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Ri-conoscere per distinguere, scegliere per unire. Conversazione con Luigi Franciosini
E' un'intervista dove vengono espresse le personali idee sull'architettur
La città storica: paradigma di uno strutturato equilibrio instabile operante attraverso il progetto
Nell'ambito delle attuali speculazioni teoriche afferenti la disciplina del progetto urbano e del paesaggio, le categorie dell’unità, dell’organicità, dell’omogeneità, della compattezza, sembrano essere sempre più sopraffatte a favore di nuovi paradigmi del frammentario, del molteplice, dell’ibrido, del discontinuo, del disperso. Un dato questo che testimonia la tendenza della disciplina ad operare all’interno di una nuova idea di "spazio" – scenario di una nuova estetica –, identificata dal geografo ed ecologo francese Pierre Donadieu sotto l’appellativo di “campagna urbana”. Si tratta di un orientamento alquanto legittimo – e comunque alternativo ad una ugualmente valida ricerca progettuale protesa verso un rivisitato recupero della nozione di tessuto nei nuovi progetti d’espansione – che però non esclude l’altrettanto contingente necessità di occuparsi di una dimensione urbana decisamente più strutturata e consolidata: quella dell’organismo urbano storico. Un luogo, quest’ultimo, sempre più oggetto di piani di rigenerazione urbana nonché di programmi di messa in sicurezza e ricostruzione post-sismica, ma che storicamente ha visto l’esperienza del progetto d’architettura circoscritto, quasi esclusivamente, all’ambito del vincolo fondamentale della conservazione: ossia ad esplicitare, attraverso un’operazione quasi maieutica, le intrinseche qualità dei materiali e delle tecniche costruttive.
Nell’affrontare il problema del progetto contemporaneo per l’organismo urbano storico, il problema principale sembra essere, ancora una volta, quello di comprendere le coordinate disciplinari entro le quali lavorare.
Questo saggio intende farlo a partire da due ipotesi assiomatiche: (i) riducendo i “fatti urbani” degli organismi storici ai termini 'essenziali', in modo tale da svincolarli da sovrastrutture intellettuali e coglierne le ragioni di fondo della loro esistenza-essenza; e (ii) considerando il dato architettonico degli stessi organismi urbani come sintesi di interventi di generazioni e la loro forma come, di fatto, l’esito leggibile di processi trasformativi in atto. A partire da queste congetture, si intende riflettere, sotto forma di interrogativi, sulle potenziali prerogative che potrebbero porsi alla base dell’esperienza progettuale contemporanea per la città storica. Qual è il tipo di “storia” urbana da indagare? Qual è la dimensione-visione dei fatti urbani da assumere? Attraverso quali strumenti sperimentare il progetto contemporaneo all’interno dell’organismo urbano storico
Toward an A Priori Sustainable Architecture
After decades of belief in the principles that man has absolute dominion over nature, and thus, in the separation of natural and anthropic processes, humanity is at the beginning of a new era characterized by the search for a renewed pact between man and the environment. This search has yielded new terminology to indicate sustainable ways of transforming the anthropic environment: zero-energy development, bioclimatic architecture, eco-buildings and low carbon footprint. Apparently, this new linguistic phenomenon is symptomatic of two trends: firstly, of a sort of amnesia, in the sense that traditional architecture was already sustainable, not out of choice, but out of survival needs (via its ties to local climate and materials); and secondly, of an identity crisis among designers caused by the difficulty in finding specific boundaries for the discipline of architecture and urban design. Reflecting on these aspects and through the description of two recent projects, this article addresses the renewed interest in re-establishing an inseparable relationship between natural and anthropic processes. The goal is to elucidate a localized form of sustainability by recovering and upgrading traditional knowledge
Termini urbani. Conversazioni con Nicola Emery, Maurizio Ferraris, François Jullien = Urban terms. Conversations with Nicola Emery, Maurizio Ferraris, François Jullien
“La grandezza di una filosofia si misura sulla base dello scarto che riesce a produrre per aprire e riconfigurare il campo del pensabile; ovvero per dispiegare, smarcandosi dal pensiero istituito, altre risorse che non sono state esplorate o coltivate in quello stesso pensiero” .
In qualità di architetto interessato alla pratica del progetto urbano, l'intervista con il filosofo francese Francois jullien è orientata a riflettere sullo stato della città contemporanea. Un territorio di ricerca oggi troppo spesso concepito alla stregua di un “teatro” dove esibire il raro, il prodigioso, lo straordinario. Sia perché stimolati dalle sfide imposte da un nuovo modello di architettura cosiddetta “performativa” (dal punto di vista, sociale, economico, energetico). Ma soprattutto perché probabilmente disinteressati a ricercare il “senso” della forma urbana o la “ragione” di un edificio cogliendo ciò che della città (o del territorio) risulta essere “inaudito” e appartenente alla sfera dell’ordinario
Morfologia urbana e progetto. Il rinnovamento del pensiero tipologico-progettuale e la didattica della Scuola di Bari = Urban morphology and design. Renewal of the typological-design though and the teaching of the School of Bari
Tra i contributi didattici di chiaro indirizzo progettuale maturati nella Scuola
di Bari, lo studio della morfologia, concepito come indagine dei “processi
formativi” del costruito, costituisce un campo di ricerca attraverso il quale
sperimentare il potenziale argomentativo insito nel concetto di “forma”. La
matrice innovativa di questa sperimentazione, centrale nell’esperienza del
progetto architettonico ed urbano, è da inquadrare nell’ambito di un “modello
educativo” volto a disciplinare i cultori di una pratica severa ed esclusiva
come quella della progettazione, attraverso un tipo di conoscenza mirata
all’apprendimento ed alla verifica dimostrativa della vitalità dei fenomeni che
danno origine all’architettura della città e del territorio. L’attitudine a comprendere
e trasmettere la dimensione costitutivo-argomentativa della forma
– letta e progettata – caratterizza, di fatto, un’idea di didattica ben precisa:
quella dell’”architettura insegnata”, proiettata verso la definizione di categorie
interpretative, al contempo, generali e unificanti, volte a rimediare alla
visione di apparente indeterminatezza della struttura effettiva della forma
stessa. Tali valori categoriali, sebbene indirizzati a ricercare un orientamento,
una giunzione, una intersezione delle cosiddette direzioni principali, non sono
da intendere come “fatti” cristallizzati in formule chiuse, ma piuttosto come
“concetti” orientati a fare in modo che l’architetto si prepari a maturare una
opinione, se non perfetta, quantomeno organizzata nelle intenzioni, della propria
“missione”. Si tratta, in altri termini – volendo parafrasare una lezione di
seminario tenuta da Muratori (Marinucci, 1985) – di munire il progettista di
strumenti cognitivi utili ad entrare nel merito dei contenuti e dei valori delle
cose, piuttosto che a limitarsi ad esperienze di pura comunicazione basate
su un agire condizionato dalla “forma ultima” delle cose medesime. E dunque,
di costruire una capacità critica orientata al riconoscimento oggettivo dei
termini dell’argomento attraverso un interesse soggettivo, intenzionale, verso
quell’argomento medesimo.In the School of Bari, from 1992 to today –
within the Faculty of Architecture (before) and
in the dICAR (after) – the study of morphology
conceived as an investigation of the “formative
processes” of the built, has always been a field
of research through which to experiment the argumentative potential inherent in the concept of
“form”. The innovative matrix of this experimentation is reflected in a didactic-educational model
based on the learning and on the demonstrative
verification of the complex nature of built reality,
clearly projected towards the overcoming of an
idea of project based on the pure freedom of expression. A kind of didactic that is, we could say,
projected towards the expansion of the concept
and therefore always looking for new implications and significances, in such a way as to bring
the possible sample of formal-compositional
solutions to a beyond relevant to those “formative” processes – Pareyson would say – from
which to deduce an in-depth and demonstrative
knowledge of the same forms. Through a partial
examination of the didactic-design activity carried out by contemporary exponents-designers
who have contributed (and that still continue)
to update the typological-design though of the
Muratorian-Caniggian school, the essay intends
to focus on the relationship between studies of
urban morphology and design, outlining, also
through a brief description of teaching courses,
publications and projects, the salient themes at
the basis of a kind of design teaching aimed at
the knowledge and transmission of the contents
of the architectural and urban form
Fourth ISUFitaly Conference, Bari, Italy, 26-28 September 2018
The 4th ISUfItaly Conference has been held at the Politechnic University of Bari from 26th to 28th of September 2018. It took place within the DICAR (Departement of Civil Engineering and Architecture) and was entitled “READING BUILT SPACES. Cities in the making and future urban form”. The first day, within the Aula Magna Domus Sapientiae, Giuseppe Strappa (ISUFitaly President) opened the conference by describing the spirit and the cultural project pursued by the scientific organization.
Matteo Ieva, as conference chair together with Paolo Carlotti and Loredana Ficarelli, has emphasized the importance to face up the theme of the reading in a conference focused on urban morphology. Particularly he pointed out the necessary to look at the built space with the ‘lens of objectivity’ in order to extract from it the ‘essence’ of its ‘becoming reality’ that reaches us through its concrete evidence, expression of a collective doing, rather than prerogative of the individual who tries to interpret it.
The speech of the Italian architect Renato Rizzi has preceded the beginning of the afternoon parallel sessions. He, through a philosophical speculation, has provided a critical view point on the relation between the sense of the contemporary culture and the architecture, with the latter conceived as act of civilization and singularity rather than exaltation of the own ego
Modificazione e continuazione. I termini della questione di un progetto urbano = Modification and continuation. Question terms of an urban
Il paper, nel riflettere sull'esito di un progetto di concorso per il quartiere Torrent de l’Estadella di Barcellona, offre una riflessione teorica sul rapporto duale tra le nozioni di modificazione e continuazione, proponendo una soluzione possibile al tema della riqualificazione urbana. In particolare l’esperienza progettuale ha interpretato la richiesta del bando di modificare profondamente una condizione urbana esistente sia ricercando il senso e l’appropriatezza di nuove forme a partire
dal riconoscimento dei valori insiti nella condizione topografica del suolo, nelle
strutture e nei rapporti sintagmatici e paradigmatici tra cose presenti; che
producendo uno scarto, un ordinamento altro al cospetto dell’esistente, al
fine di cogliere potenzialità nuove o inespresse.
Lo strumento dell’analisi morfologica ha permesso di cogliere il rapporto tensionale
tra condizioni di natura, percorsi, emergenze architettoniche e confini
posti a delimitazione dell’area di progetto, ed ha consentito di valutare il grado
di rendimento della modificazione misurandone la capacità di soddisfare,
rinnovandole, le relazioni complementari con i tessuti limitrofi all’area stessa
Lo sguardo di Antonello. Architettura e paesaggio nella città di Messina
Nell’inaugurare la nuova collana intitolata “Città e paesaggi meridiani”, il libro di Marco Mannino offre l’opportunità di riflettere su un tema di architettura estremamente ambizioso: verificare la capacità del Progetto di architettura di sintetizzare il rapporto di corrispondenza tra “idea di città” e “paesaggio”. A monte di questa ricerca progettuale vi è la convinzione che territorio e città contemporanea possano “costruirsi insieme”, attraverso la sperimentazione di una dimensione estesa della città contemporanea. Si tratta di un dichiarato tentativo di porre rimedio a due questioni urbane fondative: (i) alla “crisi di forma” di cui la stessa città di oggi sembra essere vittima – crisi, probabilmente attribuibile anche ad una sostanziale incapacità di leggere ed interpretare la “meccanica” dei processi di crescita e di trasformazione della città stessa –, (ii) all’incapacità di determinare “luoghi” all’interno dei quali l’intera collettività possa rispecchiarsi. Questo tipo di ricerca progettuale, chiaramente delineata nel testo da Mannino, persegue un’assoluta e a-posteriori condizione sintetica di «bellezza» che si instaura tra i medesimi sistemi (naturale e morfologico-insediativo), e rinuncia, di fatto, a interpretare l’attitudine insediativa dei luoghi, o come l’autore stesso dichiara, quel dato di «presunta vocazione al paesaggio» da parte dell’architettura. Trattasi dunque di una sperimentazione progettuale attraverso la quale il “pensiero visivo” si traduce in “atto spirituale” circoscritto ad una visione in sé compiuta, ad una “parte”, che identificandosi come struttura formale indipendente, tenta di sintetizzare nel suo quid unitario ciò che George Simmel definisce la “tonalità spirituale” – il carattere generale – del paesaggio e dunque dei luoghi. Si legittima così un tipo di ricerca sul progetto urbano che opera per assunzione – dalla realtà – di caratteri formali, come direbbe il matematico francese René Thom, “salienti”, ossia acquisiti tramite l’apparato percettivo-analogico, del progettista. Campo sperimentale di questa ricerca è la città di Messin
Il paesaggio come paradigma cognitivo trans-storico. La Mongolia come caso studio
Questo saggio intende fornire un contributo di tipo metodologico per una ricerca progettuale condotta a scala del paesaggio. Nel tentativo di superare i limiti di approcci puramente emotivi o quantitativi – ontologicamente protesi a privilegiare l’attualità e quindi a ricondurre/ridurre le complessità di paesaggi a singoli fotogrammi –, al 'paesaggio' è stata riconosciuta una quarta dimensione: la dimensione temporale. Una dimensione derivante da dinamiche antropiche sviluppatesi nella longue durée (Braudel, 1958). Affrontare il tema della dimensione temporale del paesaggio con l'intento di riconoscere la vocazione insediativa di un ambiente naturale attraverso la lettura critico-interpretativa dl processo d'interazione tra civiltà ed ambiente naturale, induce inevitabilmente ad inquadrare la questione stessa del paesaggio all’interno di un ambito di ricerca dotato di un chiaro imprinting progettuale. Rispetto a questa posizione sul tema del paesaggio, lo studio conoscitivo-interpretativo condotto sui paesaggi della Mongolia ha cercato di definire (attraverso lo strumento della lettura-progettuale) 'modelli razionali' critico-interpretativi in grado di decriptare il significato profondo di condizioni di paesaggio antropizzatesi in fase successive, al fine di orientare il "divenire" dei processi trasformativi alle diverse scale dell'architettura.This essay concerns the concept of landscape. Particularly it attempts to overcome the limits of merely emotional or quantitative approaches – ontologically tending to privilege topicality, therefore to bring back/reduce landscape complexities to single photograms – recognizing a fourth dimension to the landscape: the temporal dimension. A dimension that allows considering the landscape as the result of anthropic dynamics developed in the longue durée (Braudel, 1958).
Addressing the theme of the temporal dimension of the landscape with the aim of recognizing the settlement vocation of a natural environment through the critical-interpretative reading of the process of interaction between civilization and the natural environment, inevitably leads us to frame the question of the landscape inside of a research area with a clear design imprinting. With respect to this position on the theme of landscape, the cognitive-interpretative study conducted on the landscapes of Mongolia has tried to define (through the instrument of reading-design) critical-interpretative 'rational models' capable of decrypting the deep meaning of landscape conditions anthropized in successive phases, in order to orient the "becoming" of the transformative processes at different scales of architecture
Renato Rizzi. Pensare architettura e la forma delle cose. Il potenziale estetico del substrato
Il saggio tenta di collocarsi nel solco di quegli scritti che, con spirito critico, intendono indagare il rapporto tra progetto e sito/contesto archeologico. Rispetto alle esperienze progettuali che hanno caratterizzato il dibattito sul "tema" (la maggior parte delle quali legittimate dalla ricerca di una intenzionalità che persegue la strada della "coerenza" o della "dissonanza" rispetto alla "testimonianza fisica"), il progetto - qui letto e interpretato criticamente - si trova all'interno di un territorio che è di per sé “testimone” di importanti eventi archeologici, al punto da non "legittimarsi" sulla base di una pura presenza di fatti - precisamente storicizzati ed identificati -, ma piuttosto rispetto a un'opera su larga scala, il paesaggio, assimilabile a un “principio” che regola le leggi dell'apparire: l'estetica. Una dimensione attorno alla quale si condensa l'idea cogito di Renato Rizzi.The essay tries to place itself in the wake of those writings that, with a critical spirit, intend to investigate the relationship between the project and the archaeological site / context. With respect to the project experiences that characterized the debate on the "theme" (most of which legitimized by the search for an intentionality that pursues the path of "coherence" or "dissonance" with respect to "physical testimony"), the project - here read and critically interpreted - it is located within a territory that is in itself "witness" to important archaeological events, up to the point of not "legitimizing" itself on the basis of a pure presence of facts - precisely historicized and identified -, but rather compared to a large-scale work, the "landscape", assimilable to a "principle" that regulates the laws of appearance: the aesthetics. A dimension around which the "cogito idea" of Renato Rizzi is condensed
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