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Trenta, Stefano
Il saggio ricostruisce la biografia del vescovo di Lucca Stefano Trenta (1448-1477), esponente di una importante famiglia del patriziato cittadino, evidenziando il suo ruolo politico-ecclesiastico e culturale, negli anni in cui si sviluppano in città i fermenti dell'Umanesimo
Presenze istituzionali e centri di elaborazione della cultura scritta a Lucca tra XII e XIV secolo: un sondaggio
Il saggio fornisce un quadro d’insieme, sinora mancante, sulla produzione e circolazione libraria lucchese dei secoli XII-XIV, utilizzando gli inventari medievali e la documentazione archivistica. Esso fornisce un quadro originale delle dinamiche culturali di Lucca e dell'area toscana, utilizzando una metodologia innovativa che coniuga l'analisi del contesto storico con un'indagine attenta alle caratteristiche peculiari dei manoscritti. Viene evidenziata l’ampia circolazione di scribi e di manoscritti tra Lucca ed altre aree. Per quanto concerne la biblioteca capitolare Feliniana si può individuare un corpus, per quanto non molto ampio, di manoscritti in essa presenti sin dai secoli centrali del Medioevo, anche se talora appare più difficile dimostrarne con certezza l’origine locale. La produzione locale di codici appare più intensa nel XII secolo e successivamente più limitata. Alcune biblioteche monastiche e quelle conventuali di S. Romano e di S. Pier Cigoli svolsero un ruolo significativo. Viene pubblicato in Appendice l’inventario dei libri del monastero di San Ponziano, redatto nel 1285. Molti codici presenti nella biblioteca statale di Lucca, che subì gravi perdite in seguito all’incendio del 1822, sono arrivati in età moderna, in particolare attraverso le collezioni di Cesare e Giacomo Lucchesini. Le note di possesso, ove presenti, evidenziano spesso una provenienza da altre aree dell’Italia centrale, ma si intravvede qualche traccia degli interessi culturali dell’élite mercantile cittadina.The essay provides an overview of the production and circulation of books in Lucca between 12th and 14th centuries, based on information from medieval inventories and archival documentation. A wide circulation of scribes and manuscripts between Lucca and other areas is highlighted. It is possible to identify a small group of manuscripts preserved at the Biblioteca Capitolare Feliniana since the central Middle Ages, although it seems more difficult to demonstrate with certainty its local origin. The local production of codices appears more intense in the XII century than in later centuries. Within this production, a significant role was played by some monastic libraries and by the conventual libraries of St. Romano and St. Pier Cigoli. In the Appendix, we publish the inventory of the books of the monastery of San Ponziano, compiled in 1285. Many of the codes preserved in the Biblioteca Statale di Lucca (which suffered great losses by the 1822 fire) arrived during the modern age, mostly through the collections of Cesare and Giacomo Lucchesini. The notes of possession, where present, often highlight an origin of the books from other areas of central Italy, but still some trace of the cultural interests of the city's merchant elite is visible
I 950 anni di S. Martino
Nell'ambito di una sezione dossier su "Lucca capitale de pellegrinaggio", l'articolo illustra la ricostruzione anselmiana della cattedrale lucchese, nel contesto della riforma ecclesiastica, e la successiva ricostruzione trecentesca, nonché il ruolo assunto dall'edificio sacro nel quadro dell'ideologia della "libertas" cittadina
Le premesse teologiche e culturali di lunga durata dell’atteggiamento del clero di fronte alla guerra: la dottrina della guerra giusta
Il saggio ricostruisce il processo di definizione dei concetti di "guerra giusta" e di "pace" nel pensiero cristiano dai Padri a Tommaso d'Aquino e analizza le loro reinterpretazioni nel corso dei secoli, sino all'età contemporanea. Una particolare attenzione è rivolta all'età medievale e ai diversi atteggiamenti emersi in questo periodo.
Lʼattività politico-ecclesiastica di Matilde e del vescovo Anselmo II e il territorio di Diecimo
La pieve di Diecimo è collocata in una importante posizione strategica, lungo il sistema stradale che dalla Lucchesia conduce verso la Garfagnana. Pertanto il territorio di Diecimo, che per secoli fece parte della cosiddetta Jura vescovile di Lucca, rappresentò, insieme a quello di Moriano, un importante punto di forza per Matilde di Canossa, il cui dominio comprendeva entrambi i versanti dell’Appennino, e per il vescovo riformatore Anselmo II, che nel 1078 ottenne dalla contessa una porzione del castello di Diecimo. In questi decenni i vescovi lucchesi acquisirono anche altri castelli, come quelli di Cothanello e di Fondagno.
Nell’Alto Medioevo lo stretto intreccio tra l’élite laica e quella ecclesiastica favorì la formazione di dinastie di chierici che, in un contesto non ancora dominato dall’obbligo rigoroso del celibato, occuparono per più generazioni alcune chiese, come quella di Purgatile, presso Brancoli. Le chiese (o porzioni di esse) e le loro rendite venivano spesso cedute a chierici o anche a laici mediante lo strumento del livello. La riforma ecclesiastica dell’XI secolo, sostenuta da Matilde, si propose di spezzare questo intreccio.
All’interno della signoria vescovile si sviluppò il comune rurale di Diecimo, e le cappelle dipendenti dalla pieve acquisirono progressivamente una certa autonomia, ottenendo in alcuni casi, fra XIV e XV secolo, il diritto di erigere un proprio fonte battesimale.
Matilde e Anselmo II incontrarono forti ostilità nella città di Lucca, mentre ottennero il sostegno di famiglie radicate nella Media Valle. Intorno alla figura di Matilde si svilupparono molte leggende, che le hanno attribuito la fondazione di chiese, ospedali, ponti. Se in molti casi non è dimostrabile un suo intervento diretto, è certo che ospedali e ponti svolsero in questi decenni un ruolo significativo nell’organizzazione del territorio.The political and ecclesiastical activity of Countess Matilde and Bishop Anselmo II, and the territory of Diecimo
The location of the baptismal parish church of Diecimo is strategic into the road system that leads from Lucca to the Garfagnana. Therefore, the territory of Diecimo (for centuries part of the so-called episcopalis iura of Lucca), with that of Moriano, represented an important strength either for Matilda of Tuscany, whose dominions were on both sides of the Apennines, and for Anselm II of Lucca, the reformer bishop who in 1078 obtained a portion of the Diecimo castle from the countess. In these decades, the bishops of Lucca acquired other castles, such as Cothanello and Fondagno.
In the early Middle Ages, the close intertwining between secular and ecclesiastical elites favored the formation of clergy dynasties. In fact, in a context not yet dominated by the strict obligation of celibacy, families of priests run several churches, such Purgatile (near Brancoli), for generations. The legal instrument of the libellus was often used to sell churches and their rents (or parts of them) to clerics or lay people. The 10th century ecclesiastical reform, strongly supported by Matilda, set out to break this interweaving. The rural municipality of Diecimo developed within the episcopal lordship, and, gradually, the chapels depending from the parish church acquired a certain autonomy. In some cases, between the fourteenth and fifteenth centuries, they also obtained the right to erect their own baptismal font.
Matilda and Anselm encountered a strong hostility in the city of Lucca, while in the Middle Valley/Media Valle they obtained the support from known families. Many legends developed around Matilda, attributing to her the foundation of churches, hospitals, bridges: while in many cases it is not demonstrable her direct intervention, it is certain that, in these years, hospitals and bridges have played a significant role in the organization of the territory
Lucca e Matilde di Canossa tra storia e mito. Catalogo della mostra (8 novembre-6 dicembre 2016)
Il voiume comprende un ampio saggio introduttivo del curatore ed un saggio di Patrizia Carmassi, ricercatrice attiva da un ventennio presso varie università tedesche (da Munster a Wolfenbuttel) e curatrice di importanti iniziative scientifiche di respiro internazionale. Quindi esso presenta il catalogo dei codici, pergamene e libri antichi esposti in una mostra organizzata dallo stesso autore, Raffaele Savigni, in occasione del Centenario della morte di Matilde di Canossa. Le schede, precise e puntuali, dei singoli pezzi esposti vengono inquadrate nel più ampio contesto della presenza matildica nel territorio lucchese. Il volume comprende anche una aggiornata bibliografia matildica, che privilegia le pubblicazioni relative a tale territorio. La figura di Matilde viene esaminata sotto vari aspetti: come esempio di protagonismo politico femminile e di costruzione di un principato transappenninico, e nel quadro della lotta tra papato ed impero e delle lotte connesse alla riforma ecclesiastica. La ricerca evidenzia le profonde resistenze incontrate da Matilde nella città di Lucca
La cattedrale di Lucca dall’XI al XVI secolo
Il contributo ricostruirà l'evoluzione del ruolo istituzionale della cattedrale di San Martino, esplicitamente attestata come ecclesia matrix dall'VIII secolo, quando subentrò a S. Reparata. Al santo titolare era affiancato san Regolo, che passò progressivamente in secondo piano.
Dopo il policentrismo del primo millennio, quando la vita ecclesiastica cittadina era incentrata sulla rete delle chiese "sedali", si consolidò progressivamente la centralità della cattedrale, anche se venne emergendo una forte competizione con la canonica di San Frediano, avamposto della Chiesa di Roma. Nel Duecento la manutenzione e gestione dell'edificio di San Martino e dei suoi spazi era affidata a diverse "opere" (del campanile, del frontespizio, di S. Croce). Il Capitolo della cattedrale riuscì ad ottenere una forte autonomia patrimoniale e giurisdizionale rispetto alla Chiesa vescovile. Verso la fine del Medioevo entrò in crisi la vita comune dei canonici, e l'associazione del clero parrocchiale urbano venne riassorbita nell'università dei cappellani della cattedrale
Contratti agrari e colture nella Garfagnana medievale. In memoria di Bruno Andreolli
Il saggio ricostruisce, nelle pagine iniziali, una stagione storiografica che ha visto protagonisti Vito Fumagalli, Bruno Andreolli, Giovanni Cherubini. Quindi vengono analizzati, con l'apporto di fonti archivistiche edite e soprattutto inedite e della toponomastica, il sistema curtense, le diverse tipologie di contratti agrari, le colture agricole e l'allevamento, la diffusione progressiva del castagno. La documentazione esaminata lascia emergere una contaminazione tra legami di dipendenza personale e lessico feudale.
In Appendice viene pubblicata una decina di documenti inediti che illustrano le specificità del mondo rurale della Garfagnana e la diffusione di determinate colture (come la scandella) e di particolari unità di misura tipiche dell'area appenninica (come la mina)
L’humanisme à Lucques (vers 1450-1550): un mouvement à a croisée des chemins
Il saggio analizza con un taglio originale ed una metodologia innovativa un fenomeno sinora non studiato in modo adeguato: l’attività di alcuni umanisti lucchesi o arrivati a Lucca dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento. Esso si sofferma sulle orazioni di Gian Pietro d’Avenza, di Giovanni Bartolomeo Carminati, di Niccolò Tegrimi o anonime conservate in alcuni manoscritti, ed evidenzia il ruolo centrale svolto dal Tegrimi e dai maestri chiamati ad insegnare lettere greche e latine a Lucca (Gian Pietro d'Avenza, Giovanni Bartolomeo Carminati, Aonio Paleario). Viene ricostruita la rete di relazioni culturali che a partire dagli anni quaranta del XV secolo collegò Lucca ad altre città e al regno inglese. Il contributo colma quindi una lacuna significativa negli studi sulla storia della cultura lucchese in età umanistica.The essay analyzes the activity of some Lucchese humanists or arrived in Lucca from the mid-fifteenth century to the mid-sixteenth century. It focuses on the orations of Gian Pietro d'Avenza, Giovanni Bartolomeo Carminati, Niccolò Tegrimi or anonymous preserved in some manuscripts, and highlights the central role played by Tegrimi and the masters called to teach Greek and Latin letters in Lucca (Gian Pietro of Avenza, Giovanni Bartolomeo Carminati, Aonio Paleario). It illustrates the network of cultural relations that from the forties of the fifteenth century linked Lucca to other cities and to the English kingdom.The network of cultural relations is reconstructed that from the forties of the fifteenth century linked Lucca to other cities and to the English kingdo
Roccapelago: una comunità appenninica tra Ducato estense e Repubblica di Lucca
Il saggio ricostruisce le vicende storiche della comunità di Roccapelago dal XIV al XVI secolo, illuminando il contesto storico-politico e cultuale nel quale vivevano le popolazioni di cui sono stati conservati i resti (le mummie analizzate dai colleghi antropologi)
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