant on neoliberalism
Votare con i mozziconi per proteggere l’ambiente: tecnologie della regolazione postliberale Casting Butts to Protect the environment: on Postliberal Regulatory technologies
abstract: Some postliberal non-coercive regulation techniques, like nudging and boosting, are not only more flexible and versatile than the law but also better suited to cope with real agents’ limited and defective rationality. Those who conceive them take their cues from behavioural sciences, which postulate the constitutive vulnerability of agents making their choices in an uncertain and risky environment. This paper inquires whether these techniques may help agents to overcome their vulnerabilities or rather work towards limiting their autonomy, thereby contributing to the rise of a new form of dispotism
Nudge e vulnerabilità
Combined with nudge theory and libertarian paternalism, the concept of vulnerability seems to reveal two distinct and connected meanings: a descriptive one, coinciding with the constitutive vulnerability of the agent and a normative one, definable as the functional vulnerability of a nudged agent. The fact that the constitutive vulnerability enters the regulatory orbit of nudges as a descriptive basis for justi-fying paternalism counterintuitively entails that the agent should not overcome her vulnerability. This may compromise the libertarian credentials of nudging, its declared anti-perfectionism, but also the paternalistic function it was meant to perform
Global Ethics or Global Justice?
Contractualism collapses two questions that should be kept distinct: Who are the basic principles of society designed by? Whom are they designed for? The contracting parties are understood as forming a single group with the citizens who will be living to- gether and whose lives will be governed by agreed principles. No commitment other than moral, however, is conceivable as with non-contracting parties, who are therefore exclu- ded from institutional or “political” justice. Then, as this paper seeks to show, it would not make sense to speak of global or cosmopolitan justice unless we set aside contractualism and the condition of mutual advantage it imposes
Neoliberismo, biopolitica e schiavitù. il capitale umano in tempo di crisi
Il carattere totalizzante dell’indebitamento e della precarietà assurge a paradigma di un quasitotalitarismo
del secolo attuale. Sullo sfondo delle esperienze esistenziali di precarietà, la (millenaria)
questione della violenza politica emerge con prepotenza, e con essa anche lo spettro del totalitarismo,
sebbene declinato in forma inedita. Il fatto è che l’analisi della governamentalità rivela l’esistenza di
pratiche che sono espressione di una forma di potere che, lungi dall’essere frugale, si affida agli strumenti
di cui non è richiesta alcuna forma di legittimazione. In questo consiste la sua dimensione violenta.La governamentalità che si intreccia col capitalismo neoliberista non plasma la soggettività dello
schiavo, dell’individuo completamente assoggettato: è il capitalismo stesso, del resto, a impedire alle sue
“vittime” di sentirsi tali quando offre lo spettacolo della distinzione tra dominanti (felici e vincenti) e
dominati (precari e indebitati), che, in una forma di liberalismo avanzato, sembra conciliarsi sia con
l’eguaglianza politica e democratica, che istituzionalmente e formalmente permane, sia con la paura
terrificante di perdere la propria posizione sociale o lavorativa
Il nudge e le contraddizioni del paternalismo libertario
In questo spazio critico si riflette sulla compatibilità tra politiche di stampo neo-paternalistico, riservate a soggetti di scelta difettosi e fallibili, quelli che i fautori del nudge chiamano Umani, e politiche democratico-liberali, basate sul presupposto ideale del soggetto di decisione razionale e autonomo, che essi chiamano Econe. L'idea è che il dualismo antropologico porti a gerarchizzazioni illegittime, e a differenziazioni nell'uso della regolazione che si rivelano anti-liberali e anti-emancipatorie
Architettura delle scelte e nudging. Molto design, poco legal.
Questo contributo si concentra su un tipo di nudge pubblico noto come architettura della scelta la cui rilevanza e pervasività, riconosciuta dai fautori del nudging paternalistico. Questo tipo di dispositivo è il nudge “di prima generazione”, forse quello più significativo in tema di legal design, anche perché il design è nel nome stesso che che gli hanno dato Sunstein e Thaler. Non è un nudge concepito per mettere i cittadini in grado di fare piani di vita autonomi, perché si occupa solo di indurlo (sospingendolo) a prendere decisioni benefiche e vantaggiose per sé, aggirando le difficoltà della scelta costitutive del suo essere un soggetto biased
Povertà del nudge e nudge della povertà
Il contributo affronta il tema della vulnerabilità a partire dall’analisi critica di alcune forme di neopaternalismo “soft”, come il nudge, che si propongono di legittimare un interventismo governamentale di stampo utilitaristico, benché autenticamente paternalista e post-ideologico: paternalista nella misura in cui è impegnato a indicare ai poveri, agli obesi, agli incolti e a tutti i soggetti disfunzionali rispetto alle esigenze del mercato, semplici soluzioni per migliorare la loro condizione materiale e, con essa, il benessere della collettività; post-ideologico perché enfatizza la necessità di politiche fondate sui risultati delle scienze comportamentali, anzitutto psicologia ed economia, che tendono a spoliticizzare sia il ruolo del regolatore sia quello del destinatario della regolazione. A partire da una lettura critica della teoria del nudge di Richard Thaler e Cass Sunstein e della Poor Economics di Esther Duflo e Abhijit Banerjee, il contributo individua le incoerenze e i limiti del paternalsmo “libertario” di impronta psicologica o “psicocratico”, secondo la definizione di Federico Zappino
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