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    Prime ipotesi di classificazione dei volgarizzamenti di area italiana del "Libro di Sidrac"

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    Il Livre de Sidrac, testo enciclopedico redatto in antico francese alla fine del XIII secolo, ha conosciuto una notevole diffusione anche in area italiana, come attestato dai numerosi volgarizzamenti che ci sono pervenuti. Questo articolo, alla luce di precedenti studi dell’autrice incentrati sulle variazioni della macrostruttura del testo nei diversi manoscritti, propone le prime ipotesi di classificazione di un gruppo di codici di area toscana e padano-veneta, basate sul confronto tra le sezioni narrative incipitarie dei manoscritti esaminati.Le Livre de Sidrac is an encyclopaedic text written in Old French in the late thirteenth century. Its many Italian versions testify to its wide reception in Italy. Following the authoress’s line of research on variations in the macrostructure of a corpus of manuscripts, this essay aims at classifying a group of codices, which have been written in the Tuscan and Po-Venetian areas, on the basis of a contrastive analysis of the narrative incipits

    Alle origini della scrittura letteraria in Sardegna

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    L’analisi prende l’avvio dalle prime attestazioni scrittorie della Sardegna in età medievale: scritture di carattere eminentemente giuridico e documentario, ma pure con emergenze di carattere storiografico e narrativo. In tale “preistoria” di una letteratura di Sardegna, obbediente ancora a scopi prevalentemente pragmatici, l’attività scrittoria sarda si trova legata a quella che è l’idea e la pratica della produzione testuale del medioevo, in cui la “scrittura letteraria” non ha ancora acquisito una sua autonomia, né fa riferimento a un’estetica o a una poetica già delineata e predefinita. Tuttavia, se le maggiori letterature europee si mostrano già sulla via di un’autonomia almeno intrinseca, che si espliciterà maggiormente nei secoli successivi, le scritture sarde manifestano in misura maggiore l’attinenza alla sfera pragmatica. Ciò non significa tuttavia che siano esenti da un’impostazione o da un’elaborazione retorica e funzionale: esse infatti presuppongono schemi narrativi a monte, e un’impostazione semiotica predisposta e programmata. Emergono così narrazioni documentarie e testimoniali, racconti che, pur essendo registrazioni dell’accaduto, assumono un valore talvolta “esemplare” e talvolta un andamento drammatico. È questo il caso di numerose schede dei Condaghes, tradizionalmente considerati come testi di carattere meramente probatorio, che forniscono invece una serie di esempi di intenzionalità narrativa, realizzata mediante una drammatizzazione del racconto e l’uso frequente di sequenze dialogiche. Gli evidenti rinvii alle modalità della narrazione orale non costituiscono tuttavia una spia del carattere immediato e naïf di queste scritture, che si innestano invece su strutture stilistiche e procedure narrative tipiche del testo biblico, modello imprescindibile per gli scriptores di ambito monastico. L’influenza di modelli di matrice “colta” risulta determinante anche nella stesura del Libellus Judicum Turritanorum, prima cronaca della Sardegna medioevale, in cui si realizza la sovrapposizione dei moduli della narrativa esemplare ed agiografica sul dato storico e cronachistico. Il discorso narrativo, didattico e esemplare, che si snoda attraverso la parabola della dinastia giudicale del Logudoro, inserisce la registrazione di eventi realmente accaduti all’interno di una prospettiva che trasfigura il dato in exemplum, la successione cronologica in disegno provvidenziale volto a strutturare in un quadro interpretativo organico la successione degli eventi. Non solo l’aurora di una scrittura storiografica quindi, ma piuttosto una testimonianza dell’inizio della scrittura letteraria in Sardegna

    Su alcuni passi controversi del Guillaume d’Angleterre

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    As it is preserved in only two manuscripts (Paris, Bibliothéque National, fr. 375; Cambridge, St. John College, B 9) the medieval French romance Guillaume d’Angleterre presents editors with a certain amount of difficulty, namely the production of a critical edition which is based on both manuscripts. This study examines a series of problematic sections of Ms. P and Ms. C, and estimates a few of the several blanks in which both manuscripts are consistently damaged. Moreover, the theory of the belonging of P and C to two distinct branches of the tradition could be reconsidered in consequence of the presence of many failures common to the whole tradition; indeed it is interesting to find elements that probably suggest the existence of a common archetype to the two families of manuscripts

    Ambiguità e duplicità semantica nel "Chevalier à l'épée"

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    The Chevalier à l’épée is a short Gauvain romance, preserved in a single manuscript (Berne, Bibliothèque de la Ville, MS 354) of the late 13th or early 14th century. The aim of this article is to propose a new interpretation of the text, especially concerning the principal episode of the romance, concerning the host and his perilous hospitality. There is no doubt that the meaning of the text emerges in the interplay between the text and the reader, who may accept, ignore or reject the irony and the double meanings that lie in the malicious telling of Gauvain’s experiences

    Il sen della follia

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    Il tema della follia percorre la storia della letteratura occidentale, senza apparente soluzione di continuità, fin dall’epoca in cui l’immaginario collettivo esprimeva le proprie istanze sul terreno del mito. Nell’ambito della letteratura medioevale l’immagine della follia, con la sua duplice valenza tra sacro e demonico, diventa metafora di un’alterità che finisce per accomunare ogni esperienza di straniamento dell’individuo da sé e dalla società.Il v olume Il sen della follia fornisce un quadro della rappresentazione letteraria della follia in alcuni testi letterari medioevali, nei quali la perdita del sen diviene spesso emblema della crisi sia dell’eroe sia delle stesse modalità espressive e narrative. Dalla Vita Merlini del gallese Geoffrey di Monmouth all’irlandese Buile Suibhne, dall’Yvain di Chrétien de Troyes alle Folies Tristan, fino all’Amadas, al Robert le Diable e all’agiografia francescana, si disegna un percorso attraverso il quale la follia assume una sua precisa valenza metaforica che la rende, al contempo, elemento tematico e segnale metadiscorsivo: la crisi del protagonista diviene allora sia la cifra che segnala la problematica sottesa al testo, sia la premessa necessaria alla sua risoluzione. Il recupero intradiegetico del senno costituisce il preludio alla costituzione extradiegetica del senso: la piena comprensione del valore della parola, sia come schema formale in grado di disciplinare i rapporti umani, sia come struttura potenzialmente adeguabile alle esigenze espressive della sfera emotiva, costituirà dunque l’obiettivo della queste metaromanzesca e l’enclave della follia, spazio momentaneamente concesso al caos del pensiero e alla disgregazione del segno, verrà alla fine ricondotta sotto l’imperio della retorica

    Hunbaut: il percorso allegorico di un romanzo parodico

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    The Arthurian romance Humbaut, composed in the late 13th century, is a fragmentary work handed down by a single manuscript, the well-known Chantilly, Musée Condé 472. In research conducted by previous scholars, Humbaut is compared to the other romances on Gauvain, which parodically deconstruct this famous Arthurian character. The aim of this article is to propose a new interpretation of this text. As a matter of fact, a more detailed analysis of the decisive episodes in the plot sheds new light on the relations between this romance and the Augustinian tradition, with special reference to De Magistro, which also focuses on the bond between teacher and pupil

    Intertestualità e metaretorica nell’Amadas et Ydoine

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    In Intertestualità e metaretorica nell’Amadas et Ydoine vengono analizzati sia alcuni punti-chiave della narrazione – che testimoniano la presa di coscienza dell’autonomia e del valore fondante della parola – sia tutta una rete di riferimenti intertestuali che permette di cogliere il rapporto intrattenuto da tale romanzo con la tradizione precedente. L’inadeguatezza dei modelli letterari scaturiti da una topica idealizzazione della femminilità viene inoltre additata attraverso la progressiva ricostituzione di un ideale femminile, incarnato dalla figura, finalmente ‘idonea’, di quell’Ydoine che, sola, si rivelerà poi in grado di intrecciare i fili della narrazione, emblematica padrona del segreto della scrittura

    Allegorizzare il romanzo: Meraugis de Portlesguez

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    Raoul de Houdenc’s Meraugis de Portlesguez, probably composed in the early 13th century, is a parody of motifs and stylistic elements typical of Arthurian romance. However, Raoul, who also wrote short allegorical poems, does not limit the game of intertextual references interwoven in the romance to a parodic mode, but he often recurs to allegorical figures and personifications ˗ such as the “vielle” of ll. 1418-1504 ˗ that provide not only the key to the interpretation of some very enigmatic episodes, but also the cipher required to understand the meaning of the entire romance. Il Meraugis de Portlesguez di Raoul de Houdenc, probabilmente composto agli inizi del XIII secolo, opera una ripresa parodica di motivi e stilemi tipici del romanzo arturiano. Tuttavia Raoul, autore anche di brevi poemi allegorici, non limita alla dimensione parodica il gioco di richiami intertestuali che intessono il romanzo, ma ricorre spesso all’utilizzo di figure allegoriche e personificazioni ˗ come la “vielle” dei vv. 1418-1504 ˗ che sono in grado di fornire non solo la chiave interpretativa di alcuni episodi assai enigmatici, ma anche la cifra necessaria per comprendere il significato dell’intero romanzo

    Chrétien, Guillaume d'Angleterre (edizione critica a cura di Patrizia Serra)

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    Il Guillaume d’Angleterre è un romanzo in versi composto tra la fine del XII e i primi decenni del XIII secolo da un autore piccardo di nome Chrétien, probabilmente originario di Amiens, in passato identificato da una parte della critica con Chrétien de Troyes. La storia del re Guillaume e di sua moglie Gratiene, che in seguito ad un triplice avvertimento divino abbandonano gli agi della condizione regale per intraprendere un percorso costellato di peripezie e sofferenze, ricalca, all’inizio, il modello agiografico della Leggenda di sant’Eustachio. Ben diverso risulta tuttavia l’esito della vicenda, dato che il protagonista assume progressivamente le vesti di un inedito re-mercante, che si riscatta dal peccato di covoitise e riconquista la propria regalità proprio grazie all’abile investimento di quel denaro che costituiva il movente del suo stesso esilio. Percorso di redenzione dunque, ma anche di rivalutazione dell’arte del commercio e del ceto mercantile, non più sviliti dall’opposizione con la stabilità della classe nobiliare, ma rivalutati invece grazie alla parabola sociale del re Guillaume. La nuova edizione critica del romanzo che qui si propone è basata sul sistematico confronto tra le varianti dei due testimoni che lo tramandano – il ms. C, Cambridge, St. John’s Col¬lege, B 9, assunto come base di collazione, e il ms. P, Paris, Bibliothèque Nationale de France, fr. 375 – valutate anche alla luce del prezioso apporto fornito dalla Estoria del rey Guillelme, conservata nel ms. Escorialense H-I-13
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