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    Prime laureate, prime libere docenti. Le donne all'Università

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    Si ricostruiscono i profili delle prime donne laureate e delle prime libere docenti dell'Università di Bologna fra gli ultimi decenni dell'Ottocento ed i primi anni del Novecento.Dopo una fase di incertezza segnata dalla legge Casati del 1859, che non precludeva aprioristicamente il mondo universitario alle donne, nel 1874 il regolamento Bonghi sancì definitivamente la possibilità per le cittadine di sesso femminile di iscriversi alle università italiane. Una scelta governativa che però non coincise con l’effettivo e libero accesso all’istruzione superiore, ma fu solo una delle tappe di un percorso ad ostacoli per le donne alla ricerca di una emancipazione sociale, economica e culturale. Se da un lato le donne temevano una autoghetizzazione determinata dall’apertura di corsi privilegiati di studio, dall’altro era per loro necessario ottenere l’accesso alle libere professioni e all’insegnamento universitario abbattendo così i confini di una società che le vedeva relegate nel ruolo di mogli e madri. Il contributo, ripercorrendo le tracce di alcuni profili universitari e professionali di laureate nell’Università di Bologna dell’Italia post-unitaria a cavallo tra Otto e Novecento, intende ricostruire i tratti salienti di percorsi personali, culturali e professionali di donne impegnate nella difficile ricerca di un’emancipazione sociale e professionale

    L’antifascismo e l’epurazione dell’università nella transizione italiana alla democrazia

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    Il saggio, attraverso fonti nazionali e di singoli atenei, prende in esame la transizione tra il ventennio fascista e il periodo repubblicano all'interno delle università italiane, mettendo in evidenza il ruolo del variegato mondo antifascista nell'elaborazione formale dell'epurazion

    «Noi non vogliamo donne all’università ma le vogliamo nude distese sul sofà». La presenza femminile nei Gruppi fascisti universitari

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    Il saggio è incentrato sulla storia delle studentesse universitarie a partire dagli anni Trenta, quando furono create le sezioni femminili dei Gruppi universitari fascisti. Concentrandosi sul ruolo delle donne nelle università italiane durante il regime fascista, il testo mostra i primi risultati di una ricerca sul rapporto tra le donne e il potere fascista e come questo rapporto si leghi al tema dell’emancipazio- ne femminile italiana. Scoraggiate dal fascismo e dall’opinione pubblica che considerava l’istruzione superiore inadatta e dannosa per l’intelletto femminile, le giovani italiane istruite, un’élite di ragazze particolarmente dotate, figlie di buone famiglie in grado di entrare nel mondo accademico ristretto e maschile, cercarono di trovare un modo per esprimere la loro aspirazione ad affermarsi come donne moderne, coniugando sviluppo personale, impegno sociale e missione materna. Senza alcun leader politico, senza l’appoggio del Partito nazionale fascista e spesso derise da colleghi uomini che le ri- tenevano inferiori, le universitarie usarono lo sport e la loro partecipazione agli eventi pubblici per guadagnarsi un posto nella vita universitaria, anticamera della vita adulta, e nel 1938 finalmente poterono cogliere l’occasione di partecipare, in sezioni separate solo per le donne, ai Littoriali della cultura e dell’arte

    Università e defascistizzazione. Il caso dell'Ateneo di Bologna

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    Il saggio prende in esame il tema dell'epurazione nell'Università affrontando con documentazione d'archivio inedita le vicende specifiche dell'Ateneo bolognes

    Studenti universitari e la ricezione della Riforma Gentile

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    Il saggio affronta il tema della ricezione della riforma Gentile da parte degli studenti universitari su scala nazionale, tenendo insieme l'associazionismo fascista e quello antifascista in una importante fase all'invio della fascistizzazione degli atenei italian
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