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Impegno politico e parodia linguistica. La campagna elettorale in dialetto di Borazio
Il contributo fornisce l’edizione critica e l’analisi linguistica delle Lettere dalla Sguizzera di Francesco Paolo Borazio (1918-1953), già noto come autore di composizioni poetiche nel dialetto della sua città natale, San Marco in Lamis (Foggia). Borazio, ex scalpellino con un basso livello di istruzione, compensato da molte appassionate letture personali, immagina di essere un emigrante all’estero e scrive quattro fittizie lettere semi-dialettali per sostenere la campagna elettorale del partito socialista, in vista delle vicine elezioni politiche italiane del 1953. In queste lettere originali, in bilico tra aspetto scherzoso e fondamentale serietà, il ricorso prevalente a un dialetto caratterizzato con precisione ed efficacia si alterna alla parodia dell’italiano approssimativo dei semicolti.Political Activism and Linguistic Parody. The Electoral Campaign in Dialect by Borazio · The contribution provides the critical edition and linguistic analysis of the Lettere dalla Sguizzera by Francesco Paolo Borazio (1918-1953), already known as the author of poetic compositions in the dialect of his native town, San Marco in Lamis (Foggia). Borazio, an ex-stonemason with a low level of education compensated by many passionate personal readings, imagines to be an emigrant abroad and write four fictitious semidifferential letters to support the electoral campaign of the Socialist Party, in view of the nearby Italian political elections of 1953. In these original letters, poised between joking appearance and fundamental seriousness, the prevailing recourse to a dialect characterized with precision and effectiveness alternates with the parody of the approximate semi-illiterate’s Italian
Tra romanesco medio e volgare sabino. Le carte di Iohanni de Massarolu della Pretella (1492) e l’interazione linguistica ‘dal basso’ tra Roma e il contado
L'articolo analizza l'interazione linguistica tra il romanesco medio e il volgare sabino nel tardo Quattrocento attraverso la lingua documentata nelle carte di Iohanni de Massarolu della Pretella (1492), capopastore sabino corrispondente del romano Battista Frangipane.
Le carte contabili e personali di Iohanni evidenziano infatti, su un fondo volgare chiaramente mediano, interferenze della varietà linguistica di Roma dovute all’intento dello scrivente di approssimarsi alla varietà del proprio corrispondente, testimoniando gli effetti sul piano linguistico dell’interazione tra città e contado e documentando, al tempo stesso, la diffusione dell’alfabetizzazione nell’area limitrofa all’Urbe e in stretto contatto con Roma
Le note del Belli ai «popolari discorsi». Polifunzionalità del paratesto nei Sonetti romaneschi
La geografia linguistica di Dante : varietà mediane e perimediane
Il nucleo centrale del saggio prende in esame le osservazioni che Dante compie nel De vulgari eloquentia sulle vulgaris Ytalie variationes da lui individuate nella porzione centrale della Penisola, all’interno dei domini linguistici che oggi sono classificati come ‘area mediana’ e ‘area perimediana’. La definizione areale moderna e quella ricavabile dai volgari antichi per questi due domini sono sovrapposte alla geografia linguistica dantesca definita nel trattato, mostrando nelle partizioni qui proposte i riflessi di dati linguistici effettivi. La straordinaria anticipazione dell’area linguistica perimediana si affianca nel De vulgari eloquentia ad altre brillanti intuizioni, dalla nozione di vulgare latium a quella del principio di variazione delle lingue nello spazio e nel tempo, evidenziate nei primi due paragrafi del lavoro. Il saggio si sofferma infine sull’analisi dell’exemplum di parlato proposto da Dante per la Marca Anconitana, evidenziandone la complessa tradizione e aggiungendo delle ipotesi interpretative a quelle proposte finora.The central nucleus of the essay examines the observations that Dante makes in De vulgari eloquentia on the vulgaris Ytalie variationes identified by him in the central portion of the Peninsula, within the linguistic domains that today are classified as ‘area mediana’ and ‘area perimediana’. The modern area definition and the one that can be obtained from the ancient vulgaria for these two domains are superimposed on Dante’s linguistic geography defined in the treatise, showing in the partitions proposed here the reflections of actual linguistic data. The extraordinary anticipation of the ‘perimediana’ linguistic area is flanked in De vulgari eloquentia by other brilliant intuitions, from the notion of vulgare latium to that of the principle of variation of languages in space and time, highlighted in the first two paragraphs of the work. Finally, the essay dwells on the analysis of the exemplum of speech proposed by Dante for the Marca Anconitana, highlighting its complex tradition and adding interpretative hypotheses to those proposed so far
I plebei del Belli e l'italiano. Filologia comica e satira dell'ignoranza nel parlà ciovile
Il saggio analizza il parlà ciovile, la varietà semicolta che Giuseppe Gioachino Belli attribuisce ai plebei romani nel loro tentativo di avvicinarsi all’italiano, esplorando il modo in cui Belli fonde il dato linguistico, la sperimentazione letteraria e la critica sociale. La ponderazione documentaria – attestata dagli appunti – diviene al tempo stesso fonte di tratti da imitare per la rappresentazione del complesso quadro sociolinguistico romano e spunto per la creatività del poeta, che vi innesta la propria ‘filologia comica’ facendo leva tanto su caratteristiche fonetiche, morfologiche e lessicali della varietà dei semicolti presenti anche nella varietà parlata quanto su tratti grafofonetici che appartengono alla dimensione scritta. Al contempo, il parlà ciovile diviene strumento di satira dell’ignoranza, rivelando attraverso la presunzione dei plebei di dominare la lingua codificata che il parlà ciovile smentisce l’arretratezza culturale del popolo romano cui esso stesso si condanna a causa della sua resistenza al cambiamento e al miglioramentoThe essay examines the so called parlà ciovile, the semi-illiterate variety that Giuseppe Gioachino Belli attributes to the Roman plebeians in their attempt to approximate Italian, exploring how Belli intertwines linguistic analysis, literary experimentation, and social critique. The documentary reflection — attested by his preparatory notes — serves both as a source for faithfully reproducing the complex sociolinguistic landscape of Rome and as inspiration for the poet’s creativity. Belli integrates his ‘comic philology’ by drawing on phonetic, morphological, and lexical features of semi-illiterate speech, as well as on graphophonetic traits characteristic of written language. At the same time, the parlà ciovile becomes a tool for satirizing ignorance, exposing, through the plebeians’ misplaced confidence in their command of codified language, the cultural backwardness of the Roman commoners — a condition to which they ultimately resign themselves due to their resistance to change and self-improvement
Recensione a Luigi Matt (a cura di), G. Caterbi, Er vangelo siconno Matteo. Edizione e studio linguistico a cura di Luigi Matt, Roma, Il Cubo, 2016
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