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Le duc de Luynes et la découverte de la Grande Grèce
Au début du XIXe siècle, l’archéologie de la Grande-Grèce a bénéficié d’une attention croissante. Le mirage de la grandeur passée de cette région, suggérée par les sources littéraires, a poussé quelques voyageurs à sortir des sentiers battus du Grand Tour pour visiter des zones moins connues. C’est ce qui arriva au jeune Honoré d’Albert, duc de Luynes (1802-1867). Destiné à devenir un des personnages les plus influents de la vie culturelle française et le protagoniste d’une intense activité d’étude, d’exploration et de mécénat qui culmina, en 1862, avec le don de son extraordinaire collection au Cabinet des Médailles de Paris, il effectua, en 1825 et en 1828, deux voyages le long de la côte ionienne de l’Italie méridionale (une zone du Royaume de Naples rarement visitée par les voyageurs), à la découverte de l’architecture et de la topographie des colonies de la Grande Grèce. Au cours de ces voyages il réalisa deux fouilles, la première à Locres, la seconde à Métaponte : cette dernière fut particulièrement riche de conséquences. Grâce au transfert à Paris d’une partie des éléments d’architecture retrouvés dans le sanctuaire d’Apollon Lycien et à la publication des résultats de ses recherches, de Luynes contribua à éveiller l’intérêt pour les édifices d’ordre dorique de la colonie qui entra, à plein titre, dans le débat sur la polychromie dans l’architecture grecque. Le livre raconte les années de formation du duc de Luynes, marquées par sa participation au projet de création du Musée Charles X et par l’adhésion à l’Institut de correspondance archéologique, en suivant la trame qui noue son existence
Recensione al volume di G. SEMERARO, EN NEUSI. Ceramica greca e società nel Salento, Lecce - Bari 1997, in Ostraka VIII,2, 1999, pp. 583-587.
La polis di Metaponto e il suo territorio. Dalle prime esperienze alla metà del IV secolo a.C.
Le conoscenze relative alla città di Metaponto e alla sua chora ci offrono un’occasione unica di indagare una produzione particolare e complessa come quella della ceramica a figure rosse analizzandone da un lato i processi produttivi, dall’altro quelli di distribuzione e consumo e cercando di individuare alcune delle dinamiche sottese alla selezione delle forme e dei soggetti nei due ambiti. In considerazione della maggiore disponibilità di informazioni, l’arco cronologico cui si farà riferimento riguarda il periodo compreso tra la seconda metà del V e il primo quarto del IV secolo a.C.
Nonostante il profondo rapporto esistente con la produzione attica, è possibile evidenziare, sin dalle fasi iniziali, una notevole duttilità nelle scelte operate a livello produttivo, che rivelano un rapporto dinamico con i destinatari di questi vasi, che contribuisce a spiegare la progressiva articolazione e crescita delle officine metapontine. Tale fenomeno si può cogliere sia nei soggetti raffigurati, sia nel repertorio morfologico, selezionati in base a precise necessità, come nel caso delle nestorides per l’ambito indigeno o dei lebetes gamikoi, principalmente prodotti, almeno nella fase iniziale, per la stessa Metaponto, che le recenti ricerche hanno rivelato essere un ambito privilegiato di consum
Corpus Vasorum Antiquorum. Schweiz. 8: Basel, Antikenmuseum und Sammlung Ludwig. Faszikel 4.
1. Rassegna Bibliografica di archeologia italica dalla protostoria fino alla romanizzazione (150 a.C. circa). 1996-1997. Regio I [Latium] et Campania. Regio II: Apulia. Regio III Lucania [et Bruttii],
La distribuzione della ceramica a figure rosse dei Pittori di Creusa, di Dolone e dell’anabates
Questo contributo presenta lo studio della distribuzione dei vasi a figure rosse prodotti nell'ambito dell'officina dei pittori di Dolone, di Creusa e dell'anabates, attiva a Metaponto nel primo quarto del IV secolo a.C. I prodotti di questa officina, che si caratterizza per l'adozione di un ampio repertorio morfologico, sono presenti oltre che nella stessa Metaponto, nella sua chora e nell'entroterra indigeno, in Messapia, in Peucezia, in Daunia e nel Piceno
Rassegna bibliografica di archeologia italica dalla protostoria fino alla romanizzazione (150 a.C. circa). 1998-1999. Regio I [Latium] et Campania. Regio II: Apulia. Regio III Lucania [et Bruttii],
La tomba 33 di Timmari: Lo scavo e i materiali di una sepoltura aristocratica della Basilicata
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