974 research outputs found

    Il Sessantotto dall'Università alla Città. Per una geografia degli spazi del movimento

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    Il movimento del 68 non ha monumenti “di pietra”, ma un intenso processo di significazione, coevo e successivo agli eventi, nei media e nelle memorie dei protagonisti, creando un ampio agglomerato di luoghi – monumento. Ripercorrendo un possibile itinerario del movimento del ’68, il principale passaggio fisico e simbolico conduce dall’università alla città. Gli atenei in questa ottica sono i luoghi della stanzialità, della presenza continua e, in definitiva, segnano la prima costruzione identitaria. A seconda delle situazioni e dei momenti, il testo propone una suddivisione per luoghi: luoghi lambiti, luoghi anticipatori (GREENSBORO, PORT HURON, BERKELEY)), luoghi contesi, luoghi bersaglio, luoghi ridefiniti, luoghi contesi in un altrove (Vietnam), luoghi utopici

    La comunicazione storica tra politiche culturali e forme museali

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    Che cos’è la Comunicazione storica? Un insieme di tecniche e discipline correlate alla comunicazione e alla storia, destinate a trasmettere, nella forma più ampia, contenuti a tema storico. La comunicazione storica si costruisce su tre fasi: ideazione, realizzazione del prodotto culturale e sua diffusione. Il campo di azione è la mediatizzazione dei contenuti storici. L’abbinamento tra comunicazione e storia impone una buona conoscenza delle due discipline, al fine di evitare gli effetti distorsivi nella rappresentazione del passato o la predisposizione di forme inefficaci di comunicazione. Ricreare un contesto è tanto una forma storica quanto un aspetto comunicativo Dalla fine degli anni Novanta si è avviata una tendenza europea volta a valorizzare i territori attraverso la cultura. È lo specchio di un’internazionalizzazione spinta da due fenomeni tra loro connessi: il processo di globalizzazione e la progressiva deindustrializzazione di vaste aree. Di conseguenza, la dimensione pubblica della cultura ha ricevuto un’accelerazione ponendosi come una ricerca di significato di fronte al corso delle mutazioni. Un feedback locale - glocal - in risposta alla spinta economica e comunicativa globale che non porta necessariamente a contenuti localistici. Attivare o riattivare il patrimonio culturale significa mettere in relazione i cittadini con i beni pubblici, individuando le più compatibili forme di fruibilità e formando contemporaneamente le competenze degli operatori. Gli aspetti sociali dei progetti di Comunicazione storica intercettano le pratiche di Public History nel coinvolgimento dei cittadini. Nei paesi anglosassoni - come in Austria, Svizzera e Ungheria - è diffusa anche la pratica di chiedere alla popolazione oggetti d’uso per l’allestimento di period room nei musei. Public History e Comunicazione storica si incrociano anche in tutte le policy implementation che su scala mondiale interessano i diritti di cittadinanza, le questioni razziali, la parità di genere, la difesa dell’ambiente. Quanto al museo si tratta di uno strumento di comunicazione e di costruzione identitaria le cui funzioni, nell’età dell’informazione, si sono straordinariamente allargate a luogo di socializzazione e di offerta educativa. Nella mutazione della natura del museo, si tende ad accompagnare le mostre temporanee alle collezioni fisse, in un’ottica di continuo movimento e di attività. Al pari di una scelta turistica, la visita in un museo è il confronto tra un immaginario precedentemente sedimentato e l’immaginario ridefinito dall’esperienza present

    Di Dondi avant Galilée ?

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    Michèle Porte. Di Dondi before Galileo? The question is to evaluate the contribution of Giovanni Di Dondi's astronomical clock to the history of the founding of physics. To accomplish this, the author reviews various elements of information which have already given rise to very sophisticated analyses, such as: the clock's operating principles ; the operating principles of the closest earlier objects, planeranum plans of Greek and Muslim origin ; and finally, the scientific community of the fourteenth and fifteenth centuries' reaction to the astronomical clock. A conceptual analysis of the clockwork mechanisms is also presented. On the basis of this evidence, the following question can then be taken into consideration: was the construction of the astronomical clock by Giovanni Di Dondi one of the determining events in the founding of physics?Michèle Porte. Di Dondi avant Galilée ? Une question sur l'évaluation de la valeur de l'horloge astronomique de Giovanni Di Dondi, pour l'histoire de la constitution de la physique, est posée. Pour y répondre, on rappelle divers éléments d'information ayant déjà donné lieu à des analyses raffinées, savoir : les principes et mode de fonctionnement de l'horloge ; les principes et modes de fonctionnement des objets antérieurs les plus proches, les planétariums plans des mondes grecs et musulmans ; enfin l'accueil que reçut l'horloge astronomique dans la communauté savante des 14ème et 15ème siècles. Une analyse conceptuelle du mécanisme de l'horlogerie est proposée. A l'aide de ce matériel, il devient possible d'accorder du crédit a la question suivante : la construction de rhorloge astronomique par Giovanni Di Dondi serait-elle un des moments de constitution de la physique ?Bompard-Porte Michèle. Di Dondi avant Galilée ?. In: Histoire & Mesure, 1986 volume 1 - n°2. Varia. pp. 29-47

    The incunabula collection of the Benedictine library of S. Giorgio Maggiore in Venice. Formation, use and dispersal according to documentary and material evidence (from MEI)

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    The library of the Benedictine abbey of S. Giorgio Maggiore in Venice was scattered after the dissolution of the house in 1806. The reconstruction of its incunabula collection offers a test case for studying the effectiveness of a provenance methodology that combines material evidence (collected in the Material Evidence in Incunabula (MEI) database) with various forms of documentary evidence. The assumption that underlies the database is that in the total or partial absence of documentation, the books themselves may offer material evidence to tell the history of the collection . Ownership notes, historical bindings and decoration, and other marks, may be left on the books belonging to a single religious house, representing their purchase, donation, exchange, use, cataloguing, selling, or confiscation. The authors intend to show in the present article that an approach that collects and arranges these marks as they were applied over time and by different hands, on the printed books as well as the manuscript collection of the Benedictine library, may serve as a method for uncovering other histories of lost libraries. Moreover, coupling the provenance approach with archival research contributes significantly to the discovery of many more volumes no longer extant today (or whose whereabouts are not yet known) and sharpens the narrative of events regarding the circulation of the books after the dissolution of the library

    Nascita pretermine e disturbi emotivo-affettivi: codifica del comportamento facciale e trattamento statistico dei dati. PROGETTO PRIN (Coordinatore locale)

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    Obiettivi del progetto Gli obiettivi specifici del progetto di ricerca, in stretta sinergia con l'unità operativa presso l'Università della Calabria, sono: 1) descrivere nel neonato prematuro come si sviluppano e cambiano nel tempo due pattern espressivi fondamentali nella prima relazione madre-bambino, il sorriso e il distress; 2) descrivere e individuare le differenze espressive nel neonato a termine e pretermine al momento dell’emergere del sorriso sociale; in particolare, mettere a confronto l’età in cui emerge e le modalità con cui si manifesta nel bambino nato a termine e pretermine questo particolare sorriso (sorriso al volto umano); 3) approfondire i dati ottenuti da questo stesso gruppo (v. Dondi, Costabile, Franchin, et al., 2002), relativamente alla presenza di diverse asimmetrie espressivo-facciali nei neonati a termine e pretermine, determinando, nei soggetti pretermine, il percorso evolutivo di tali asimmetrie sino all’emergere del sorriso sociale. E’ importante sottolineare che se tutti questi obiettivi saranno raggiunti la diffusione pubblica dei risultati (convegni e/o pubblicazioni nazionali ed internazionali) porterà sicuramente un contributo importante alla letteratura italiana e internazionale sull’argomento. Un obiettivo più generale del progetto è quello di offrire una opportunità formativa di ricerca a giovani neolaureati mediante l’attivazione di due borse di ricerca post-laurea per la durata di sei mesi ciascuna. Prima fase del progetto Durante la prima fase del progetto, alcuni studenti di psicologia, laureati oppure laureandi e tirocinanti, seguiranno un graduale addestramento per apprendere l’utilizzo del Maximally Discriminative Facial Movement Coding System (MAX) di Izard (1979) e del Facial Action Coding System (FACS) di Ekman e Friesen (1978). A conclusione di questo percorso, gli studenti interessati verranno incoraggiati a sostenere l’esame finale relativo ad uno o ad entrambi questi metodi. L’esame, costituito dalla codifica di segmenti-video relativi ad una situazione di interazione adulto-adulto e madre-bambino (direttamente forniti dagli autori di questi metodi), consente di valutare il grado di affidabilità dell’osservatore nella codifica del comportamento facciale. Quando gli studenti interessati avranno sostenuto il test finale e avranno ottenuto un grado di affidabilità soddisfacente, verranno certificati affidabili codificatori MAX e FACS e potranno prendere parte alla fase successiva della ricerca. Marco Dondi (codificatore esperto MAX) e Daniel Messinger (utilizzatore certificato FACS) saranno i supervisori di questa fase di addestramento di nuovi codificatori. Durante questa prima fase, verrà attivata una borsa post-laurea di 6 mesi, coinvolgendo un giovane laureato. Inoltre, sempre durante questa prima fase, un personal computer verrà equipaggiato con una scheda di acquisizione video Matrox RT.X10 e con Adobe premiere. Matrox RT.X10 è un pacchetto hardware e software per il video editing messo a punto per l’home video. L’utilizzo combinato della Matrox RT.X10 e di Adobe Premiere (il kit RT.X10 include Adobe Premiere 6.0) permette una “cattura” video di alta qualità da fonti di tipo analogico (VHS, S-VHS, HI-8, Video8, etc.), editing in tempo reale senza problemi di rendering, e una facile esportazione dei dati digitali su supporto analogico (nastri magnetici di varia natura). Il materiale videoregistrato relativo a precedenti ricerche condotte dai membri del gruppo proponente verranno utilizzate per ottimizzare il sistema video digitale e per creare le connessioni necessarie a rendere possibile la comunicazione tra il pc e le altre apparecchiature video di tipo analogico. Non appena riceveremo le prime cassette (supporto mini DV digitale), inviate dall’unità locale dell’Università della Calabria, inizieremo ad acquisire il materiale videoregistrato e avrà inizio l’analisi computerizzata del materiale in video. Successivamente, trasporteremo, soggetto dopo soggetto, le relative registrazioni su due nastri VHS identici allo scopo di iniziare la codifica analogica. Seconda fase del progetto Durante la seconda fase del progetto, inizieremo a codificare il materiale videoregistrato utilizzando i due metodi per la codifica del comportamento facciale precedentemente descritti. Codificatori esperti MAX e/o codificatori certificati FACS, addestrati anche al Baby-FACS (Oster, 1992; Oster & Rosenstein, in press), una versione del FACS applicabile al comportamento espressivo dei neonati e degli infanti, condurranno la microanalisi del comportamento facciale (sorriso e distress). Le azioni facciali verranno descritte quando i movimenti saranno identificabili sia in tempo reale sia al rallentatore. I nastri verranno analizzati al rallentatore grazie all’utilizzo di un videoregistratore provvisto di moviola. Durante questa fase del progetto, verrà attivata una borsa post-laurea di 6 mesi, coinvolgendo un giovane laureato nella codifica facciale e nell’analisi dei dati. Codifica del sorriso Innanzitutto, i codificatori avranno il compito di identificare l’innalzamento degli angoli esterni delle labbra (AU12). Quest’azione è prodotta dallo zigomatico maggiore ed è alla base di tutti sorrisi. L’AU12, in particolare, innalza il triangolo infraorbitale (aumentando la prominenza delle guance) e approfondisce il solco nasolabiale. I codificatori hanno il compito di distinguere l’AU12 dalla contrazione dell’angolo del labbro (che forma delle fossette agli angoli esterni della bocca) prodotta dal muscolo buccinator (AU14). Quando viene identificata l’AU12, i codificatori devono accertarsi se vi sia o meno una co-occorrenza dell’innalzamento della guancia (AU6). Tale innalzamento è il risultato della contrazione del muscolo che circonda la base dell’occhio (orbicularis oculi) le cui fibre interessano principalmente la parte laterale (pars lateralis). Quest’azione è distinguibile dal movimento della porzione interna del muscolo (pars palpebralis) che restringe le stesse palpebre (AU7). Negli infanti l’innalzamento della guancia, che approfondisce ed innalza il solco sotto la palpebra inferiore, è il criterio principale per identificare l’AU6. I codificatori distingueranno questa contrazione dell’orbicolaris oculi dall’innalzamento della guancia prodotto dallo zigomatico stesso (che è un indice dell’innalzamento dell’angolo del labbro). Per fare questa distinzione, essi si focalizzeranno sull’innalzamento del tessuto al di sotto e leggermente a lato della porzione esterna della palpebra inferiore che è provocato unicamente dall’orbicularis oculi (AU6) (Oster & Rosenstein, in press). Possono essere distinti due livelli d’innalzamento dell’angolo del labbro e della guancia. Il livello più debole identifica “un’azione debole ma non ambigua” (v. Oster & Rosenstein, in press, p. 13) che non raggiunge i minimi requisiti originali del FACS (il livello “a”, Ekman & Friesen, 1978). Il livello più accentuato (forte) è caratterizzato da movimenti che raggiungono e superano i requisiti minimi per le unità d’azione osservabili nell’adulto (il livello “b” o “x”). Usando i criteri stabiliti nella ricerca con bambini più grandi (Messinger et al., 1997), i codificatori avranno anche il compito di accertarsi se l’innalzamento dell’angolo del labbro avvenga in co-occorrenza con l’apertura o meno della bocca (AU26c-e/AU27) (Oster & Rosenstein, in press). Un sorriso verrà considerato sorriso non-Duchenne se non implica un innalzamento della guancia in nessun punto della sua manifestazione. Un sorriso verrà invece considerato Duchenne se implica un innalzamento della guancia in qualsiasi momento della sua durata. Tuttavia, solamente la durata di quelle parti di ciascun sorriso durante il quale co-occorrono l’innalzamento dell’angolo del labbro e della guancia verrà utilizzato per calcolare la durata dei sorrisi Duchenne. Codifica del distress Le risposte di distress relative a ciascuno dei bambini videoripresi, verranno codificate utilizzando il Maximally Discriminative Facial Movement Coding System (MAX) di Izard (1979). Questo sistema, infatti, consente una codifica più efficiente, rispetto al FACS e al Baby-FACS, di questa particolare espressione facciale. Sulla base del MAX, una espressione di distress è riconoscibile se le tre regioni del volto mostrano simultaneamente i seguenti codici: a.c. 25 (aggrottamento delle sopracciglia) + a.c. 37 (energica chiusura degli occhi); oppure a.c. 25 + a.c. 37 + a.c. 54 (bocca aperta e dalla forma squadrata) o 55 (bocca aperta e tesa). Il codice 25 (aggrottamento delle sopracciglia) è rilevabile quando le sopracciglia sono chiaramente abbassate e avvicinate tra loro e quando si formano delle rughe verticali o dei rigonfiamenti tra di esse. Anche la radice del naso, per effetto di questa azione, risulta allargata e caratterizzata da piccoli rigonfiamenti. Il codice 37 (energica chiusura degli occhi) si verifica quando gli occhi vengono fermamente tenuti chiusi. Anche il codice 38 (guance sollevate) è spesso osservabile durante l’espressione facciale di distress, tuttavia la presenza di questa azione non è necessaria per l’identificazione di tale configurazione espressiva (Izard, 1979). Il codice 54 (bocca aperta e dalla forma squadrata) si verifica quando il labbro superiore appare sollevato ed è possibile scorgere i denti o le gengive del bambino. Anche la piega nasolabiale è approfondita dall’estensione della bocca e la radice del naso mostra una increspatura. Il codice 55 (bocca aperta e tesa) è identificabile quando la bocca è spalancata e le labbra mostrano evidente tensione, tuttavia tale azione viene distinta dal codice 54 a causa dell’assenza dell’apparenza squadrata e angolare che caratterizza invece quest’ultima azione facciale (v. manuale del MAX; Izard, 1979). Affidabilità La codifica al rallentatore, fotogramma per fotogramma (un frame = 33ms) e l’analisi dei protocolli di codifica, procederà secondo diverse fasi. Nella fase iniziale, due codificatori indipendenti, codificheranno tutte le espressioni di distress e tutti i sorrisi rilevabili nella videoregistrazione relativa a ciascuno dei bambini. L’accordo tra i codificatori, inteso come l’identificazione della stessa azione facciale nello stesso intervallo temporale, verrà successivamente calcolato. Tutti i disaccordi verranno quindi discussi dai due codificatori. L’analisi computerizzata del comportamento facciale avrà lo scopo di confermare e ottimizzare la codifica compiuta sui dati analogici. Le analisi statistiche verranno condotte su questi dati concordati tra i codificatori (secondo la procedura seguita da Rosenstein e Oster, 1988). Marco Dondi (esperto codificatore FACS) e Daniel Messinger (utilizzatore FACS certificato) saranno i supervisori delle procedure di codifica. Analisi dei dati L’analisi dei dati verrà condotta prevalentemente su due misure: la frequenza (F), e la durata media (D) di ciascuna espressione facciale di distress, così come viene codificata dal MAX, e di ciascun sorriso, così come viene codificato dal FACS. La distribuzione di ciascuna misura comportamentale presenterà probabilmente un ampio numero di punteggi estremi che verranno comunque inclusi nell’analisi. Sono previste, infatti, consistenti differenze individuali. Data questa distribuzione non-normale, le differenze nelle risposte facciali nel corso delle diverse rilevazioni (si tratta di uno studio longitudinale) e tra neonati a termine e pretermine, verranno analizzate utilizzando preferibilmente metodi non parametrici. Le analisi non-parametriche verranno condotte grazie all’uso di un ben noto pacchetto di analisi statistiche, il SYSTAT, messo a punto dalla Systat Software Inc. La versione del SYSTAT 10.2, in particolare, costituisce l’aggiornamento più recente di un pacchetto statistico per PC, completo ma allo stesso tempo compatto e molto apprezzato dai ricercatori che operano nel contesto delle scienze sociali. Discussione dei risultati Non appena saranno disponibili i primi risultati, verranno organizzati alcuni incontri tra i componenti dell’unità locale, nei quali sarà prevista la partecipazione di uno psicologo clinico dello sviluppo (dott. Ernesto Stoppa). Inoltre, i risultati, così come ciascuna fase del progetto, verranno discussi da tutti i componenti del gruppo di ricerca (Università di Bologna, Università della Calabria, Università di Ferrara, Università di Verona), massimizzando le opportunità di contatti personali. Lo scopo dello studio, infatti, è quello di essere in grado, in un contesto realmente interdisciplinare, di analizzare le implicazioni di tipo evolutivo e, allo stesso tempo, clinico e medico, dei risultati che saremo in grado di ottenere

    Le emozioni e il loro sviluppo come fenomeni complessi

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    Le emozioni manifestano il loro valore adattivo fondamentale nel corso dello sviluppo e per l’intero ciclo di vita. Le emozioni sono cruciali per la salute e il benessere dell’individuo, di fatto hanno un ruolo importante nella psicopatologia quanto nei disordini psichiatrici. Nel passato è stato condotto un grande lavoro pionieristico da parte di alcuni studiosi attraverso la messa a punto di teorie che hanno finalmente sollevato interesse nei confronti delle emozioni e del loro sviluppo. Secondo la gran parte di esse, nell’arco dei primi 3 anni di vita quel vasto repertorio di emozioni che caratterizza la nostra specie sarebbe già a disposizione del bambino, favorendone l’interazione con il mondo fisico e sociale. Oggi, attraverso una metafora che ha già mostrato il suo enorme valore entro numerose discipline scientifiche, sembra possibile compiere qualche passo avanti nella comprensione di questi fenomeni, sia nel loro verificarsi sia nel corso dello sviluppo, aprendo nuove prospettive alla ricerca. Questi sono i temi più generali che verranno affrontati nel corso del capitolo
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