1,721,013 research outputs found
Il ruolo dell'università di Siena nell'ambito delle ricerche sul Paleolitico italiano
The Author provides a modern evaluation (stressing some issues and perspectives) of the “history” of the University of Siena’s research team, which was formed by A. Palma di Cesnola at the end of the sixties. Since this period this group has been actively engaged in several scientific publications (including syntheses and internationally recognized monographs) and in fieldwork at many important prehistoric sites. Some of these sites yielded stratigraphical sequences, which are of fundamental importance for reconstructing environmental changes and evolutionary dynamics of the human groups who inhabited Italy during the Middle-Upper Pleistocene
Catene operative e principali strumenti del Paleolitico
Si illustra l'evoluzione delle conoscenze tecnologiche nel corso del Paleolitico
La serie esterna di Paglicci. Gli scavi del 2004-2005
Gli scavi sistematici nel Riparo esterno di Paglicci (unità stratigrafiche 53 e 64) hanno messo in luce che l’azione dei carnivori in quest’area è stata probabilmente non marginale nell’apporto di parti scheletriche e nella loro parziale distruzione. Soprattutto nell’unità 53, caratterizzata dalla presenza di una tana di iena, le tracce di frequentazione antropica sono veramente sporadiche. L’associazione faunistica è inoltre caratterizzata da un’alta frequenza di coniglio selvatico, con le parti scheletriche degli arti posteriori più rappresentate. Le associazioni ad ungulati, più significative degli insiemi dei canivori da un punto di vista paleoambientale, con il daino come specie prevalente, definiscono una fase climatica temperata con ampie coperture forestali ed aree di prateria arborata. La segnalazione, tra la microfauna del soprastante strato 1, di Microtus brecciensis, roditore tipico di associazioni temperate calde del quale mancano segnalazioni all’interno dell’Ultimo Glaciale, individua all’interno del MIS5 la collocazione cronologica di questa parte della serie
Neandertal è un nostro antenato?
L’interrogativo pone l’accento su uno dei problemi più dibattuti da tempo fra gli studiosi di Preistoria e riguarda la diffusione in Europa (e in Italia) dell’Uomo moderno: gruppi con tecnologie e strategie di sussistenza diverse e portatori di novità culturali entrano in contatto, fra 45-30mila anni fa, con le popolazioni di Neandertal preesistenti sul territorio Integrando i dati archeologici, genetici e demografici si descrivono le principali caratteristiche fisiche e culturali delle diverse popolazioni presenti in Italia (e in Europa) nel periodo considerato, facendo riferimento a importanti siti stratificati dell'Italia centro-meridionale con testimonianze di frequentazioni di gruppi di Neandertal e di Uomo Anatomicamente Moderno succedutesi nel tempo. Si analizza inoltre se i contatti tra le locali popolazioni neandertaliane e i nuovi arrivati abbiano dato luogo (o no) a un livello di elevata competitività nell'arco temporale della loro coesistenza che, almeno in Italia del Sud, sembra essere stato di relativamente breve durata.
Sarà infine presa in esame la possibilità, indagata su basi soprattutto genetiche ma anche archeologiche, che ci sia stata un'ibridazione fra le due popolazioni, con prole fertile e conseguente trasmissione di geni neandertaliani nelle attuali popolazioni del globo
S. Cassiano (Arezzo): un sito a bulini dei Vachons. Osservazioni preliminari di carattere tecnologico e morfologico.
Il sito aurignaziano di S. Cassiano (AR) è caratterizzato dalla frequenza di una particolare varietà di bulino semicarenato, denominato “Bulino des Vachons”. Si enucleano i parametri tipometrici, tecnologici e tipologici che fanno di questo strumento un sottotipo notevolmente standardizzato
Uluzzian and Aurignacian Cultures in Southern Italy at the beginning of Upper Palaeolithic: some reflections
Cette étude prends son départ depuis une brève analyse des taxa humaines protagonistes de l’Uluzzien et de l’Aurignacien, et des modalités de diffusion des populations dans le Sud de l’Italie, par rapport aux variations paléoclimatiques, pendant la période de transition entre les deux Cultures.
Sur la base des sites ou la succession stratigraphique Uluzzien-Aurignacien est certaine, on se propose de mettre en évidence les changements, s’il y a n’a, des stratégies de subsistance et des modalités d’exploitation du territoire pendant cette période.
Les gisements de référence sont les Grottes de Castelcivita et de La Cala en Campanie (Province de Salerno), mais la première située dans une aire intérieure, la deuxième directement sur la côte.
On a pris en considération quelques caractères des industries lithiques (matière première, nucléi, typologie, typometrie, structures), la composition de la faune chassée par l’Homme, l’organisation du campement, les objets en os et les parures.
Cette analyse montre que, industries lithiques à part, les attitudes comportementales des Uluzziens et des Aurignaciens de l’Italie du Sud étaient plus semblables de ce qu’on s’attendrait chez des populations dont la diversité biologique est très probable
Le strutture di combustione al Riparo l’Oscurusciuto (Ginosa - TA)
The Oscurusciuto Shelter is located
in the gravine of Ginosa, to the north of the homonymous town. This site contains an important Middle Paleolithic stratigraphic
sequence, more than 6 meters thick, stretching to about 60 square meters. The part of the sequence excavated so
far, covers a surface of 18 square meters. Investigation brought to light large quantities of lithic and faunal remains as
well as several hearths from four different stratigraphic units. In the units containing the hearths (US 13, US 11, US 9, US
7) the auroch is very frequent. This bovid has been found in association with horse, red deer, fallow deer and roe deer. In
the lithics the recurrent unipolar Levallois modality prevails. The upper part of the Oscurusciuto series (corresponding to
the base of US 1) yielded a 14 C date of 38.500 ± 900 BP (AMS, Beta 181165; cal 42.975 ± 788 BP). Moreover a post
quem chronological datum is available from a thick tephra layer (US 14) attributed to the Green Tuff of Mount Epomeo
of Ischia (R. Sulpizio pers.com.), which dates back to about 55ky BP. This tephra layer seals a palaeosurface currently
under study (US 15).
Most of the hearths are located in small circular pits 3-5 cm deep, whose diameter is 20 to 50 cm. Structures showing
smaller diameters were retrieved in the lowest unit (US 13) and in the lower part of US 11. Very often these hearths are
totally or partially superimposed upon each other. Structures in small pits are concentrated along the one meter and half
wide belt, bounding an area of about 2 square meters, located in the northern corner of the shelter. This area is completely
devoid of any kind of structures. Conversely the upper US 7 yielded only one large hearth, consisting of a wide half-round
hollow measuring about 2 meters in diameter, located exactly in the northern corner of the shelter
Strutture di combustione in depositi del Paleolitico medio del Sud Italia
Nel quadro delle risorse strategiche e delle tecnologie che hanno permesso la diffusione dei neandertaliani durante fasi climatiche anche fredde, la gestione e l’ottimizzazione del fuoco e dei materiali combustibili ha senza dubbio avuto un ruolo fondamentale. Non stupisce dunque che, tra gli elementi strutturali presenti in grotte e ripari del Paleolitico medio, le aree di combustione rappresentino spesso le evidenze più chiare e numerose. Queste aree possono contenere sia focolari in situ, sia resti di combustione non strutturati.
I focolari più frequenti risultano impostati sulle superfici di frequentazione, senza alcun intervento di modificazione dei piani. Spesso sono il risultato di più episodi di accensione in aree relativamente estese o palinsesto di più focolari [1, 2]. In questi casi, la distinzione tra focolari e resti di combustione (addensamenti di cenere con carboni, ossa e litica bruciate) è possibile attraverso l’analisi micromorfologica o, a livello più generale, con l’osservazione delle tracce di scottatura delle superfici [3]. I focolari strutturati in fossette di limitate estensioni costituiscono la seconda tipologia più comune. Anche in questo caso è necessaria l’analisi micromorfologica per riconoscere un’eventuale successione di fasi di utilizzo. Meno frequenti nel Paleolitico medio risultano i focolari strutturati con pietre o impostati in ampi affossamenti.
Le abbondanti quantità di ossa bruciate rinvenute in prossimità delle strutture di combustione testimoniano il frequente utilizzo di questo materiale come combustibile. Da prove sperimentali, l’osso spugnoso fratturato risulta un combustibile di buona qualità utilizzato in fuochi innescati da materiale vegetale [4, 5].
I due siti musteriani da cui provengono gli esempi qui illustrati hanno fornito insiemi di focolari impostati all’interno delle stesse fasi di frequentazione e forse utilizzati contemporaneamente. Le diverse organizzazioni delle aree a fuoco (disposizione dei focolari, distanza dalle pareti del riparo, tipologia, dispersione dei resti di combustione) costituiscono un interessante punto di partenza per ricostruire la gestione degli spazi coperti, da parte dei neandertaliani
Bone and antler working at Grotta Paglicci (Rignano Garganico, Foggia, southern Italy)
In this article we present evidence of the hard animal tissue exploitation at Paglicci Cave (Rignano
Garganico, Foggia, southern Italy).
The analysis of the 104 bone and antler tools found in the Upper Palaeolithic sequence of the cave, as
well as recent studies on faunal remains, have allowed us to reconstruct the choices made by the prehistoric
hunters both in terms of hunting and exploitation of hard animal materials for tool fabrication.
Most of the archeozoological sequence is characterized by the abundance of remains of species related to
open or steppe environments, such as caprines (especially ibex), horses and aurochs.
Starting from Final Epigravettian (about 17.000 BP cal.) these taxa decrease in favor of deer, wild boar
and hidruntinus, reflecting an important climatic change leading to more humid and temperate conditions.
Only some hunted animals bones were chosen for making the tools: deer, horse, aurochs and wild
boar. A noteworthy observation concerns the lack of an interconnection between the kinds of species
represented in the faunal assemblages and those used for the production of bone (and antler) tools.
Even though the small number of pieces in each individual layer did not allow for statistical inferences,
we could draw some interesting conclusions on the morpho-technological features of the artifacts,
finding that some tool types appear to be linked to particular periods
Uluzzian bone technology and its implications for the origin of behavioural modernity
Analysis was conducted of the fourteen bone tools found in the Uluzzian layers of Grotta della Cala,
Grotta del Cavallo, and Grotta di Castelcivita, Italy. Technological and functional study of these objects
identifies recurrent morphologies, manufacturing techniques, use-wear features and intensity demonstrating
previously undocumented patterns in the production and use of bone tools assigned to the
Uluzzian. Comparisons with bone tools from other Early Upper Palaeolithic technocomplexes highlight
similarities suggesting that the production of formal bone tools was clearly in the realm of Uluzzian and
Châtelperronian cognition. Implications of these results for the debate on the origin of behavioural
modernity are discussed
- …
