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Sulla possibilità di un «reincantamento» darwiniano del mondo: una lettura di George Levine, Darwin loves you
Quest’opera su Weber nasce come volume commemorativo per celebrare i sessant’anni di
Edoardo Massimill
Prefazione
Tra le fonti del pensatore goriziano Carlo Michelstaedter, morto suicida a ventitré anni nel 1910 dopo aver ultimato la stesura della sua tesi di laurea sui «concetti di persuasione e di rettorica in Platone e Aristotele», un ruolo di rilievo va riconosciuto ad Arthur Schopenhauer. Non solo La persuasione e la rettorica, data alle stampe nel 1913, ma anche l’ampio corpus di appunti e scritti privati del giovane filosofo, ancora in parte inediti, testimoniano la profonda influenza che il sistema schopenhaueriano esercitò sulle due categorie polari intorno alle quali si struttura la meditazione di Michelstaedter. Il saggio di Roberta Visone muove da una costatazione in apparenza contraddittoria con questo rilievo, ovvero dall’assenza di un riscontro immediato di tale influenza negli scritti michelstaedteriani. Citato raramente, Schopenhauer è oggetto di una severa critica da parte del Goriziano, che l’addita come colui che, lungi dal trarre le conseguenze ultime del suo “pensiero principale”, «visse tutta una lunga vita a fare professione di pessimismo».
Roberta Visone scandaglia lucidamente il senso profondo di tale giudizio che ella legge come espressione della raggiunta autonomia della nozione di «persuasione» dalla noluntas schopenhaueriana. Ciò sullo sfondo di una peculiare idea di «pessimismo» che si radica nell’interpretazione michelstaedteriana della filosofia greca, di Parmenide, di Platone e del «rettorico» Aristotele, variazione originalissima di un tema già proprio del giovane Nietzsche. Nella critica alla «professione di pessimismo» del filosofo di Danzica si riverbera dunque, secondo l’autrice, la più generale condanna di Michelstaedter nei confronti di ogni retorica scientifica o filosofica, di ogni sapere che aspiri ad attingere presunti «assoluti», quasi che la ricerca delle verità ultime non fosse destinata a germogliare inevitabilmente, al pari di ogni altra espressione della nostra vitalità, sul terreno della dolorosa «insufficienza» della condizione umana
Herbert Spencer. La sfera propria del governo, introduzione e traduzione di Roberta Visone
Figure delle comunità religiose: tipi ideali e dinamiche storiche
In questo scritto parlo di come le conversazioni con Edoardo Massimilla e i suoi scritti sull’opera di Weber abbiano influenzato le mie ricerche di terreno presso piccole società dell’Africa occidentale in questi ultimi tre decenni. Parlo dunque della mia ricerca, ma nell’intenzione di onorare la sua
Illuminismo, razionalità e crisi della società borghese: l’influenza di Weber su Horkheimer e Adorno
Questo articolo esamina le concezioni fondamentali elaborate da Horkheimer in alcuni saggi degli anni '30 e, con Adorno, nella Dialettica dell'Illuminismo con l'obiettivo di considerare, alla luce delle recenti interpretazioni sul tema, l'influenza di alcune tesi weberiane, in particolare quella sul disincantamento del mondo, sull'analisi della razionalità occidentale proposta dai due pensatori
NON SOLO CINEMA: KRACAUER INTERPRETE DI TROELTSCH E DI WEBER AI TEMPI DELLA WISSENSCHAFTSKRISIS. NOTA PRELIMINARE A UN CASO DI STUDIO
Domenico Spinosa, Not only Movie: Kracauer’s Reading of Troeltsch and Weber at
the Time of the Wissenschaftskrisis. Preliminary Note on a Case Study.
This paper aims to present the main aspects of Kracauer’s critical perspectives as
reader of Troeltsch and Weber during the bitter years of the controversy around the Wissenschaftskrisis. Taking as a starting point his early short writings on cinema and
some pregnant themes from his "Soziologie als Wissenschaft" (1922), attention is then
turned to the 1923 article in which Kracauer reviews both Troeltsch’s first volume,
"Der Historismus und seine Probleme" (1922), and Weber’s "Gesammelte Aufsätze zur Wissenschaftslehre".
(1922). It is occasion for Kracauer to discuss in particular the role of
historical science and sociology, understood as empirical sciences, in the face of the
dilemma, in his view insurmountable, of their universal validity and the inevitable
risk of being ascribed to relativism
Specialist in generality. Felix Kaufmann e l’interpretazione empiristico-critica della metodologia weberiana
The first paragraph of the essay examines Kaufmann’s definition of method-
ology, in the belief that it is useful to understand how Weberian Wissenschaftslehre
could be interpreted in the first decades of the last century, close to the publication
in 1922 of the Gesammelte Aufsätze and straddling Schelting’s two pioneering con-
tributions of 1922 and 1934 respectively. In the second section, I will instead devote
myself to the way Kaufmann elaborates the ideal-typical language using certain
terminological and conceptual resources taken from Schlick and Carnap, such as the
notions of coordination and those of characteristic and marking, not least because it was precisely thanks to the refunctionalisation, so to speak Weberian, of these
notions in their application to the problem of understanding the Fremdpsychische that
Kaufmann was able to raise convincing objections to the physicalist behaviourism
of some Viennese. Finally, in the third section, I will examine the formation of the
specific causal language used by Kaufmann in his theory of action and the relevance
in it of ceteris paribus clauses and formulations using hypothetical periods of impos-
sibility, i.e. counterfactual propositions, especially to explain causality resulting from
abstaining from an action
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