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Paesaggi a Nord Est. La ricerca della bellezza = The landscapes in the North East: in search of beauty
L’osservazione dei luoghi, della dimensione originaria dell’abitare, dei gesti e degli oggetti del quotidiano, così come il superamento dei confini del microcosmo domestico, rappresentano azioni costanti per la vita dell’uomo. Nel loro manifestarsi, esse favoriscono l’interazione tra uomo e paesaggio, sia esso naturale, costruito o sociale, mentre innescano relazioni differenti rispetto ai territori di appartenenza e alle loro caratteristiche intrinseche. Se l’individuazione di tali relazioni da un lato può aiutarci a chiarire la natura dei fenomeni identitari della collettività e dell’ambiente di cui sono parte, dall’altro ci permette anche di riconoscerne i fattori rilevanti. Senza distinzione di luogo e senza soluzione di continuità, il paesaggio contemporaneo sembra esprimere sempre più la fragilità di un sistema complesso dove, accanto a elementi di valore, trovano spazio manufatti indefiniti, omogenei e incongrui. Rispetto al contesto ambientale e costruito la presenza del patrimonio culturale e naturale sembra affiorare per la sua capacità di trasmettere, attraverso espressioni differenti, quel senso di atemporalità che affonda le sue radici nel significato stesso di bellezza. Osservando il paesaggio contemporaneo, possiamo ancora parlare di bellezza? Osservatorio Mobile Nord Est ha avviato una ricerca e una campagna di osservazione per indagare, attraverso il termine bellezza, i differenti aspetti di un territorio sul quale si sono concentrati una serie studi urbanistici a partire dalla metà degli anni Settanta. Looking at places, the original dimension of habitation, at everyday gestures and objects, just like stepping beyond the confines of the domestic microcosm, is a constant part of human life. In the way these things manifest themselves, they foster interaction between man and the landscape, be it natural, built or social, while prompting different relationships with the land one is part of, and its intrinsic characteristics. Identifying these relationships can help us shed light on the nature of the phenomena that identify a community and the environment it belongs to, while at the same time enabling us to recognize the relevant factors that are found therein. Regardless of location and seen outside the continuity of time, the contemporary landscape seems ever more to express the fragility of a complex system where ill-defined, similar, incongruous industries find space beside precious elements. With regard to the built and the environmental context, the presence of the cultural and natural heritage seems to come emerge through its ability to convey, through different means of expression, that sense of timelessness whose roots lie in the very meaning of beauty. But looking at today’s landscape of today, can we still talk of beauty? The North East Mobile Observatory (OMNE) has initiated an observation and research project aimed at examining, using the term beauty as its key concept, different aspects of an area that has been the focus of a series of urbanism studies since the mid 1970s
La arquitectura como experiencia
Il saggio si concentra sull'esperienza progettuale relativa al concorso di progettazione per la "Copertura mobile dell'Arena Plautina di Sarsina, sviluppata assieme all'architetto madrileno Manuel De Las Casas. Professore Ordinario dell'ETSAM di Madrid, De Las Casas ha ricoperto il ruolo di visiting professor nell'a.a. 2003-2004, presso la Facoltà di Architettura "Aldo Rossi" di Cesena. L'occasione della vincita del concorso da parte del gruppo De Las Casas, S. Rossl, S. Sacchetti ha permesso di coniugare dimensione teorica e progettuale attraverso la sperimentazione di
di scelte formali, linguistiche e strutturali coerenti con le idee iniziali del progetto che intendeva stabilire una relazione prioritaria tra nuovo manufatto architettonico e paesaggio naturale
La città continua / The endless city
Osservando la città contemporanea, appare chiaro come le logiche che guidano i processi di urbanizzazione siano sottoposte a strategie politiche poco lungimiranti e poco sensibili nei confronti della qualità dell’abitare. Esse sembrano rispondere unicamente a regole economiche imposte dall’alto e poco attente alle reali necessità dei luoghi e degli abitanti.
Le trasformazioni urbane avvenute negli ultimi vent’anni sono le principali testimoni di fenomeni di espansione che, per sopperire ai bisogni dettati da flussi migratori via via più intensi, hanno portato all’omologazione di vaste aree edificate, per lo più delocalizzate e concentrate nelle zone periferiche delle città. Dettate da politiche urbanistiche indifferenti alla natura dei luoghi e spesso insensibili ad una visione della città intesa come organismo complesso, dinamico ma coerente, interi comparti di città appaiono per questo decontestualizzati oltre che poco rispettosi dei caratteri originari luoghi. La sommatoria di processi di sviluppo autonomi e non coordinati, condizionati da interventi rapidi e vasti, hanno portato alla prefigurazione di un paesaggio urbano già definito da Koolhaas «La (non più) città», riferibile al concetto di inafferrabilità di quella che egli stesso definisce come «sostanza urbana». Lo scenario della città contemporanea rivela indiscutibili fattori di criticità, determinati anche dalla mancata designazione di luoghi pensati per la collettività. Tuttavia, città, metropoli e megalopoli offrono molti punti di interesse, soprattutto riguardo alla dimensione dell’abitare che si realizza attraverso un uso informale dello spazio pubblico
La ricerca paziente. Guido Guidi e il paesaggio veneto
In Veneto 1984-89 raccoglie, attraverso una ricerca condotta all’interno dell’archivio del fotografo Guido Guidi, un’analisi dell’area del Veneto centrale, un'area nota per essersi rapidamente trasformata in un paesaggio profondamente incerto, marginale, intimamente privo di gerarchie. I luoghi interessati compresi tra le province di Treviso, Vicenza, Padova e Venezia, sembrano essere quasi parte dello stesso disegno, dello stesso luogo; queste città sono perciò testimoni di un processo che ha trasformato vaste regioni rurali verso nuova forma di frammentazione nota come diffusione urbana o città diffusa. Nei vuoti disponibili tra le città, negli spazi interstiziali, i principali assi viari appoggeranno infatti flussi incrementali destinati a generare sistemi insediativi policentrici sempre più capillari. Città diffusa, così è stata definita quest’area del Veneto centrale, una vasta regione interprovinciale che si sviluppa senza soluzione di continuità per dare origine a un sistema edificato ininterrotto. Qualche anno più tardi, Paola Viganò scriverà che “la percezione più diffusa e frequente dello spazio contemporaneo è quella di un continuum omogeneo nel quale difficilmente possono riconoscersi le rotture che hanno segnato nel passato la percezione della città e del territorio: «cambiamenti di natura» tra interno ed esterno, tra luogo sicuro e non, tra luogo distante e prossimo"
Paesaggi a Nord Est
Il testo presenta l’esito di una conversazione iniziata nel 2019 a Villa Almerico Capra detta “La Rotonda” di Andrea Palladio e proseguita, a distanza, con Gerry Johansson. Localizzata qualche chilometro a sud della città, la villa rappresenta un singolare esempio di architettura, un microcosmo spaziale in dialogo con il territorio. L’edificio a pianta centrale apre, infatti, possibilità infinite al guardare confermando il valore del paesaggio che la circonda. L’architettura si configura come vero e proprio medium che invita a guardare mentre stabilisce relazioni di continuità tra osservatore e paesaggio osservato. Se da un lato la villa rappresenta l’interpretazione di un ideale architettonico neoplatonico, la sua posizione decentrata rispetto alla città testimone di un fenomeno di occupazione della campagna veneta affermatosi con la dominazione veneziana. In questo contesto le ville palladiane di campagna riunivano, sia figurativamente che materialmente, gli aspetti funzionali della gestione delle terre ma anche l’autocelebrazione dei proprietari. Questa organizzazione della campagna chiarisce la lettura e favorisce la comprensione delle ragioni che hanno contribuito, attraverso i secoli, alla configurazione dell’attuale paesaggio veneto. Un paesaggio caratterizzato dalla dispersione urbana e definito da Eugenio Turri “megalopoli padana”. Nei secoli territorio è profondamente cambiato, così come la relazione tra architettura e paesaggio
A casa in qualunque luogo/At Home. Everywhere
Disposti secondo geometrie nette e organizzati tramite gerarchie bilanciate delle parti, gli elementi del paesaggio inquadrato partecipano alla costruzione dell’immagine comunicando una sorta di consueta identificazione tra il soggetto e un immaginario urbano controllato da precise geometrie. Ma la geometria può essere intesa anche come ‘la grammatica della forma, il suo principio architettonico. Esiste tuttavia una relazione psichica reciproca tra la geometria di una forma e le idee che a essa associamo, e questa rappresenta il valore simbolico della forma. Ciò che normalmente sfugge allo sguardo del passante o all’osservazione negligente degli abitanti del luogo, all’interno delle indagini del fotografo gerry Johansson sembra attivarsi provocando nell’osservatore uno strano senso di stupore; lo sguardo inizia allora a vagare all’interno della composizione e a scrutare i dettagli che appaiono, laconici, dietro l’ordine che governa le forme. Johansson sembra infatti riconoscere ‘in ogni cosa una geometria interna, per poi farla svanire nel mistero per colui che osserverà l’opera finita. Eppure, pur sfuggendo in un primo momento allo sguardo di chi osserva, se ne percepisce chiaramente la presenza. Con questa sensibilità per la forma geometrica e per il suo valore simbolico egli sembra voler mostrare gli aspetti meno evidenti del paesaggio urbano offrendo un personale strumento di lettura del contemporaneo
Sulla soglia
Esito di una lunga conversazione con Guido Guidi, considerato uno dei più importanti maestri della fotografia italiana contemporanea, ma anche un profondo conoscitore dell'architettura vernacolare italiana oltre che dell'arte rinascimentale, il testo apre una riflessione sui temi della città e del paesaggio contemporanei. La materia di cui l'architettura si compone e il dettaglio dell'elemento architettonico costituiscono la base per approfondire un'analisi sul presente anche a partire dalla tradizione artistica italiana
Guido Guidi. In Veneto, andata e ritorno
Mostra internazionale allestita presso la Galleria del Ridotto di Cesena dal 14 dicembre 2019 al 9 febbraio 2020. L’esposizione si articola attraverso un percorso che invita alla lettura di un paesaggio incerto e marginale, intimamente privo di gerarchie. Muovendosi “in ordine sparso”, Guidi ha attraversato i territori veneti divenuti col tempo luoghi d’affezione mentre la Romagna e il territorio cesenate, terra di origine, hanno sempre rappresentato il riferimento primo che si offre alla quotidiana osservazione per un istintivo rinnovamento della memoria. Negli anni Ottanta la Romagna e il Veneto diventano quindi i luoghi privilegiati in cui avviare le prime sperimentazioni fotografiche con la Deardorff 8×10 e la camera di grande formato che consente a Guidi di osservare attentamente il paesaggio che lo circonda, di relazionarsi ad esso per diventarne implicitamente parte
Vita delle forme
Ideazione e realizzazione video presentato in occasione della mostra "Immaginare Rimini. Progetti per la città", 16 novembre-16 dicembre 2018, Museo della Città, Rimini. Il video ha rappresentato uno strumento complementare per approfondire lo studio del Parco del Marecchia e approfondire le relazioni che si stabiliscono tra sistema verde naturale e margine edificato. L'individuazione dei differenti accessi, dei sistemi distributivi e degli elementi naturali rispetto al tessuto edificato dei quartieri prevalentemente residenziali che si affacciano sull'area e che si sviluppano lungo il perimetro dell'area senza una precisa definizione spaziale e distributiva
Comporre e ricomporre paesaggi
Il volume presenta l’esito del progetto orientato all’esplorazione del territorio leccese attraverso il tema "Nature". Il saggio assume come campo d’indagine tre macro-aree della città di Lecce, situate rispettivamente nel cuore della città, nell’area compresa tra la parte retrostante la Stazione Ferroviaria, le cave di Marco Vito e la foresta Urbana nella periferia nordest, caratterizzata dalla presenza del carcere di massima sicurezza e dal borgo e dalle cave di San Nicola. L'indagine si estende dall'interno della città di Lecce fino alla costa che comprende insediamenti abitativi e borghi che alternati ad aree boschive e naturalistiche
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