2,342 research outputs found

    Partecipazione e condivisione

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    Il saggio è costituito da una serie di contributi predisposti e condivisi dai tre autori: un inquadramento generale del tema (Paola Savoldi), un approfondimento monografico sull’esperienza del Laboratorio di progettazione partecipata dell'area ex-Mercato Ortofrutticolo di Bologna (Giovanni Ginocchini), un secondo approfondimento monografico sull’esperienza del Laboratorio di progettazione partecipata dei quartieri Prato e Stazione di Jesi (Andrea Di Giovanni)

    Efficienza amministrativa, beni pubblici e interessi mafiosi

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    La diffusione di comportamenti illegali correlati alla presenza della criminalità organizzata nelle sue forme attuali può essere messa in relazione a una debolezza nella capacità di governare alcuni dei cambiamenti e delle innovazioni che hanno investito il funzionamento delle pubbliche amministrazioni negli ultimi anni, secondo il paradigma del new public management. In particolare il ricorso sistematico a pratiche di outsourcing, giustifi cate facendo appello all’efficienza amministrativa, costituiscono in alcuni casi veri e propri varchi rispetto agli interessi della criminalità organizzata

    Scuole, l’esperienza di Firenze: un progetto straordinario non si improvvisa

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    Nel 2015, la Città Metropolitana di Firenze partecipa al bando per la riqualificazione urbana e sicurezza (Bando Periferie) emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri candidando un progetto che scommette sul ruolo delle scuole, assunte come spazio istituzionale a partire dal quale avviare processi diffusi di rigenerazione dei territori periferici. La proposta si compone di un insieme di interventi che gravitano attorno a cinque ambiti (la periferia est e ovest del capoluogo, il Mugello, l’Empolese, il Chianti-Val di Pesa) e sono distinti in tre famiglie tematiche: istruzione e cultura, viabilità ciclopedonale, arredo urbano. I 46 progetti contemplati sono ricondotti a un motto comune che evoca una equazione elementare: “scuola che funziona = quartiere che funziona”. Scuole di diverso ordine e grado e, in un caso, una biblioteca comunale, sono l’ago di una bussola che seleziona progetti relativi agli spazi della mobilità lenta e un insieme di azioni sullo spazio pubblico. Si tratta di un’esperienza straordinaria per più di una ragione. La prima, più evidente, riguarda proprio la scelta di mettere al centro della narrazione del progetto le scuole. Con Cristina Giachi, vicesindaco del Comune di Firenze e presidente della Commissione Istruzione ANCI, all’epoca, Assessora all’Istruzione, ricostruiamo i processi che hanno portato alla definizione di questa visione e scopriamo altre – meno evidenti – ragioni di straordinarietà del progetto

    Giochi di partecipazione. Forme territoriali di azione collettiva

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    Molte tra le esperienze attuali di governo del territorio fanno appello alla necessità di praticare l’ascolto e di saper costruire consenso attorno alle decisioni. Piani strategici, progetti urbani, programmi di riqualificazione fisica e di rigenerazione sociale, piani regolatori, progetti infrastrutturali sono frequentemente accompagnati da riferimenti ai metodi della partecipazione. Nel linguaggio comune e spesso anche in quello disciplinare, la partecipazione è intesa come un valore positivo, tanto che alcune riflessioni ed esperienze lasciano intravedere un nesso tra partecipazione e sperimentazione di forme ideali di razionalità collettiva oppure generazione di senso condiviso. Come se, iterando e perfezionando esercizi partecipativi, fosse possibile raggiungere condizioni di democrazia davvero inclusiva oppure forme di condivisione capaci di rendere più coese le società locali. Ma esiste anche un discorso critico che rivela il carattere strumentale di queste pratiche, ne denuncia la funzione retorica, ne evidenzia l’artificialità. Ovviamente esiti e giudizi dipendono sempre dalle situazioni di contesto. La tesi di fondo di questa ricerca è che la sperimentazione di forme più avanzate di razionalità collettiva e l’esperienza della condivisione siano un esito tanto interessante quanto eventuale dei processi di partecipazione e che gli effetti di tali processi siano generalmente contraddittori e degni di osservazioni e valutazioni più accurate. Attese e giudizi non sono sempre fondate su verifiche e bilanci adeguati. Il libro cerca di rispondere a queste domande, esplorando esperienze passate e recenti alla ricerca sia dei caratteri più contingenti e strumentali, sia della potenziale generatività di questa vasta famiglia di pratiche. Entrambi (non solo gli elementi apparentemente più virtuosi) possono diventare utili fonti di riflessione e apprendimento
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