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Hiroshima mon amour e In the mood for love, tempo e desiderio
Forme del desiderio e trattamento del tempo nei due film. Accostamenti e differenze
Dossier, Schermi Psicoanalitici
Volume dedicato,anche con la presenza di testi di autori stranieri, ai nodi teorici del rapporto cinema psicoanalisi
Il segreto dei suoi occhi, reti e impigli del desiderio
Il segreto dei suoi occhi (2009), di José Campanella, tratto dal romanzo omonimo di Eduardo Sacheri, è un film che può essere letto seguendo la direzione indicata da Jacques Lacan all’interno di Il Seminario Libro VI dedicato al desiderio. Dal punto di vista metodologico l’analisi è stata quindi orientata a cogliere, nella strategia narrativa e visiva del film, punti di tensione che illuminano in maniera non comune nodi del pensiero psicoanalitico. Tra i generi presenti nel film, commedia, melò, noir, sono state seguite le linee tracciate dalla componente noir e dal melodramma perché più aderenti al taglio di lettura scelto. L’interrogazione sulla questione del desiderio e i suoi molteplici intoppi, sul peso e le interferenze della memoria, sulla messa in scena della scrittura e sulla presenza dello sguardo quale oggetto pulsionale, sono i punti centrali sui quali è stata posta particolare attenzione
Il corpo della donna nel cinema di François Truffaut
La rappresentazione del corpo delle donne in diversi film di Truffaut (in particolare Jules et Jim, La Calda Amante, La signora della porta accanto, La mia droga si chiama Julie))
La distanza amorosa. Il cinema interroga la psicoanalisi
La monografia non è orientata ad una applicazione della psicoanalisi al cinema. Piuttosto, a partire da intersezioni della psicoanalisi e della lettura del testo filmico viene proposta l'analisi di alcuni film nell'orizzonte metodologico di una reciproca contaminazione tra produzione artistica e pensiero psicoanalitico. Vengono inoltre chiariti alcuni nodi teorici della psicoanalisi lacaniana, dati in genere per presupposti. Truffaut, Ferreri, Dreyer, Beckett e Haneke sono i registi le cui opere sono analizzate
Traiettorie dello sguardo. Il cinema di Philippe Garrel
Monografia completa (sino al 2002) dell'opera del regista Philippe Garrel. Il libro è diviso in due parti: nella prima è presente una ricognizione dei suoi film a partire dalla poetica dell'autore, nella seconda è presente lo studio approfondito di temi e forme. Sul piano metodologico prevale una analisi di stampo estetico formale
C'è una parola che mi è particolarmente cara: passione.
Nel saggio viene proposta una lettura di matrice psicoanalitica del film "Viva la libertà", di Roberto Andò, tratto dal romanzo "Il trono vuoto", del medesimo autore. Il saggio ripercorre alcuni temi quali quelli del doppio, dell'incalzare del "Reale" (Lacan) per uno dei due protagonisti, della presenza del registro immaginario nella relazione fra i due fratelli al centro della vicenda. Particolare rilievo viene dato all'analisi del personaggio di Giovanni e del suo uso di una "parola piena" nel discorso politico, parola che incita alla passione e all'emozione. Il filosofo folle inserisce nei suoi discorsi politici una dimensione simbolica che scardina la commiserazione lamentosa, chiamando in causa ciascuno ad agire in forza della propria spinta emozionale e pulsionale. Il testo ripercorre passi del romanzo da cui il fim è tratto, volti a chiarire brani del film
L'invenzione dell'Io
Nella prima parte del saggio vengono analizzati brani di alcuni film di Ingmar Bergman al cui interno è possibile cogliere echi della scrittura letteraria di matrice autobiografica del regista. A partire dalla considerazione che nell'opera di Bergman la scrittura privata interroga i processi creativi nelle loro potenzialità trasformative, nella seconda parte del saggio l'attenzione è stata posta all'analisi del film "L''ora del lupo", con particolare attenzione alla messa in scena del diario; forma di scritura privata densa di echi relativi all'estetica di Bergman, volta a tradurre in immagine e in parola il rapporto dell'essere con la propria materia visiva e letteraria. L'ultima parte è dedicata alla presenza della messa in scena del diario in "Sussuri e grida" e alla funzione vivificante della scrittura
Ida, una inattesa solitudine
Il saggio affronta l’analisi del film Ida, del regista Pawel Pawlikowski, attraverso una prospettiva che vede declinato il tema della solitudine quale fonte di arricchimento volta a porre un limite, dei confini, alle molteplici sollecitazioni e domande poste da un incessante regime comunicativo sempre più pressante. Dopo una esplorazione di tale orientamento, che attinge a nodi del pensiero psicoanalitico di matrice lacaniana, l’analisi del film si concentra sul percorso delle due protagoniste, la novizia Ida e la zia Wanda, cercando di cogliere nella costruzione della narrazione e nella composizione visiva dell’opera i punti di risonanza rispetto al tema indicato. In particolare lo studio di alcune sequenze significative favorisce la possibilità di chiarire aspetti del pensiero psicoanalitico, tracciando alcune ipotesi interpretative corredate da una metodologia che scorge nella dimensione evocativa del film una ricchezza espressiva quale matrice generativa di nuove prospettive di riflessione anche in ambito psicoanalitico
L'occhio cieco della Dolce Vita
Il saggio interroga i tratti peculiari del lavoro della citazione al fine di precisarne lo statuto e la forza in due seminari di Jacques Lacan nei quali viene evocata la sequenza finale della Dolce Vita di Federico Fellini. Propone quindi una breve analisi della sezione finale del film collegandola ad altri brani visivi del lungometraggio, per considerare infine alcuni possibili accostamenti fra la struttura del testo di Lacan e la costruzione compositiva della pellicola. In particolare mette in luce la funzione di cellula germinale della citazione; il rapporto tra bellezza e orrore di Das Ding incarnato dalla figura di Sylvia; l’occhio cieco del mostro marino che ri-guarda il protagonista letto attraverso la Teoria dello Sguardo delineata da Jacques Lacan
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