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FUNDAMENTALS. 14.Biennale di Architettura, Venezia 7 giugno -23 novembre
Si è conclusa il 23 novembre la 14. Mostra internazionale di Architettura dal titolo Fundamentals diretta da Rem Koolhaas. Questa Biennale, che ???ha aperto i battenti??? il 7 giugno, con circa due mesi di anticipo rispetto alle altre, si componeva di tre mostre e di numerosi eventi che, come sottolineato dallo stesso Koolhaas nel catalogo, insieme si proponevano di attuare una ???verifica??? dell???architettura, mettendone in luce l???attuale empasse e ponendo i seguenti interrogativi: ???che cosa abbiamo????, ???in quale modo siamo giunti a questo punto????, ???ora che cosa possiamo fare e da qui dove andiamo????. A queste domande provavano a rispondere le tre sezioni: absorbing modernity, elements of architecture e monditalia
Davide Ponzini, Michele Nastasi, Stararchitecture. Scene, attori e spettacoli nelle città contemporanee, Allemandi & C.
Mediterranei napoletani
L’articolo si propone non solo come introduzione ma soprattutto come chiave di lettura degli interventi contenuti in questo numero della rivista su Napoli e il Mediterraneo. Invece del “mito” della sirena Partenope e della “storia” di una città fondata dai greci e dominata da francesi e spagnoli, si è scelto di narrare in queste pagine la “cronaca” di una metropoli moderna, da sempre crocevia di culture diverse e patria di “un pensiero creativo” attraverso il quale guardare ai temi e alle problematiche poste dalla città e del territorio contemporanea. Gli articoli che seguono rappresentano sguardi molto diversi tra loro accomunati da un’unica cosa: un modo “diverso” di essere mediterranei, un po' meno abbaglianti dalla luce del sole e più capaci di scrutare nell’ombra, che si traduca in una capacità di assumere un punto di vista alternativo a quello oggi dominante rispetto ai modi e agli strumenti per leggere e affrontare le sfide del nostro tempo e che rappresenti, per l’architettura, la possibilità, uscire dai confini della “forma” e di aprirsi ad una dimensione processuale, cominciando a rispondere in maniera completamente innovativa al proprio “mandato” e alla propria responsabilità sociale
Ieri, oggi e domani. Yesterday, today and tomorrow
Era il 1989 quando, dalle pagine di Casabella, Bernardo Secchi scriveva: le condizioni sono cambiate: progettare vuol dire oggi affrontare problemi, utilizzare metodi, esprimere intenzioni differenti da un pur recente passato. (Secchi, 1984).
A distanza di più di quarant’anni dalla pubblicazione di quel numero della rivista, le condizioni sono “nuovamente” cambiate. Come negli anni ’80 un processo lento e graduale cominciato in maniera latente e progressiva si mostra oggi in tutta la sua drammaticità esplosa sotto i colpi della crisi economica prima, della pandemia Covid 19 e ora della guerra in Europa... fenomeni “altri” rispetto alla disciplina, stanno modificando fortemente lo spazio fisico e il senso stesso dei luoghi in cui abitiamo. Domande diverse che l’architettura sta provando a intercettare. Ceci tuera cela sosteneva il perverso monaco Claude Frollo in Notre Dame de Paris prefigurando la sconfitta della sapienza simbolica, incarnata nella cattedrale, rispetto al sapere razionale, rappresentato dal libro. La storia dell’umanità e, certamente, quella della ricerca architettonica dimostra che nulla sostituisce nulla ma che il sapere procede per percorsi intricati, talvolta per ripensamenti, talaltra per scatti in avanti. Conoscere il passato per capire il presente e per tentare (almeno) di prefigurare un futuro è forse l’ unica, vera attività di ricerca in architettura. In questo articolo si prova a ricostruire una storia, creando connessioni tra posizioni teoriche e culturali apparentemente distanti, per capire dove siamo arrivati e come potremmo proseguire
Maurizio Ferraris, Lasciar tracce: documentalità e architettura, a cura di Federica Visconti e Renato Capozzi, Mimesis, Milano-Udine 2012
La dimensione informale del pensare mediterraneo.
Partendo da una serie di riflessioni sviluppate nel numero 11 della rivista P+C, Proyecto y Ciudad, edita dall’ Università di Cartagena, l’articolo prova a proporre un’altra idea di architettura mediterranea rispetto a quella della tradizione disciplinare. Un’architettura intesa come un processo fondato su un “pensiero creativo” attraverso il quale è possibile elaborare risposte “semplici” a problemi “complessi”. Questa capacità, che utilizza le categorie dell’“informale” come strumento per decodificare e interpretare la realtà, sembra aprire nuove possibilità al progetto di architettura che diventa uno strumento attraverso il quale affrontare le sfide poste dalla contemporaneità, prima fra tutte quella di una società multiculturale di cui la città mediterranea è da sempre emblema
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