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Enzimi Transadriatici. Un'introduzione
albanesi, due popoli che sono riusciti nel tempo a stabilire delle positive interrelazioni,
che hanno trovato una prima espressione nel radicamento, all’interno
della parte meridionale del territorio italiano, delle comunità arbëreshë,
una minoranza etnico-linguistica che, anche se con il passare dei secoli ha
visto progressivamente annullarsi i legami con la madrepatria, ha avuto il
merito, e la funzione, di ricordare agli italiani l’esistenza di un popolo amico
che le grandi vicende della storia hanno in più di un’occasione tentato di
allontanare dai suoi vicini. Una consuetudine di rapporti, quelli fra italiani e
albanesi, che non si è comunque mai interrotta, fino a quando − con l’inizio
del secolo scorso − ha ritrovato un certo dinamismo, esprimendosi in una
molteplicità di ambiti: politici, economici e commerciali, culturali, sociali e,
nuovamente − a partire dal 1991 − migratori
Fra ambizioni atlantiche ed integrazione europea: l’Albania post-comunista degli anni Duemila
Storia delle relazioni politiche fra l'Italia e l'Albania negli anni Duemil
Një shpresë e papritur Pesëmbëdhjetë vjet marrëdhënie politike dhe ekonomike italo-shqiptare (1961-1976)
Profesor Settimio Stallone, në Università degli Studi di Napoli Federico II, ka analizuar në thellësi periudhën kohore mes viteve 1961 e 1976, duke u ndalur më shumë në studimin e historisë së marrëdhënieve politiko-diplomatike mes Romës e Tiranës. Pasi u kapërcyen përfundimisht çështjet kryesore të reparacioneve të luftës dhe të kthimit në atdhe të qytetarëve italianë, ushtarakë e civilë, që mbaheshin në Shqipëri pas mbarimit të Luftës së Dytë Botërore, marrëdhëniet zyrtare disi më të zbutura gjetën një kanalizim më të vendosur për rritjen e mëtejshme të shkëmbimeve tregtare. Mbarëvajtja e tyre solli si rrjedhojë një proces progresiv uljeje tensioni, që mbështeti lindjen dhe përforcimin e mëtejshëm të marrëdhënieve të fqinjësisë së mirë, brenda një kuadri gjithsesi të paqëndrueshëm të politikës ndërkombëtare
Enzimi Transadriatici. Trent'anni di migrazione albanese in Italia
La conferenza internazionale I sentieri dell’accoglienza. A trent’anni dalla migrazione
albanese, ospitata nelle giornate del 23 e 24 novembre 2021 dall’Università di
Cassino, dall’Università di Bari e dalla città di Brindisi, ha cercato di proporre, attraverso
una riflessione in grado di includere la ricerca universitaria, le istituzioni pubbliche
e le organizzazioni della società civile, una rilettura del fenomeno migratorio
albanese verso l’Italia a trent’anni dal suo esordio. Questo volume raccoglie la versione
rivista e integrata di alcuni degli interventi presentati nel corso della conferenza,
nonché dei contributi realizzati nell’ambito delle attività del PRIN 2017 dal titolo
Immigration, integration, settlement. Italian-Style, unità di ricerca dell’Università di
Napoli Federico II (protocollo unità: 2017N9LCSC_004). La pubblicazione del volume
è stata altresì finanziata con il supporto di questo PRIN
Migrazioni e corsi di vita. Il caso della migrazione di ritorno in Albania
In questo capitolo vi sarà prima un breve riferimento ad alcuni contributi che hanno dato vita e determinato un’evoluzione della prospettiva che ha cercato di interpretare i movimenti migratori (di ritorno) applicando la lente del corso di vita, e poi sarà analizzata la relazione tra storia migratoria nel corso di vita e migrazione di ritorno attraverso l’analisi empirica di un caso studio focalizzato sull’Albania
Trent’anni di immigrazione albanese in Italia: la storia scritta nelle principali statistiche disponibili
A oltre trent’anni dalla caduta del regime comunista e dai primi arrivi di albanesi sulle coste pugliesi, il presente capitolo prova a ricostruire l’evoluzione della grande emigrazione dall’Albania, facendo ricorso sia alle statistiche del Paese di origine sia a quelle dell’Italia, che è stata insieme alla Grecia una delle due principali destinazioni di tali flussi. Nello specifico, il par. 1.2 propone, a partire dalle statistiche di popolazione del Paese delle Aquile, stime a residuo dei saldi migratori per ciascuno dei tre decenni considerati (1990-1999, 2000-2009 e 2010-2019) distintamente per genere e gruppi di generazioni, allo scopo di documentare analiticamente l’evoluzione della consistenza e delle caratteristiche demografiche dell’emigrazione netta albanese. Le informazioni rilevate dagli Stati di destinazione consentono di verificare quelle del Paese di origine e di tracciare una mappa della localizzazione geografica della diaspora albanese. È quanto viene fatto nel par. 1.3 sulla base delle valutazioni delle Nazioni Unite sui nati in Albania residenti, in quattro momenti successivi, nei 15 Paesi in cui tale collettivo risulta più numeroso all’ultima data disponibile. Evidente è l’importanza dell’Italia come destinazione di una proporzione elevata della prima generazione di migranti albanesi. Sul caso italiano si concentra la parte restante del capitolo. Nel par. 1.4 viene ricostruita l’immigrazione dei cittadini albanesi alla luce della rilevazione anagrafica dei flussi migratori nel periodo 1995-2020, mostrandone l’andamento nel tempo anche distintamente per genere e grandi classi di età, da cui è possibile evidenziare, ad esempio, l’importanza dei minorenni. Il par. 1.5 analizza l’ammontare degli albanesi e delle persone di origine albanese residenti in Italia in determinati anni. L’approfondimento al 2020 permette di esaminare la struttura di tale compagine per grandi classi di età e genere, nonché la sua distribuzione territoriale, con una particolare attenzione agli albanesi che hanno acquisito la cittadinanza italiana
Realismo e diplomazia. Il ravvicinamento greco-albanese del 1967-74
Le relazioni fra la Grecia e quella che diventerà, nel 1946, la Repubblica Popolare d’Albania furono fin dai giorni immediatamente successivi alla cessazione dell’occupazione nazista della Penisola balcanica caratterizzate da una ostilità tale da prefigurare l’esistenza fra i due Paesi di uno stato di guerra, pur formalmente non dichiarato. Ciò si aggiungeva alle storiche rivendicazioni elleniche sull’Epiro settentrionale, che – soprattutto dopo la rottura fra Tito e Stalin, il 28 giugno 1948 – videro crescere la possibilità di essere soddisfatte grazie alla composizione di un fronte antialbanese che trovò la sua espressione militare nell’operazione di tentato sovvertimento del Regime guidato da Enver Hoxha nota come BGFiend/Valuable e sotto il profilo politico-internazionale in iniziative tese a favorire un’aggregazione fra alcune Potenze regionali, a partire dal Patto balcanico firmato da Grecia, Rsfj e Turchia il 28 febbraio 1953 . Una situazione che andò molto lentamente mutando a partire dal ravvicinamento jugoslavo-sovietico del 1955: la rottura fra la Rpa e l’Urss – consumatasi nel novembre del ’61 – portò l’Albania nell’orbita cinese , non impedendo però a Tirana di sviluppare per necessità prima di tutto economiche, già alla metà degli anni Sessanta, una politica estera sempre più indipendente. A essa seguì alla fine del decennio una difficile ricerca di soluzioni in grado di salvaguardare il Regime da un’evoluzione della situazione internazionale tale da costringerlo ad abbandonare pregiudiziali fino ad allora imprescindibili per la definizione della sua politica estera . Queste premesse consentono d’inquadrare il ravvicinamento fra l’Albania e la Grecia che si concretizzò con la normalizzazione dei rapporti bilaterali piuttosto sorprendentemente proprio negli anni in cui ad Atene governava la Giunta detta “dei colonnelli” insediatasi con il colpo di Stato del 21 aprile 1967 . Si trattò di un atto di straordinario realismo, reso certamente possibile anche per la necessità della Giunta greca di mostrarsi protagonista della stabilizzazione dell’area balcanica. Il Regime ellenico raggiunse inoltre il risultato di vedersi legittimato da tutti i Paesi del blocco comunista (con la sola, ma significativa, eccezione della Repubblica Popolare Cinese), fino al punto da avviare negoziati prospettici per più ampie cooperazioni in chiave inter-balcanica con la Jugoslavia, la Romania e la Bulgaria . Il che, senza dubbio, rappresentava anche un messaggio rivolto a quell’Occidente che mai aveva cessato di guardare «con un certo fastidio» verso l’Atene dei colonnelli
Above and beyond. A focus on the UNDP SDGs Action Plan on Western Balkan countries and the former Soviet Republics
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