178 research outputs found

    Balkan Countries in the world: aging process within the age structural transition

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    This article intends to approach the phenomenon of population aging within the conceptual framework of structural transition. In this work the authors put forward a method of defining the variety of evolutionary trajectories – the result of different sets of fertility-mortality interactions – on the global level and hence identify the position of each Balkan country within the worldwide demographic order of the past four decades (1971–2015). The authors then propose a specific index – the structural dissimilarity index – to measure the corresponding transformations inherent to the population age structure and link the results with the prospects that emerge on the basis of the interaction between fertility and mortality. This has finally enabled the authors to formulate some broad assumptions regarding the current and future intensity and trends of structural transformations. For this purpose, the authors have gathered a sample of 142 national populations, including all Balkan countries, with the exception of Montenegro, and employed different techniques such as Partial Order Structuple (Scalogram) Analysis with Coordinates (POSAC) and the cohort-component population projections for the timeframes 1971–2015 and 2015–2060

    “ Lesioni da stravaso di farmaci antiblastici: 25 anni di esperienza.”

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    BACKGROUND-AIM Nonostante tutti i mezzi utilizzati nella pratica clinica per prevenire la fuoriuscita di farmaci antiblastici dalla vena durante la chemioterapia, lo stravaso è un evento possibile e, se non trattato in tempo, associato a conseguenze anche molto gravi. Ad oggi non esiste un protocollo standard di trattamento. Mancano studi randomizzati per motivi etici e studi che arruolino un vasto numero di pazienti. Noi proponiamo un‘ampia casistica ed un protocollo di trattamento standard valido per lo stravaso di tutti i tipi di farmaci antiblastici somministrati sia in mono che in polichemioterapia, facile da eseguire ed effettuabile in regime ambulatoriale. METHODS La nostra casistica dal 1990 al 2015 comprende 565 casi di stravaso certo di farmaci antiblastici sottoposti ad infiltrazione di soluzione salina sterile al livello sottocutaneo al fine di interrompe l’azione lesiva locale del farmaco. RESULTS La nostra tecnica ci ha permesso in alcuni casi di evitare il danno da stravaso, mentre nei pazienti con stravaso ormai avvenuto, di ottenere una netta riduzione dell’evoluzione necrotica. Dal 1990 ad oggi, infatti, solo 27 casi sono stati sottoposti ad intervento chirurgico. CONCLUSIONS Il nostro protocollo può essere applicato per qualsiasi farmaco chemioterapico, anche se non noto o iniettato in associazione con altri farmaci. Inoltre il nostro approccio conservativo trova il suo razionale di impiego proprio perché è rivolto a pazienti immunodepressi e psicologicamente fragili, allo scopo di garantire loro la migliore qualità di vita, ricordando che il miglior trattamento è la prevenzione

    Distrofie vulvari e lichen della regione ano-genitale

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    Il Lichen Sclerosus è una malattia infiammatoria immunomediata a carattere cronico-recidivante, che può interes-sare cute e mucose di tutti i distretti corporei, ma colpisce più frequentemente la regione anogenitale (85-98%), rarissima è invece la localizzazione nel cavo orale. Sulla base dei risultati positivi ottenuti nel trattamento di patologie caratterizzate da fenomeni di sclero-atrofia (radiodermiti, sclero-dermia, ecc.), ci aspettiamo di ottenere risultati incoraggianti in termini di miglioramento del trofismo cutaneo, sottocutaneo e mucoso, grazie alle proprietà immunomodulanti, anti-infiammatorie angiogenetiche ed eutrofizzanti delle Adipose Derived Stem Cells contenute nella Stromal Vascular Fraction nel trattamento delle distrofie vulvari di origine patologica e fisiologica

    Le lesioni da stravaso di farmaci antiblastici.

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    La lesione da stravaso di farmaci antiblastici viene definita come il danno iatrogeno causato dallo stravaso del farmaco chemioterapico al di fuori della vena nel corso della terapia infusionale. I farmaci antiblastici hanno, proprio per la loro capacità di danneggiare le cellule tumorali, la proprietà di essere tossici. I farmaci antiblastici possono essere suddivisi in farmaci vescicanti, irritanti e non vescicanti. Possiamo suddividere i fattori di rischio associati al danno da stravaso in 3 categorie ovvero quelli relativi al paziente, alla procedura e infine al personale sanitario che gestisce tale lesione.I sintomi più precoci delle lesioni da stravaso sono sensazione di formicolio, bruciore, fastidio/dolore e come segno tumefazione eritema ed edema. Segni tardivi sono flittene, necrosi ed ulcerazione. Va sottolineato che segni e sintomi di stravaso non sono costanti. A volte il paziente può lamentare solo dolore, sintomo per il quale è indicato comunque il trattamento precoce. In alcuni casi, si può parlare di “stravaso silente”, che dà segno di sè solo alcuni giorni dopo lo stravaso. Se non si interrompe l’azione lesiva locale del farmaco, alla lesione simil-infiammatoria può seguire la necrosi tessutale con formazione dell’ulcera. Caratteristiche dell’ulcera da stravaso sono la cronicità e l’imprevedibilità della sua evoluzione, in quanto l’agente che determina il danno può persistere nel tessuto a lungo tempo. Ad oggi non esiste un consenso sul migliore approccio terapeutico nel caso di stravaso di farmaci antiblastici e le linee guida esistenti offrono raccomandazioni controverse. Mancano studi randomizzati per motivi etici e studi che arruolino un ampio numero di pazienti. Il protocollo terapeutico che consiste nell’infiltrazione di soluzione fisiologica è da ricondurre alla progressiva diluizione locale del farmaco. Questo porterebbe ad una diminuzione della concentrazione della sostanza nei tessuti in grado di arginare i danni cellulari della fase acuta e di evitare l’innesco di meccanismi che provocano la cronicizzazione del fenomeno

    “Ear-lobe keloids: treatment by a protocol of homeopathic therapy, surgical excision and application of 2-octyl cyianoacrylate”

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    Background: Keloids are abnormal wound reactions of connective tissue. Auricular keloids can develop as a result of dermal injuries such as ear piercing or skin trauma. Keloids are painful and itchy and, together with their aesthetic discomfort, compromise patients’ quality of life. A wide variety of therapeutic modalities are currently in use. Although the literature on the subject is wide, there is still no effectiveness-established treatment for keloids cure. Our aim is to present the authors’ experience evaluating the combined approach consisted of homeopathic therapy, surgical resection and application of a tissue adhesive to treat ear lobe keloids. Methods: we studied 13 consecutive patients (9 females, 4 males) aged from 15 to 65 years old (mean age: 40 years) with earlobe keloids caused by piercing or surgical injury. The keloids varied in size 2 x 1 to 5 x 3,2 cm. Treatment consisted of six monthly of homeopathic therapy consisting of antihomotoxic preparations acting on evolution of scarring process. In case of satisfied results in terms of redness and stiffness reduction and symptomatic improvement, maintained for at least three months, in the ninth month homeopathic therapy was continued for a six month period, during which intralesional excision of keloid was performed and the defect was closed with a tissue adhesive kept on site for one month. Examination took into account both subjective parameters (pain, itching) and objective parameters (thickness, stiffness, redness, recurrence). Assessment based on clinical observation and photographic documentation. The primary end-point was the number of patients who achieved major flattening of the keloid (defined as a reduction of more than 80% of the keloid) at the time of the study after a minimum follow-up of 24 months after treatment. Results: After homeopathic therapy we observed improvement in both scar stiffness and redness and pain and itching reduction. After surgery we achieved reduction in keloid thickness more than 80%, of the keloid and no relapses at 24 months follow up in all cases. Conclusion: the combination of homeopathic therapy, (well-tolerated especially in young patients), surgical excision and application of 2-octyl Cyianoacrylate, is effective for treatment of earlobe keloid. Even though our proposed therapy is long lasting, on the other hand no relapse was observed. However, studies are needed to evaluate accepted and experimental therapies including larger number of patients

    La nostra esperienza presso l’ambulatorio “complicanze da fillers” della Sapienza Università di Roma

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    Con il termine “filler”, (dall’inglese “to fill”=riempire) si definisce una sostanza, di varia natura, che può essere iniettata nei tessuti molli al fine di migliorare i volumi e gli effetti dell’invecchiamento L’utilizzo di tali materiali è aumentato notevolmente negli anni. L’incremento del numero di utilizzatori, del numero e varietà di sostanze, l’assenza di protocolli di uso standardizzati e l’aumento dei casi di effetti avversi e complicanze legato all’uso dei filler ci ha spinto all’apertura, presso il nostro ambulatorio di Chirurgia Plastica Sapienza Università di Roma di un centro di riferimento dedicato al trattamento delle complicanze da filler. Nei 15 anni di attività di questo ambulatorio abbiamo potuto fare alcune considerazioni. Spesso i pazienti si avvicinano a questi trattamenti con estrema superficialità, non considerandoli procedure mediche associate a possibili complicanze. In molti casi, i pazienti non sono a conoscenza del materiale iniettato e non sono in grado di contattare il professionista che ha eseguito il trattamento. Inoltre alcuni pazienti hanno riferito l’utilizzo di materiali e/o ambienti non idonei, arrivando addirittura all’auto-inoculazione. Vengono riportati alcuni dei casi giunti alla nostra osservazione

    La nostra esperienza presso l’ambulatorio “complicanze da fillers” della Sapienza Università di Roma

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    Con il termine “filler”, (dall’inglese “to fill”=riempire) si definisce una sostanza, di varia natura, che può essere iniettata nei tessuti molli al fine di migliorare i volumi e gli effetti dell’invecchiamento L’utilizzo di tali materiali è aumentato notevolmente negli anni. L’incremento del numero di utilizzatori, del numero e varietà di sostanze, l’assenza di protocolli di uso standardizzati e l’aumento dei casi di effetti avversi e complicanze legato all’uso dei filler ci ha spinto all’apertura, presso il nostro ambulatorio di Chirurgia Plastica Sapienza Università di Roma di un centro di riferimento dedicato al trattamento delle complicanze da filler. Nei 15 anni di attività di questo ambulatorio abbiamo potuto fare alcune considerazioni. Spesso i pazienti si avvicinano a questi trattamenti con estrema superficialità, non considerandoli procedure mediche associate a possibili complicanze. In molti casi, i pazienti non sono a conoscenza del materiale iniettato e non sono in grado di contattare il professionista che ha eseguito il trattamento. Inoltre alcuni pazienti hanno riferito l’utilizzo di materiali e/o ambienti non idonei, arrivando addirittura all’auto-inoculazione. Vengono riportati alcuni dei casi giunti alla nostra osservazione

    L'UTILIZZO DI CELLULE MESENCHIMALI AUTOLOGHE COLTIVATE IN VITRO NEL TRATTAMENTO DELLE DISTROFIE VULVARI FISIOLOGICHE E PATOLOGICHE

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    La distrofia vulvare può presentarsi in condizioni fisiologiche come in menopausa e patologiche come nel lichen sclerosus, nella graft-versus-host disease vulvare o in relazione a trattamento ormonoterapico. Sintomi associati sono secchezza vaginale, bruciore dolore e dispareunia. Frequenti sono i processi infettivi a livello vaginale e a livello del tratto urinario, anch’esso coinvolto dal processo distrofico. Per il trattamento delle distrofie vulvari è già stato dimostrato l’effetto positivo del lipofilling. La possibilità di isolare una popolazione di cellule mesenchimali, definite ‘Adipose-Derived Stem Cells’ (ADSCs), dal tessuto adiposo autologo, ha enormemente amplificato le potenzialità terapeutiche a nostra disposizione. Presso l’Unità Operativa di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, abbiamo valutato l’efficacia dell’infiltrazione di ADSCs veicolate da acido ialuronico per il trattamento delle distrofie vulvari fisiologiche e patologiche. La tecnica utilizzata è stata: prelievo del grasso tramite liposuzione, isolamento e coltura delle ADSC in vitro e infiltrazione delle cellule nelle aree distrofiche. Abbiamo ottenuto un miglioramento del trofismo vulvare, netta riduzione del dolore e un alto grado di soddisfazione sessuale riferito dalle pazienti. L’infiltrazione delle ADSCs vuole rappresentare una metodica innovativa capace di restituire una normale anatomia della vulva e di rendere possibile visite ginecologiche e procedure di screening oncologico come il Pap-test, impossibili da eseguire prima del trattamento

    Comparison between antimicrobial-coated sutures and uncoated sutures for the prevention of surgical site infections in plastic surgery. A double blind control trial.

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    Abstract OBJECTIVE: Surgical site infection (SSI) produces considerable morbidity and increases health care costs. One of its causes is microbial adherence to the surgical sutures surface. A strategy to avoid microbial colonization is the use of antimicrobial-impregnated sutures. Recently absorbable sutures treated with chlorhexidine (CHX) have been developed. Our study purpose was to compare CHX-coated and uncoated suture in elective plastic surgery. PATIENTS AND METHODS: We conducted a randomized, double-blind, single-centre controlled trial of 18 patients undergoing elective bilateral mammary surgery and 18 patients undergoing skin lesions removals. Patients were divided into 2 groups receiving antibacterial-coated (study group) and uncoated (controlled group) sutures for wound closure. Patients were evaluated for scar results and signs of SSIs were monitored over a period of 30 days (or 1 year in case of prosthetic surgery). Statistical comparison was performed using dependent t-tests for paired samples. RESULTS: For patients undergoing mammary surgery, based on Vancouver Scale, there were no significant differences between the two groups. We noticed that in 8 patients the vertical scars belonging to the control group were larger than the contralateral 8 vertical sutures belonging to the study group. For patients undergoing skin surgery, surgical wounds treated with uncoated sutures were significantly more erythematous than the ones belonging to the study group (Media: 0,8333% vs. 1,5556%, respectively; standard deviation: 9,235 vs. 0,6157; 95%; p=0.0092). CONCLUSIONS: No wounds infection was reported between the two groups. Based on our experience, we conclude that the use of CHX-coated sutures should be considered in case of inflamed lesions removal. Further studies are needed to validate our results

    Skin Ulcer: A Long-Term Complication After Massive Liquid Silicone Oil Infiltration

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    Despite scientific literature replete with stories of disastrous results and disfigurement, illicit subcutaneous injections of highly viscous fluids in massive quantities still are performed, often by unqualified persons. The authors present a devastating long-term outcome from a massive volume of silicone oil injected subcutaneously into the buttocks of a 48-year-old transsexual patient and its ulceration treated only through regular medications. The therapeutic protocol consisted of wound disinfection with iodopovidone, washing with saline solution, disinfection with sodium hypochlorite 0.05 %, and application of ointment containing Vibrio alginolyticus collagenase and hyaluronan. The follow-up evaluation was at 1 and 2 weeks and then at 1, 2, and 3 months. Weekly photographs were taken, and measurements of the lesion and evolution were estimated every 7 days. After 3 months of regular medications, the authors succeeded in closing the ulcer, avoiding invasive therapeutic options. In the presence of the cutaneous ulceration above a massively infiltrated area, if the removal of all the injected oil is surgically definitely impossible, other conservative procedures should be considered. Our experience demonstrated how it is possible to manage a so prickly a case with a noninvasive approach such as periodic medications. This journal requires that authors assign a level of evidence to each article. For a full description of these Evidence-Based Medicine ratings, please refer to the Table of Contents or the online Instructions to Authors www.springer.com/00266
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