1,721,174 research outputs found

    Dal Trionfo della morte al trionfo della vita : la città dello Studio MC2 tra arte, fenomenologia e neuroscienze

    No full text
    Il contributo si basa sulle due recenti pubblicazioni "Diario Manifesto per la Città delle Persone 4.0. Quello che il Covid ci ha fatto capire" e "Architettura delle Relazioni", fondamentali per tracciare il percorso teorico e progettuale dello studio MC2. Le scale del progetto, dall'edificio al paesaggio, trovano rilevanti interpretazioni all'interno dei due volumi. Nella prima, opera pubblicata prima da Springer e poi da LetteraVentidue in italiano, viene tracciato un itinerario in cui le grandi potenzialità che la città contemporanea può sviluppare attraverso l'Urban Strategic Design prevalgono sulle criticità evidenziate dalla pandemia dovuta al Covid-19. Nel secondo volume, "Architettura delle Relazioni", sicuramente la pubblicazione più densa, la dialettica tra i volumi "Opere e Progetti e Note", permette di articolare un discorso in cui gli argomenti teorici, l'humus, sono compresi nel secondo volume, mentre nella pubblicazione più ampia, anche grazie alle interviste e alle descrizioni dei progetti, si raggiunge una panoramica più completa. Tra tutti gli input e le influenze che pervengono allo studio MC2, l'interpretazione fornita dall'autore privilegia una componente sociale in cui l'uomo è al centro dell'architettura e della progettazione urbana, che trova le sue radici nel pensiero e nel lavoro di Giancarlo De Carlo.The paper is based on the two recent publications Diario Manifesto per la Città delle Persone 4.0. Quello che il Covid ci ha fatto capire and Architettura delle Relazioni, which are fundamental to trace the theoretical and design itinerary of the MC2 studio. The scales of the project, from building to landscape, find relevant interpretations within the volumes. In the first one, a work published for the first me by Springer and then by LetteraVentidue in Italian, an itinerary is traced in which the great potential that the contemporary city can develop through the Urban Strategic Design prevails over the criticalities highlighted by the pandemic due to Covid-19. In the second one, Architettura delle Relazioni, certainly the densest publication, the dialectic between the volumes Opere e Progetti and Note, allows us to articulate a discussion in which the theoretical arguments, the humus, are included in the second volume, while in the larger publication, also thanks to the interviews and descriptions of the projects, a complete overview of design thinking is reached. Among all the inputs and influences that are received by the MC2 studio, the interpreta on provided by the author gives priority to a social component in which man is at the centre of architecture and urban design, which finds its roots in the thinking and work of Giancarlo De Carlo

    Ipotesi di rifunzionalizzazione dell'ex Ospedale Civile di Agrigento

    No full text
    All’interno della collaborazione scientifica tra il Dipartimento di Architettura e l’Area Tecnica dell’Università di Palermo si è sviluppata un’ipotesi di rifunzionalizzazione dell’ex Ospedale Civile di Agrigento, di proprietà dell’Ateneo palermitana. Il riuso dell’Ospedale costituisce l’occasione per riflettere su alcune caratteristiche dell’architettura nel suo stato attuale: la prossimità dell’edificio all’ingresso del centro storico dalla Porta di Ponte, alla stazione ferroviaria e dei bus; la sequenza ritmica del corpo longitudinale; la monumentalità dei due portali su via Atenea; l’integrità spaziale delle corti; le preesistenze storiche che caratterizzano l’edificio. Tali qualità interagiscono con le necessità distributive E di sicurezza della sede universitaria progettata

    L'identità di architettura e urbanistica

    No full text
    Ragionare sull'identità di architettura e urbanistica richiama alla mente i dibattiti degli anni Ottanta e Novanta del XX secolo, dedicati al rapporto tra piano e progetto, Gli argomenti di quelle dispute costituiscono un momento intermedio per comprendere l'origine e le "derive" odierne di due fronti opposti, In realtà, affrontare tale argomento dalla prospettiva offerta da Zevi, implica la preliminare definizione di un punto di vista idoneo dal quale inquadrare il tema. Da un'osservazione ravvicinata risaltano i solchi profondi fra discipline contigue generati da miopi interessi accademici, e si rischia di intraprendere una partenza incerta o addirittura del tutto distorto, In alternativa, andare indietro di qualche decennio consente una migliore comprensione dello posizione di Zevi rispetto ad una presunta linea ortodossa. Tale ricerca equivale a scavare alle origini del Movimento Moderno e fare luce fra le sue molte interpretazioni, dopo avere capito che l'invenzione storiografica - il Movimento Moderno per l'appunto - copriva un corpo tutt'altro che monolitico (Gregotti 1983; Scalvini, Sandri 1984; Gravagnuolo 1991: 343). Superata l'ipotesi del blocco unico, conoscere l'architettura del XX secolo equivale o navigare in un fluido denso che tiene insieme alcuni arcipelaghi, cioè molti differenti protagonisti e modi di pensare l'architettura e la città, Mantenere una rotta, tenendo saldo il timone nella direzione deil'architettura organica ha quasi inevitabilmente generato una distanza da alcune deviazioni che, in alcuni casi, l'architettura contemporanea, ha compiuto rispetto alle premesse culturali ed etiche poste alla base di quello che è stato, tra Ottocento e Novecento, il modus hodiernus. Per attenuare la distanza tra eresia e falsa ortodossia si utilizza un preambolo a più voci grazie ci quale l'assoluta inscindibilità tra architettura e urbanistica, proposta da Bruno Zevi, è condivisa, seppur con alcune differenze, da Ludovico Quaroni e Giuseppe Samonà

    Ingresso della Biblioteca Pasquale Culotta e Giuseppe Leone del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo

    No full text
    Il progetto dell’ingresso della Biblioteca del Dipartimento di Architettura, intitolata ai professori Pasquale Culotta e Giuseppe Leone, si inserisce in quella serie di interventi, messi in atto dal 2015 al 2021, volti a migliorare la qualità degli spazi della sede universitaria. L’ambito che precede la porta d’ingresso – caratterizzato da un lato rettilineo e da uno curvo – è stato dipinto di blu per circa quattro quinti dell’altezza dei muri d’ambito, estendendo tale scelta cromatica anche al lato corto dell’invaso contenente la porta di ingresso. Il nuovo colore ha avvalorato alcune affermazioni di Wassily Kandinsky contenute in "Lo spirituale nell’arte", comprimendo lo spazio di distribuzione trasformandolo in parte integrante della biblioteca. Il procedere del fruitore verso l’apertura di accesso alla biblioteca è accompagnato da una frase di Jorge Luis Borges tratta dal racconto "La Biblioteca di Babele": «M’inganneranno, forse la vecchiaia e il timore. Ma sospetto che la specie umana – l’unica – stia per estinguersi e che la biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta. Aggiungo: infinita»

    INCIPIT LAB

    No full text
    Il libro descrive un’esperienza didattica condotta dall’anno accademico 2015/2016 al 2017/2018 e segna l’avvio del coordinamento di Incipit Lab. Tale iniziativa ha offerto un confronto, a livello nazionale e internazionale, fra i laboratori di progettazione architettonica del primo anno accademico. La sperimentazione effettuata trova la sua origine nel coordinamento dei laboratori di primo anno del Corso di Studi in Architettura dell’Università degli Studi di Palermo con il coinvolgimento, inoltre, del Laboratorio di Architettura e Composizione I del Corso di Studi in Ingegneria Edile-Architettura, dello stesso Ateneo. Incipit Lab. propone, attraverso un coordinamento, giunto al suo sesto anno, una comparazione tra i laboratori di progettazione architettonica I dei diversi corsi di laurea triennali e magistrali in architettura di molti atenei italiani ed alcuni esteri. Tale raffronto scaturisce dalla necessità di veri care e di mettere a sistema, su scala nazionale e internazionale, le modalità di avvio e di “inizio” (incipit) della prima esperienza di progettazione architettonica nell’ambito della didattica del laboratorio. I convegni organizzati dal Dipartimento di Architettura di Palermo, nell’ambito del coordinamento di Incipit Lab. e sulla scorta delle esperienze maturate, a partire dall’A.A. 2015-2016, hanno consentito di attuare una reale confrontabilità degli esiti ottenuti in questi anni, delle metodologie e delle dinamiche didattiche, nelle loro diverse articolazioni

    La relativa eternità delle pietre. La lezione di Guido Di Stefano tra pensiero e azione

    No full text
    Il ritratto di Guido Di Stefano ha preso forma nella mia mente, nel corso degli anni, grazie a due positive testimonianze che hanno costituito una naturale integrazione alla lettura dei suoi scritti. La prima scaturisce dai ricordi narratimi dal professore Salvatore Mario Inzerillo delle giornate trascorse – negli anni Cinquanta del XX secolo – con il professore Di Stefano in occasione di alcuni sopralluoghi a Palermo. Le visite nascevano dalla collaborazione tra Di Stefano e il comitato di redazione del nuovo Piano Regolatore Generale di Palermo nominato nel 1956. Tale attività ebbe come esito l’Elenco degli edifici di interesse storico, monumentale e ambientale, testo che costituiva, allo stesso tempo, una rotta culturale per i redattori del piano e un argine contro il quale si sarebbero dovute infrangere le onde degli interessi più biechi. Ho capito che approfondire la conoscenza di alcuni monumenti più significativi di Palermo, in compagnia del professore Di Stefano, trasformava momenti di lavoro in ermeneutiche architettoniche indimenticabili. La seconda deriva da una più recente rievocazione tratteggiata dalla professoressa Maria Giuffré nel libro dedicato alla Facoltà di Architettura di Palermo, curato da Cesare Ajroldi. Alcune delle proposizioni utilizzate dalla docente palermitana, sembrano perfettamente collimare con quella intensità di ricordi trasmessami da Inzerillo. Il nesso tra passato e presente, tra storia antica e contemporanea, produce negli scritti di Guido Di Stefano una serie di effetti nei confronti di Palermo e della Sicilia rispetto a quello che poteva essere un auspicabile futuro. Dalle prospettive sull’avvenire immaginate dallo storico è possibile misurare la profonda distanza con quanto effettivamente si è realizzato a Palermo nei decenni successivi all’approvazione del Piano Regolatore Generale di Palermo del 1962

    Leggere, scrivere, presentare

    No full text
    La manifestazione “Pioggia di Libri” nasce da un’idea di Andrea Sciascia, prima Coordinatore del Corso di Studi in Architettura e poi Direttore del Dipartimento di Architettura di Palermo. L’obiettivo è quello di divulgare le attività didattiche e di ricerca condotte dai docenti del Dipartimento di Architettura alla comunità scientifica universitaria e non solo, in modo da attivare una virtuosa circolazione di informazioni e idee. Gli attori principali sono gli studenti che frequentano i Corsi di Laurea del Dipartimento e i Dottorandi. La formula è semplice ma efficace: come in una pièce teatrale, la presentazione di uno o più libri avviene attraverso un relatore senjor (professore UNIPA o esperto esterno) che inquadra le problematiche del libro scelto ed un giovane discussant (dottorando o giovane ricercatore) che pone domande e questioni all’autore. Questa modalità permette di coinvolgere nella discussione gli studenti che hanno così l’opportunità di assistere ad un dibattito multidisciplinare su tematiche trasversali al loro percorso di studi.The event “Pioggia di Libri” grew out of an idea of Andrea Sciascia, before Coordinator of the Degree course in Architecture and then Chief of the Architecture Department in Palermo. The aim is to promoting educational and research activities carried out by professors of the Architecture Department to the scientific community and not only, in order to activate a virtuous flow of informations and ideas. The main actors are students attending Degree Courses of the Department and Doctoral students. The formula is simple but effective: as in a theatrical piece, the launch of the book takes place with a senior speaker (an UNIPA Professor or an outside expert) who contextualises the problems relating the chosen book and a discussant young (a doctoral student or a research student) who asks questions and issues to the author. This mode allows to involve in the discussion students that, in this way, have the opportunity to attend a multidisciplinary debate on transversal issues apply to their study course

    All’ombra dei platani. Palermo: il tramonto delle “good manners” e i nuovi progetti

    No full text
    Riflettere sulla propria città è un compito arduo perché la quotidianità confonde la percezione dell’insieme e delle singole parti. Tutto si mescola quando l’osservazione avviene in modo distratto da prospettive casuali. La “messa a fuoco” richiede una distanza e solo grazie ad una misura corretta, è possibile distinguere le figure presenti. La struttura urbana può mostrarsi in maniera progressiva più chiara sommando delle viste alla lettura di alcune pagine. Una selezione di libri1 e di panorami è un modo per diradare la nebbia della routine; un “girare intorno”, come pratica per decantare l’occasionalità giornaliera. Giungere a tale presa di coscienza produce, in un secondo momento, un reale avvicinamento, trasformando l’allontanamento in una immersione. Nel caso di Palermo si possono porre sul tavolo una serie di volumi e sostare su alcune alture che, a “corona”, limitano la piana su cui si distende la città. Leggere e osservare dall’alto sono modalità per inquadrare il tema e, insieme, costituiscono la premessa per avviare una riflessione. Limitando al massimo le due pratiche, ci si immagina lungo la Scala vecchia tracciata sul versante sud di Monte Pellegrino, che giunge sino al Santuario di Santa Rosalia2, avendo con sé Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Perché Monte Pellegrino e perché Il Gattopardo? Indubbiamente, di primo acchito, due scelte banali e consunte; in realtà, ancora valide a stimolare possibili ermeneutiche. Il primo limita ad est la Piana dei Colli e costituisce un baluardo geografico straordinario che connota in modo indissolubile la città. Nelle raffigurazioni di Palermo, il Monte è l’alter ego della planimetria del nucleo antico diviso in quattro Mandamenti. Al segno a croce, disteso sul suolo, corrisponde in molte vedute, in maniera altrettanto caratteristica, la sagoma del «promontorio più bello del mondo», secondo la definizione datane da Wolfgang Goethe. Per la conoscenza di Palermo Monte Pellegrino consente, dai suoi versanti, più punti di vista permettendo di inquadrare la parte storica e quella contemporanea. Il Gattopardo, superando i luoghi comuni e anche il famoso “rifiuto” di Elio Vittorini, permette una differente percezione del luogo, rispetto a quella offerta da Monte Pellegrino e anche una interpretazione immaginaria. Tomasi di Lampedusa scrive: «Due o tre giorni prima che Garibaldi entrasse a Palermo mi furono presentati alcuni ufficiali di marina inglesi, in servizio su quelle navi che stavano in rada per rendersi conto degli avvenimenti. Essi avevano appreso, non so come, che io posseggo una casa alla Marina, di fronte al mare, con sul tetto una terrazza dalla quale si scorge tutta la cerchia dei monti intorno alla città; mi chiesero di visitare la casa, di venire a guardare quel panorama nel quale si diceva che i Garibaldini si aggiravano e del quale, dalle loro navi, non si erano fatti un’idea chiara. Di fatto, Garibaldi era già a Gibilrossa. Vennero a casa, li accompagnai lassù in cima; erano dei giovanottoni ingenui malgrado i loro scopettoni rossastri. Rimasero estasiati dal panorama, dall’irruenza della luce; confessarono però che erano stati pietrificati osservando lo squallore, la vetustà, il sudiciume delle strade di accesso. Non spiegai loro che una cosa era derivata dall’altra, come ho tentato di fare a lei. Uno di loro, poi, mi chiese che cosa veramente venissero a fare, qui in Sicilia, quei volontari italiani. “They are coming to teach us good manners” risposi “but wont succeed, because we are gods”. “Vengono per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare, perché noi siamo dèi”. Credo che non comprendessero, ma risero e se ne andarono». Tuttora affacciarsi, da una terrazza del nucleo antico in prossimità del mare, regala una serie di panorami straordinari che comprendono, ruotando progressivamente di 360°, il mare e l’orizzonte, la corona dei colli e la complessa morfologia dei quattro Mandamenti.The reflection on own city is a difficult task, because everyday life confuses the perception of the whole and of its individual parts. Everything mixes itself with each other, when the observation has been distracted by random perspectives. Put the city into a “focus”, it needs a distance and only thanks to a correct measure, it is possible to distinguish the present figures. The urban structure can - progressively and clearer - show itself, adding views to the reading of some pages. A selection of books and panoramas is a way to dispel the fog of the routine; an action of “turning around”, as a practice to decant the daily circumstance. This reached awareness leads, in a second moment, to a real approach, transforming the removal into an immersion. In the case of Palermo, a series of volumes can be placed on the table and we can stand on some heights that, shaping a crown, limit the plain on which the city is placed. The reading and observation from above are ways to frame the theme and, at the same time, these are the premise starting a reflection. Rectring to the maximum this two practices, we can imagine ourselves being along the Scala vecchia on the Southern slope of Pellegrino mountain, that reaches until the sanctuary of Santa Rosalia, having the Gattopardo, written by Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Why Pellegrino mountain and why the Gattopardo? At a first glance, these are undoubtedly two banal and worn choices; in reality, they are still valid to stimulate possible hermeneutics. Pellegrino mountain limits the East side of the Colli plain; it’s an extraordinary geographic bastion, that indissolubly connotes the city. In the pictures about Palermo, this Mount is the alter ego of the planimetry of the ancient city nucleus, divided into four districts (Mandamenti). The cross sign, lying on the ground, corresponds in many views, the outline of the «most beautiful promontory in the world», according to the definition by Wolfgang Goethe. In order to know Palermo, Pellegrino mountain allows, from its sides, more points of view, showing the historical and the contemporary parts of the city. Overcoming the clichés and also the famous “rejection” of Elio Vittorini, the Gattopardo volume allows a different perception of the place, compared to the view from the Pellegrino mountain, and also an imaginary interpretation. Tomasi di Lampedusa writes: «Two or three days before Garibaldi has been entered Palermo I was introduced to some English naval officers, working on those ships that were in the roadstead to make aware of the events. They learned, I don’t know how, that I own a house in the marine area (Marina), facing the sea, with a terrace on the roof from which you can see the whole circle of the mountains around the city; they asked me to visit the house, to come for have a look at that panorama in which it was said that the Garibaldians wander and of which, from their ships, they had not a clear idea. In fact, Garibaldi was already arrived at the city of Gibilrossa. They visited the home, and I have accompanied them up to the top; they were naive young men, despite their reddish mops. They have been remained fascinated by the panorama, by the impetuousness of the light; they confessed, however, that the observation of the squalor, of the age, and of the filth of the access roads have been petrified them. I did not explain them that a different thing was derived from the other, as I tried to do with you. Then, one of them asked me what those Italian volunteers really were doing here in Sicily. “They are coming to teach us good manners”, I replied. “But they wont succeed, because we are gods”. I believe they did not understand, but they laughed and they moved back». In the ancient nucleus, still now a look out, from a terrace near the sea, offers a series of extraordinary panoramas including, progressively turning 360°, the sea and the horizon, the crown of hills and the complex morphology of the four districts

    Transdisciplinarità: alcune risposte

    No full text
    Se oggi si immagina una ricerca transdisciplinare, una tensione transdisciplinare, è forse un modo per rispondere ad una introversione disciplinare che è avvenuta qualche tempo addietro? Da quando l’architettura si rivolge sostanzialmente ed esclusivamente verso sé stessa? Individuo come primo atto di questa introversione l’Ordonnance des Cinq Especés de Colonnes selon la Méthode des Anciens di Claude Perrault. Qualsiasi proiezione metafisica dell’architettura è cancellata da una serie di argomentazioni sempre più stringenti del medico–architetto che, a partire dalla totale scissione tra architettura e natura e, in maniera conseguente, tra architettura e musica, contraddice i cosiddetti principi architettonici dell’età dell’umanesimo. «Il che comporta però delle notevoli conseguenze. Se non è più la Natura che fonda l’attività artistica, crolla l’intera speculazione che aveva identificato nell’atto costruttivo il riflesso dell’Atto divino: crolla, in altre parole, l’ideologia della sacralità dell’arte». (Tafuri, 1969). Si può sostenere che il ragionamento di Perrault sull’architettura degli umanisti sia simile a quello svolto dai Five Architects sul linguaggio di Corbu? Mi sembra un tema da esplorare ma che lascio ai margini di questa riflessione. Andando oltre, si può ricordare, richiamando dialettiche geograficamente più prossime, l’articolo di Ezio Bonfanti, Autonomia dell’Architettura («Controspazio», giugno 1969), e la posizione diametralmente opposta più volte espressa da Giancarlo De Carlo. Ma al di là delle notazioni precedenti, su cui si potrà tornare a riflettere, desidero avvicinarmi alla risposta, cambiando ancora angolazione critica. Cosa intendo per ricerca transdisciplinare? Ritengo che sia un modo di procedere, quasi una tensione utopica, fortemente determinata dalle peculiarità del soggetto che compie l’azione di ricerca

    Michele Cometa, Il Trionfo della Morte. Un’allegoria della modernità

    No full text
    La lettura del libro di Michele Cometa sull'affresco il Trionfo della Morte, esposto presso la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis di Palermo, è affrontata attraverso l'individuazione di due sentieri di indaginedue sentieri solo apparentemente paralleli. Quali sono le due piste? Una è dedicata all’Ékphrasis, cioè alla descrizione delle immagini; l’altra alla fine, alla conclusione, alla morte. Questi due itinerari trovano nella dimensione del tempo, o se si vuole nella sua negazione, l’humus comune. L’affresco realizzato per l’Ospedale nuovo di Palazzo Sclafani occupa, dai primi anni Cinquanta del XX secolo, la parete di fondo della chiesa di Santa Maria della Pietà annessa a palazzo Abatellis, divenuto, grazie al mirabile intervento di Carlo Scarpa, Galleria Regionale della Sicilia [pp. 21–22]. A Scarpa si affiderà la conclusione di queste considerazioni nell’inevitabile connubio tra arte e architettura
    corecore