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    Alla ricerca di motivi veneziani nella prima parte delle piacevoli notti di Giovan Francesco Straparola

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    Le Piacevoli notti di Straparola circolano fino agli inizi del xvii secolo in edizioni soltanto veneziane; le poche notizie sull’autore, originario di Caravaggio, rinviano al territorio della Repubblica. Eppure soltanto due novelle dalla prima parte (i 5 e v 3) sono ambientate a Venezia. A partire da queste e dalla prima favola dell’opera (i 1), si analizza la rappresentazione della città e si ricercano motivi narrativi riconducibili a influenze tipiche di Venezia. Entro un quadro piuttosto convenzionale, si distingue la storia del contadino emigrato dalle valli, anche per la definizione di un più complesso rapporto con la città e con le sue ricchezzeDiscovering Venetian Motifs in the First Part of The Pleasant Nights of Giovan Francesco Straparola · Straparola’s The Pleasant Nights circulated until the beginning of the 17th century in Venetian-only editions; the few news about the author, from Caravaggio, refer to the territory of the Republic. Yet only two novelle from the first part (i 5 and v 3) are set in Venice. Starting with these and with the first novella (i 1), the representation of the city is analysed and narrative motifs connectable with Venetian influences are sought. Within a rather conventional framework, the novella of the peasant who emigrated from the countryside stands out, also because of the definition of a more complex relationship with Venice and its luxury

    Da Oretta a Griselda : Boccaccio nella trattatistica rinascimentale sulla novella

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    In un'epoca di grande interesse per le questioni teoriche intorno alla letteratura, quale il XVI secolo, merita attenzione il modo in cui la novellistica, genere tradizionalmente marginale, si inserisce nel dibattito. Si leggono qui i due scritti esplicitamente dedicati alla novella, la Lezione sopra il comporre delle novelle di Francesco Bonciani (1574) e il Discorso sopra il Decameron di Francesco Sansovino (1571), e due trattati sul comportamento, il Galateo di Giovanni Della Casa e il Dialogo de' giuochi di Girolamo Bargagli (1572), indagando il loro rapporto con Boccaccio. La lettura pone in rilievo una forte dialettica tra passato e presente: i recuperi del narratore trecentesco, infatti, si danno sempre in forma condizionata e la sua autorità non è mai supinamente accettata.It is worth examining the position of short-story writing, traditionally defined as a secondary genre, in an age of strong interest in theoretical issues related to literary debate, such as the sixteenth century. This article focuses on two critical essays explicitly dedicated to the short story, Francesco Bonciani's Lezione sopra il comporre delle novelle (1574) and Francesco Sansovino's Discorso sopra il Decameron (1571), and two treatises on behaviour, Giovanni Della Casa's Galateo and Girolamo Bargagli's Dialogo de' giuochi (1572), by exploring their relationship with Boccaccio. This analysis stresses the ongoing intersection between past and present, since the quotations from the fourteenth-century author are always carefully weighed and his authority is never tacitly accepted

    Grazia divina e precedente merto : l'epistola di Giacomo come fonte della speranza

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    Nel XXV canto del Paradiso (v. 77) Dante cita esplicitamente l'epistola di Giacomo come propria fonte per la speranza. Già gli antichi commentatori identificano la menzione con Iac 1,12. Tuttavia la speranza non è tema portante della lettera apostolica, benché riferimenti ad essa possano esservi ravvisati. La tradizione esegetica conduce Dante alla triplice identificazione delle virtù teologali nei tre apostoli prediletti dal maestro, e rende così obbligata la scelta del campione della speranza. Ma (giusta la confusione tra i due apostoli omonimi), Giacomo agli occhi di Dante è anche autore di uno scritto, come egli stesso ricorda con esplicita citazione. Una lettura puntuale dell'epistola a lui attribuita, e dei principali commenti con cui essa giungeva al lettore medievale, può pertanto apportare utili spunti a migliore intelligenza del personaggio di Giacomo nel poema e della seconda interrogazione, in una sezione del Paradiso che, lungi dall'essere aridamente dottrinaria, armonizza suggestioni rappresentative ed echi scritturali.In Par. XXV, 7 Dante explicitly quotes St. James's epistle as his own source for hope. The old commentaries already identify that mention with Iac. 1.12. Hope, however, is not the main theme of the apostolic letter, although references to it may be perceived. The exegetical tradition leads Dante to the triple identification of the theological virtues with the three apostles preferred by the Master, and thus it makes necessary the choice of the hope champion. But, due to the confusion between the two homonymous apostles, in Dante's eyes St. James is also the author of a writing, as the poet himself reminds with an explicit quotation. An accurate reading of the epistle and of the main commentaries, with which it came to the medieval reader, can therefore provide useful insights for a better comprehension of St. James as a character in the Divine Comedy and of his question about hope asked to Dante, in a section of Paradise that, far from being aridly doctrinal, harmonizes icastic representations and echoes of Scripture

    La teodia del Paradiso : Il modello dei salmi nelle preghiere di Dante e dei beati

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    Nella lettura del Paradiso, si distinguono le preghiere pronunciate da Dante e quelle dei beati: emerge che le prime sono sempre ascrivibili al Dante autore e riguardano l’impresa poetica in cui egli si cimenta. Si stabilisce così una differenza tra il Paradiso e i Salmi: l’autore del salterio si pone come portavoce del popolo nella preghiera, mentre l’autore della Commedia si configura come individualità poetica e distinta dal complesso dei cristiani a cui si rivolge. Le preghiere dei beati, invece, ricalcano il modello dei salmi: il repertorio degli oranti mostra le stesse modalità di preghiera presentate nel salterio. La preghiera nel Paradiso è contemporaneamente occasione di riuso del materiale liturgico e di rivendicazione dell’eccezionalità del poema sacro

    I luoghi del bene e del male nel Paradiso

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    Si esaminano i luoghi italiani menzionati nel Paradiso dantesco. Firenze e Roma ricevono particolare attenzione, per la maggior frequenza nel poema, ma si delinea una geografia più complessa, nella quale si distinguono spazi rurali e urbani
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