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    Nuovi contributi sull'insediamento dei Mattei nel rione S. Angelo e sulla costruzione del palazzo Mattei Paganica

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    Il saggio costituisce una sintesi della tesi di laurea dell’autrice. Basato sull’analisi di una documentazione archivistica in gran parte inedita e sul rilievo delle strutture edilizie, il saggio ricostruisce il processo di formazione dell’isolato Mattei a Roma, tra XV e XVI secolo, con particolare riguardo al palazzo Mattei di Paganica

    La fabbrica di Santa Maria dell'Anima e la sua facciata

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    Il saggio, dedicato alla chiesa romana di S. Maria dell’Anima, propone e argomenta una restituzione del processo progettuale e costruttivo dell’edificio cinquecentesco, con particolare riferimento al disegno della facciata, realizzata nelle sue parti fondamentali tra il 1500 e il 1523. Sulla base di un accurato rilievo della struttura, reso possibile dalla presenza dei ponteggi, e di una rilettura della documentazione archivistica, vengono elaborate una serie di osservazioni, riflessioni e ipotesi. In conclusione, le eterogenee e problematiche soluzioni architettoniche della facciata sono ricondotte a un processo di formazione lungo e discontinuo, segnato da contrastanti intenzioni da parte della committenza, che vede il fallimento di un coerente disegno d’insieme e l’affermarsi di una prassi di carattere empirico, con cambiamenti di progetto in corso d’opera. Nella ricostruzione delle scelte compiute e delle responsabilità in campo, si scarta l’ipotesi dell’esistenza di un’unica volontà progettuale, ipotizzando piuttosto il concorso di un articolato insieme di protagonisti, committenti, architetti ed esecutori

    La chiesa di S. Agostino a Roma: considerazioni e ipotesi per una rilettura delle vicende architettoniche nei secoli XIV e XV

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    Il saggio, dedicato all’architettura della chiesa di S. Agostino a Roma, costituisce un asintesi della tesi di dottorato dell’autrice. Lo studio restituisce le vicende costruttive dell’edificio, a partire dalle fasi originarie e dalle scelte architettoniche iniziali. Basato sul rilievo delle strutture e sull’analisi di un’ampia documentazione archivistica, in gran parte inedita, il lavoro propone e argomenta una nuova interpretazione della storia della chiesa. La fabbrica, ultimata nelle sue parti fondamentali entro il Quattrocento, risulta essere il frutto di un lungo e travagliato processo costruttivo, suddiviso in due grandi fasi principali: la prima, collocata nella seconda metà del XIV secolo e nei primi decenni del XV, relativa alla realizzazione del transetto; la seconda, iniziata probabilmente intorno alla metà del Quattrocento, riguardante la ristrutturazione del transetto e la costruzione del corpo longitudinale. Al termine di tale fase, tra il 1479 e il 1483, il corpo longitudinale venne avanzato di circa una campata verso la piazza e vennero realizzate le volte, la cupola e la facciata

    Borromini e la biblioteca Angelica: storia di un'esperienza interrotta

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    Il saggio riguarda la ricostruzione dell’opera di Borromini per la biblioteca Angelica nel convento romano di S. Agostino, occultata dagli interventi settecenteschi. Il lavoro si basa principalmente sul confronto tra i disegni borrominiani all’Albertina di Vienna e la documentazione di cantiere conservata all’Archivio di Stato di Roma. Il confronto consente di ricostruire dettagliatamente il perduto stato della biblioteca seicentesca e di chiarire il rapporto dei diversi progetti con le vicende costruttive e con la realizzazione finale. È così possibile rilevare la stretta relazione esistente, fin dall’inizio, tra processo progettuale ed esecuzione dell’opera

    L'architettura del Campidoglio: ipotesi storiografiche e aspetti metodologici di ricerca

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    Il saggio, prendendo spunto dal volume di Anna Bedon, Il Campidoglio. Storia di un monumento civile nella Roma papale, svolge riflessioni e considerazioni critiche sulle ipotesi storiografiche relative alla ricostruzione delle vicende architettoniche della piazza capitolina e sugli indirizzi metodologici della storiografia dell’architettura

    Una pianta borrominiana per S. Agostino a Roma

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    Il saggio analizza due disegni borrominiani della chiesa di Sant’Agostino a Roma, discutendone le caratteristiche in relazione allo stato attuale e a quanto documentato da una precedente pianta cinquecentesca dell’edificio. L’analisi evidenzia il pieno coinvolgimento della chiesa nei progetti seicenteschi per l’intero complesso agostiniano e per la piazza antistante. Precisa inoltre il carattere degli interventi proposti da Borromini per l’interno della chiesa, volti a modificare la partitura architettonica delle pareti della navata centrale

    Palazzo Mattei di Paganica e il suo contesto urbano

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    Il saggio, che riprende ed elabora il tema della tesi di laurea dell’autrice, costituisce una completa e aggiornata restituzione e valutazione delle vicende architettoniche dell’isolato Mattei tra XV e XVII secolo. Ricostruendone il processo di formazione, svoltosi prevalentemente tra XV e XVII secolo, lo scritto mette in luce gli strumenti utilizzati dalla famiglia Mattei per l’acquisizione e la riconfigurazione di questo brano di città: efficaci strategie di acquisti, utilizzazione dei meccanismi previsti dalla normativa edilizia, adozione e messa a punto di diverse modalità progettuali di intervento su siti e strutture preesistenti. La seconda parte del saggio riserva particolare attenzione al palazzo Mattei di Paganica, realizzato intorno alla metà del Cinquecento per volontà di Ludovico Mattei. Lo studio conferma e aggiorna le conclusioni della tesi di laurea, riconoscendo l’esistenza di due principali fasi costruttive, condotte rispettivamente tra il 1537 e il 1553 e tra il 1563 e il 1566. All’interno di tali fasi viene precisato il ruolo dei due architetti progettisti, ipotizzando che, dopo un primo progetto di Giovanni Mangone, Nanni di Baccio Bigio possa aver lavorato all’esecuzione e alla definizione di parti e dettagli, ma anche alla redazione di nuovi disegni relativi all’impianto planimetrico e alla facciata. Più in generale, nell’assetto compositivo dell’edificio vengono riconosciuti caratteri in parte innovativi nella ripresa e nella rielaborazione di schemi consolidati, di tendenze progettuali e di soluzioni particolari, tratti dalla ricca e stimolante produzione architettonica del primo Cinquecento. Rispetto a un simile sperimentalismo del disegno d’insieme, il linguaggio adottato nella definizione delle parti sembra invece orientarsi verso una notevole semplificazione dei modelli offerti dalla cultura architettonica della prima metà del secolo

    L'architettura di S. Agostino a Roma (1296-1483). Una chiesa mendicante tra Medioevo e Rinascimento

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    Il saggio monografico dedicato all’architettura della chiesa di S. Agostino a Roma costituisce un’elaborazione della tesi di dottorato dell’autrice. Lo studio restituisce le vicende costruttive dell’edificio, a partire dalle fasi originarie e dalle scelte architettoniche iniziali. Basato sul rilievo delle strutture e sull’analisi di un’ampia documentazione archivistica, in gran parte inedita, il lavoro propone e argomenta una nuova interpretazione della storia della chiesa, storia che risulta ben più complessa di quanto non facesse pensare la brevità delle vicende costruttive documentate tra il 1479 e il 1483 e a lungo ritenute sufficienti dalla critica alla realizzazione dell’intero edificio. La fabbrica, ultimata nelle sue parti fondamentali entro il Quattrocento, risulta così essere il frutto di un lungo e travagliato processo costruttivo, iniziato nel 1296 con la fondazione della chiesa e suddiviso in due grandi fasi principali: la prima, in cui i lavori furono interrotti e ripresi più volte fino ai primi decenni del XV secolo, relativa alla realizzazione del transetto; la seconda, iniziata probabilmente intorno alla metà del Quattrocento, riguardante la ristrutturazione del transetto e la costruzione del corpo longitudinale. Al termine di tale fase, tra il 1479 e il 1483, il corpo longitudinale venne avanzato di circa una campata verso la piazza e vennero realizzate le volte, la cupola e la facciata. Una volta stabilite le tappe fondamentali del processo costruttivo, lo studio è in grado di affrontare in una nuova luce la lettura dell’architettura della chiesa, chiarendone genesi e motivazioni. Da una parte, alcune soluzioni risultano mirate ad adattare il linguaggio quattrocentesco alle strutture preesistenti, raggiungendo, in taluni casi, una sintesi tra vecchio e nuovo. Dall’altra, la presenza di discontinuità e incoerenze denuncia la sovrapposizione e l’accostamento di strutture realizzate o impostate in epoche diverse. La ricostruzione dei successivi interventi edilizi, compiuti entro il XIX secolo, è infine intesa prevalentemente a far emergere una più chiara restituzione dello stato quattrocentesco
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