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Urban Biodiversity and Socioecological Imaginaries: Cities as Laboratories for a Multispecies Future
Review essay del volume Natura Urbana di M. Gand
Legami che resistono. Modi di esistenza dei morti e continuing bonds
In che modo possiamo occuparci, da sociologhe e sociologi, dei legami che manteniamo o meno con i nostri cari defunti? In questa nota critica intendiamo far dialogare tra loro due volumi pro-venienti da diversi contesti nazionali e da prospettive disciplinari eterogenee che presentano un forte carattere transdisciplinare e risuonano in modo fecondo intorno a un tema di grande attualità negli studi sulla morte e sul morire: il rapporto tra “quelli che restano” e i morti e i cambiamenti che investono tale rapporto nelle società occidentali in tempi recenti. Il primo volume restituisce la preziosa ricerca della filosofa belga Vinciane Despret sui modi di esistenza dei morti e i modi di rivolgersi a loro che i sopravvissuti devono apprendere. La teoria del “lavoro del lutto” che ha sostanzialmente dominato il Novecento è lo storico bersaglio critico anche del secondo testo analizzato nella nota, curato da Dennis Klass, membro del gruppo editoriale delle riviste Death Studies e Omega Journal of Death and Dying, insieme a Edith Maria Steffen, entrambi psicologi. Si tratta di un volume collettaneo che raccoglie lo stato dell’arte e le nuove questioni aperte nel dibattito sulla morte e la perdita che si è sviluppato negli ultimi due decenni intorno alla categoria dei continuing bonds
Prendre soin de la nature urbaine en tant que bien commun: le cas de Bologne
The article presents the results of a research on the practices of citizens who in the city of Bologna take care of green spaces as urban commons according to the principles of public engagement and shared administration. Based on a corpus of 28 interviews conducted in 2019-2020 with promoters of collaborative pacts on urban green spaces, the article focuses on the experiences of citizens who have become active individually or in informal groups. We analyse their motivations, their practices and the many ways in which they value nature in the city—socially, relationally, aesthetically and ecologically. The participatory care of urban nature emerges as an ambivalent experience where the individualisation of care is tempered by orientations towards the collective dimension and where, even in the face of risks of depoliticisation, citizens demonstrate their capacity to re-appropriate the public engagement policies promoted by the municipality.L’article présente les résultats d’une recherche relative aux pratiques des citadins qui, dans la ville de Bologne, prennent soin des espaces verts en tant qu’ils sont des biens communs urbains selon les principes du public engagement et de l’administration partagée. À partir d’un corpus de 28 entretiens, réalisés sur la période 2019-2020 auprès de porteurs de pactes de collaboration sur les espaces verts urbains, nous nous concentrons sur les expériences des citadins qui sont devenus actifs, individuellement ou au sein de groupes informels, en analysant les motivations, les pratiques et les multiples formes de valorisation de la nature en ville – sociale, relationnelle, esthétique et écologique. Le dispositif de soin partagé de la nature urbaine apparaît comme une expérience ambivalente, où l’individualisation de l’entretien est tempérée par des orientations vers la dimension collective, et où, même face aux risques de dépolitisation, les citadins démontrent qu’ils sont capables de se réapproprier les politiques de public engagement portées par la mairie
Bologne mars-mai 2020
Breve resoconto etnografico in contesto urbano durante la pandemia Covid-19, nell'ambito di un progetto collettivo che ha coinvolto ricercatori e visiting researcher provenienti da diversi paesi del Laboratorio di ricerca Cnrs Laa-Lavue - Parig
Public engagement e pratiche partecipative: una mappatura della collaborazione civica a Bologna
Una mappatura delle iniziative di collaborazione civica nella città di Bologn
Comunicazione e civic engagement. Media, spazi pubblici e nuovi processi di partecipazione
Le relazioni tra umani e animali da compagnia mediate dal cibo: discorsi di produttori e consumatori a confronto
Il contributo si focalizza sulle relazioni tra gli umani e gli animali da compagnia, riconoscendo nel cibo acquistato o preparato per loro un mediatore di straordinaria rilevanza. La ricerca ha in una prima fase analizzato i discorsi dei produttori di pet food promossi nel packaging e nel manuale di autodisciplina dei principali produttori europei, individuando quattro principali forme di relazione umani-animali da compagnia riconosciute e valorizzate dai produttori. A queste tipologie di relazione corrispondono diverse attribuzioni di identità animale e distinti valori del pet food proposti dai produttori agli acquirenti umani. Abbiamo considerato i discorsi dei produttori di pet food particolarmente rilevanti, in quanto indicatori dei discorsi sociali sugli animali e di eventuali cambiamenti culturali di più vasta portata, interrogandoci sui rapporti tra diverse ontologie (Descola, Marrone), in particolare tra il naturalismo tipicamente occidentale e l’animismo, in quanto prospettiva alternativa e sfidante. Nel complesso la relazione dominante risulta ancora quella di un dominio affettuoso, temperato dalla responsabilità del consumatore umano, affiancata da una relazione di accondiscendenza nei confronti di un animale viziato e di una marginale ma perturbante figura di animale autonomo dall’uomo. Nel capitolo vengono pubblicati i primi risultati della seconda fase della ricerca sul ruolo del cibo nelle relazioni umani-animali domestici, attraverso l’analisi di un corpus di interviste a proprietari di animali domestici del nord e centro Italia, che intende raccogliere primi elementi sulla presa di parola dei consumatori umani nell’ambito del discorso animale
This is (not) the end. Forme della fine tra serialità e narratività
A partire dalla fine, ricostruire il senso. Questo libro nasce dal progetto
di un convegno interdisciplinare del Centro Internazionale di Scienze Semiotiche
che si sarebbe dovuto tenere presso l’Università di Urbino, con la partecipazione
di sociologi, semiologi, studiosi di media, e che, a causa della
pandemia da Covid scoppiata agli inizi del 2020, si è poi rapidamente trasformato
in un seminario online.
L’idea era dunque quella di ragionare sul pensiero della fine, nelle sue
possibili e plurali sfaccettature. La condizione della fine, cioè quella di una
necessaria conclusione esistenziale, intesa come una sorta di radicale antropologico
a partire dal quale tentare di fornire un senso alla vita, ovvero un
ordine alle cose. Osservando, a margine, che le narrazioni, specie quelle mediali
contemporanee, rappresentano di fatto uno dei luoghi privilegiati della
messa in scena finzionale, attraverso la quale tentare un ragionamento sul
senso. Narrazioni che si presentano ramificate, estremamente diffuse, e caratterizzate
da una prevalenza della dimensione seriale, che, in quanto tale,
nega, ritarda o dilata all’estremo, ogni possibile finale. Un’occasione per riflettere
sul fatto che sia proprio la fine ad avere un senso, ad essere in grado
di innescare lo stimolo per un ragionamento esistenziale retrospettivo, attraverso
la forma della narrazione
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