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CONTAMINAZIONI
Da alcuni anni l’antropologia italiana si sta confrontando con rilevanti cambiamenti che la pongono sempre più in dialogo con altri saperi e linguaggi disciplinari, indirizzando antropologhe e antropologi a lavorare, anche in ambito extra-accademico, a fianco di professionisti con molteplici approcci e background formativi.
Per quanto la ricerca continui a costituire un aspetto centrale della pratica etnografica, gli strumenti a disposizione degli antropologi e delle antropologhe si moltiplicano e ridefiniscono dentro a nuovi ambiti di intervento e scenari professionali: l’osservazione prende spesso la forma dell’interazione, il linguaggio si contamina con quello di altri professionisti, le pratiche diventano collettive nutrendosi della collaborazione e del confronto multidisciplinare, le forme classiche di restituzione si riconfigurano in forme dialogiche creative e innovative, allontanandosi dal modello della classica monografia etnografica.
Le esperienze condotte in vari ambiti lavorativi, così come le relazioni sviluppate con altri professionisti e altre discipline, favoriscono così l’emergere progressivo di una letteratura ibrida che, senza rinunciare a rigore scientifico e metodologico, si rivolge anche agli interlocutori con cui quotidianamente le antropologhe e gli antropologi si confrontano nei rispettivi ambiti di applicazione.
Questa collana intende ospitare i contributi provenienti da questa “antropologia di frontiera” incentivando quelle produzioni scientifiche che, ponendo particolare attenzione al linguaggio e alle forme espressive, si aprano a inediti spazi di dialogo orientati alla costruzione di Contaminazioni fra sapere antropologico e altri approcci e linguaggi disciplinari
Riti di passaggio. Un approccio antropologico al mondo delle imprese
This essay deals with the issue of processes of transition in complex work organizations and the world of business. Phases of transition from one situation to the next may be conceptualized in terms of a specific ‘intercultural competence’ of the organization in crossing cultural borders. As this passage is characterized by a remarkable degree of ambivalence and multifaceted aspects, the essay purports to demonstrate how anthropologists may contribute to the comprehension of this phenomenon in all its complexity. Used as they are to work simultaneously in multiple contexts and to practice liminality, the anthropologists can explore the possibility of favouring innovation and learning processes within the organizations. The concepts of liminality and ‘intercultural competence’ are therefore the focus of this essay: we have endeavoured to survey the ways in which complexity is managed within the organizations and we suggest how the anthropologists, due to their training, may catch, apply and experience liminality in everyday work
Antropologia dell'apprendimento come esperienza applicata
Cinque video sperimentali esplorano il paesaggio urbano e le sue mura nella città di Bolzano. Il lavoro è stato realizzato da un gruppo di studenti e studentesse del corso “Illegal Design - Urban Walls” nella Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano. L’obiettivo è stato quello di cogliere, attraverso azioni di gruppo e condivise, il concetto antropologico di confine “facendo esperienza” dei muri presenti nello spazio urbano. Per affrontare il tema delicato dell’equilibrio tra legale e illegale, lecito e illecito, l’azione ha richiesto agli studenti di comprendere come i confini territoriali e simbolici incidano sulla nostra percezione dello spazio urbano e sul comportamento umano, e come le idee e gli oggetti possano essere utilizzati per disobbedire, provocare e trasformare tali confini in esperienze dinamiche di relazione. Grazie a questa attività, gli studenti e le studentesse sono divenuti più consapevoli di quanto uno spazio fisico – il muro – non sia necessariamente un limite, o una barriera inerte che delimita, ma possa essere, invece, un limine, una transizione trasformativa, un’opportunità creativa per sperimentare in modo ludico e immaginativo un modo nuovo di abitare lo spazio
RESTITUZIONE/RIMPATRIO/CONTROMONUMENTO
Benché il rimpatrio sia divenuto una preoccupazione rilevante, soprattutto per i musei che hanno acquisito oggetti d’arte e manufatti attraverso donazioni, acquisti e, occasionalmente, con la forza o come bottino di guerra, la restituzione ha offerto anche una imprevedibile risorsa creativa che sfida valenze e certezze culturali e incoraggia il dialogo interculturale fornendo ai musei nuove domande per riflettere su proposte pedagogiche più inclini ai bisogni reali della società attuale. Il caso del G’psgolox pole è emblematico per la densità delle questioni che solleva e per gli interrogativi che suscita sulla restituzione e sul rimpatrio degli oggetti
Etnografie in bottiglia. Apprendere per relazioni nei contesti educativi.
Il volume, attraverso un caso di ricerca-azione, illustra i temi dell’etnografia della scuola, dell’approccio interdisciplinare all’educazione alla complessità e allo sviluppo delle competenze individuali, e offre strumenti teorici e metodologici per affrontare le questioni della diversità e dei processi interculturali, così centrali nella scuola di oggi. Con preciso riferimento alla recente normativa ministeriale, il volume intende servire da strumento di formazione per i docenti di tutte le classi di insegnamento, fornendo conoscenze e competenze metodologiche per la promozione della cittadinanza attiva e dell’interculturalità come esperienza di relazione. Il libro racconta come, attraverso strumenti quali l’antropologia applicata, il design partecipativo, le tecnologie digitali e le ‘geografie del quotidiano’, i partecipanti al progetto di ricerca-azione Sguardi Oltre abbiano potuto considerare in modo nuovo e trasformativo il problema pressante e ubiquo delle discriminazioni multiple e del bullismo, e comprendere i processi relazionali, affettivi e socioculturali che li sottendono
Apprendimento a KM Zero. Un caso di ricerca applicata nel terziario avanzato.
Come si apprende in un ambiente di lavoro? Come rendere patrimonio comune e diffuso conoscenze e competenze degli operatori in condizione di costante cambiamento?
Il volume, nel rivolgersi a quanti si interessano a vario titolo ai processi apprendimento e al settore più ampio delle risorse umane nel mondo delle organizzazioni, esplora il potenziale di alcune modalità di lavoro copartecipativo in un istituto di credito, vale a dire in un ambiente del settore terziario caratterizzato da un’elevata professionalità. Si tratta di un contesto di indagine alquanto inconsueto per la disciplina antropologica, almeno in Italia, in particolare per l’implicazione e applicazione della ricerca nella realizzazione di una nuova modalità di apprendimento in ambito organizzativo. La ricerca-azione condotta in cinque aree geografiche e in diversi distretti di UniCredit negli anni 2011-2013, ha coinvolto varie comunità di praticanti nel settore retail, con l’intento di giungere a una modalità di lavoro che potesse essere applicata a contesti estremamente differenziati all’interno del Gruppo, non solo per fattori geografici e culturali ma anche per i background formativi delle figure professionali in esso coinvolti.
Il titolo di questo saggio, forme di apprendimento a KM Zero, è rappresentativo dell’intero progetto sia in relazione agli obbiettivi aziendali e ai conseguenti risultati attesi, sia in relazione allo spirito di apprendimento che ha guidato l’approccio antropologico sin dalle sue prime incursioni di campo
Restituzioni situate come costante comunicativa della ricerca nei contesti dell’educazione.
Il saggio ripercorre alcuni momenti salienti del processo di restituzione di una ricerca applicata commissionata dal Comune di Scandicci (FI) a sostegno dello strumento di governance delle attività educative da esso promosse, in collaborazione con le Istituzioni Scolastiche di Primo e di Secondo Ciclo del territorio.
In questa riflessione ci si diffonde sui termini secondo cui la restituzione ha coinvolto il territorio scolastico e quello più ampio della cittadinanza, evidenziando non solo opportunità e criticità dell’intero processo ma anche modi, tempi e strumenti di essa. Si tratta di un processo per nulla ovvio in cui la restituzione non è soltanto un ritorno dell’esperienza ai partecipanti o una ricezione di un testo da parte del pubblico più ampio. Piuttosto, essa diviene un “rendere conto,” continuo e condiviso in un processo dialogico e situato, esso stesso terreno di indagine, luogo di riflessività e apprendimento, in relazione all’esercizio e all’applicazione della ricerca stessa.This essay traces some noteworthy moments of the restitution process of an applied research project commissioned by the Municipality of Scandicci (FI) in support of the governance tool of the educational activities it promotes, in collaboration with the territory’s First and Second Cycle School Institutions.
It reflects on the ways in which restitution has involved the schools and the wider citizenry, highlighting not only opportunities and criticalities of the process itself, but also its application, timing and methods. This is by no means an obvious process, but one in which restitution is not merely a return of the participants’ experience or the reception of a prescribed text by the wider public. Rather, it becomes a continuous, shared “account” in a dialogic, situated process, itself deserving inquiry, a place for reflection and learning in relation to the scope and application of the research itself
La trappola della normalità. Antropologia ed etnografia nei mondi della scuola.
Il presente volume raccoglie i contributi tratti da esperienze laboratoriali e ricerche di giovani studiosi. Attraverso micro-etnografie, narrazioni ed esperienze basate su un approccio antropologico e interdisciplinare, si tenta di cogliere come si costruisce, si definisce e si rappresenta la “normalità” in alcune situazioni scolastiche. Nel volume ci si riferisce alla normalità quale costrutto culturale, il più delle volte implicito, che regola le azioni e le interazioni nei mondi della scuola. I saggi raccolti rivelano dinamiche di relazione tra il comportamento e/o la persona considerati “normali”, ossia “di norma”, vale a dire in linea con la definizione di normalità data dalla scuola e nella scuola, e il comportamento e/o la persona identificati come diversi e in quanto tali devianti o “fuori norma”, vale a dire declinati, in ragione di tale differenza, sempre in termini di deficit o di problema
FAR VOLARE I BANCHI. RIPENSARE L'APPRENDIMENTO IN UN'AULA UNIVERSITARIA.
A partire dalle voci degli studenti e delle studentesse che hanno partecipato all’attività di ricerca durante il corso di Antropologia dell’Educazione (2018/2019) all’Università di Bologna, Far volare i banchi si interroga in quali modi delle relazioni opportunamente coltivate possano diventare matrice di cambiamento dello spazio universitario e, più in generale, scolastico.
Il volume intende offrirsi come strumento per la formazione dei docenti di tutte le classi di insegnamento, e accompagnare la costruzione di competenze di base, personali e sociali, per l’apprendimento e la gestione di metodologie per la didattica. Particolare attenzione è riservata all’organizzazione del lavoro e della relazione in aula, alla valutazione dell’apprendimento in un’ottica compartecipata e alla competenza interculturale.
Il volume si rivolge, quindi, agli insegnanti, agli educatori professionali ma anche agli studenti che aspirano a divenire tali. Senza voler porre obiettivi o offrire metodologie da applicare meccanicamente, Far volare i banchi si propone di aprire una conversazione tra più interlocutori interessati alla prassi educativa. Conversazione nella quale emergono bisogni, domande e riflessioni riguardanti il senso del lavoro educativo e delle possibilità offerte oggi dalla formazione d’aula.
È proprio l’aula, infatti, il primo campo di ricerca e di relazioni, luogo, per eccellenza, di incontro del sapere antropologico con un mondo fatto di infinite differenze. Un processo antropologico in grado di aprire costantemente all’immaginazione, nella ricerca di una via non tanto, e non solo, per pensare l’alterità ma per creare di continuo alterità
Introduzione all'edizione italiana. Co-rispondenza.
La prima parte serve da introduzione ai contenuti del libro. La seconda parte intende dare qualche suggerimento per facilitare la lettura del testo e poter aprire la strada a un suo possibile approfondimento
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