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Accezioni orizzontali del Tempus imperfectum integrum e diminutum nella musica profana del Cinquecento
La stragrande maggioranza della musica profana cinquecentesca impiega come segno mensurale il tempus imperfectum, sia nella versione ‘integra’ che in quella ‘diminuita’. L’apparente semplicità di questo segno, che rimanda a una suddivisione integralmente binaria dei valori musicali, ha determinato una lettura talvolta semplicistica del significato che questi segni hanno assunto nel corso del XVI secolo. In particolare, non si era mai tentato di validare le informazioni contenute nei trattati teorici con quanto messo in pratica nei monumenti musicali, su una fetta ampia del repertorio, che comprendesse, almeno a grandi linee, tutto il secolo in esame. Il contributo colma questa lacuna offrendo una lettura incrociata della casistica riscontrabile nelle composizioni profane, a partire dal repertorio frottolistico fino ad arrivare ai madrigali di Marenzio e oltre, in parallelo alla lettura dei più importanti trattati teorici. Ciò ha permesso non solo di comprendere situazioni peculiari apparentemente anomale, ma soprattutto di verificare come dietro a una patina di apparente omogeneità si celino circostanze anche molto diverse tra loro, non solo sul piano strettamente notazionale-ritmico ma anche su quello espressivo, in rapporto persino al testo poetico intonato. Lo studio si concentra anche sui problemi relativi alla determinazione dell’unità di tactus, che risulta essere uno degli aspetti più complessi in sede di definizione teorica e che ha dato luogo a non pochi fraintendimenti. Grazie a un nuovo approccio sistematico si è potuto così elaborare una casistica rappresentativa degli stili notazionali in auge nel Cinquecento. Nel corso del testo vengono discussi numerosi casi concreti, di cui si offrono spiegazioni puntuali. Il saggio è inserito in una miscellanea relativa alla notazione dei secc. XIV-XVII, cui hanno collaborato alcuni tra i più importanti studiosi del tema, determinando una caratura internazionale dell’opera che rappresenta un punto fondamentale negli studi più recenti sulla notazione mensurale
Carlo Gesualdo principe di Venosa. Madrigali a cinque voci. Libro terzo (Ferrara 1595)
La monografia presenta, per la prima volta in edizione critica, il Terzo libro dei madrigali a cinque cinque voci di Carlo Gesualdo, pubblicato a Ferrara nel 1595. A differenza della precedente edizione curata da Wilhelm Weissman, che costituiva fino a questo momento il testo di riferimento, questa nuova versione critica non si basa solo sulla Partitura edita da Simone Molinaro nel 1613, ma fonda il suo testo sull’editio princeps ferrarese, corretta e rivista dall’autore stesso. Il testo così restituito si presenta in alcuni luoghi diversi rispetto alla vecchia edizione, riportando alla luce l’originale dettato di Gesualdo, in particolare per quanto riguarda l’uso delle alterazioni. Oltre alla prima edizione, viene inoltre considerata tutta la tradizione a stampa del Terzo libro, sia sul versante testuale (con tutte le varianti puntualmente riportate nell’apparato critico), sia su quello editoriale, discusso in modo approfondito nell’Introduzione. L’interesse verso gli aspetti bibliografici trova nella Descrizione bibliografica posta in calce al volume il suo ideale compimento. Qui viene fornita una descrizione dell’editio princeps condotta secondo i criteri della più aggiornata bibliografia analitica, introducendo un elemento di novità nel consueto assetto di un’edizione critica musicale. L’Introduzione, che ricostruisce nel dettaglio il contesto storico di produzione, le peculiarità stilistiche dei singoli madrigali e ne offre una lettura critica, è data in duplice lingua, italiano e inglese, così come tutte le altre parti critiche. Anche per i testi poetici viene fornita una traduzione conoscitiva in inglese, che ne permette una corretta comprensione anche ai fruitori non madrelingua. Il lavoro è inserito nella New Gesualdo Edition, i nuovi opera omnia della musica di Gesualdo, coordinata da un comitato scientifico di rilevanza internazionale e pubblicata dall’editore Bärenreiter di Kassel
Verdelot, Philippe
Profilo biografico aggiornato con informazioni concernete la produzione del compositore Philippe Verdelo
Il Primo libro de’ madrigali a quattro voci (1533) di Philippe Verdelot nel contesto dell’età della canzone (1520-1530)
Il volume è articolato in due parti. Nella prima viene discussa la situazione della musica profana in Italia tra il 1520 e il 1530, ripercorrendone gli stadi e offrendo osservazioni storico-analitiche circa la sua progressiva emancipazione dalla forma canto-strumento di stampo frottolistico verso la polivocalità tipica dell'età della canzone. Questa sezione è corredata da trascrizioni esemplificative. Nella seconda parte viene indagata approfonditamente la storia della tradizione a stampa e manoscritta del Primo libro de' madrigali di Philippe Verdelot, pubblicato per la prima volta nel 1533, proponendo nuove osservazioni circa il contesto di produzione e circolazione, partendo dall'analisi dei singoli brani . Segue l'edizione critica, con ampio apparato critico e schede analitiche
Simone Molinaro editore di Carlo Gesualdo: la Partitura delli sei libri de’ madrigali a cinque voci (Genova, 1613)
Nel 1613, l’anno in cui Carlo Gesualdo moriva, il compositore e musicista Simone Molinaro pubblicava l’edizione in partitura dei sei libri di madrigali del principe di Venosa. La Partitura fu stampata da Giuseppe Pavoni, il più importante tipografo di Genova, città in cui anche Molinaro risiedeva e lavorava. Opera alquanto complessa, la Partitura merita di essere esaminata sotto molteplici aspetti, per poter comprendere appieno gli avvenimenti legati alla sua realizzazione e le caratteristiche del contenuto, che tanto l’hanno resa importante storicamente. Il contributo è articolato in quattro parti. Nella prima vengono descritti Simone Molinaro e Giuseppe Pavoni, gli artefici dell’edizione. Nella seconda, si fornisce una descrizione bibliografica della Partitura, con annotazioni sulle fasi di stampa e di immissione sul mercato. La terza parte discute i tempi e i modi di realizzazione, mentre la quarta analizza nel dettaglio i criteri editoriali con cui Molinaro ha redatto l’opera. Il percorso offre anche alcuni spunti di riflessione sulla tradizione a stampa dei madrigali gesualdiani e sulle abitudini notazionali del Principe di Venosa
CRESCENZO SALZILLI. SECONDO LIBRO DE MADRIGALI A CINQUE VOCI In Napoli, appresso Gio. Giacomo Carlino 1611
Edizione critica del Secondo libro de madrigali a 5 voci di Crescenzo Salzilli, notevole per il suo rapporto con il Quinto libro de' madrigali di Carlo Gesualdo, pubblicato dallo stesso editore e nello stesso anno, con solo due mesi di distanza. Si ipotizza che una delle ragioni che ha spinto il Principe di Venosa a pubblicare i madrigali sia stata proprio la pubblicazione di questo volume. I madrigali di Salzilli sono interessanti anche sotto il punto di vista contrappuntistico, per l'uso avanzato del cromatismo in chiave espressiva
Palestrina mensuralista: ritmo e notazione nei primi quattro libri di messe
Nonostante la notazione impiegata da Giovanni Pierluigi da Palestrina sia l’aspetto meno studiato della sua produzione musicale, essa risulta essere invece un elemento di grande interesse sotto il profilo compositivo. L’apparente immediatezza del tempo diminuito, usato in maniera estensiva dal Palestrina, ha indotto a ritenere sostanzialmente identiche situazioni ritmico-dinamiche che in verità nascondono risvolti espressivi degni di nota. L’esame della semiografia palestriniana viene per la prima volta qui condotta su un campione circoscritto della produzione di Pierluigi, ovvero i primi quattro libri di messe, tra i più significativi sotto questo (e altri punti) di vista. Tutti i segni mensurali e le circostanze notazionali, oltre ad essere dettagliatamente elencati in una serie di tavole date in appendice che ne offrono già una categorizzazione funzionale, sono discussi nel dettaglio.
La notazione nel suo complesso viene quindi affrontata sotto molteplici punti di vista: da quello storico-teorico, a quello compositivo, senza ignorare quello performativo. Particolare rilevanza viene data all’aspetto ritmico, considerato anche in maniera indipendente dalla notazione, come parametro essenziale, che pur essendo strettamente legato alla scrittura assume una valenza compositiva propria. L’indagine permette inoltre di offrire delle riflessioni di impianto metodologico generale sull’esegesi della notazione mensurale cinquecentesca e sulla comprensione di alcuni fenomeni grafici peculiari. In particolare, si introduce l’impiego di categorie provenienti dalla linguistica e dalla semiotica, per comprendere alcuni usi notazionali altrimenti difficilmente spiegabili alla luce degli approcci storici tradizionali. Lo studio della notazione delle messe del Palestrina diventa in fondo un caso di studio per poter trarre metodologie e strategie analitiche applicabili anche ad altri repertori coevi, e guardare con rinnovato interesse e nuove prospettive alla conoscenza della notazione mensurale
Le frottole di Giacomo Fogliano da Modena
Nel contesto della stagione frottolistica, la figura di Giacomo Fogliano risulta anomala sotto diversi aspetti. Pur avendo ricoperto il ruolo di organista presso la cattedrale di Modena per quasi tutta la sua vita, si conoscono solo quattro composizioni strumentali e cinque mottetti. La maggior parte della sua produzione musicale consiste in frottole (strambotti, barzellette, ode) che presentano caratteristiche peculiari. Piuttosto della consueta scrittura per canto e strumenti – riservata agli strambotti – Fogliano predilige una testura polivocale, in cui tutte le voci possono intonare il testo poetico. Tale specificità deriva probabilmente dal contatto artistico con Firenze, documentato dalla presenza di suoi brani in codici locali e dall’uso di soggetti musicali tipici della città toscana. L’inclusione nella silloge del Sambonetto suggerisce anche la presenza del compositore presso la città di Siena, dove la fertilità rappresentativa legata all’ambiente dei Rozzi ha favorito l’impiego (e forse la concezione) delle sue frottole in contesti drammatici. Il presente contributo si pone come obiettivo l’analisi delle composizione frottolistiche conosciute, in modo da illustrarne i connotati e valutare la posizione di Fogliano nel panorama musicale del primo Cinquecento
Bernardo Pisano, la ballata e la Musica sopra le canzone del Petrarca
La figura di Bernardo Pisano occupa una posizione strategica nella storia della musica profana italiana del primo Cinquecento. Egli si colloca nel periodo che precede immediatamente la diffusione del madrigale e per questo è stato spesso indicato come uno dei progenitori di tale genere. La portata della sua opera non può però essere compresa pienamente senza una corretta contestualizzazione storica e musicale. È nelle composizioni di Alessandro Coppini e Bartolomeo degli Organi che va ricercata quella peculiare scrittura vocale associata quasi esclusivamente alla forma di ballata, che informa la prima produzione profana di Pisano. I successivi contatti con la Roma di Leone X sono facilmente ravvisabili nella sua ben nota raccolta a stampa, in cui il nome di Petrarca campeggia nel frontespizio accanto a quella di Pisano. L’abbandono della forma strofica, in favore del monostro- fismo, coincide con un approfondimen- to dell’esegesi poetica, contribuendo a plasmare delle canzoni polivocali che preannunciano l’imminente stagione madrigalistica
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