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    Quadro generale di riferimento della geologia di superficie e di sottosuolo del Valdarno inferiore

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    Protocollo d’intesa tra Provincia Di Pisa, Autorità di Bacino Del Fiume Arno e Acque Ingegneria S.R.L., per l’acquisizione di dati geologici del sottosuolo della Piana d’Arno a Valle di Montelupo Fiorentino finalizzati ad una migliore conoscenza delle falde acquifere: Modulo stratigrafia, responsabile Giovanni Sarti

    Attività di Monitoraggio e acquisizione dati finalizzata alla valutazione dell'evoluzione degli interventi di ripascimento e dell'eventuale integrazione di materiale inerte di ripascimento delle "spiagge in ghiaia" di Marina di Pisa: Report Finale

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    Convenzione Provincia di Pisa_Università di Pisa per uno studio dal titolo: "Attività di Monitoraggio e acquisizione dati finalizzata alla valutazione dell'evoluzione degli interventi di ripascimento e dell'eventuale integrazione di materiale inerte di ripascimento delle "spiagge in ghiaia" di Marina di Pisa." Responsabile: Giovanni Sart

    Relazione geologica Magdala Project (Magdala, Mar di Galilea, Israele)

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    Lo studio interdisciplinare degli antichi sistemi portuali ha avuto negli ultimi anni un forte impulso. In particolare le geoscienze possono contribuire in modo significativo, attraverso lo studio del record geologico, a definirne il contesto paleoambientale e la sua evoluzione spazio-tempo integrandosi così strettamente con le risultanze archeologiche (Marriner & Morhange 2007). Lungo le sponde del lago di Kinneret (Israele, Galilea), luogo di enorme importanza storica citato più volte nel vangelo, sono stati segnalati dodici attracchi Romani e Bizantini situati a quota -212 m bsl (Mendel-Nun 1987). Recenti scavi presso l’antica città di Magdala (De Luca 2008, 2009) hanno evidenziato la presenza di una serie di ormeggi (mooring) situati a quota -208 m sbsl indicativi dunque di un livello del lago più alto rispetto a quello normalmente ipotizzato. La scoperta di questa struttura portuale di età ellenistico-romana per le dimensioni ed il contesto archeologico nel quale è inserita ha importanti implicazioni per la comprensione della storia di questa regione. Lo studio dei depositi naturali sui quali la struttura portuale si appoggia e di quelli che ne segnano l’interramento fino al definitivo abbandono, integrato con le evidenze archeologiche ha permesso di tracciare un primo quadro schematico della storia del porto e delle vicissitudini che ha attraversato

    La Macro-Area: la pianura di Pisa

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    Il management e la conoscenza delle aree di pianura hanno assunto un ruolo di fondamentale importanza perché intensamente antropizzate e sede di ingenti interessi socio-economici. La gestione delle risorse idriche, il monitoraggio dei fenomeni di subsidenza, la tutela del patrimonio archeologico ed edilizio sono, perciò elementi di crescente attenzione ma che non possono prescindere anche da una conoscenza approfondita dell’architettura stratigrafica del sottosuolo. Il grado di attendibilità dei modelli di circolazione dei fluidi, base indispensabile per una corretta ed efficace gestione della risorsa idrica, è strettamente connesso all’accuratezza della ricostruzione dell’architettura sedimentaria del sottosuolo e, di conseguenza, ai modelli interpretativi che mettono in relazione litofacies ed ambienti deposizionali. Tali relazioni debbono inoltre essere costrette all’interno di un quadro cronostratigrafico che restituisca un’evoluzione stratigrafico - deposizionale coerente sia in termini di spazio che di tempo. Lo stesso grado di dettaglio è necessario complemento nella ricerca archeologica per meglio definire le caratteristiche ambientali nel quale un certo sito si sviluppava, oppure per elaborare carte del potenziale archeologico che sono di fondamentale importanza per la redazione di piani strutturali efficaci. Questi ultimi, infine, non possono non tenere conto dei fenomeni di subsidenza, che sono facilmente contestualizzabili e misurabili solo all’interno di un quadro crono-stratigrafico e deposizionale del sottosuolo ben definito, o di particolari depositi con caratteristiche geotecniche peculiari (a Pisa è ben noto il “pancone”) la cui distribuzione e spessore sono definibili e prevedibili solo laddove siano disponibili modelli affidabili dell’architettura deposizionale del sottosuolo. Lo studio ad alta risoluzione delle successioni sedimentarie tardo-quaternarie delle aree di pianura è, inoltre, di fondamentale importanza per la verifica dei modelli della stratigrafia sequenziale che costituisce l’approccio metodologico moderno utilizzato per la ricerca di idrocarburi o di qualsiasi atro tipo di fluido. Lo scarso grado o l’assenza di deformazione tettonica che caratterizzano i depositi di queste aree e la possibilità di effettuare datazioni assolute permette una definizione di dettaglio, a scala di bacino, dei vari modelli deposizionali e della loro evoluzione in funzione di fattori di controllo, quali l’eustatismo o il clima. In questo senso, la grande attenzione rivolta attualmente al riscaldamento globale e alle possibili variazioni del livello del mare ad esso connesse (IPCC, 2001, 2007, ALLEY, 2003, NATIONAL RESEARCH iCOUNCILNRC, 2002), trova un importante riferimento in questi sistemi deposizionali, il cui studio e modellizzazione potrebbero consentire una finestra di osservazione più ampia per la previsione degli scenari futuri legati ai cambiamenti climatici in atto. La possibilità di studiare nel dettaglio la stratigrafia di sottosuolo e di ricostruirne in modo corretto l’architettura deposizionale, non può però prescindere dalla realizzazione di sondaggi a carotaggio continuo, unico strumento di osservazione diretta del sottosuolo, e dall’utilizzo di un approccio di tipo multidisciplinare al loro studio

    Monitoring backshore and foreshore gravel deposits on a mixed sand and gravel beach (Apuane-Versilia coast, Tuscany. Italy)

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    Observations on gravel moving on the foreshore and the backshore have been performed on a mixed sand and gravel beach of Northern Tuscany (Italy) subject to erosive processes. In addition to the gravel naturally transported by Magra River, a large amount of gravel has been discharged by human activity through nourishments as part of a series of protection systems. Two transects, with an average spacing of 500 m, were carried out parallel and perpendicular to the coast-line on the beach-face and on the step, and gravel deposits and cusps evolution were monitored. The study was performed following sea-weather changes, in order to obtain data during fair-weather and storm-weather conditions, and shortly after storm decay. The results confirm the existence of a south-directed longshore drift. At the same time, it seems that gravel clasts are no more present on the backshore during major storms. These observations allow to distinguish five phases within a fair-weather to storm-weather cycle and to determine the response of gravel movement to sea-weather conditions

    Development and evolution of a Late Quaternary fluvial channel belt: implicationsfor the interpretation of ancient analogues

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    Only sparse data sets, if any, are available to constrain the age attribution of ancient fluvial deposits. In this respect, Quaternary stratigraphy may provide an important chronostratigraphic framework within which to develop a generalized model of channel belt formation and evolution. Detailed stratigraphic analysis of middle-late Quaternary fluvial deposits from the Po River Basin, in Northern Italy, reveals distinctive cyclic changes in lithofacies and channel stacking patterns, falling in the Milankovitch (100 kyr) band . Stratigraphic correlations with the coeval nearshore successions document that the lower portions of fluvial cycles, characterized by isolated sand bodies, were deposited during phases of relatively high-accommodation (episodes of sea-level rise under interglacial conditions). In contrast, accumulation of laterally amalgamated fluvial bodies (channel belts) took place during phases of relatively low accommodation, marking the “regressive” maxima (i.e., OIS 2 and OIS 6). A well constrained chronostratigraphic framework indicates that eight major channel belts (aquifer systems), separated by thick mud-prone floodplain successions, were deposited during the last 870 ka, while development of the youngest (LGM) channel-belt took place during an interval of time of about 20 ka. Comparison of the late Quaternary succession of the Po Basin with the fluvial analogue Escanilla Formation, an Eocene formation commonly applied for reservoir studies, documents striking analogies in terms of both tectonic setting and fluvial architecture. These include: i) sedimentation in a highly subsiding, actively folded basin; ii) overall thickness of about 800 m; iii) similar cyclic architecture (100 m-thick cycles), with development of 6-8 laterally extensive channel belts. Whilst new data are increasingly capable of providing a refined stratigraphic framework for the Escanilla Formation, no direct dating is available, and duration of its deposition (1.5 or 7 Ma?) is still problematic. Based upon similarities with modern channel belts, we suggest that most of the Escanilla Formation (i.e., the 550 m-thick Olson Member) is likely to span less than 1 My, and that the unconformities with both underlying Mondot Member and overlying Collegats Formation could account for major stratigraphic hiatuses. This interpretation is consistent with the remarkable homogeneity in terms of both lithology and facies architecture observed across the Olson member, along with lack of highly mature palaeosols throughout the formation
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