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    La sensibilita' al disgusto influenza l’esperienza emozionale: un possibile fattore di vulnerabilita'?

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    La sensibilita' al disgusto modula la valutazione emozionale di stimoli di disgusto sia in individui affetti da fobia specifica che in soggetti di controllo. Obiettivo di questo studio era indagare se tale modulazione fosse limitata ai soli stimoli di disgusto o se si estendesse anche ad altri contenuti. A 39 studenti universitari, suddivisi in due gruppi, ad alta e bassa sensibilita' al disgusto, sono state presentate 48 immagini emozionali (categoria Minaccia, Neutra, Disgusto/Sangue e Disgusto/Prodotti corporei) ed e' stato richiesto di valutare la propria esperienza emozionale sulle scale di valenza (piacevolezza/spiacevolezza), arousal (calma/attivazione) e delle emozioni di base (gioia, tristezza, paura, disgusto, rabbia e sorpresa). Indipendentemente dal livello di ansia di tratto mostrato e dalla categoria emozionale presentata, i partecipanti con alta sensibilita' al disgusto hanno valutato le immagini non solo come piu' disgustose, ma anche come piu' attivanti, piu' spiacevoli, ed elicitanti maggiori livelli di paura, tristezza e sorpresa rispetto al gruppo a bassa sensibilita'. La sensibilita' al disgusto non potenzia quindi esclusivamente la risposta di disgusto a stimoli ripugnanti ma modula l’intera esperienza emozionale, anche di stimoli non disgustosi (di minaccia o neutri). Tale variabile di tratto potrebbe rappresentare un possibile fattore di vulnerabilita' per lo sviluppo di un disturbo d’ansia

    Approccio interdisciplinare alla gestione del rischio stress lavoro-correlato: una prospettiva psicofisiologica

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    Nel loro articolo bersaglio, Balducci e Fraccaroli forniscono una trattazione esaustiva – per quanto necessariamente vincolata alle prospettive della Psicologia del Lavoro – della complessità del fenomeno rappresentato dallo stress lavoro-correlato. Gli autori mettono in evidenza come tale fenomeno sia cambiato negli ultimi anni e quali miglioramenti debbano essere considerati relativamente ai metodi di valutazione e prevenzione del rischio ad esso associato. Concordando con gli autori nell’enfatizzare il contributo centrale fornito dalla Psicologia, il commento che segue vuole integrare la trattazione offerta con la prospettiva della Psicofisiologia (ad es. Stegagno, 1986), di particolare rilevanza per cogliere la complessità di un fenomeno «psicofisiologico» per definizione, quale è lo stress. L’articolo sarà quindi commentato alla luce di alcune delle evidenze e dei modelli più consolidati o più recenti nell’ambito della Psicofisiologia dello stress, evidenziando gli aspetti di maggiore coerenza, le possibilità di integrazione e le eventuali incongruenze

    When faces signal danger: Event-related potentials to emotional facial expressions in animal phobics

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    Attentional bias research indicates that specific phobics prioritize the processing of disorder-relevant stimuli, although the time course of attentional allocation to the phobic threat remains unclear. The present study employed event-related potentials (ERPs) to investigate whether a processing bias also exists towards specific facial expressions that are able to signal potential phobic cues in the environment. Fifteen women with snake phobia and 15 healthy controls performed an attention-shifting task in which angry, fearful, disgusted and neutral faces were as emotional cues. ERP to facial expressions and reaction times to target stimuli were collected during the task. The P200 amplitude was significantly lower in phobics than in controls, specifically in response to facial expressions of fear and disgust. Such reduction in cortical activity may reflect reduced processing associated with rapid cognitive avoidance. Such an avoidance response would not be determined by the threat value of the face stimuli per se, but rather by the ability of fearful and disgusted faces to avert attention by signaling a possible phobic threat in the surrounding area. In addition, phobics showed relatively greater positivity to negative than neutral facial expressions in the later processing stages, indicating a general hypervigilant processing mode

    Un nuovo set di 60 dilemmi morali: dati normativi italiani per giudizi di accettabilità morale, tempi di decisione e valutazioni emozionali

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    The widespread need for standardized moral dilemmas has been increasingly motivated by the recent criticism raised against the stimulus material employed by Greene et al. (2001). The present study aimed at presenting a novel and standardized set of moral dilemmas, controlled for some relevant features that affect people’s moral judgment. Specifically, in this study we provide the following normative data for 75 moral dilemmas (60 experimental dilemmas and 15 filler dilemmas): a) the percentages of affirmative responses to the resolution of the dilemma, b) the decision times, c) the judgments of moral acceptability to the resolution of the dilemma, and d) the affective ratings of Valence and Arousal
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