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    La funzione creativa. Per una psicologia della creatività nel ciclo di vita

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    Quando pensiamo alla creatività, solitamente visualizziamograndi artisti o grandi scienziati che abbiano dato un contributorivoluzionario e innovativo alle vicende umane e sociali. Eppure, si può esserecreativi anche nella vita di ogni giorno, nel modo di affrontare le situazioniproblematiche, nelle attività che ci coinvolgono di più, nel modo direlazionarci con gli altri e persino nel modo in cui costruiamo la nostraidentità. La creatività non è soltanto sinonimo di genialità, ma è piuttosto unprocesso cognitivo, un modo d’essere, una “genialità del quotidiano vivere”. Inpiù, la creatività può essere anche una risorsa per lo sviluppo delle persone,perché garantisce all’individuo la capacità di destreggiarsi tra situazioni complesse,di trovare soluzioni originali ed efficaci, di esplorare varie alternativeanche assumendosi dei rischi, di coniugare flessibilità e pensiero critico, diapprendere e auto-realizzarsi. Tutte caratteristiche, queste, che sonorimarcate da più parti come utili, se non necessarie, per muoversi nel nostrocontesto moderno, de-standardizzato e, in qualche, modo imprevedibile. Ma, seutilizzata con finalità manipolatorie o malevole, la creatività può assumereanche una valenza negativa; o si può persino utilizzarla senza nemmeno esserconsapevoli di farne uso. È tempo, quindi, di una riflessione strutturata cheindividui luci e ombre di un costrutto complesso, ma con una funzionepotenzialmente cruciale per il benessere psicologic

    Possibilita' o Rischio ? I Processi di costruzione dell'identita' degli studenti universitari tra confusione e consolidamento

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    L’obiettivo di questo studio è quello di esplorare i processi di costruzione dell’identità negli studenti frequentanti i primi due anni di università in termini di consolidamento dell’identità e assunzione del senso di adultità, con lo scopo di rintracciare relazioni tra dimensioni esplorative e di commitment, adultità, progettualità e dimensioni di stress associato con problemi di confusione dell’identità. Nell’ambito di un approccio misto (quantitativo e qualitativo), a 200 studenti universitari di entrambi i sessi, frequentanti il primo ed il secondo anno di diversi corsi di studio dell’università Federico II di Napoli, sono stati somministrati 3 strumenti self-report relativi a misure di Commitment making, Identification with commitment, Exploration in breadth, Exploration in depth, Ruminative exploration (DIDS , Luyckx, et al., 2008), misure di Identity Distress (IDS; Berman, Montgomery, & Kurtines, 2004), misure di Risoluzione dell’identita’ (ISRI, Cote”, 1996) e uno strumento narrativo volto a cogliere la progettualità tramite l’individuazione dei Sé Possibili (PSQ, Oyserman e Markus, 1990). I risultati emersi confermano l’esistenza di relazioni tra le dimensioni processuali dell’identità, le dimensioni dell’emerging adulthood e le dimensioni dell’identity distress, descrivendo, in tal modo, come nei processi di costruzione dell’identità dimensioni differenti concorrano insieme alla definizione del sé, sia nel definire possibilità di stabilizzazione e consolidamente dell’identità stessa, sia configurando dimensioni di rischio. In particolare, la positiva relazione tra l’esplorazione in ampiezza, l’esplorazione ruminativa e l’identity distress sembra indicare la possibilità di una dimensione di particolare delicatezza evolutiva, dove ad una indecisione nella definizione del sé corrisponde, forse in un processo a spirale, anche un forte senso di ansia e distress identitario. Tale dato è, inoltre, approfondito dai risultati dei dati testuali che sottolineano come nei nostri studenti universitari la dimensione progettuale sia piuttosto scarsa rispetto alla descrizione del sè attuale e comunque bilanciata con i timori per il proprio futuro. In sintesi, gli anni dell’università sembrano coincidere, nel contesto italiano, con quella fase della vita definita come emerging adulthood caratterizzata da esplorazione e sperimentazione di nuove possibilità, ma anche da instabilità ed incertezza, nonché dal procrastinare l’acquisizione di scelte ed impegni che, invece, contribuiscono al consolidamento dell’identità ponendo le basi per il benessere

    Between distress and agency: The difficult path of identity consolidation in narratives of young adults unemployed or precarious

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    La crisi socio-economica che ha investito l’Europa e le trasformazioni intervenute nel mondo del lavoro sembrano avere prodotto, oltre che effetti diretti sulla precarietà e sulla inoccupazione/ disoccupazione giovanile, anche effetti indiretti sulla capacità dei giovani di progettare il proprio futuro e di pervenire ad una definizione coerente e stabile della propria identità personale e professionale. Il presente studio ha come oggetto i fattori di rischio e di protezione per il benessere e lo sviluppo correlati alle difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro da parte dei giovani contemporanei. Mediante approccio narrativo all’identità, sono stati focalizzati i processi di ridefinizione identitaria di giovani adulti italiani che hanno incontrato specifiche difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro. A tal fine, sono state analizzate le narrazioni di carriera prodotte da 80 giovani italiani inoccupati o precari, inerenti le loro deludenti esperienze di ricerca del lavoro. L’analisi lessicale delle produzioni narrative ha consentito di evidenziare cinque cluster lessicali, inerenti i temi della loro career identity e le strategie, adattive e/o disadattive, di fronteggiamento delle difficoltà incontrate. Tali cluster sono risultati differenziati in base alla variabile della provenienza geografica dei partecipanti. Sono discusse le implicazioni della definizione dell’identità in termini di agency e distress identitario

    Il passaggio dalla scuola media superiore all'universita': narrazione di se' e transizione biografica

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    Nell'ambito di un progetto, volto ad esplorare i processi di orientamento alla fine della scuola superiore, sono prese in esame le narrazioni di studenti universitari del primo anno in relazione alla loro recente esperienza di ingresso all'università. Si assume che tale transizione, normativa ed eteroregolata, configuri un turning point che, imponendo elementi di discontinuità, attiva processi di ristrutturazione del sé in funzione dell'adattamento al nuovo. In linea con i presupposti della psicologia narrativa, si ritiene che la narrazione di sé rappresenti una delle modalità attraverso le quali i soggetti in transizione conferiscano significato alla propria esperienza di cambiamento (McAdams, 1996), ridefinendo al contempo la propria identità (Bruner, 1990; 2002; Smorti, 2003). In tal senso, la narrazione di sé può fornire elementi utili a comprendere se e in che modo la transizione esterna divenga occasione di cambiamento interno e di integrazione di istanze diverse
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