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    Le malattie genetiche dei Terrier

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    DNA in cinotecnia

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    Componente lipidica ed antiossidante in uova di specie avicole domestiche

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    Fatty acids and pigment are very important chemical compounds in eggs evaluation under a productive and reproductive point of view. This thesis is divided in three experimental sections each one concerning different aspects of poultry eggs and production. The first experimental trial is about the evaluation of fatty acids profile of omega-3 enriched hen eggs and the feeds for their production (incapsulated fish oil added) in order to determine the trend of the fatty acid content in a commercially high value product. The fatty acids profile was corresponding to the labelled one and constant during the months of production. The second experimental trial deals with the fatty acids profile of hen eggs from alternative production systems : litter and organic. The analysis concerned fresh and stored eggs. The fatty acids component of these eggs is very similar to eggs produced in cages. The third experimental trial is about the effect of different diets on the content of total carotenoids and vitamins in quail (Coturnix coturnix japonica) eggs. It was determined the time needed to reach the plateau in total carotenoids concentation and the differences within the production of birds fed with different diets (lipids source and pigments integration)

    Effect of lycopene on fowl sperm characteristics during in vitro storage

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    Chicken and turkey sperm contains high amounts of PUFAs and spontaneous peroxidation occurs during in vitro storage. For this reason, the addition of antioxidant to diluent takes special interest in the improvement of commercial extenders. The effects of lycopene added to fowl sperm was the object of this study. Semen of 13 roosters, from 36th to 43rd week of age, was collected and pooled. Fresh semen was evaluated at 0 h time and 4 aliquots of 500μL were diluted to 2×109 sperm/mL by diluent Lake or Lake and lycopene at different concentrations (500μg/mL, 250μg/mL and 100μg/mL) and stored at 13/14°C in a water bath for 24 h. Motility, forward progressive motility and viability were evaluated at 1 h, 6 h and 24 h. Sperm motility and forward progressive motility were not significantly (P > 0.05) affected by lycopene inclusion. For 500μg/mL treatment the viability parameter was significantly (P < 0.05) higher than for Lake or Lake with 250μg/mL and higher for Lake with 100μg/mL. Besides, among the treatments the 500μg/mL of lycopene reduced the viability loss between 6 h and 24 h of incubation. The results of the present study suggest positive effects of lycopene supplementation to extender on fowl sperm survival during liquid storage

    Il Bovaro del Bernese : analisi etnografica e della consanguineità

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    Le razze canine sono il risultato della selezione artificiale attuata dall’uomo. Mentre la selezione naturale privilegia una riproduzione che conservi il corredo genetico dei soggetti meglio adattati ad un determinato ambiente, la selezione artificiale finalizzata al raggiungimento di obiettivi zootecnici, morfologici e funzionali ha favorito la trasmissione del patrimonio genetico di quei soggetti che si distinguevano per caratteristiche fenotipiche peculiari, spesso lontane dal normotipo ancestrale della specie. La genetica di popolazione studia l’ereditarietà dei caratteri in gruppi di individui. La popolazione considerata è quella mendeliana: un gruppo di soggetti interfertili con un insieme di geni comune (pool genetico) durante l’evoluzione. La legge su cui si fonda la genetica di popolazione è quella di Hardy-Weinberg che descrive come, in una popolazione sufficientemente numerosa, non sottoposta a forze selettive e in cui gli accoppiamenti avvengano in modo assolutamente casuale (random mating), le frequenze geniche (informazione genetica) non variano da una generazione alla successiva, la popolazione viene definita in equilibrio (Pagnacco, 2005). La selezione andando a limitare la casualità degli accoppiamenti, modifica le frequenze alleliche col passare delle generazioni in quanto solo gli animali scelti come riproduttori potranno trasmettere i loro geni alle generazioni successive. Nell’allevamento del cane di razza l’uomo si sostituisce alle forze evolutive naturali al fine di ottenere nelle nuove generazioni quei caratteri obiettivo di selezione descritti negli standard delle varie razze canine. I caratteri per cui si seleziona, con base genetica quindi, sono soggetti a variazione ed evoluzione. La selezione naturale continua ad esprimersi anche nelle specie allevate dove spesso si contrappone a quella artificiale esercitata dall’uomo. Tutte le scelte di selezione sono ascrivibili a tre sistemi di accoppiamento: inbreeding, linebreeding e outcrossing. L’inbreeding (consanguineità) viene definito come l’accoppiamento tra individui strettamente imparentati, più tecnicamente come l’accoppiamneto tra individui più strettamente imparentati rispetto alla media della popolazione di appartenenza (Beauchamp, 2002). Il concetto di consanguineità è legato matematicamente a quello di parentela: quest’ultima viene definita geneticamente come la porzione di geni in comune tra due animali (Pagnacco, 2005). La consanguineità riferita ad un solo individuo indica la percentuale di geni allo stato omozigote per discendenza mendeliana che ci sia aspetta siano presenti nel suo genotipo, ovvero quei geni che derivano da un gene di un antenato comune ai due genitori dell’individuo (Pagnacco, 1995). Il linebreeding prevede comunque l’accoppiamento tra individui con un certo grado di parentela e geneticamente parlando si tratta comunque di inbreeding ma con intensità minore; in questo caso il grado di parentela tra i soggetti accoppiati risulta più lontano. Può essere definito come out cross l’accoppiamento di soggetti senza antenati comuni, alcuni considerano l’assenza di parentela in cinque generazioni (Beauchamp, 2002). Possiamo considerare il pool genetico delle popolazioni canine come ristretto e caratterizzato da livelli di consanguineità variabili (Willis, 1989). Il motivo per cui l’allevatore ricorre ad accoppiamenti in consanguineità è la fissazione di caratteristiche ritenute positive (geni allo stato omozigotico), d’altra parte la perdita di eterozigosi causa il declino delle performance medie degli animali. Una conseguenza negativa della consanguineità è la maggior probabilità di espressione di geni recessivi che allo stato eterozigote risultano innocui ma che in omozigosi possono portare alla comparsa di caratteri indesiderati e anomalie di vario genere (Maki et al., 2001). Ubbink e colleghi (1992) hanno rilevato come l’aumento del livello di omozigosi causato dalla consanguineità sia collegato al verificarsi di alcune patologie. L’aumento del livello di inbreeding può avere effetti negativi sulla fertilità come dimostrato da Wildt: performance riproduttive e qualità dell’eiaculato (1982), Rehfeld: vitalità cuccioli (1970) e Van der Beek: mortalità neonatale, abilità materna e performance cuccioli (1999). Riducendo la variabilità genetica l’inbreeding riduce inoltre l’efficacia della selezione sul miglioramento genetico. La depressione da inbreeding comporta un calo generale rilevabile soprattutto a livello di caratteri riproduttivi e di fitness della popolazione dovuti alla presenza allo stato omozigote di numerosi geni con effetti seppure piccoli su caratteri quantitativi (Falconer & MacKay, 1992). Non esiste quindi una buona o cattiva consanguineità ma esiste un buono o cattivo uso della stessa infatti non è la consanguineità che “crea” nuovi geni indesiderati ma è il suo utilizzo che scopre geni recessivi di cui ogni animale è portatore ma che in condizioni di eterozigoti normalmente non manifestano i loro effetti negativi (Cavalchini, 1988). In ogni caso una consanguineità stretta deve essere legata ad una rigorosa azione di selezione con l’eliminazione dei soggetti con presenza di patologie o eventuali portatori sani. L’utilizzo di accoppiamenti in consanguineità presuppone una conoscenza approfondita di tutti i caratteri positivi e negativi degli antenati comuni ai due riproduttori scelti. Per il calcolo del coefficiente di consanguineità si ricorre al metodo messo a punto da Sewall Wright nel 1921: questo metodo permette di calcolare la probabilità che due geni al medesimo locus siano identici per discendenza mendeliana. Questo coefficiente viene indicato con F ed il suo valore dipende dal grado di parentela esistente tra i genitori del soggetto in esame. Il metodo di Wright prevede anche l’eventualità che si sia a conoscenza del grado di consanguineità del progenitore comune e che ci sia più di un progenitore in comune nell’ascendenza dei genitori del soggetto. La formula di Wright per calcolare il coefficiente di consanguineità è: Fx = ∑[(1⁄2) n+n’+1 (1+FA)], (Fx = coefficiente di consanguineità di x; n = numero di generazioni tra il padre di x e un ascendente comune sia al padre che alla madre; n’ = numero di generazioni tra la madre di x e lo stesso ascendente comune; ∑ = sommatoria dei diversi contributi dovuti ad ogni ascendente comune; FA= coeff. di consanguineità dell’ascendente comune nel caso sia consanguineo. Con le analisi dei dati contenute nei libri genealogici dell’ENCI, ROI e RSR (ex LOI e LIR), per un totale di 15774 soggetti, sviluppate attraverso software specifici (SAS ®:procedure inbreed, means, freq) si e voluto analizzare l’andamento dell’indice di consanguineità nella popolazione italiana del Bovaro del Bernese dall’anno 1972 all’anno 2008. In particolare è stato analizzato l’andamento della consanguineità media per anno, la consanguineità per sesso di appartenenza, la consanguineità per tipo di registrazione: libri italiani o esteri, consanguineità per anno per tipo di registrazione, infine sono stati calcolati i valori medi, minimi e massimi di ogni variabile. L’analisi ha poi preso in considerazione le caratteristiche etnografiche della razza prestando particolare attenzione alla numerosità dei cuccioli iscritti ogni anno nei libri genealogici dell’ENCI, il numero di cuccioli per fattrice, il numero di cuccioli per stallone, il numero di cuccioli per allevatore (colui che registra la cucciolata) e la frequenza delle classi di consanguineità. I risultati mostrano come l’andamento (tendenza lineare) della consanguineità nella razza del Bovaro del Bernese nei 36 anni di studio sia rimasto pressoché costante (m=0.002, R2=0.13). La consanguineità dei maschi e delle femmine di Bovaro del Bernese si equivale e si attesta intorno a valori dello 0.04. I valori minimi e massimi corrispondono nei due sessi. I soggetti iscritti nel ROI hanno indice di consanguineità medi corrispondenti ai soggetti importati (0.04), il valore massimo è più alto nei soggetti nati in Italia (0.40 vs. 0.25). La numerosità dei cuccioli di Bovaro del Bernese registrata ogni anno propone un panorama positivo per quanto riguarda gli sviluppi della popolazione e il numero effettivo di riproduttori anche se l’andamento della linea di tendenza con un coefficiente angolare di 29.151 ed un coefficiente di determinazione di 0.81 devono richiamare grande attenzione sul mantenimento di elevati livelli quantitativi per salute e tipicità della razza evitando gli effetti negativi delle mode che spesso condizionano la diffusione delle razze canine. Come in altre razze il numero di cuccioli registrati per madre è inferiore a 6 nel 83% dei casi, importante è sottolineare che l’1.11% delle femmine ha un numero di cuccioli compreso tra 31 e 50. La situazione è corrispondente anche negli stalloni con l’83% dei soggetti con un numero di cuccioli registrato inferiore a 6, di particolare rilievo è il dato riguardante la percentuale di maschi padri per più di 50 cuccioli, questi risultano essere l’1.74% dei padri. Questo dato conferma l’ipotesi che stalloni di grande pregio vengono frequentemente scelti per un numero elevato di fattrici. La situazione favorevole in cui si trova come numero di iscritti la razza del Bovaro del Bernese fa sì che più del 6 % degli allevatori, ciascun titolare di registrazione di cucciolata è da considerarsi allevatore, fa registrare un numero di cuccioli superiore ai 30 soggetti per cui un buon numero di cucciolate. La consanguineità media registrata come più frequente è quella inferiore allo 0.0625 si attesta quindi su valori caratteristici di un sistema di accoppiamenti basati sul line-breeding

    Characterization and improvement of Pollo Brianzolo chicken breed in four generations : phenotypic results

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    Brianpollo is a research project funded by Regione Lombardia, Italy (2011-2013) aimed to standardise and value Pollo Brianzolo (PB)synthetic breed (Gallus gallus domesticus), a traditional Lombardy breed selected for non-conventional rearing systems. The project aim is to characterize the breed for performance, reactivity and adaptability to the environment. The breed historically originated (1930s) from the cross between White Leghorn (WH) and New Hampshire (NH). The present research involves a foundation group of 6 pure breed families (M/F = 1/3 = WL/NH) and the following seven generations; F1-F7 reared to obtain a standardised PB. The aim of this study was to characterize the hybrids F1-F4 for phenotype, performance and eggs laying characteristics. Qualitative and quantitative characteristics parameters of hatching eggs were recorded weekly and the growth performance data were collected. Animals will be weighted at hatching, at 4, 8, 16 and 24 wks of age. To select the next generation breeders the birds of each generation will be phenotypically screened at the age of 16 wks. Data have been analysed with SPSS statistic package. Birds size and body proportions together with plumage colour and comb shape will be selection objective to standardize birds morphology. Focusing on different generations performance data: some interesting results have been calculated about growth rate: at 16 weeks of age the weight of F4 (1275±256,27g) was higher than F1 (1009,62±220,92g). The preliminary results of this study, considering production performance and behaviour, describe typical productive goals and reactivity parameters for slow growing breeds adapted to alternative low input production systems

    The development of a feline bio-bank to provide new insights into the control of genetic diseases and population genetic variability

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    The aim of the present work is to describe the development of a feline Bio-Bank to provide samples, genealogy and clinical descriptions of cat (Felis catus) specimens from different breeds to supply useful and effective support in the study of the genetic diseases and the population structure of the domestic cat. The Bio-Bank collects from the Faculty of Veterinary Medicine (Milan), from the “Osservatorio Veterinario Italiano Cardiopatie del cane e del gatto” and from VETOgene. Data were analysed using the PROC FREQ (SAS® statistic package) for the calculation of frequencies. 2394 cats have been collected since 2003. The most represented sample type is blood (95%) followed by buccal cotton (2.51%) and brush swab (1.75%). 25 pure breeds are collected in the Bio-Bank, the highest number of samples are from Maine Coons (981;40.98%), Persians (458;19.13%), Ragdolls (237;9.90%), Exotic Shorthairs (180;7.52%) and Siberians (109;4.55%). 64 samples are from housecat subjects , the 97.33% have a recognised pedigree (FIFe, WCF, TICA). All the 4 categories of the FIFe classification are present in the Bio-Bank: CategoryII Semi-long hair is the most represented (60%), the least represented category is the Oriental breed one (0.75%). Sex ratio is 0.66:1 M:F. 20.18% of the collected cats are Ultrasound analysed for HCM (according to the guidelines of the Osservatorio); 25.89% are Maine Coons; >50% of Bengals, Housecats, Norwegian Forest cats and Siberians have also Ultrasound analysis. A clear positive trend in the number of samples stored/year has been recorded with a linear angular coefficient 85.1 and a determination coefficient R2=0.89. A precise biological sample collection completed with a regular population data record (pedigree data, microchip) and clinical reliable description of the subjects samples collected is a successful way to create a bio bank able to supply effective tools in the study of genetic disorders and population genetic variability
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