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Tutela dei disegni e modelli comunitari tra imitazione servile e protezione del diritto d’autore
Analisi dell'evoluzione dei presupposti e dell'estensione della tutela dell'industrial design alla luce della direttiva comunitaria e della relativa recente giurisprudenza nazionale ed europe
Copia privata e diritto d'autore
Ricostruisce i princìpi sottostanti alla legge 93/92 che impone il pagamento di un equo compenso per copia privata di opere protette da diritto d'autore e connessi da corrispondere attraverso una royalty applicata alla vendita di apparecchi e supporti di registrazione. Il fondamento della disciplina è esaminato tenendo conto della storia del sistema tedesco, che costituisce storicamente il modello seguito dalla legge italiana
Il codice della proprietà industriale: impianto sistematico e "criticità"
Ricostruzione dell'impianto sistematico del codice di proprietà industriale, con particolare riferimento alla natura e tipologia dei diritti titolati e non titolati
Diritti esclusivi e circolazione dei beni
La monografia sostiene che la tutela delle esclusive industrialistiche influenza anche la disciplina della circolazione dei beni in cui le idee inventive e creative vengono incorporate. Di qui ricostruisce il significato (anche in prospettiva storica) del principio dell’esaurimento dei diritti di brevetto e d’autore. Contesta gli orientamenti comunitari che in base a questo principio hanno identificato gli interessi protetti dai diritti esclusivi, e che hanno ulteriormente così valutato la legittimità antitrust delle restrizioni imposte alla circolazione dei prodotti incorporanti idee inventive o creative. In base a questa ricostruzione identifica inoltre la funzione sottostante ai contratti di licenza di brevetto e di diritti d’autore, fra l’altro fortemente ridimensionando la categoria delle c.d. licenze di commercio. Applica i concetti così elaborati per ricavarne corollari puntuali relativamente alla disciplina delle invenzioni, delle topografie dei prodotti a semiconduttori, del software, dei diritti d’autore e connessi. Imposta la problematica relativa ai marchi, ai quali i concetti precedentemente elaborati non paiono tuttavia meccanicamente trasponibili
Il codice della proprietà industriale: profili sanzionatori e procedimentali (seconda parte)
Ricostruzione delle novità relative alla disciplina sanzionatoria e processuale del codice di prorpietà industriale
La registrazione dei marchi di forma in Cina
La disciplina cinese appare chiaramente ispirata al modello della direttiva europea sotto il profilo dell’individuazione delle categorie di forme suscettibili di registrazione come marchio. La giurisprudenza cinese sembra tuttavia orientata a valutare il conflitto fra interesse alla libera utilizzazione della forma e interesse alla tutela della sua valenza distintiva secondo criteri più elastici di quelli europei. I giudici cinesi considerano in particolare la buona fede dell’utilizzatore della forma, anche alla luce delle ragioni del suo accreditamento sul mercato e della presenza di elementi bidimensionali idonei a ridurre il rischio di confusione
Gestione individuale e collettiva dei diritti su eventi sportivi
1. Il precedente sistema di titolarità individuale ed il suo preteso fondamento proprietario, industrialistico e concorrenziale. – 2. Critica. La scelta favorevole alla negoziazione individuale quale scelta essenzialmente «politica». – 3. La nuova impostazione «politica» del d. lgs. 9/2008. – 4. I retaggi storici. La nozione di organizzatore dell’evento basata sulla disponibilità del campo di gara quale retaggio della precedente giustificazione proprietaria del diritto. Suo limitato significato pratico nei rapporti con l’organizzatore della competizione contitolare dei diritti audiovisivi. – 5. Modesto significato pratico della nozione di organizzatore dell’evento nei rapporti con la squadra ospitata. A. I diritti d’archivio spettano anche alla squadra ospitata. B. Ragionevole estensione alla squadra ospitata dei diritti di trasmissione sui canali tematici. C. Il diritto di trasmettere eventi «invenduti» è attribuito alla sola squadra ospitante essenzialmente per ragioni di certezza delle contrattazioni. D. Modesto rilievo del diritto di produzione audiovisiva, sua estraneità al sistema generale delle esclusive industrialistiche. E. Modesto rilievo del diritto di proprietà sulle riprese. – 6. Le categorie generali industrialistiche. L’interesse alla remunerazione dell’investimento emerge con scarso rilievo nella norma relativa al diritto sul segnale. E’ tuttavia contraddetto dalle norme sulla contitolarità dei diritti audiovisivi. – 7. I criteri di ripartizione delle risorse derivanti dalla negoziazione accentrata attribuiscono rilievo del tutto secondario all’interesse alla remunerazione degli investimenti. – 8. Irriconducibilità della protezione dei diritti audiovisivi al sistema delle esclusive industrialistiche anche per chi non ritenga essenziale a questo sistema l’interesse alla remunerazione degli investimenti. Le categorie generali industrialistiche sono contraddette: A. Dalla settorializzazione delle norme; B. Dalla frammentazione della titolarità dei diritti esclusivi. - 9. L’attuale sistema di negoziazione collettiva conferma l’irrilevanza dell’interesse a mantenere la concorrenzialità sul mercato dell’offerta dei diritti da parte delle singole squadre. Riconducibilità delle norme sulla concorrenza contenute nel decreto ad un ulteriore e diverso interesse a mantenere la concorrenzialità nel mercato dei media. – 10. Ricostruzione alternativa del sistema. Interesse alla massimizzazione dei ricavi derivanti dallo sfruttamento audiovisivo degli eventi. La lega quale soggetto operante in funzione di questa massimizzazione. L’interesse alla massimizzazione dei ricavi non coincide con l’interesse delle squadre alla massimizzazione dei profitti; esso è inoltre subordinato ai più ampi interessi e valori perseguiti dalle federazioni. Conseguente giustificazione della distinzione fra leghe e federazioni e dell’attribuzione alle prime dell’esercizio dei diritti audiovisivi. – 11. I fattori di determinazione dei ricavi derivanti dallo sfruttamento dell’evento: incertezza dei risultati, impegno agonistico, bacino d’utenza. La gestione di questi fattori pone problemi di equilibrio fra obiettivi di massimizzazione di breve e di lungo periodo. Le leghe sono soggetti istituzionalmente incapaci di determinare questo equilibrio rispettando gli interessi di tutti i membri dell’organizzazione. – 12. La lega quale soggetto gestore di risorse formate e remunerate nel breve periodo, in funzione dell’interesse alla massimizzazione di ricavi pure orientati al breve periodo. La titolarità individuale dei diritti è prevista in funzione della gestione di risorse formate nel lungo periodo, nell’interesse al loro mantenimento ed incremento pure nel lungo periodo. – 13. I criteri di ripartizione delle risorse derivanti dalla gestione accentrata. Definizione imperativa di una gerarchia di questi criteri in funzione dell’interesse ad evitare politiche di distribuzione pregiudizievoli delle strategie di massimizzazione dei ricavi di lungo periodo adottate dalle singole squadre. – 14. Precisazioni e corollari. A. I criteri di sindacabilità giurisdizionale delle decisioni delle leghe in ordine alla ripartizione delle risorse. B. Inestensibilità dei princìpi del decreto a competizioni diverse dai campionati nazionali a squadre articolati in incontri fra due soli avversari. C. Tendenziale indisponibilità dei diritti di sfruttamento audiovisivo
Antitrust e diritti esclusivi. Osservazioni in margine al caso Panini
1. La fattispecie del caso Panini e il problema dell'applicazione del diritto antitrust ai contratti di licenza esclusiva. - 2. Irriconducibilità del caso Panini alle decisioni antitrust comunitarie e nazionali che hanno sanzionato (non in via di mero obiter dictum) la politica di licenze del titolare di diritti esclusivi. - 3. La vera logica sottostante alla decisione Panini: possibilità di sanzionare in base al diritto antitrust clausole dei contratti di licenza che consentono di realizzare profitti superiori ad una "giusta remunerazione" degli sforzi creativi o degli investimenti. - 4. Perplessità suscitate dalla decisione del caso Panini: sua difficile conciliabilità con il riconoscimento di un vero e proprio ius excludendi sull'immagine
La categoria delle collecting societies soggette alla direttiva
1. Collecting e nuove forme di gestione. – 2. Il problema dell’estensione ai nuovi gestori della disciplina delle collecting. – 3. Il problema della ratio della disciplina dell’attività di collecting e le conseguenti difficoltà di interpretazione della relativa definizione normativa. – 4. La nozione di collecting uniformata. Lo sfuggente requisito della pluralità dei titolari dei diritti gestiti. La specificità della collecting è data dalla funzione associativa del rapporto instaurato fra questi titolari. – 5. La collecting quale patrimonio comune a base associativa dotato di rilievo “reale”. – 6. La causa associativa della collecting: la centralità del perseguimento di un interesse di categoria. – 7. L’interesse di categoria giustifica politicamente i princìpi specificamente applicabili alla collecting relativamente alla sua legittimazione ad agire ed ai poteri di definizione dei criteri di ripartizione delle royalties. – 8. Precisazioni sul concetto di interesse di categoria. – 9. Collecting e modelli societari lucrativi. – 10. La (pretesa) distinzione fra membri e mandanti: precisazioni e considerazioni critiche. – 11. Lo statuto delle collecting. A) Le attività riservate di gestione di pretese “legificate”. – 12. B) L’assoggettamento a princìpi di diritto antitrust rispettosi della funzione giuridicamente protetta di tutela di un interesse di categoria. – 13. La soluzione proposta consente di risolvere i problemi emersi nell’esperienza tedesca. – 14. Il sistema dei controlli amministrativi e giurisdizionali. - 15. Lo statuto delle collecting straniere ed extraeuropee
Campi di gioco e vasi di Pandora: la gestione collettiva dei diritti d’autore nel confronto UE – USA
Directive 2014/26/EU on collective management of copyright and related rights aims at creating a level playing field of competition between collective management organisations. The article compares the European system with the US system, and shows that the US system is based on a different approach. Not only the US system in based on the application of general antitrust rules, where the EU system provides for special rules, which are relevant independently from any consideration of market power, price fixing or excessive prices practices. In addition, the US level playing field created through consent decrees only apparently resembles the system of special rules introduced through the European directive. The US system strikes essentially on the objective to find a proper balance between the interest in lowering transaction costs and the opposite interest in preventing excessive prices. Although the same objective finds many references in European scholarship, the article suggests that the problem of transaction costs is not central in the system of the EU directive. This conclusion argues through the solution adopted by US courts in Pandora case. Pandora was essentially judged considering the interest in lowering transaction costs; but this judgement would be completely inconsistent with the European di-rective. Therefore, the article proposes a different approach to the European directive. Under this alternative approach, transaction costs do not play a central role. Instead, it should be considered the interest in realizing a fair market system to determine a proper compensation of copyright and related rights owners. Only after this mechanism (implemented through the directive) is furtherly investigated, it should be evaluated if it would be consistent with the general antitrust rules when (and only when) a collective management organisation exerts market power. This investigation should also consider another aspect of US implementation of antitrust rule to collective management organisations, namely the notion of “right compensation” of intellectual property owner under US general antitrust rules. This notion is not clearly expressed in US antitrust cases, and sometimes seems to be contradictory exposed. Therefore, the notion of “right compensation” according to the US system will be investigated in future articles, which will consider US cases concerning the application of the special rules contained in the consent decrees
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